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venerdì 27 luglio 2012

Nicole va in campagna

Una persona matura e responsabile deve capire quando dire basta. Quindi sì, cara Nicole, se sei a giovedì e da venerdì hai visto tutte le sere un ragazzo diverso, allora forse dovresti capirlo che stai leggermente esagerando. In fondo, sei solo alla tua seconda settimana in provincia, e la provincia non è Milano. Gli etero sono molti meno e dovresti per lo meno spalmarli su tutta la tua permanenza in provincia in attesa che con l'inizio di settembre tu torni a Milano. Piuttosto sì, dovresti dedicarti a trovare un luogo in cui soddisfare i tuoi vecchi trombamici, ma il lavoro, l'ennesimo esame, la vita da temporanea da pendolare ti impediscono di cercare un letto provvisorio in cui attirare le prede milanesi che non vedi da mesi e che da tanto ti mancano.
Cerco di ripetermi queste cose mentre, in parrucca, tacchi, autoreggenti e un vestitino appena preso in via Torino, aspetto in macchina che il nuovo etero fidanzato di 23 anni si accosti e mi faccia salire. In fondo, mi rimprovero, questa sarà l'ultima sera e poi per un pò prenderò una pausa. Anche perchè non sono molto lontano da casa e potrei essere visto dagli Autorevoli Genitori freschi freschi di soggiorno in Puglia, non posso rischiare che Nicole mi rovini la reputazione, decisamente no. Sono tornata alla vecchia camporella, chi l'avrebe mai detto a 23 anni?
Arriva il nuovo ragazzo, fidanzato, alla prima esperienza, proprietario di una concessionaria di moto, più bello di come mi aspettavo, in una macchina nero pece, nuovissima, dal motore rombante. Potrei innamorarmene. 
Salgo in macchina e mi rendo conto che ha bisogno di sciogliersi un pò, visto che negli sms si era rivelato insicuro ma deciso a provare questa esperienza. Gli indico la stradina dispersa più tranquilla, parcheggiamo, ci baciamo. Iniziamo a spogliarci un pò, qualche preliminare, poi, nel momento clou, estrae un salviettone e propone di farlo fuori, stesi sulla sua salvietta in mezzo al campo. Mi mostro tranquillo, in fondo, bisogna provare tutto. Facciamo sesso e mi rendo conto che l'esperienza non conta un cazzo: puoi anche essere intimidito dal fatto che per te sia la prima volta, ma c'è poco da fare, se uno è bravo e bravo. Nicole ha sempre buon gusto, per fortuna.
Dopo circa 15 minuti di baci e movimenti di bacino, i canti delle cicale delle classiche sere d'estate viene interrotto dal rumore di biciclette: riconosco voci di ragazzini. Merda, mio fratello ha invitato amici a dormire stasera. Devo fare piano e sperare che non vedano la macchina parcheggiata, almeno finchè non saranno passati. Continuiamo. Poi, le luci di casa mia si accendono e intravedo la sagoma di mio padre che si affaccia sul balcone. Lì, proprio di fronte a lui, al buio, c'è suo figlio in parrucca che si sta facendo fottere nel bel mezzo del campo su un telo mare. Aiuto.
Non posso far fermare il ragazzo, sta per venire e Nicole è presa dalla sua passione, chissenefrega, con la vita che ha mio padre, mi tranquillizzo, non capirà nulla, già lo so, e concludiamo. 
Come da copione, al sesso segue la tradizionale canna offerta (ormai in 6 giorni era già la terza), ci rivestiamo e saliamo in macchina. Ma mentre percorriamo la strada che porta al parcheggio dove devo essere lasciato, ecco che incrociamo una macchina e, con la coda nell'occhio, vedo che è la stessa di mia madre che, quella stessa sera, era uscita per una riunione di lavoro. Merda merda merda. Cerco di coprirmi il viso più che posso, mentre il mio amico si accosta per lasciarle lo spazio necessario per passare nella via stretta stretta. O mio dio. Madre mi ha visto? Nicole è stata scoperta? Mentre mi sto risistemando a bordo della mia auto vedo già le parrucche, le autoreggenti e i tacchi di Nicky messi al rogo da mia mamma. Morirà? Non sarei mai dovuto tornare per un mese in provincia! Ora ne sto pagando le conseguenze!
Fortunatamente al mio rientro entrambi stanno dormendo. La mattina dopo sono assolutamente tranquilli e nessuno accenna a niente. Conoscendoli mi rendo conto che se non fanno domande allora significa che Nicole è riuscita a farla franca, e che può essere considerata ufficialmente una travestita di campagna. Non vedo l'ora che sia settembre, Nicole ha bisogno di respirare aria cittadina.

giovedì 5 luglio 2012

Guerra in Network

Prefazione
Il giorno 01/lug/2012, alle ore 21.29, Camilla ha scritto:
Ciao Stefania e ACB,
Finalmente sono usciti i risultati quindi domani vado a registrare
Ci vediamo martedi
Camilla

Il giorno 02/lug/2012, alle ore 9.14, ACB scrive:
ah perchè ora ci si mette un'INTERA GIORNATA per registrare economia aziendale?!?!?!?
Mah, no comment!


Dramma
Quando Aspirante Carrie Bradshaw ha lasciato il suo mac da stagista per ritrovarne uno da collaboratore retribuito alla Network, non pensava che la sua successore potesse essere tale Camilla. Il motivo? Si presuppone che chiunque stia facendo uno stage cerchi una nuova esperienza lavorativa. Si presuppone anche che chiunque cerchi una nuova esperienza lavorativa desideri apprendere e imparare i segreti della professione, conoscerne le dinamiche, partecipare alle varie fasi della vita in agenzia. Di conseguenza si presuppone che questa persona si impegni e non faccia perdere tempo ai propri colleghi.
Camilla invece, sin dal suo colloquio (a cui io ero stato chiamato a partecipare in qualità di predecessore) ha dimostrato una prerogativa per nulla invidiabile: la svogliatezza. Su 5 giorni lavorativi la si trova in ufficio solo in 3 perchè il lunedì e il venerdì "lavora" come hostess o cameriera (per poi ritrovarla su FB taggata in Chinatown, aperitivi o ricevere inviti a suoi eventi). Ma non solo, nei 3 giorni in Network stacca puntualmente alle 17 per inspiegabili impegni lasciando allo junior account (ovvero me) il groppone di lavori interminabili che non è riuscita a portare a termine. 
Così, di fronte alla sua ennesima mail che riportava l'ennesima scusa idiota (piccolo promemoria: in questo preciso momento non si trova in ufficio perchè le hanno chiuso il braccio tra le porte della metro) ho reagito. Risultato? Eccolo:

Ciao Stefania,
Volevo inoltrarti la risposta di ACB alla precedente mail che ho mandato anche a te (l'avevo aggiunto in conoscenza), riguardante la registrazione di oggi,per la cronaca devo anche parlare con il professore e siccome la registrazione è al pomeriggio prendo il treno alle 12,dato che il regionale precedente è alle 625.
Siccome ti sarai accorta anche tu delle "frecciatine" che perdurano ormai da tempo, e della pressione con cui mi chiede di fare delle ricerche e della continuativa richiesta di sapere lo stadio di avanzamento delle stesse, mi chiedevo cosa posso fare con lui e ti chiedo di prendere provvedimenti al proposito.
Camilla 

Ah, dimenticavo, in copia a quest'ultima mail (spedita a mia insaputa immediatamente il 2 luglio) ha aggiunto anche la boss/ex direttrice di Cosmopolitan che giusto un paio di giorni fa si era complimentata con il sottoscritto per due articoli sapientemente scritti e buoni alla prima stesura. Che sperava di fare? Farmi sgridare? Non si è ancora resa conto che non siamo scemi?


