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mercoledì 7 marzo 2012

Angeli Custodi

Ok, niente panico, si tratta solo di un aperitivo Bio con dj set, posso inserirlo quando credo più opportuno. In fondo, si tratta di un evento sportivo, sicuramente questa attività è del tutto secondaria, metterlo il sabato o la domenica non ha importanza. Sì, penso lo metterò la domenica.
Fisso lo schermo del mio pc portatile, sono le 23e17 di venerdì sera, alle 23e30 devo essere al Mono, dove ho appuntamento con Rosa ed un paio di amiche, per brindare come anticipazione alla folle notte al Tunnel. Sono vestito di tutto punto, con le mie nuove francesine, jeans risvoltati, ciuffo ribelle, matita più che evidente, ed una brochure da mandare in stampa entro la mezzanotte. Devo finirla, mi ripeto. Devo ricordare quando è in programma l'aperitivo Bio nell'evento che sto seguendo. 10000 copie di un programma scritto da te che verranno lette da chiunque non sono come i post di questo blog. Devo farle bene, devo essere puntuale nella consegna, devo capire quando cavolo è fissato l'aperitivo. L'evento è di due giorni, quindi due opzioni: il sabato o la domenica.
Lo ficco la domenica alle 19, mi spruzzo il profumo, ultima laccata, esco.
Sfreccio al Mono alla velocità della luce e mi rendo conto che ricorda vagamente il Moma di provincia, meno sfranto, molto più popolato, ma la filosofia non cambia: bere in strada è sempre top. Saluto Rosa e le altre ragazze, brindo con un Margarita e ci dirigiamo verso il Tunnel. Serata electro, gente ubriaca oltre che strafatta, urla e spintoni per un sessantenne dalla fama internazionale che mette musica. Questo è il Tunnel.
All'uscita, decido, visto che si tratta di 10 minuti a piedi, di tornare a casa senza ricorrere al taxi. Se ne avvicina uno e mi offre un passaggio gratis. Faccio mente locale e mi torna in mente l'esperienza avuta la notte fuori dal Gattopardo, quando mi sono ritrovato a girare Milano con lo pseudo fratello di Conte, meglio rifiutare, e tornare a piedi.

Sabato sera. Io e la mia compagna Beniamina stiamo andando a casa di Ilaria e Marialaura a cena. Cerco di ignorare il fatto che il pierre Guido mi stia tampinando da due giorni sui programmi di questa sera. Già venerdì pomeriggio mi ha chiamato chiedendomi quali sarebbero state le mie intenzioni per il weekend ed ora mi trovo di fronte ad un bivio. Se le mie amiche optano per una serata nuova al Limelight, Guido, che di locali pettinati ne ha fin sopra i capelli, avrebbe preferito qualcosa di nuovo e di più alternativo. La domanda sorge spontanea: mantenere i programmi o adeguarli al mio nuovo colpo di fulmine? La risposta viene da sè a cena, quando Ilaria e Marialaura propongono di tornare all'Old Fashion. Il tempo di scrivere a Guido, che subito mi richiama per ufficializzare il tutto. Era inevitabile: Guido era più presente del prezzemolo nelle mie serate.
Arriviamo al locale che la folla è già accalcata, mi vedrà mai? Mi chiedo, dopo una bottiglia di vino bevuta alla meglio in tram. Il mio ciuffo fa il tutto: Giudo mi fede e mi fa superare la fila promettendomi di passare non appena chiude la lista a salutarmi. 15 minuti dopo e mi ritrovo lì, con lui, a parlare dell'assente Beniamina e degli apprezzamenti che il suo capo ha fatto sulla mia estroversione, tanto da propormi un impiego lì. "Il mio responsabile credo voglia proporti di fare l'animatore ai tavoli" dice nel frastuono della musica. Mi sento lusingato, ma preferirei animare lui, anzichè i clienti e sorrido in modo imbarazzato. Inizia così una serie di scene imbarazzanti: lui che mi regala drink, lui che mi invita al tavolo, io che non voglio abbandonare le mie amiche, io che non so che fare per non apparire il classico approfittatore. Usciamo a fumare e parliamo della sua ex fidanzata, che l'ha mollato 3 mesi fa quando, dopo 2 anni, è partita per studiare in America e ha deciso di piantarlo dopo 2 mesi. Lui ancora dice di soffrirne, io spero di riprenda con Beniamina. O con me.
Guardandolo, ascoltandolo, parlandoci, mi rendo conto che Guido non ha proprio nulla a che fare con Querceto: non cerca ragazze da limonare in discoteca, odia le persone frivole, vuole relazioni serie, odia i locali troppo impegnativi. Un ragazzo vero o finzione?
Mi presenta diverse persone, ma poi mi rendo conto che forse è anche il caso di raggiungere le mie amiche, lo lascio con la promessa di raggiungerlo al tavolo. L'ho in pugno, continuo a ripetermi, è mio, mi darà un passaggio, mi bacerà, lavorerò ballando e sculettando tra i tavoli dell'Old Fashion. In fondo, tutte le persone importanti hanno iniziato così.
Mezz'ora dopo mi arriva un messaggio su Whatsapp. Era Carlo. "Scusa ma sto tornando a casa, ero solo da mezz'ora e non ti ho più trovato, ci rifacciamo martedì al Bobino. Scusami". Sono senza parole. Niente Guido, niente bacio, niente passaggio! Guardo i drink gratis, ormai completamente sprecati senza di lui in giro: che senso avrebbero avuto? Continuiamo a messaggiare fino a che anche Marialaura decide che è ora di tornare a casa.
Cammino fino al pullman, dopo che ho salutato le mie amiche napoletane, e non posso fare a meno di chiedermi per quale motivo una persona così gentile, sensibile e simpatica potesse essere effettivamente sola. E' etero? E' gay? E perché insiste tanto nell'andare in posti nuovi con tutti i locali dove lavora? E ancora: era possibile che uno famoso e conosciuto come lui potesse stare per mezz'ora solo in una discoteca? Intanto il telefono suona: è Filippo, ma decido di non rispondere, visto che chiama tutte le sere ormai.
Non so cosa pensare, ma di certo mi rendo conto che devo diventare il mezzo per aiutare Guido a godersi meglio i suoi sabati sera. Il suo angelo custode.
Domenica pomeriggio ci sentiamo e mi invita con lui, una sua amica e il suo fidanzato per un giro di shopping. Io, imbarazzato, decido di uscire più tardi.
Poco dopo, all'aperitivo con Beniamina e Natascia, ci raggiunge per un saluto veloce e scopro che sabato, alle 2e30 aveva scritto un messaggio a Beniamina sul fatto che mettere la camicia per lei, data la sua assenza all'Old, era stato un vero spreco. Arriva il momento di chiedersi dove siano i propri angeli custodi, in questi casi. Poi, mentre torno a casa passeggiando per via Torino, Lou* e Clementia mi telefonano per conoscere gli  ultimi aggiornamenti. Forse, penso, anche io ho i miei angeli.

mercoledì 20 aprile 2011

I love shopping (!)