Epilogo
Ovviamente il tutto si è concluso con una fragorosa risata nei piani alti. Sanno tutti benissimo che Camilla non sta facendo nulla (e questo è uno dei motivi per cui ora sto lavorando qui) e che le sue assenze entreranno negli annali. Resta comunque il fatto che un colpo basso ad Aspirante Carrie Bradshaw, dipinto come una nuova Miranda Pristley, che non fa altro che esercitare il suo potere coercitivo sui poveri stagisti neo arrivati (nonchè compagni di corso in Unicatt), avrà modo di vendicarsi adeguatamente con la sua antagonista. La guerra è appena iniziata, ed ho giusto un paio di ricerchine già pronte da farle realizzare non appena tornerà dal periodo di convalescenza per il braccio dolorante. L'ATM, ogni tanto, fa qualcosa di buono.

mercoledì 20 giugno 2012

4 telefonate che ti cambiano la giornata

*
1: pronto?
2: ciao Aspirante Carrie Bradshaw, che fai oggi?
1: ah, ciao Ale! No, mi ero giusto svegliato ora e stavo pensando a cosa fare oggi.
2: bene, te lo dico io cosa fare oggi, vieni qui in ufficio che ho delle cose da farti fare.
1: ah ok, tra mezz'ora sono lì.
2: ti aspetto, a dopo!
Fu così che Aspirante Carrie Bradshaw saltò una scopata programmata con il suo migliore trombamico, arrivò sudato in Network, firmò un contratto per un lavoro lì, venne incaricato di realizzare in completa libertà una presentazione di un marchio di abbigliamento commissionato da un cliente. Per la serie "fai tu".


*
1: pronto?
2: ciao Nicole, volevo dirti che sei una puttana.
1: chi sei scusa?
2: lo sai chi sono, sono Filippo, mi hai usato come hai fatto con tutti gli altri. Sei una troia, devi andare a cagare, #@[]éç§àùèò+òùè
Fu così che Aspirante Carrie Bradshaw capì che Filippo le aveva le palle, solo che le aveva tirate fuori al momento sbagliato.


*
1: pronto?
2: ciao Aspirante Carrie Bradshaw, come stai?
1: bene grazie, a cosa devo la tua chiamata, Adorata Cugina?
2: senti, sto cercando una stanza a Milano perchè l'anno prossimo ho intenzione di trasferirmi lì. Vorresti cercarla con me? Prenderemmo un trilocale (ovviamente bello, non mobili della nonna, ma rigorosamente IKEA), vicinissimo all'UnicCatt, budget alto, basta che sia bello  e con due stanze singole. Tu metti quello che riesci, il resto faccio io. Ci stai?
1: wow, certo! 
2: bene, ci vediamo dopo a pranzo per i dettagli!
1: a dopo!
Fu così che ricevetti una valida alternativa ad una provincia sempre più prossima, un nuovo budget, una nuova prospettiva. Via Plinio stava iniziando a diventare sempre più un convento, tra l'altro.


*
1: pronto?
2: ciao Aspirante Carrie Bradshaw, ti chiamo dal Maxi Discount di Scarpe
1: ah ciao, dimmi tutto! Mi trovi in un momento un po' così perché tra poco devo dare un esame..
2: volevo chiederti se ora avevi già un contratto di lavoro in corso...
1: sì, ho appena firmato un contratto in un'agenzia di comunicazione, perché?
2: ah peccato, perché c'era la possibilità di lavorare per due domeniche al mese al Maxi Discount di Scarpe dell'Altra Provincia e volevo sapere se eri interessato.
1: mi spiace, ma ora sto a Milano.
2: ci ho provato, ciao!
1: ciao!
Fu così che Aspirante Carrie Bradshaw rifiutò sì un'offerta di lavoro, ma allo stesso tempo si rese conto che tutto ti viene riconosciuto. Tra l'altro, pensandoci bene, ora ho l'Adorata Cugina che paga l'affitto. Ed una media brillante, visto che un 30 e lode era appena apparso sul mio libretto. 

giovedì 23 febbraio 2012

Proprio come Querceto

Martedì mattina, ore 9e43.
Arrivo in ufficio con il mio (solito) ritardo di 13 minuti ben propenso ad affrontare una nuova giornata da stagista, il caldo mi rallegra e Guido, che sto sentendo da domenica mattina, scrive cose sulla mia amica Beniamina e fissa serate infrasettimanali in giro per Milano. Meglio di così non può proprio andare.
Nemmeno il tempo di terminare il mio thè che Alessandra, la socia cattiva della mia professoressa, mi chiama nel suo ufficio. "La proposta di gioco sui ragazzi di Amici che hai fatto è piaciuta all'agenzia che si occupa della pagina Facebook di Fanta. Ora butta giù due righe in cui spieghi com'è che le mandiamo a Maria (De Filippi ndr)". Come? Due righe per Maria De Filippi? Che mi posso inventare?
Cerco di ignorare il fatto che di giochi online non ne so nulla, che parole inglesi sui games non le conosco, che non sono nemmeno in grado di proporre un gioco ad un'agenzia, figuriamoci a Maria De Filippi. Poi mi faccio coraggio, e mi esce una facciata di regole e formalità che viene mandata subito via mail. Aiuto.
La giornata scorre veloce, senza che io mi possa rendere conto del fatto che Guido risponde subito ai messaggi di posta di Facebook (rendendo le nostre conversazioni ancora più angoscianti, visto che non ho la forza mentale di cercare argomenti in comune con lui). Lo stage è stage, Maria è Maria, Guido può anche aspettare.
Al termine della giornata Natascia mi telefona: "Ciao Aspirante Carrie Bradshaw, io e Rosa stiamo andando al Bobino per un aperitivo, vieni?" "Non saprei" rispondo io, che sto pegnendo il pc, sono stanco morto e esco dall'ufficio "Dai, c'è anche Guido ed abbiamo prenotato il tavolo, non puoi mancare!" "Ah, volentieri dai, un tavolo non si rifiuta mai. Poi il martedì sera vanno tutti al Bobino!". Fine della telefonata. Guido mi aspetta, devo assolutamente correre a casa a cambiarmi. E poi, pensandoci bene, il Bobino è tornato così di moda che mancare non si può, visto la Fashion Week in fase di inizio.
Alle 21, con un'ora di ritardo rispetto al previsto, arrivo saltellando sulle mie francesine borchiate al Bobino, decisamente seccato per la scarsa efficienza dei mezzi milanesi, ormai sempre più propensi a creare disagi a noi ragazzi a piedi.
Entro nel locale e trovo Natascia con un ragazzo conosciuto sabato, mentre Rosa si intrattiene con il suo amico di sesso salito a Milano da poco, di Guido ancora nessuna traccia. Ci facciamo strada cercando il nostro tavolo che nel frattempo sembra scomparso e maledico l'intero Bobino perchè la prenotazione è necessaria se ci si vuole sedere per un aperitivo. Troviamo dopo qualche ricerca un ottimo tavolo con tanto di divanetti, il tempo di iniziare a brindare con il mio Margarita ed ecco che compare Guido, più etero che mai. Si siede con noi 5; guardandolo bene mi rendo conto che fa un sacco di tenerezza: un ragazzo dell'UniCatt, pr, carino, che viene da solo al Bobino avvisandomi persino di essere in ritardo. Ho gli occhi a cuore.
Natascia e Rosa mi prendono da parte chiedendomi se tra me e lui ci sia qualcosa: pregherei di sì, ma la mia idea è solo una: vuole approfondire la conoscenza con Beniamina ed io sono solo un tramite, proprio come Querceto con Lou* ai tempi. Ci raggiunge un suo amico calciatore dell'Inter, molto carino, molto socievole, molto open mind. Ridiamo e scherziamo come se ci conoscessimo da tempo, finchè la musica non si alza ed esco a fumare con Guido e il suo amico. Gli argomenti di cui si parla sono solo 2: cuori spezzati (il mio ancora intatto, il suo occupato da Beniamina ma infranto una sola volta) e serate in discoteca (che lui odia, perchè non intende conoscere tizie ubriache, che ballano e prive di personalità, ma solo con sostanza). Se non gli piacesse Beniamina, direi che fosse gaio. "Allora, che dici se venerdì prossimo andassimo al Plastic? Potrei vestirmi così?", e lì capii per quale motivo fosse poi così interessato a girare con me. Mi considerava il suo passaporto per il Plastic: discoteca particolarmente selettiva dove per entrare un amico gaio che si veste in modo eccentrico come me (per gli etero normali, in realtà essere eccentrici è altro) garantisce l'accesso. Io ero la sua chiave. "Devi dirmi come devo vestirmi e qual è la serata giusta, io non sono mai andato". Decido allora di essere un abituè del posto e inizio la mia scenetta intitolata "Io, colonna portante del Plastic": amici in ogni dove, entrata assicurata, serata ideale... Mentre lui mi ascoltava rapito da quel locale così piccolo ma in fondo così esclusivo.
Beviamo un altro drink, dove lui mi spiega che Beniamina gli piace molto e che è difficile che una ragazza gli piaccia così tanto e poi, raggiunta Natascia e salutati gli altri, me ne torno a casa con una chitarra gonfiabile in mano. Questo è Milano, non sai mai cosa ti porti a casa.
Mentre aspetto il tram e cerco di pensare che mancano solo 4 ore e mezza alla mia sveglia, rifletto sul fatto che gli anni e gli amici etero saranno pure passati, ma che l'effetto è sempre quello: io non riesco a tenermi a debita distanza da loro e mi faccio trasportare dall'euforia del momento. Quella sera capii due cose, Guido mi voleva per due motivi: Beniamina e il Plastic.
Proprio come Querceto, ricadevo nello stesso errore e non stavo facendo nulla per uscirne. D?altronde avevo cose più importanti a cui pensare: uno stage, un gioco per Maria ed una Fashion Week in fase di inizio.