Quello che vi sto per raccontare è puramente confidenziale.
Sabato pomeriggio, in compagnia di Xander, e domenica mattina, al lavoro con le mie colleghe Marion e Alba, mi sono trovato faccia a faccia con la mia dipendenza, lo shopping.

-Sabato pomeriggio, ore 16.00-
Con uno stipendio appena ricevuto, tanto stress da smaltire e un amico in ferie, Aspirante Carrie Bradshaw non poteva fare altro che uscire per recarsi nel MegaCentroCommerciale. Tirarsi indietro sarebbe stato un vero reato, per un ragazzo che da lì a poco avrebbe iniziato una nuova vita glamour a Milano. Bisognava acquistare. In principio la lista delle cose da acquistare si limitava a:

  • un blazer color corda;
  • una cintura nera semplice;
Semplice. Due sole cose, pensai tra me, avrei speso al massimo 80 euro o giù di lì, e dato che avevo di fronte un intero mese, dovevo risparmiare. La prima tappa fu concentrata sul punto 1, trovai parecchi blazer e riuscìi a rimanere pienamente nei miei propositi, mi barcamenavo tra giacche dai 39 ai 69 euro, oltre le aspettative! Optai per un modesto modello da 39 euro, decisamente abbinabile alle mie francesine marroni vintage, acquistate 2 settimane prima nel mio negozio e soluzione adatta alle mie future giornate in metropoli.
La prima grande tentazione avvenne poi in un altro negozio, quando, buttando un occhio a cardigan da 14 euro e 90, incappai in lei. La borsa a mano che cercavo. L'accessorio che mi sarebbe servito per quando, a Milano, sarei uscito di casa avvolto nel mio trench nero, con francesine ai piedi, ed un caffè take away in mano. Una fantastica hand bag stranamente da uomo, capiente, adattissima a qualsiasi occasione. Prezzo: 79 euro. Ovvero, quanto massimo avevo intenzione di spendere l'intera giornata. Di fronte allo specchio, mi immaginavo già in piazza Duomo a fissare appuntamenti ed aperitivi. Non averla sarebbe stato un errore imperdonabile. L'avrei sognata per mesi, non andava perduta. Fu così che strisciai la mia carta di credito, e il mio nuovo accessorio mi seguì fino a fuori dal negozio.
Accompagnai poi Xander alla ricerca delle tracolle Calvin Klein per lui e suo padre, poi per qualche strano motivo finii circondato da accessori da donna, e lì trovai la pashmina che da tempo stavo cercando. Grigia, con teschi neri. Perfetto! Proprio quello che ci voleva, una pashmina scura era davvero necessaria per le mia giornate universitarie. E dato che costava solo 8 euro, andava acquistata.
Poco più tardi, dopo aver perso ben 45 minuti in un negozio a provare camicie e polo dalla bellezza discutibile e passando di fronte alla vetrina di un negozio di scarpe, successe che il mio occhio innocente cadde su un paio di francesine marroni. Erano bellissime,stupende. Almeno avrei dovuto provarle, giusto per sfizio. Non le avrei prese, dovevo tenere quel denaro per il resto del mese. Fortunatamente trovai il numero adatto a me, ed appena le calzai ai piedi capì subito che erano fatte per me. Erano stupende, di un colore che nel grigiore di Milano avrebbe fatto furore il prossimo inverno, specialmente con il mio trench color corda. Fui combattuto: dovevo risparmiare, ma era un peccato abbandonarle lì. Dovevo tenere i miei 90 euro rimasti sulla mia carta di credito per i restanti 29 giorni, ma dovevo anche pensare al mio futuro. Rebecca Bloomwood lo avrebbe considerato un investimento per il futuro, Carrie Bradshaw un paio indispensabile per il suo prossimo appuntamento. Mi arresi, ed acquistai il mio ottavo paio di francesine.
Tornai a casa con 20 euro sulla mia carta di credito. Urgevano soluzioni.

-Domenica mattina, ore 11e05-
La notte aveva portato consiglio, ed elaborai un piano che mi avrebbe consentito di riavere indietro ben 40 euro. Trovandomi nella situazione di dover creare un posto per il mio ennesimo paio di scarpe, trovai in fondo all'armadio delle All Star grigie basse che ancora avevo portato a casa ad ottobre, quando pensavo che sarebbero state troppo giuste per andare in UniBi e poi mai utilizzate. Il procedimento era semplice: riportavo in negozio le scarpe, mi ridavano i buoni dal valore di 40 euro, barattavo i buoni con qualche mio collega. Et voilà, il gioco era fatto.
Mentre mi recavo al lavoro, pensai: "Cosa mai potrebbe ancora indurmi in tentazione?". Risposta: "Dato che ho già un sacco di scarpe nere e marroni, un paio di francesine blu sarebbero l'ultimo elemento mancante al mio bagaglio per Milano". Detto fatto. Dopo 5 minuti di lavoro, notai che erano arrivate delle francesine blu. E per di più dello stesso prezzo delle mie All Star! Era il segno. Dovevo averle. Barattai così i due modelli. E dissi addio al mio rimborso. Sarebbe stato di certo più razionale lasciare tutto dov'era, ma non potevo certo permettere a me stesso di ignorare un simile segnale divino.

Questi, sono i due episodi che mi hanno messo di fronte alla realtà.
24 ore e 190 euro in meno dopo, senza nemmeno i soldi per pagarmi un gelato al McDonald, Aspirante Carrie Bradshaw si rese conto che Rebecca Bloomwood si era impossessata di lui. Sono un caso disperato, è vero, ma almeno i miei piedi ed io saremo sempre impeccabili.

martedì 29 marzo 2011

Il Bracciale Lasciapassare

Sabato pomeriggio presi sul serio quanto avevo scritto nell'ultimo post ed organizzai una serata a Milano con Clementia e Xander.
Visto che la vita in provincia continuava a starmi sempre più stretta e non volevo fare brutti incontri con Natasha e Consorte, la soluzione era una sola: iniziare recuperare il giro milanese che con tanta fatica avevo cercato di costruire durante la scorsa estate, quando mi davo alla pazza gioia al Borgo e mi sentivo effettivamente parte di quell'atmosfera dinamica e mondana. O, se si preferisce, iniziare a porre le basi per il mio futuro fatto di lustrini e Cosmopolitan nella metropoli dove mi sarei presto trasferito.
La serata iniziò con la nota dolente (ed ormai abitudinaria) di Xander che, tanto per cambiare, si inventava scuse poco credibili pur di uscire con chi voleva. "Non te la prendere" pensai "il tuo ritorno nella Grande Città non va rovinato per una stupida scusa"; e così partì per il meraviglioso sabato sera con Clementia.
Cena dalla mia amica, due bicchieri di vera Vodka russa e succo d'arancia, qualche piccolo dubbio sui capi da indossare, e la pubblicazione del nostro Sabato Devastante ai Magazzini Generali come status Facebook. Andò a finire che un amico suo, nonchè agente di Vasco Rossi, nonchè personaggio di potere nell'ambiente mondano, lesse quanto stavamo per fare e telefonò alla mia compagna dandole il numero di Ariosto, proprietario della discoteca, a cui potevamo chiedere tutto quello che avremmo desiderato. Uomini inclusi.
Fu lì che io e la mia amica ci guardammo e capimmo di avere appena trovato la chiave che ci avrebbe aperto tutte le nostre future serate milanesi; avevamo scovato la Gallina Dalle Uova D'Oro, e la cosa migliore in tutto questo era che nessuno aveva dovuto portarselo a letto. Mica male, visto come stavano andando le cose ultimamente. E poi era l'occasione per conoscere qualcuno che contava.
Dopo un viaggio petulante eravamo cotti entrambi al punto giusto: la curiosità su quanto ci sarebbe successo ci stava divorando. Saremmo stati le guests star della serata. Una volta arrivati, ci accingemmo ad avvicinarci all'entrata, dove una piccola fila di persone stava già aspettando che il Body Guard desse il suo benestare per l'ingresso; Aspirante Carrie Bradshaw e Clementia potevano benissimo superarli tutti, tanto conoscevano il Padrone di tutto. Potevamo chiedere qualsiasi cosa, persino di entrare seduti su di un trono in puro stile Cleopatra. Ma in fondo noi due siamo persone modeste.
Eppure di Ariosto nessuna traccia. Aspettammo qualche minuto, e infine ci rassegnammo, ci mettemmo in coda, e pagammo le nostre entrate da persone normali. Dove erano finiti il glamour, l'ospitalità e la buona educazione che tanto ci erano stati promessi? Ariosto era forse venuto meno alla sua parola?
Non appena lasciammo i nostri cappotti al Guardaroba e ci fummo lievemente ripresi dallo smacco dell'aver fatto la fila, il cellulare di Clementia squillò e la nostra Chiave ci venne incontro poco più tardi consegnandoci il famigerato "Braccialetto per il Privè". I nostri occhi si illuminarono come quelli di due ragazzine che hanno appena ricevuto in dono una carta di credito ad uso illimitato; avevamo accesso a tutto il locale. Tornare ai Magazzini dopo quasi un anno di assenza (oltre la parentesi di Capodanno) e venire balzati subito nel Privè non era cosa da persone qualunque, bisognava essere speciali. Ed io e Clementia eravamo ben intenzionati a lasciare il segno.
Nemmeno il tempo di legarci i nostri Bracciali Lasciapassare al polso, che incappammo in una vecchia conoscenza che illuminò il volto di Clementia. Tom era lì, e per fortuna Querceto non sembrava essere presente. Qualche breve scambio di convenevoli e poi l'amara scoperta: proprio mentre eravamo in procinto di mostrare timidamente il nostro gioiello, ecco che Tom demolisce tutto mostrandoci il suo. Che cosa? Anche lui poteva avere accesso lì? Credevo fosse un'entrata esclusiva!
Decidemmo subito di fiondarci nella zona riservata ai Very Important Gay (o, per lo meno, a chi aspirava esserlo) e ci rendemmo subito conto che pullulava di gente comune: il tizio senza gusto nel vestire, la ragazza lesbica ubriacona, lo strafatto che non si regge in piedi, la checca che dimena il sedere nella speranza che qualcuno, tra la massa, la noti e se la porti a letto.
Passammo gran parte del tempo lì in compagnia di Tom, conoscemmo un paio di persone interessanti giusto per resistere dalla tentazione di bere drink (dovevo guidare) ed anche se non venimmo riconosciuti come la coppia più potente del locale fummo comunque soddisfatti.
Avevamo conosciuto qualcuno che contava, ora bisognava solo lavorarselo ed in poco tempo avremmo scalato la piramide sociale gaia di Milano. Io e Clementia eravamo solo all'inizio.