lunedì 30 gennaio 2012

Primi passi verso il successo

Arriva il momento, per qualsiasi laureato che si approccia al mondo del lavoro, di fare gavetta.
Perchè in fondo tutti devono fare gavetta se si vuole diventare qualcuno. Insomma, non posso certo pensare di poter diventare un giornalista affermato senza prima immergermi nei dilemmi di redazione in qualità di stagista. No, questa è l'occasione per il mio futuro.
Continuo a ripetermi queste parole un freddo lunedì mattina quando la sveglia mi butta giù dal letto alle 8 in punto. Abituato com'ero a svegliarmi alle 12, avere la giornata libera, studiare la notte e scopare a qualsiasi ora, l'idea di iniziare uno stage di tre mesi, in un ufficio con orari ben definiti, mi soffocava. Tre lunghi mesi, gratis, con orari 9e30-18 a fare non si era ancora capito cosa.
Cerco di consolarmi, mentre sono in metro e guardo la faccia assonnata della gente. E' per il mio futuro, continuo a ripetermi.E poi diciamocelo chiaramente, un po' di regolarità mi serve. Anzi, questo è il cambiamento che aspettavo. Perchè, se ci penso bene, non posso continuare a fare semplicemente lo studente, alzarmi quando mi pare e andare a dormire alle 3e30 tutte le notti quando va bene, serve regolarità. Quindi sì, questo stage è una vera manna dal cielo, mi dico di fronte alla porta dell'agenzia di comunicazione della mia professoressa.
Timidamente mi affaccio all'interno della reception e la segretaria con cui ho scambiato parecchie mail mi accoglie calorosamente e mi fa strada verso la mia postazione. Attraverso il fantastico ufficio dalle pareti rosse, muri trasparenti, divani comodi, librerie e monitor finchè non si ferma di fronte ad una scrivania piena di scatoloni e riviste accumulate da cui spunta in Mac. "Eccoci qui" dice indicandomi il tavolo "questa è la tua scrivania, sistemati pure come preferisci, liberala e accendi pure il pc". Rimango sbalordito dalla bellezza del luogo e dall'enorme quantità di documenti che chi c'era prima di me aveva tenuto.
Scopro così in poco tempo che l'agenzia a cui ero entrato a fare parte intratteneva rapporti con Mulino Bianco, Vodafone, Amici, Dove e molte altre. Niente male come inizio.
Arrivo però al pc: ok, come si accende un Mac? Provo a toccare ovunque ma non sembrano esserci pulsanti per accenderlo, così mi rivolgo alla ragazza seduta alla scrivania più vicina "Scusami" inizio "purtroppo non capisco come si accende questo Mac" "E' semplice, guarda lì dietro". Mi sporgo appena e noto un grosso pulsante. Ok, niente panico.