martedì 15 febbraio 2011

Guardare al passato

Che il weekend appena trascorso (e unico libero prima della fine della sessione di esami) non si sarebbe rivelato particolarmente piacevole, l'avevo capito sin da subito quando, venerdì pomeriggio, dopo un lavoro di bocca al mio secondo "etero convertito" dall'inizio dell'anno, tornai a casa abbastanza insoddisfatto. Tre settimane per lavorarmi Claudio, ventottenne provinciale progettatore etero, e fissare un incontro che si apriva con le migliori prospettive.  Finchè non mi ero reso conto che Claudio era il tipico ragazzo che, nei lavori di bocca, non sapeva molto coinvolgere il partner.
Amareggiato per aver sacrificato un pomeriggio di studio per un esame che tutti in UniBi sembravano temere, sabato sera decisi di godermi l'unico momento mondano a mia disposizione fino a marzo in compagnia di Sam. Ormai il futuro mi appariva sempre più impegnato e tutto quello che riguardava la vita sociale sembrava essersi fermato a dicembre, eccetto qualche rara parentesi con Xander e Vanish. Per la nostra prima serata del 2011 assieme avevamo programmato un drink al Moma e una visita allo Stand Up nella Bella Provincia poichè entrambi, il giorno seguente, ci saremmo dovuti presentare pimpanti al lavoro. Dopo un bicchiere di Cosmopolitan e gli aggiornamenti necessari a rendermi per lo meno con la mente proiettato al presente, io e Sam ci recammo allo Stand Up pronti ad inaugurare un nuovo anno di nottate assieme. A quanto pareva, mentre io ero rimasto indietro di qualche mese, la discoteca sembrava mantenersi al passo con i tempi: fila all'ingresso con conseguente attesa per diversi minuti, serata accattivante, clientela varia. Impensabile, fino a qualche tempo fa. E se poi dietro di te c'è il tuo caro ex amico Dior, con cui non parli dalla scorsa estate, allora capisci che la serata promette già bene.
Una volta entrati rivedemmo care vecchie facce, qualcuna più conosciuta, qualcuna meno, ma anche di nuove; tra tutte spiccò quella di un certo Andrea, un venti qualcos'enne carino, con il fascino tipico del bisessuale: maschile e agghindato con il tipico look del provinciale se ne infischia delle etichette. Iniziammo a parlare per caso, partendo da Lady Gaga, di cui lui era un grandissimo fan, e le parole uscirono senza problemi per i successivi 20 minuti al termine dei quali venne raggiunto dal suo uscente/ragazzo giovane ed effemminato, stupido e incapace di affrontare qualsiasi discorso sui gusti musicali. Come poteva, uno così interessante e ricco di stimoli come Andrea, frequentare uno apparentemente insignificante e anonimo come quel ragazzo? 
Mi ripresi dall'amarezza e salì sul cubo a ballare con Sam in onore ai vecchi tempi. E lì, il nostro sguardo andò a finire su un'altra coppia: lui, etero convertito da Sam qualche anno fa, maschile, carino e giovane, e "lui" (anche se sarebbe meglio dire: "lEi") ventunenne dalla bionda lunga chioma raccolta, con dei tacchi vertiginosi, simile ad un'aspirante trans. Aspirante Carrie Bradshaw non ci poteva credere: ma che stava succedendo? Da quando valeva la regola: più vuoto e ridicolo sei e più le possibilità di uscire con dei bei ragazzi aumentavano?
Provai ad affogare i miei dubbi nell'alcool e la risposta arrivò da sè. Non c'era nulla di cui stupirsi. Evidentemente le cose erano cambiate in questi mesi: tutti si evolvono anche se io, preso dallo studio e impegnato a cercare di guadagnarmi un futuro ruolo da giornalista o simile, continuavo a vivere nel passato.
Osservai con un briciolo di compassione il "lui" biondo ossigenato ormai sempre più simile ad una lei; da quando i limiti erano diventati semplicemente accessori? Capì che non avevo nulla da invidiarle, ero giovane, intelligente, ricco di stile. Tutto avrebbe giocato a mio favore in futuro.
Vagai verso il bagno guidato da Sam finchè improvvisamente tutte le mie certezze crollarono. Eccolo lì, il Carabiniere, abbracciato ad un amico di Sam. E dentro tutto esplose. Incredulo e confuso, mi chiusi in bagno con Sam cercando, razionalmente, di affrontare nel modo più maturo possibile il duro colpo. Che ci faceva lui lì? Non sarebbe dovuto essere con Natasha, in riva a qualche stupido lago, a fingere di essere un fidanzato perfetto e fedele? La confusione mi assalì e immediatamente cercai un posto dove sarei potuto essere sicuro di non vederlo. Ovvero nell'area fumatori. E lì, seduto con una sigaretta in mano, scioccato e con Sam che cercava di tranquillizzarmi, mi resi conto che stavo ancora vivendo nel passato. Tutto sembrava cambiare, gli etero sembravano diventare improvvisamente fedeli a chiunque riuscisse a convertirli, i bisex ormai esibivano senza problemi i loro gusti sessuali per poi cadere ai piedi di ragazzini insipidi. Io invece ancora ero in grado di farmi prendere dal panico di fronte ad un ragazzo che avevo frequentato un anno e mezzo fa, mentre viveva contemporaneamente la sua relazione con Natasha.
Provai a ballare cercando di evitare altri tristi incontri e non appena incappai in Dior, capì che forse qualcosa per migliorare il mio futuro e che non riguardasse solo denaro e carriera dovevo anche farlo. Lo presi da parte e affrontai le vecchie incomprensioni risalenti ai tempi di Tom e Querceto. Tutto si risolse con un abbraccio ed almeno in quel caso, potevo dire di aver affrontato il mio fantasma del passato. E potevo lanciarmi verso il futuro con un nemico in meno.
Tornando da Sam, venni aggiornato vagamente sul suo incontro casuale con il Carabiniere. Accennò a una rottura tra lui e Natasha e ad una sua possibile visita in negozio l'indomani pomeriggio (fortunatamente mai avvenuta). Capì che se non volevo annegare nel dubbio oltre che nei ricordi dovevo zittire il mio amico. E così feci.
Tornando a casa scrissi un messaggio a Lou*, colei che per tutti i mesi addietro mi aveva appoggiato in questa relazione; da tempo avevo ormai il dubbio di essere stato uno stupido a pensare anche solo per qualche mese di poter costruire qualcosa di serio con un soggetto simile, lei mi avrebbe potuto dare l'appoggio di cui avevo bisogno.
Le scrissi di sentirmi uno sciocco, per non essermi reso conto di essere stato un semplice amante, e di quanto mi infastidisse il fatto che, ancora dopo un anno e mezzo, fossi lì a trattenere lacrime che ormai chiunque non avrebbe più sentito la necessità di versare.
Per molto tempo avevo pensato di aver cancellato certi pensieri e soprattutto certi effetti. E invece quella sera capì due cose.
La prima che quella era la prova che continuavo a vivere guardando al passato.
La seconda che basta poco a far crollare le tue sicurezze: è sufficiente rivedere chi ti ha fatto star male.

mercoledì 12 gennaio 2011

Un Weekend da dimenticare

Ci sono weekend che lasciano il segno, e quello appena trascorso era uno di quelli.
Sabato pomeriggio Xander mi aveva telefonato con una notizia curiosa: Alessandro, il ragazzo che avevo visto due sole volte ma di cui già tutti i miei conoscenti avevano sentito parlare (non per mia scelta, ovviamente), si sarebbe aggregato a noi per la serata. Il mio amico, che non si faceva scappare certe occasioni, specialmente se si trattava di bei ragazzi, organizzò così una serata a 3 al Moma ed allo Stand Up.
Quella sera, stranamente, non avevo voglia di uscire. Ero così preoccupato per l'esito degli esami che sarebbero usciti da lì ad un paio di giorni, che l'unico desiderio era quello di aver preso almeno un 27, giusto per non abbassare la mia media accademica, ragion per cui uscì più per non dare forfait che per l'entusiasmo di una serata con Alessandro.
Al Moma però, dopo un Cosmopolitan, notai come Xander fosse interessato alla presenza dell'ospite: in sua attesa aveva guardato continuamente il cellulare speranzoso di un suo sms, era preoccupato per una possibile sua buca, si chiedeva se forse era il caso di chiamarlo... insomma: sicuri che ero io quello cotto di lui?
Saltò fuori che Alessandro era a qualche tavolo poco più in là di noi, in compagnia di una sua amica, e mi bastarono poche parole per capire il motivo della sua presenza: mollato dal suo ex, si era ritrovato con il bisogno di conoscere nuovi papabili fidanzati. Io ed il mio amico, che giravamo in locali gai da tempo, facevamo dunque al caso suo.
Ecco spiegato il motivo della serata.
Arrivai allo Stand Up insonnolito, abbastanza presente a me stesso e acido solo come quando sono in compagnia di un tizio che mi garba. E parecchio, anche. Eppure, nel corso della nottata, cercavo di evitare l'ospite in ogni modo. Ero talmente seccato del fatto che mentre era con noi si guardasse in giro con gli occhi da falco, che capì di non dovermi aspettare nulla da lui; ragion per cui ogni occasione era buona per stare fuori a fumare con la sua amica Ely. Chi ero io? Possibile che per una volta non potevo piacere a qualcuno che consideravo carino e interessante? Insomma, che ci facevo lì? 
Mentre ero alla fine del mio drink ed all'inizio della mia terza sigaretta, incappai in Marco, il ragazzo che la scorsa estate avevo frequentato per un paio di settimane prima di capire, con criterio, che non faceva al caso mio. Per un istante mi chiesi se forse non valeva la pena baciarlo: era gentile, intelligente, affidabile... Ma poi il mio lato ancora razionale mi fermò: così facendo sarei ricaduto nella mediocrità che da tempo stavo cercando di evitare. E mi sarei solo accontentato, o meglio, consolato, perchè Alessandro intanto stava cercando di conoscere altri papabili più carini del sottoscritto.
Quel sabato tornai a casa più pensieroso di prima: la delusione per essere stato completamente ignorato da Alessandro era palese, se poi la concorrenza era sempre più evidente, allora potevo ufficialmente ritirarmi dalla movida gaia. Lasciai Xander con questo dilemma, ma il mattino seguente mi alzai più spento che mai di fronte alle 8 ore di lavoro che mi aspettavano.
Cercai di prendere il tutto con filosofia: che vuoi che siano 8 ore? Passano in un batter d'occhio, specialmente in compagnia di Giò e Marion, voleranno!
Eppure non riuscivo a togliermi dalla testa il dilemma della sera precedente: ero davvero così lontano dal poter essere un fidanzato adeguato? Mentre sistemavo scarpe, vidi coppie su coppie e iniziai a capire che mai sarei potuto essere impegnato in una relazione: il mio carattere particolare, le mie esigenze, il mio lato gaio, i miei criteri... E poi, come se non bastasse, Clementia mi scrisse un sms in cui diceva che erano stati pubblicati i risultati dell'esame ed io avevo preso 26. Un punto in meno di quello che aspiravo.
Crollai. Non solo non potevo avere una vita sentimentale normale, ma non riuscivo nemmeno a perseguire i miei obiettivi accademici, quello su cui stavo investendo più di tutto. Mi sfogai con Marion, che forse qualcosa del lato gaio della mia vita aveva anche capito. E lì, tra due scaffali di scarpe sportive a metà prezzo, la mia collega mi diede l'abbraccio e la consolazione che mi serviva.
Un abbraccio che voleva dire: non sei solo, non sei un fallito, non devi cercare l'approvazione di nessuno.
Avrò anche avuto 21 anni di vita gaia alle spalle, ma ogni tanto ricordare certe cose non fa male.
Quella sera corsi subito a casa e stranamente mi misi subito a letto dopo una doccia calda. Un weekend da dimenticare. Un weekend che ha lasciato il segno.