Il tempo che tutti siano arrivati in ufficio e subito inizia il mio primo incarico da stagista: un articolo per un sito di abbigliamento. Oh, finalmente qualcosa che posso fare, dico tra me e me.
"Devi scrivere un pezzo sui migliori luoghi dove correre in Italia". La donna che siede nella scrivania accanto alla mia blocca il mio entusiasmo. "Ottimo" mi fingo entusiasta cercando di nascondere il fatto che di attività fisica non se so praticamente nulla e mi butto alla ricerca di qualcosa di utile. Dopo un'ora circa sono soddisfatto di me e consegno la bozza alla mia responsabile che, dopo un paio di minuti, me la riconsegna completamente ricoperta di correzioni fatte con la sua biro di un rosso fiammante. Rimango di sasso.
"Il tono dell'articolo dev'essere più diretto, non da cartolina. E' per ragazzi, devi essere più informale". Tento di trattenermi dal dire che non so nemmeno come sono gli articoli di quel sito, che non so di che si tratta e che non vorrei essere in quell'ufficio, ma a studiare per l'esame di economia. Invece mi metto al lavoro, perchè, mi ripeto, questa è la mia occasione. Consegno l'articolo che viene subito approvato e poco dopo ne scrivo di nuovo un altro sugli sport di tendenza che mi aiuta almeno ad arrivare stanco morto a fine giornata.
Il secondo giorno mi sveglio decisamente distrutto ma sicuramente più motivato. Insomma, se continuo a fare quello che sto facendo i 3 mesi voleranno senza che io me ne renda conto, se poi collaboro ancora con Stefania la giornata passerà senza problemi. Appoggio la mia maxi bag sulla scrivania, questa volta il Mac so accenderlo. "Stefania è ammalata". Boom. Che cazzo faccio 8 ore in ufficio? Passo per le stanze ed interrompo una riunione. Mi squilla il telefono, alzo la cornetta ma dall'altra parte il vuoto, la capa dello studio esce dalla riunione e mi riprende "Guarda che al telefono devi rispondere". Voglio morire.
Quanto manca alla fine della giornata? 7 ore e 52 minuti. D'accordo, devo trovare una scusa ed andarmene. "Aspirante Carrie Bradshaw vieni ad ascoltare la riunione" mi avvicino al maxi tavolo dove 6 donne in carriera stanno discutendo di un nuovo progetto di Mulino Bianco. "Realizza un Benchmark sulle varie possibilità per realizzare i laboratori del Mulino, grazie". E vengo subito liquidato dalla capoufficio scorbutica.
Non ho la più pallida idea su dove iniziare. Squilla il telefono, è Stefania. "Ciao Andrea, ascolta mi servirebbe che tu mi cercassi informazioni per un articolo sul comportamento a tavola e, siccome scrivi benino se vuoi puoi anche cimentarti tu e mandarmelo via mail. Benino? Comportamento a tavola? Benchmark? D'accordo, come seconda giornata non va affatto bene. 
Mi faccio forza e decido di buttare giù qualche riga che poi mando a Stefania. Il tempo di mandare la mail e la mia vicina di scrivania, tra un discorso e l'altro, mi dice "Stefania è una bravissima correttrice di bozze, pensa che ha lavorato per Vogue". COME? Mi ritorna in mente il pezzo osceno che le ho spedito, vorrei morire. Quel pezzo deve sembrare uno scherzo. Mando un'altra mail dicendo che mi tengo disponibile per eventuali correzioni anche fuori orario lavorativo ma alle 18 di Stefania ancora nessuna notizia. Inizio seriamente a temere che il benino sia diventato un malissimo.
Vorrei terminare il Benchmark, riscrivere l'articolo o trovare il modo di fare qualcosa di giusto in quell'ufficio, ma sono le 18 ed alle 19e30 ho una puntata dell'Isola dei Famosi a cui assistere dal vivo in studio.
Certi impegni sono proprio improrogabili, persino per uno stagista.
Di certo c'è che da domani mi impegnerò di più in qualsiasi cosa scriverò. Anche se scrivo gratis, anche se sono uno stagista, anche se si parla di comprotamento alimentare, la regola del perfetto stagista è una: mai sottovalutare quello che ti viene affidato di fare, può sempre rivelarsi un'occasione per fare una pessima figura davanti alla gente su cui vuoi fare buona impressione.

domenica 8 gennaio 2012

Avventura all'Indipendent Style

Si arriva ad un punto della propria carriera universitaria in cui, vuoi per scelta, vuoi perchè il piano di studi lo richiede, che ci si debba dar da fare per cercare uno stage.
Che tradotto in termini da universitario depresso e pessimista significa "manodopera a basso costo", per un Aspirante Carrie Bradshaw come me invece, ottimista e desideroso di esperienza vuol dire "gavetta, gavetta, gavetta" e un gradino in meno a diventare qualcuno professionalmente.
Ancora indeciso sul da farsi, avevo iniziato a mandare il curriculum in giro per il web in risposta a qualunque annuncio cercasse pr, organizzatori d'eventi o giornalisti di qualche rivista sul costume ma, non ricevendo risposte immediate, avevo archiviato il tutto come una sconfitta.
E' successo poi che, durante il mio Seminario di Ufficio Stampa, la professoressa lanciasse un Contest: "Dovete creare la campagna pubblicitaria per il libro di Maya Fox. Vi dividerete in 12 gruppi e il progetto migliore verrà presentato alla Mondadori senza dimenticare che chi si saprà distinguere avrà la possibilità di seguire uno stage nella mia Agenzia di Comunicazione". Non appena aveva finito, ero pronto a prendere il tutto come l'ennesima prova dell'UniCatt per favorire una competitività già fin troppo alta tra i suoi studenti del corso di Comunicazione e a snobbare il tutto, finchè leggendo la quarta di copertina del libro da lei scritto, venni a sapere che la nostra docente che per intere ore avevo simpaticamente sottovalutato era stata nientepopodimeno che direttrice di Cosmopolitan e Io Donna, tra tutti. Bisognava darsi da fare.
Chiamate al rapporto Eugenia, Ilaria e Eleonora tentammo il possibile e, alla fine, il nostro gruppo vinse a sorpresa su tutti gli altri. Avevamo un progetto da presentare alla Mondadori. Oltre che la possibilità di fare uno stage presso al sua agenzia.

Un normale pomeriggio di inizio gennaio mi squilla il telefono. Numero privato. Rispondo. "Parlo con Aspirante Carrie Bradshaw (ndr)?" "Sì" "Ciao, sono del blablabla ho ricevuto il tuo curriculum per lo stage, volevo sapere cosa studiavi e se eri disponibile per seguirlo" "Studio organizzazione di eventi, certo che sono disponibile, mi interessa un sacco lavorare nel settore della comunicazione" "Ah bene, sappi però che è uno stage completamente free e che non verrai pagato" "Non è un problema di soldi per me, più che altro quando inizierebbe?" "Il prima possibile" "Ah, io avrei gli esami a gennaio" "Allora magari potremmo iniziare a febbraio, che ne dici di venire domani mattina a colloquio da me così vediamo se ci piacciamo?". E mi lascia l'indirizzo. Ok, chi diavolo mi ha chiamato? Tento di digitare l'indirizzo su Google, ma nulla sembra fare al caso mio. Guardo nelle mail inviate e mi balzano all'occhio due annunci a cui avevo risposto dei quali uno esigeva una persona che sapesse parlare fluentemente il cinese. Oh mio Dio, l'avevo inviato proprio a quell'agenzia? Niente panico, tanto ho già uno stage assicurato con la mia professoressa nonchè ex direttrice di Cosmopolitan. Si tratta solo di fare un colloquio per sport, così, giusto per fare un pò di esperienza.
Il mattino seguente mi reco con il mio curriculum stampato su carta verso la metropolitana. Indossavo il mio trench nuovo per l'occasione, le mie francesine nere casual e la maglia scollata regalata da Marion per la laurea. Perchè, anche se non conta per niente questo colloquio, in realtà devono capire che io ho stile. Sarò di certo la persona meglio vestita di tutto l'agenzia di comunicazione, e brillerò di luce propria. Seguo le indicazioni ed arrivo in piena periferia, la nebbia mi avvolge danneggando i miei capelli appena laccati. Merda, io torno indietro. Poi ripenso ai 2 euro spesi per stampare il curriculum e alla sveglia alle 9 del mattino: no, mi dico, andrò a quel colloquio anche se sono in ritardo di 10 minuti. In fondo ho già uno stage assicurato, questo è puro sport.
Arrivo all'edificio indicato, guardo la targetta: "Indipendent Style". Merda, mi dico, è lo stage nella redazione di una rivista di moda! E non mi sono preparato nessun discorso! E soprattutto: non indosso i miei capi preferiti! Mi faccio coraggio ed entro in una ex fabbrica completamente bianca ed avvolta dalla musica di Beyoncè alta come non mai. Una discoteca avrebbe saputo far molto meno. L'arredamento Ikea prevedeva anche delle segretarie in tacchi sedute a scrivere al pc, un uomo effemminato in smocking, una modella in pieno casting e la copertina dell'ultimo numero della rivista con in copertina Antonella Elia. Niente paura, mi dico, sono anche in ritardo ma ho comunque il mio trench e la mia maxi bag preferiti. Questo è il posto che fa per me. Inizio a dimenticare lo stage della mia professoressa, il concorso alla Mondadori, le lodi ricevute.. Qui voglio lavorare.
Cerco di sistemarmi alla meglio e vengo ricevuto dalla direttrice al massimo della sua austerità. "Sai vero cos'è l'Indipendent Style?" "Certo che sì" rispondo, fingendomi sicuro di me.
Il colloquio finisce dopo 10 minuti, al termine dei quali sono molto soddisfatto di me. Specialmente quando vedo entrare la candidata successiva: in stivaletti bassi e completamente anonima.
Esco dalla redazione ed iniziano i dubbi: dove andare? La segretaria della mia professoressa mi telefona giusto in tempo per dirmi che ha la documentazione da farmi firmare. Ora sono davvero diviso tra uno stage vinto con tutte le mie forze, ed un'avventura all'Indipendent Style.

martedì 29 novembre 2011

Il Fattore C

La mia compagna Marialaura, in cerca di una valida alternativa ad una grigia domenica pomeriggio in casa, ha pensato bene di coinvolgermi in uno degli innumerevoli eventi che animano il popolo fashionista milanese.
Poichè a lei piace buttarsi a capofitto in qualsiasi esperienza riguardi la moda, è stata in grado attraverso il sito di Vogue.it di iscriversi con il sottoscritto alla Vogue Experience, una mostra di covers in onore ai 5 anni di direzione de L'Uomo Vogue da parte di Franca Sozzani. Mancare sarebbe stato un delitto.

Aggregatasi anche la mia compagna Natascia, ci rechiamo in ritardo all'appuntamento al Sotheby dove ci accolgono modelli in smocking e cordiali modelle pronte alla fatidica domanda "Siete in lista?". Porgiamo educatamente i nostri inviti, ottenuti dopo secondi di angosce quando, durante una lezione in UniCatt, Marialaura ha scoperto dal suo Iphone che erano disponibili. Superiamo l'ingresso e ci ritroviamo in una sala rotonda alle cui pareti c'era la storia del mensile di moda italiano più elitario del momento (e sul quale poche settimane prima avevo scritto una tesi): L'Uomo Vogue. Analizziamo ciascuna fotografia noncuranti della fotografa che ci immortala diverse volte, scrutiamo gli altri personaggi stilosi che si aggirano per lo spazio finchè l'occhio non mi cade là. Eccola là, in mezzo alla decina di persone spunta lei, Franca Sozzani, vera autorità in fatto di moda nonchè direttrice di Vogue Italia oltre che de L'Uomo Vogue. "Niente panico" mi ripeto, "questa è l'occasione che aspettavamo. Dobbiamo andare a parlare con Franca!". Ci facciamo strada tra le poche persone e aspettiamo educatamente che l'ennesimo fashion blogger si complimenti con lei e le chiede delucidazioni e consigli sul suo futuro da stylist, poi si gira verso di noi. Prego che non si renda conto che il mio chiodo in finta pelle salta fuori dal magazzino di Bershka e che probabilmente per lei sarei out, finchè Marialaura si fa avanti. "Mi rendo conto che in molti oggi gliel'avranno già detto ma noi siamo suoi ammiratori" "Avanti", mi dico io, "Aspirante Carrie Bradshaw, questo è il momento di dirle che tu hai scritto una tesi di antropologia su Vogue, coraggio, è la tua chance di fare bella figura, se vuoi diventare effettivamente Carrie Bradshaw". Decido allora di farmi coraggio e di prendere parte alla conversazione "Ci chiedavamo, visto che vogliamo diventare giornalisti del settore, se avesse qualche consiglio da darci al riguardo" dico timidamente, anche se dentro di me potrei morire. Inizia una lunga tiritera al termine della quale io e la mia compagna usciamo sconfitti: Vogue offre un sacco di modi per poter scrivere e collaborare con la rivista, si tratta solo di darsi da fare e tentare; perchè noi due non ne eravamo a conoscenza? Anzi, IO non ne ero a conoscenza, visto che Marialaura sembra essere già a conoscenza di alcune iniziative. Che amarezza, nemmeno riesco a seguire ciò che mi piace, devo darmi una regolata. Non può però finire così e decido di parlare con una giornalista che si aggira per la stanza in cerca di consigli. Dopo venti lunghi minuti Marialaura riesce a strappare il numero di telefono di un giornalista, io solo l'informazione che a gennaio aprirà un bando per stagisti in redazione al quale ogni anno centinaia e centinaia di Aspiranti Carrie Bradshaw tentano di prendere parte. Voglio morire. "Serve il fattore C" dice la giornalista "quello serve sempre ovviamente".
Fortunatamente mi squilla il telefono. Un tizio ventenne è sotto casa mia e vuole fare sesso. "Sono a 5 minuti a piedi da casa", mi dico, "prendo il book con le cover autografato dalla Sozzani, saluto tutte e scappo". Fanculo il fattore C, ora è il momento del fattore Sex. Usciamo così dalla mostra seguiti dal mio morale a pezzi e da un Fattore C che tarda a farsi vivo. Sarei mai riuscito a diventare un buon giornalista? Oppure sarei diventato uno dei tanti che si sarebbero scontrati con l'insuccesso perchè incapaci a trovare il loro Fattore C? Non è il momento di rispondere alle domande, un tipo di vent'anni mi aspetta. Saluto velocemente Natascia e Marialaura e sfreccio sotto casa mia; il ragazzino compare in tutta la sua eterosessualità: rasato, in scarpe da ginnastica griffate, sigaretta in bocca. Salgo in macchina e facciamo sesso. E' la mia prima volta con qualcuno più piccolo di me, ma in fondo dopo aver visto Franca Sozzani tutto è possibile, mi dico.
Alla fine però ecco la sorpresa: "Ti va di fumare una canna con me?" "Oddio dico, io non ho erba" Tranquillo, faccio io, io ne fumo almeno 5 al giorno" e tira fuori il suo pacchetto di erba. Eccolo lì,il fattore C, questa volta con C come canna. Mi sentivo come se stessi al liceo: sesso in macchina e canna post sesso. Divino.
Mi lascia sotto casa e faccio giusto in tempo a notare che dedicandomi a lui sono stato costretto a saltare il mio aperitivo con Rosa. Questo è Milano.
Alla fine della giornata, rientrando in casa, mi rendo conto che avrei avuto percorrere ancora molta strada. Di certo c'era solo una cosa: avevo bisogno del mio fattore C.

domenica 23 ottobre 2011

Al Gattopardo

Programma della settimana:
Lunedì: cena con Carlotta
Martedì: aperitivo con la classe
Mercoledì: serata ai Magazzini Generali con Rosa
Giovedì: Gattopardo con Ilaria
Venerdì: aperitivo in Colonne con Carlotta

D'accordo. Non è quello che volevo? Una vita impegnata, a Milano, studente in UniCatt e in fase di laurea in UniBi? Sì, in fondo dovrei essere felice. Chi se ne importa se hai una tesi che devi consegnare entro la fine della settimana e non hai ancora ricevuto le correzioni dalla tua relatrice. Il giorno è sempre occupato per via delle lezioni? Niente panico, mi ripeto, qualche momento per scrivere la tesi lo troverò.