martedì 14 dicembre 2010

I Am The Gang

Da circa qualche sabato Aspirante Carrie Bradshaw brancolava nel buio in quanto uscite e nottate in discoteca.
Con Sam ormai dedito alla vita di coppia, e dopo una nottata allo Stand Up con Xander in cui ero incappato in un amichevole Marco, avevo intenzione di trascorrere il weekend tranquillamente, studiando a casa ed evitando di mettere piede nel freddo tipico di dicembre.
Eppure il pomeriggio ricevetti l'invito da Vanish per andare a fare baldoria in compagnia sua, di Xander e della mia adorata Chicca, la mia amica recentemente tornata da un anno sabbatico trascorso in Australia alle prese con lavori improbabili ed incontri singolari. E dato che da più di un anno ormai non facevo serate con quest'ultima decisi di accettare.
Arrivai all'appuntamento con mezz'ora di ritardo. Evidentemente mettersi in tiro per uscire il sabato sera non mi veniva più così facile dopo parecchi sabati casalinghi o allo Stand Up, ma mi resi poi conto che valeva davvero la pena sfruttare i vestiti dell'armadio che ancora non avevo inaugurato. Anche perchè non potevo mostrarmi inadeguato alla mia prima serata con la mia amica che ormai aveva acquisito il termine di paragone australiano in fatto di abbigliamento. Ma soprattutto: avevo il sentore che quella sera avrei rivisto una vecchia conoscenza, tale Alessandro, che da quel lontano settembre al Borgo, avevo solo intravisto su Facebook.
Andammo tutti al We Are The Gang, un locale poco distante da Milano ma che sembrava avere la stessa prerogativa del Toilet: non era arredato come l'interno di un WC, ma aveva una clientela parecchio interessante. Si trattava di ragazzi alternativi, un pò fighetti, con un gusto per la musica che si scostava parecchio dagli attuali canoni commerciali (vedi: Lady Gaga&co) e prediligeva uno stile British. Per un attimo, appena entrato, mi parve di essere finito in un tipico locale da video musicale londinese, gente stilosa, intenta a ballare, bere, fumare, ed in pochi minuti mi sfilarono davanti ben 7 capi che all'H&M e Zara avevo etichettato come "eccentrici". Lì c'era chi osava.
Non importava se erano gay, bisex o etero. Era come se fossi caduto indietro di 20 anni. Un pò come Carrie Bradshaw, giovane, nello Studio 54 di New York, dove ogni sera stili e generi diversi si mischiavano in un'unica pista.
Venni ispirato dal clima, dalle mie sigarette, dal cocktail, da Chicca e dalla musica, ballai e iniziai a notare come tutto senza etichette, sguardi o preoccupazioni fosse meglio. Lì, accanto a me, c'erano persone che volevano solo divertirsi. Ed il pensiero di Alessandro fu solo un lontano ricordo.
Il DJ mise una delle mie canzoni preferite "Dancing with myself" e niente mi sembrò poter andare meglio; ero in un posto fantastico, c'erano Xander, Vanish e Chicca con me, avevo notato parecchi ragazzi carini (e non pienamente etero) e poco importava se il giorno seguente sarei dovuto andare al lavoro. Dovevo godermela.
E lì, in mezzo alla pista, Xander mi fece un segno. Eccolo lì, Alessandro, in tutto il suo splendore.
Ballava con la sua amica, la stessa che avevo conosciuto al Borgo a settembre, e subito, per la sorpresa, corsi a nascondermi. Era stato già sufficientemente ridicolo conoscerlo la sera in cui mi ero ubriacato a più non posso. Non potevo farmi vedere nei suoi locali. Punto.
Ma poco più tardi una mano mi afferrò il braccio, e me lo ritrovai faccia a faccia. Uscimmo a fumare, e decisi così di mettere in piedi la mia solita rappresentazione con chi invece mi interessava: Aspirante Carrie Bradshaw in "No, tu non mi piaci e voglio fare l'acido con te, gnè". Rimanemmo a parlare per una buona mezz'ora, Xander tentò di mandare all'aria la mia recita, conobbi una sua nuova amica, e poi, dopo mille provocazioni verso di lui, se ne andò a casa.
Continuai la mia serata. Alle 3e30, ovvero il coprifuoco da me prestabilito per le notti in discoteca da quando vado a lavorare, la musica finì e ce ne tornammo tutti a casa con tante foto sulla coscienza.
Fui fiero della mia performance; anche se ero in un posto dove tutti facevano di tutto per essere loro stessi, io avevo finto di non avere il benchè minimo interesse per un ragazzo. 
Questo era il We Are The Gang per me. Di certo devo ritornarci.

martedì 16 novembre 2010

Controindicazioni

Da circa poco più di un mese Aspirante Carrie Bradshaw si muove come un equilibrista che al circo si ritrova a camminare su un filo all'altezza di 3 metri: cerca di non cadere per mantenere l'equilibrio, ma le continue oscillazioni lo rendono particolarmente goffo.
Io, con amici da vedere, un lavoro da mantenere, ed 8 esami rimasti da dare entro settembre 2011, stavo invece facendo i conti con il mio barcamenarmi tra un impegno e l'altro senza lasciare insoddisfatto nessuno, ma a quanto pare, anche questo tipo di sforzo ha le sue controindicazioni.
Sabato pomeriggio. Aspirante Carrie Bradshaw ha diverse opzioni per il suo sabato sera: andare a ballare al Trip, una serata tranquilla al Moma a base di drink leggeri, tornare per l'ennesima volta allo Stand Up oppure seguire la strada del devasto e recarmi con Clementia a Milano per una serata memorabile. Unica certezza era la compagnia di Xander, Vanish e, probabilmente di Sam, che ancora doveva decidere se vedersi o no con Timone. Dopo diverse telefonate l'ipotesi più gettonata sembrava questa: preserata al Moma, a base di Cosmopolitan o di qualsiasi altro cocktail mi potesse far dimenticare la quantità di pagine da studiare, e nottata di danze e drink allo Stand Up, cioè quello che ci voleva dopo un'intera settimana di ansie, corse e schemi accademici. Eppure alle 19, Xander mi diede la lieta novella: lui e Vanish preferivano rimanere in compagnia delle loro amiche lesbiche ed estendevano l'invito anche a me. Potevo scegliere, o trascorrevo l'intera serata con ragazze che parlavano di altre ragazze che si erano limonate la sera precedente e di cui a me non interessava nulla, oppure rendevo onore al sabato sera ed allo studente modello che c'era in me e rimanevo a casa a schematizzare l'ultimo capitolo del libro in vista di un esame del 15 dicembre. E la seconda opzione fu quella che ebbe il sopravvento, complice anche un caminetto scoppiettante che mi avrebbe tenuto al caldo. Augurai tanto alcool e divertimento a Xander e scrissi un sms a Sam, dicendogli che avrebbe potuto godere della compagnia del suo amato Timone, giusto per trascorrere l'ennesima serata romantica in due anzichè tre.
Pensavo che il mio caro amico mi ringraziasse, eppure ricevetti un sms in cui venivo accusato di averli voluti "tagliar fuori" (cit.) dai miei programmi mondani e con l'impegno di un chiarimento tra me e Sam, il quale sosteneva che il suo caro amico Aspirante Carrie Bradshaw iniziava a risentire del tempo che lui dedicava al suo fidanzato. Rimasi scioccato.