Arrivato a giovedì sera, mi ritrovo con Ilaria, la mia compagna di classe napoletana, avvolto nel mio trench e diretto verso il Gattopardo, una chiesa sconsacrata dove a detta di Ilaria c'era tanta bella gente e baristi generosi in quanto a drink. Potevo forse evitare di andarci? No. Voglio dire: si tratta di una chiesa sconsacrata, si tratta di un'amica single da poco e bisognosa di svago. Ma si tratta anche di bere gratis! Mancare sarebbe un vero peccato, paragonabile a quello di Eva che ha addentato la mela offertale dal serpente.
Superiamo la coda che si è formata fuori dalla chiesa ed entriamo nel bello della serata. Si tratta di una clientela in camicia e giacca, imprenditori più o meno giovani che si scatenano sull'altare di un luogo ormai non più sacro per fortuna.
La fortuna di essere in un locale dove la gente giovane scarseggia ti consente di poter spiccare sulla concorrenza e, come se questo non fosse sufficiente per il tuo ego, per ricevere drink gratis dai baristi assetati di gioventù. Al terzo Margarita alla mela (da notare, ne ho pagato solo uno) io ed Ilaria stiamo mettendo in scena il nostro spettacolo blasfemo danzando come due ubriachi. La musica era avvolgente. Assieme avremmo sicuramente conquistato qualche vecchio nei paraggi e saremmo diventate due persone ricche. Una mano mi picchia sulla spalla. Mi giro. Luca, il figo del corso. Che cazzo di fa qui?
"Avevate parlato tanto del posto che non ho potuto farci un salto" ci dice mentre fumo la mia sigaretta. Ubriaco come sono mi ritrovo nella fase in cui qualsiasi tuo gesto può sembrare eloquente e gridargli palesemente "Voglio convertirti" quindi decido di alzare i tacchi e di andare con Ilaria a bere l'ennesimo drink. Veniamo abbordati da due quarantenni che con Iphone in mano ci mostrano la loro barca a vela ormeggiata a Porto Rotondo quando Ilaria vede il proprietario del Gattopardo e si precipita a salutarlo. D'accordo, questa è una conoscenza perfetta per iniziare a farsi un nome. Devo giocare bene le mie carte. 
Vengo presentato e ci viene subito chiesto "Cosa volete da bere?". Oh mio Dio, ero finito nella rosa del potere e non lo sapevo! Mi affretto ad ordinare un Gin Lemon e subito mi avvicino a parlare con un truccatore a suo dire molto famoso. Ovviamente da ubriachi non si è mai pienamente coscienti di quello che si dice nè tantomeno di quello che si sente, ma quando vedi la tua amica Ilaria che si bacia il barista che per tutta settimana aveva detto di schifare, allora capisci che lei non ce la fa più.
Abbandono la conversazione sotto gli occhi divertiti dei vecchi ricconi, compiaciuti di aver ridotto alla confusione l'ennesima ragazza carina dallo stomaco vuoto e mi dirigo verso di lei ondeggiando. E' ufficiale, siamo ufficialmente ubriachi. Il barista ci accompagna a casa di Ilaria. Nemmeno il tempo di sognare il suo letto che mi rendo conto che forse me ne devo tornare a casa a piedi, visto il loro feeling alcolico.
Li lascio alla porta di casa intenti nel loro ennesimo bacio e mi dirigo verso casa. Barcollo e mi sento male, non capisco dove sono. D'accordo, niente panico, mi ripeto, sono ubriaco in una via di Milano che non conosco, so di essere vicino al Cimitero Monumentale, sicuramente Corso Buenos Aires non sarà lontano da qui. Percorro qualche via e finisco in mezzo ai trans che battono sul marciapiede. Ok, ora mi vedo davvero male.
Mi avvicino per chiedere indicazioni: "Scusate ragazze" urlo mentre attraverso la strada saltellando solo come Carrie Bradshaw sui tacchi farebbe "Mi sapreste dire dov'è il centro?". Le tre transessuali sul marciapiede si voltano lanciandomi uno sguardo di stupore finchè una di loro, la più giovane, mi suggerisce di seguire Corso Sempione. Bene, sono in Corso Sempione. Guardiamo il lato positivo, mi dico, almeno so dove sono. Faccio ancora qualche passo quando una macchina mi si affianca ed un uomo riccio sulla trentina, dopo aver abbassato il finestrino, mi offre un passaggio. Ok, posso scegliere: o continuo a barcollare senza meta con la mia maxi borsa di Zara, o accetto il passaggio da questo uomo così altruista. La seconda non sembra male, in fondo fa freddo, ed io non ho propio intenzione di ammalarmi alla mia terza settimana di lezione.
L'uomo altruista si rivela essere il proprietario di una profumeria della zona e dopo aver superato la Stazione Centrale mi ficca la lingua in bocca. Non è esattamente il mio tipo, penso, ma è stato così gentile ad offrirmi il passaggio, che un pò di gioco di mano posso anche concederglielo. Alla bellezza delle 6 e 30 del mattino, alla terza sega, io ero nauseato del suo arnese. Basta, volevo andare a casa.
Ci dirigiamo verso il centro quando lui vuole fare colazione. "Scendi pure tu, io ti aspetto in macchina" gli dico. Ops, sono solo sulla sua macchina in compagnia di tante borse piene di profumi; se gliene mancasse uno non se ne accorgerebbe. In fondo, io gli ho fatto ben 2 seghe, me lo merito. Per non parlare del fatto che gli ho tenuto compagnia. Oh sì, questo boccettino di Ralph Lauren è un regalo giusto. E così dicendo me lo ficco nella mia maxi borsa di Zara.
Il tempo che lui sale in macchina e mi confida di essere fratello di un nonsoquale giocatore della Juventus. Oh mio Dio, troppa gente importante per una sola sera. Mi faccio lasciare alla prima fermata di metropolitana che troviamo e lo saluto sperando che non si renda conto della mia piccola perquisizione nel baule posteriore. Arrivo a casa alle 7 del mattino e mi butto nel letto dopo aver fatto tappa dal fornaio per prendere una brioches fresca.
Sì, devo proprio ammetterlo: io amo Milano.

lunedì 17 ottobre 2011

Sdoppiamento di personalità

Dopo due settimane di lezioni, si può dire che sì, mi sono perfettamente inserito tra i compagni del corso.
Al termine del secondo aperitivo in Colonne, mi sono fatto una discreta conoscenza delle persone e scambiati i rispettivi numeri di cellulari in vista di future serate mondane. Specialmente con la ragazza che non ho considerato per tutto l'aperitivo, ma che al termine mi ha confidato di conoscere il buttafuori del Plastic (leggi: entrata senza selezione nel locale più esclusivo di Milano). Mi è diventata improvvisamente simpatica, tanto da risalire a piedi via Torino in sua compagnia. Ma in fondo la sua aria squisita l'avevo già captata. Oh sì. Potremmo diventare ottimi amici.
A lezione invece ormai il terzetto è il seguente: Eleonora la timida, Luca il figo ed io, il ragazzo tra i più stilosi del corso. E siccome gli stilosi si attirano come i due poli di segno opposto in una calamita, io ero stato talmente fortunato da essere finito nel gruppo di Economia aziendale non solo con Luca, ma anche con un ragazzo bisessuale, Simone, ben inserito nell'ambiente modaiolo. Aveva organizzato sfilate, fatto una sfilata come tappabuchi per un modello che aveva avuto un imprevisto all'ultimo, scritto un articolo non si sa bene se pubblicato o no e soprattutto aveva sul suo Iphone una serie di fotografie con gli stilisti più celebri. D'accordo, lui sì che sarebbe potuto essere un buon amico.
Dopo un aperitivo, un caffè e un paio di giorni a scambiarci sms, mi interrogavo con Eleonora su cosa sarebbe mai scaturito da questa conoscenza; una sfilata da organizzare? Un articolo da scrivere? Probabilmente avrebbe avuto tra le mani grandi Pass per le sfilate ed io ne avrei potuto usufruire. Oh mio Dio! Si vede che era destino.
Non a caso sabato sera Simone mi invita in corso Como per l'ennesimo aperitivo (ebbene sì, ormai non ceno più) in un locale di nientepopodimenoche la sorella di Franca Sozzani. Non appena mi viene proposto di andare accetto, e trascorro un sabato pomeriggio per negozi in cerca di qualcosa da abbinare al mio trench grigio(o in cerca di un trench nuovo).
Sabato sera arrivo all'appuntamento con mezz'ora di ritardo. "Devi farti perdonare" dice lui. Simpatico, sicuramente starà scherzando, insomma, stiamo uscendo in amicizia non è vero? Diciamocelo chiaramente: io sto facendo un'opera buona. Un povero bisessuale appena arrivato da Pesaro avrà certamente bisogno di qualcuno che lo inserisca nell'ambiente gaio. E lui vedrà in me qualcuno che conta. Sì, pensandoci bene probabilmente si riferirà a quello, dovrò portarlo in un posto figo. Per l'aperitivo ci pensa lui a portarmi al Pittbull dove, tra un Cosmopolitan ed uno Spritz, noto come in realtà lui sia profondamente posato: cravatta anche in università, griffato Gucci dalla testa ai piedi, gran conoscitore della storia della moda, visto che ha studiato moda.
Usciamo dal locale e passeggiamo per Corso Como fino a Moscova. "Hai ancora le tue bottiglie di Martini a casa?" mi chiede lui. "Oh sì" rispondo "potremmo venire da me, bere un drink e poi andare all'Elephant che è il bar gay più conosciuto a Milano ed è proprio a pochi passi da casa mia". Bene, stavo facendo la mia opera pia. In questo modo mostrerò a Simone un locale dove potrà conoscere gente nuova ed io mi avvicino ad una zona famigliare. Arriviamo a casa e brindiamo con due coppe di Martini, non mi voglio spogliare, in fondo è si tratta solo di una mezz'oretta, poi ci aspetta l'Elephant. Invece, nel momento in cui mi mostra come si preparano i modelli per una sfilata, mi ficca letteralmente la lingua in bocca.
OH MIO DIO. Sono le uniche parole che mi vengono in mente.
Il mio compagno di corso. Mi ficca la lingua in bocca. Voglio andare all'Elephant. Bacia male.
Mi prende in braccio e mi porta in camera mia. D'accordo Aspirante Carrie Bradshaw, questa non è di certo la piega che volevo dare alla serata. Ora ci fermiamo, mi sistemo, e si va all'Elephant. Simone invece non sembrava pensarla così: imperterrito come chi non fa sesso da tempo mi slaccia la camicia ed inizia a pronunciare bisbigliando con fare minaccioso "Ti voglio scopare" "Ma no dai, non è meglio uscire ora?" "Non vuoi vedere l'intimo che porto? L'ho indossato giusto per te". Ok, ora ho davvero paura. Dov'è il ragazzo composto ed elegante che poco fa al bar mi parlava di Armani? Questo è un fenomeno di sdoppiamento della personalità bellebuono.
Cerco di dirgli che le coinquiline potranno rientrare da un momento all'altro, che potrebbero scoprirci e che è meglio rivestirsi. Ma è troppo tardi, lui vuole venire. In bocca.
Merda. No, Aspirante Carrie Bradshaw, non mi farò venire in bocca dal mio compagno di corso che mi ha tratto in inganno portandomi prima fuori a bere e poi a casa mia. No. Verrà su se stesso.
Tempo un paio di minuti e Simone placa la parte più volgare di sè. Appare chiaro dunque che l'Elephant non s'ha da fare e ci addormentiamo abbracciati. Devo pur calarmi nella parte.
Simone trascorre tutta la notte da me e l'indomani mattina, alla bellezza di mezzogiorno, dopo una nottata per me angosciante, dove ogni minuti sembrava ci si dovesse baciare per forza, mi sollevo.
Mai più uscite con compagni bisessuali. Mai più dirò che ho del Martini nel frigorifero di casa.

sabato 8 ottobre 2011

Secondo giorno in UniCatt

Abituarsi ad essere studente di una delle università più prestigiose di Milano non è cosa facile. Al mio terzo giorno, in compagnia di Eleonora, sto inziando a malapena ad apprendere gli ABC della vita da bravo studente.
Quello che invece non avevo ancora capito era il criterio della scelta di posto da parte di Luca, il ragazzo più figo del corso, immancabilmente solitario e sempre nei miei paraggi. Avevo scoperto il suo nome per caso, un giorno, quando per caso, nel passaggio del foglio delle firme in Antropologia dei Media, il mio occhio era caduto per caso sulla sua firma e avevo capito che oltre a non sapere ancora il suo numero di matricola veniva da Bari ed aveva un anno in più di me.
Quest'oggi Luca è seduto esattamente dietro di me. Che sia un messaggio chiaro di interesse? Gay non lo sembrava per niente, visto il tono di voce con cui mi aveva chiesto un'indicazione il giorno prima, però in fondo qualcosa c'era. Di certo era un chiaro segno di grande stima nei miei confronti. Evidentemente, tra tutti i compagni, io ispiravo più fiducia. Il mio modo di vestire elegante e sobrio, sempre in camicia e francesine, l'avrà certamente spinto a considerarmi una persona puntuale e precisa. Certamente.
Pensandoci bene infatti io sprizzo affidabilità da tutti i pori: sono metodico, ordinato e chiaro. Di certo questo Luca deve avere un gran buon gusto.
"Mi avete consegnato i nominativi con i nomi dei gruppi per il lavoro, vero?" chiede il professore al termine della lezione. Merda. Mi sono perso qualcosa? Eleonora mi spiega che in vista dell'esame dobbiamo dividerci in 11 gruppi di massimo 10 componenti l'uno e trattare un argomento a scelta. Il suo gruppo (creato già alla prima lezione) è completo, ragion per cui dovrò trovarne un altro. Ok, mi dico mentre mi dirigo verso la folla di coloro che stanno compilando il foglio con i gruppi come se si conoscessero da tempo, niente panico. Due ragazze si fanno spostare dal gruppo 10 al gruppo 7, un'altra raggiunge la sua amica al gruppo 5 perchè il 9 era troppo numeroso. Arrivato al mio turno, la responsabile si rivolge a me "Tu dove vuoi andare?" Ok. Non conosco nessuno eccetto Eleonora, ma in fondo cosa vuoi che sia un lavoro di gruppo? Insomma, sarà sicuramente un buon modo per conoscere gente nuova. E poi non si può iniziare a fare gli schizzinosi sin da subito, devi dimostrarti easy, senza problemi, adattabile. Ecco un'altra mia prerogativa da studente cattolico. "Qualunque gruppo va bene" rispondo io in tono deciso. "Sicuro? Quindi il due che è poco numeroso va bene?" Oddio, che mi sia capitato il gruppo di reietti isolati che nessuno vuole avere tra i piedi? Oh mio Dio "Sì dai, basta che ci sia qualche maschio" rispondo io "Sì, ce ne è uno" "Bene". Fatto, risolto il problema del gruppo di Economia Aziendale: non so con chi lavorerò nè cosa farò, ma almeno è una cosa in meno da fare sulla mia lista.
Eleonora se ne è già andata.
Me ne esco dall'aula rimpiangendo la vecchia UniBi e i tempi in cui io e Clementia decidavamo le formazioni di gruppi di Organizzazione Aziendale in base ai compagni con la media più alta.
Scendo le scale e con la coda dell'occhio vedo che Luca è dietro di me. Mi si accosta "Siccome mi hanno appena messo nel gruppo due ed ho visto che anche tu sei stato aggiunto lì, mi sembra giusto presentarsi sin da subito" e mi stringe la mano. Facciamo un pezzo di strada assieme e poi ci salutiamo.
Oddio, avevo appena avuto la prima conversazione con Luca, il più figo del corso. Ho scoperto che è appena arrivato e che non conosce nessuno. Quindi io sono il compagno con cui ha più legato. Quindi io sono il suo "amico" del corso! Quindi domani si siederà a fianco a me ed Eleonora! E magari inizieremo ad uscire assieme e faremo ogni sera aperitivi alle Colonne! Oh mio Dio. Questa università promette bene.
Intanto, devo subito correre all'H&M a comprare una camicia per la lezione di domani: non posso certo sfigurare con il mio nuovo compagno di corso. E non appena ho realizzato questo mi dirigo verso Corso Buenos Aires.