Poco più tardi, rimasto a casa ed ancora amareggiato per l'abbandono di Xander ma soprattutto per l'sms di Sam, non potei fare a meno di pensare alle controindicazioni che il mio nuovo stile di vita mi stava portando ed a quelle che, di conseguenza, venivano innescate in tutte le persone che mi circondavano: rinunciare a serate in discoteca in nome del Sacro Vincolo Dello Studio, programmi mondani limitati per via del lavoro, serate infrasettimanali in casa, amici che attribuivano le mie assenze a risentimenti verso il proprio ragazzo, discussioni circa le nuove preoccupazioni, l'omissione di certi episodi clamorosi (vedi l'incontro con il Carabiniere)... E lì, a mezzanotte, seduto di fronte al camino acceso e con la testa china su fogli ed appunti, non potevo fare a meno di chiedermi: il mio cambiamento era davvero dovuto al mio impegno? Oppure ero solo io, che mi nascondevo dietro a frenesia e diligenza, e non aveva il coraggio di vedere che in realtà le cose stavano cambiando e che tutti, prima o poi, hanno dei problemi da affrontare?
Per tutto il giorno seguente, durante le 8 ore di lavoro, e per il lunedì che trascorsi in UniBi con Clementia, rimasi convinto che questo era il prezzo da pagare per una vita impegnata come quella che volevo: stava a chi mi era vicino, capire me, i miei compiti, le mie esigenze e che per il momento avevo altro a cui pensare.
Ma poi Clementia prese la palla al balzo e mi fece ragionare. Si trattava del mio migliore amico, di colui che quando mi chiudevo nei bagni del Borgo in lacrime perchè avevo visto certe persone mi era vicino, di colui che da circa un anno e mezzo mi stava dando più di quanto io avessi dato a lui... gli impegni non c'entravano. Si trattava di me e lui. Punto.
Rientrando da Milano, mentre ero in treno, incappai in un ragazzo gay, dai modi tanto assurdi quanto comuni in tutte quelle persone che io e Sam avevamo osservato deridendo durante le nostre uscite. Ed improvvisamente sentii il bisogno di scrivergli.
Questa era la controindicazione per un pomeriggio con Clementia e una buona amicizia: non importa chi ha ragione o torto o a chi tocchi scrivere per primo, a volte bisogna anche andare oltre.

lunedì 8 novembre 2010

Una cena poco digeribile

Poche sono le giornate che adoro come la domenica.
Alzarsi ad un'ora ragionevole, raccattare le proprie cianfrusaglie del sabato notte trascorso in discoteca, rendersi presentabili per un'intera giornata di lavoro e, infine, lavorare dando l'impressione di essere perfettamente presenti con la testa (oltre che fisicamente).
Ma la cosa più bella è arrivare alla fine della giornata, uscire dal negozio e sapere di avere una tranquilla domenica sera da passare con il caro amico Xander a mangiare cibo cinese parlando della rottura, ahimè prevedibile, con il suo consorte Joe, dopo che quest'ultimo era venuto a sapere che domenica scorsa Aspirante Carrie Bradshaw ed il suo fidanzato erano andati, a sua insaputa, a ballare al Borgo per festeggiare Halloween. Ovviamente Xander aveva omesso il tutto a Joe e la lite era dietro l'angolo. Rottura compresa.
Parentesi sentimentale a parte, era un programma davvero allettante per una tipica domenica grigia di novembre.
Alle 20 in punto dunque, appena Xander arrivò ci mettemmo in viaggio. Nel tragitto fino al lago ammirai il paesaggio che avevo di fronte: il profilo delle montagne, i vigneti, le colline, i campeggi ormai deserti... Eppure ero sereno come non mai: da un mese avevo ormai intrapreso la mia "doppia vita", per 2 giorni alla settimana commesso, per altri 4 studente universitario, senza incappare nell'errore di accantonare la mia vita mondana nè tantomeno le amicizie. Mi meritavo un'ottima cena.
Il mio buon umore si intravide poi di nuovo al momento dell'ordinazione, quando mi lanciai su piatti nuovi, mai assaggiati e quando mi potei dedicare a dispensare saggi consigli sulla rottura del mio caro amico.
Ma fu proprio mentre mi stavo lanciando sulla mia novità culinaria, il pollo al curry, che il mio passato sentimentale mi passò davanti agli occhi. Alla porta era apparso il Carabiniere e dietro di lui faceva capolino una massa di capelli scuri che subito identificai con Luca. Rimasi di sasso ad osservare la scena di loro che ordinavano un tavolo e di quello accanto al mio che invece si era liberato. Potevo scegliere: o fuggivo come uno psicopatico, abbandonando la mia cena e rovinando la serata anche a Xander, oppure correvo il rischio di averli accanto.
Andò poi a finire che ne venne apparecchiato appositamente per loro uno nuovo, ben lontano dal mio ma comunque a portata di cassa e di porta (dove dunque dovevo obbligatoriamente passare per tornarmene a casa). Che facevo?
Era la prima volta che vedevo dal vivo Luca, o meglio, Natasha, e lì capì il motivo che ancora la scorsa estate aveva spinto il Carabiniere da lui. Ci misi parecchio prima di riprendere a mangiare, ed onestamente non sapevo nè cosa avrei fatto per uscire nè se lui si era accorto della mia presenza. A fine cena raccolsi tutto il mio coraggio e chiesi il conto: il mio amico si sarebbe recato alla cassa per pagare ed io me la sarei filata di corsa dalla porta; ma loro erano già in piedi, avevano pagato e si stavano dirigendo verso l'uscita accanto al mio tavolo. Mentre erano in piedi, in attesa del conto, non potei fare a meno di notarli.
Eccola lì, la coppia gay del locale, l'autorevole e carino carabiniere in compagnia dello studente di medicina figlio di un benestante artista eclettico, tornato da Parma per il weekend o per qualche prova della banda di paese, vestito di tutto punto per una classica serata autunnale in compagnia del proprio boyfriend con cui stava da ormai 3 anni.
Stranamente, di fronte al mio unico fantasma, riuscì a trattenere le lacrime ed evitare la reazione che avevo avuto qualche mese prima, quando vedendolo inaspettatamente al Borgo e mi ero chiuso con Sam in bagno a piangere. La verità era che ormai non ne aveva più senso. La vista di loro due assieme mi aveva portato alla realtà, alla pura consapevolezza che tutto ciò che avevo condiviso quell'estate non fosse altro che del semplice sesso. E di colpo mi sentì stupido come non mi succedeva da tempo.
Tornando dalla cassa, cercai qualsiasi scusa possibile per evitare di guardarli, finì per farmi vedere dal Carabiniere, ma io continuai la conversazione con Xander, come se si trattasse di due persone che non conoscevo. Una volta spariti, tirai un sospiro di sollievo.