giovedì 29 settembre 2011

Al varco (parte 2)

Ad inizio luglio, Aspirante Carrie Bradshaw aveva tentato la sua sorte accademica preparando l'esame più temibile in vista dell'ambita Laurea, l'odiato cinese3.
Se cinese1 era volato portando con sè un inaspettato 27 e cinese2 mi aveva fatto sfiorare la bocciatura con un orale che mi aveva fatto guadagnare il primo 20, per cinese3, tentato a luglio con una preparazione di 4 giorni, avrei dovuto sudare parecchio. E questo per svariati motivi: volevo laurearmi a novembre, perfettamente in linea con i tempi accademici, ero da poco entrato in Unicatt nel corso di organizzazione di eventi pagando sull'unghia 1300 euro per mantenere il mio posto (guadagnato dopo una graduatoria stilata in base alla media accademica), mi dilettavo a scrivere una tesi che faceva buchi da tutte le parti (cosa che alla mia relatrice sembrava importare poco) e per tutto questo avevo lasciato il mio lavoro nel Maxi Discount di Scarpe in modo da poter studiare con più calma e qualche spicciolo in meno.
A domenica sera, l'unico inghippo che avevo sulla strada per realizzare i miei piani di gloria era solo cinese3 (ma va?), l'unico in grado di poter mandare a monte quello che stavo facendo da mesi e che mi avrebbe portato, se non superato, a trascorrere un anno in completa nullafacenza, visto che avrei dovuto dire "addio" alla preiscrizione in UniCatt ad ai 1300 già versati. E non rimborsabili.
Con tutte queste promesse e previsioni appese ad un filo (l'esame) si può capire perchè dunque l'abbia affrontato con un nodo alla gola. Venerdì, sabato e domenica, ho vissuto a casa di Clementia, piegato sui libri e con la colazione al Mc Donald's come unico momento di svago.
Vissi con ansia per tre lunghi giorni e mercoledì mattina, trovai la madrelingua cinese con la mia professoressa, in attesa della mia performance finale, quella decisiva, che mi avrebbe finalmente fatto capire se potevo consegnare la tesi, se potevo entrare in UniCatt, se non perdevo 1300 euro, se avrei avuto qualcosa da fare di concreto per l'anno successivo.
La mia figuraccia asiatica terminò alle 13 e 32, con un'ora e mezza di sonno alle spalle e decine di ore di ansie e preoccupazioni con Clementia, quando il mio ultimo esame venne registrato sul libretto. Avevo ufficialmente finito.
Il che significava niente più caratteri inutili, un futuro roseo, una laurea a novembre, un nuovo inizio in UniCatt ma soprattutto che ero stato ripagato di tutti gli sforzi fatti in tutto un anno per poter riuscire a raggiungere i miei obiettivi.
Ce l'avevo fatta. Ora iniziava davvero una nuova carriera da organizzatore di eventi cattolico.

mercoledì 14 settembre 2011

Yes, weekend (?)

Anche per Aspirante Carrie Bradshaw è arrivato il primo weekend a Milano. Se vi aspettavate party esclusivi, fiumi di champagne e star sistem allora vi sbagliavate di grosso perchè, il primo fine settimana nella metropoli si è rivelato un emerito disastro.
Venerdi sera. Xander, Vanish e le amiche lesbiche mi invitano alla serata lesbica delle Saini. Partono per mezzanotte e, siccome ho casa libera, decido di approfittare dell'occasione per invitare un bel ragazzo che da tempo voleva passare a farmi visita. Ho però i minuti contati e, siccome lo tengo per le palle, decido di fargli concludere il tutto ad un'ora che mi consentisse di prepararmi al meglio per il mio debutto in suolo metropolitano. A mezzanotte esco di casa, Xander e Vanish non sono ancora partiti, ma io decido di provare comunque l'ebbrezza di un viaggio in discoteca con i mezzi pubblici così, senza nemmeno consultare gli orari. Va così a finire che mi ritrovo in Piazzale Susa senza un distributore di sigarette disponibile, una linea 38 che terminava le corse a mezzanotte e mezza, poca gente in giro, la periferia deserta. Attendo circa un'ora, sperando che i miei amici non siano così maledettamente in ritardo, poi mi rendo conto che ormai sono talmente sudato e stanco che è decisamente meglio rimanere a casa.
Poco importa, mi dico, mi rifarò.
Domenica sera non posso mancare al classico Borgo dove una cara vecchia conoscenza, ormai fidanzata, si sarebbe fatta viva. Un motivo in più per non assentarsi. Tento di nuovo la sorte con i mezzi pubblici ben consapevole che sì, Carrie Bradshaw non si sarebbe mai presentata ad un evento in tal modo ma che agli inizi anche lei non si poteva permettere un taxi. Nonostante un piccolo problema sulla linea rossa approdo in piena periferia (Porto di Mare) e mi accingo a raggiungere la discoteca. Arrivato là mi rendo però conto di una cosa: è sufficiente lavorare la domenica per un intero anno e sei automaticamente fuori dai giri. Facce nuove, gente nuova, concorrenza nuova... il mondo gaio sembra in fibrillazione ed io non ne faccio più parte. Facendomi strada tra la gente incappo però in vecchie amicizie con cui passare la mia serata non troppo esaltante, nonostante mi fossi bevuto a stomaco vuoto mezza bottiglia di Martini prima di uscire di casa. Poi, una volta tirata chiusura (3.00), l'amara sorpresa: "Merda, ed ora come torno a casa?". Metropolitane che chiudono a mezzanotte, taxi troppo cari per le mie carte di credito, io che non ho più le palle di chiedere un passaggio a sconosciuti. "Gambe in spalla, Aspirante Carrie Bradshaw, ti tocca tornare a piedi". Attraverso Piazzale Corvetto con il timore che qualcuno mi sbuchi alle spalle reclamando le francesine nuove che indossavo o, peggio ancora, la mia pochette contenente i pochi spicci per il cibo della settimana; arrivo a Porta Vittoria con i piedi doloranti per via delle mie scarpe nuove e inizio a maledire la città e la mia sfacciataggine perduta. Poi, alle 4.00, vedo all'orizzonte un pullman e scopro che va esattamente verso casa mia. Alle 4 e 30 rientro sudato, con vesciche ai piedi e maledettamente sano.
D'accordo, un weekend come questo nemmeno nella Bella Provincia sarebbe stato possibile, ma, pensandoci bene, iniziare direttamente dall'alto sarebbe stato troppo noioso. Questo sarà ricordato come il fine settimana più basso avvenuto in città, il primo, quello che si toppa perchè bisogna ingranare ancora un pò. Di certo c'è una cosa infatti: peggio di così in futuro mai potrà andare.