Alla guida della mia macchina, dopo aver salutato Xander ed aver telefonato a Clementia, mi ritrovai con un duro pasto da digerire. Poco più di un anno fa mi ritrovavo a piangere per una persona il cui nome tuttora evito di pronunciare e che per i molti mesi dopo la rottura mi aveva portato in una sorta di letargo emotivo da cui solo l'aiuto di Lou* e Sam mi aveva aiutato ad uscire. Vedere Natasha ed affrontare la dura realtà però, era stato quello che ci voleva per rendermi conto di quanto tempo, energie e soprattutto lacrime avessi sprecato inutilmente. Non sarei mai potuto essere una valida alternativa a lei, proprio perchè non ne sarei mai stato all'altezza. Fingere di non vedere, non sapere, ignorare, e continuare a recitare la scena della coppia perfetta non era nelle mie corde. E mai lo sarebbe stato probabilmente. Mi ero davvero legato al Carabiniere, e sicuramente continuerò a ricordarmi di quei mesi di frequentazione come una buona esperienza, ma per quella sera mi era tutto più chiaro: si era trattato, almeno per lui, di semplice sesso, misto a cene, misto a colazioni, misto a dormite in casa sua. Nient'altro. E quella era la dura realtà.
Non piansi, e nemmeno lo feci il giorno successivo. D'altronde, per cosa potevo disperarmi? Avevamo forse qualcosa in comune? Qualcosa che mi avrebbe potuto rendere una valida alternativa? Natasha era carino, intelligente, profondo, docile ed amante del teatro. Aspirante Carrie Bradshaw uno schizzato studente di comunicazione con la passione per lo shopping, l'alcool, le serate con gli amici, sciatto per le 9 ore di lavoro e con il sogno della grande metropoli in testa.
Non avevamo davvero niente in comune. 

martedì 2 novembre 2010

Aspirante Carrie Bradshaw va al Toilet

Da tempo Sam sostiene che Aspirante Carrie Bradshaw abbia perso un pò della sua vena mondana e si stia, tanto per usare un neologismo, "impoltronendo". Questo, sia chiaro, solo dopo un paio di weekend trascorsi senza mettere piede nè allo Stand Up, nè al Borgo, nè in qualsiasi altro locale gaio che non fosse il Moma.
In realtà la spiegazione era semplice: stanco di fare i salti mortali per poter essere a letto in un ora sufficiente per recuperare le ore di sonno adatte a sostenere le 9 ore arzille della domenica, avevo pensato di appendere le mie inglesine al chiodo e di darmi alla vita casalinga. Complice ormai un tempo sempre più imprevedibile e le scarse opzioni disponibili nella mia Meravigliosa Provincia, perseveravo nel mio letargo volontario.
Ma poi ci pensò la mia amica Vanish a tirarmene fuori quando mi disse di avere trovato, a Milano chiaramente, il posto adatto a me: aperto il venerdì sera, pieno zeppo di etero convertibili e clientela giovane oltre che particolarmente dotata di buon gusto. Faceva proprio al caso mio. In breve tempo organizzammo  dunque assieme a Xander, Sam e un paio di amiche una serata al Toilet, un locale che già dal nome prometteva scintille. All'interno infatti tutto era arredato esattamente come la stanza da cui la discoteca prendeva il nome: carta igienica a più non posso, dei WC al posto degli sgabelli... 
Arrivammo al Toilet un freddo venerdì sera, ed il mio stato d'animo fremeva come non mai; dopo tanto tempo avrei avuto la mia nottata in metropoli, da vera Carrie Bradshaw, in compagnia dei miei amici e, come se non fosse abbastanza, senza dovermi preoccupare per le ore di sonno a disposizione. Entrai con Xander e Sam nel locale e subito ci rendemmo conto di aver decisamente abbracciato aspettative sbagliate: era piccolo, lo stile di alcuni clienti sfiorava l'Etero Sciatto e pullulava o di ragazzi etero o di ragazze lesbiche.
Nel corso della serata ebbi però modo di cambiare idea; grazie a un drink più forte che mai ero pronto a conquistare Milano ed il Toilet, ci voleva giusto un goccetto in più!
Così, seduto sul mio WC nell'area fumatori, decisi di bere contemporaneamente i 3 drink che io e i miei amici avevamo a disposizione, e proprio in quel momento il flash della macchina fotografica del "fotografo ufficiale del Toilet" mi immortalò. Eccolo lì, il mio debutto: seduto su una tavoletta del cesso con in bocca 3 cannucce. Non esattamente la posa per una Carrie Bradshaw.
Poco più tardi, ancora trumatizzato per il colpo basso, incappai in una vecchia conoscenza del Borgo, un tizio americano di cui non ricordavo nemmeno il nome, che, guarda caso, aveva scambiato qualche bacio con il mio vecchio amico Tom. Bastò poco perchè mi presentò un suo nuovo amico, tale Lex, ventitreenne di Milano, studente allo IED con alle spalle un articolo su Vogue. 
"Tlin-Tlin-Tlin" fecero le mie orecchie! Ecco una conoscenza da non lasciarsi scappare. Iniziò così una conversazione con Lex che durò per più di un'ora: mi parlò delle prossime tendenze, di come si trasforma il mercato della moda nel tempo, di un drink che mi avrebbe offerto ma nel frattempo ne approfittò per continuare ad avvicinarsi in modo strano. E se inizialmente potevo pensare che fosse solo un suo modo per parlare più chiaramente a portata d'orecchio, al mio ennesimo tentativo di ritrarmi capì che forse non si sarebbe accontentato di una semplice chiacchiera. Uscimmo a fumare e lì, come ogni gran ragazzo fa, mi offrì una sigaretta perchè, proprio come lui disse, "un cavaliere serve sempre". Cercai di rivalutarlo: era carino, intelligente, altruista e soprattutto avrebbe potuto farmi conoscere nuovi agganci per la mia futura carriera ma la parte ancora sana di me capì che non ne sarei mai stato in grado.
Per qualche strano motivo non ero più in grado di baciare qualcuno per il semplice gusto di farlo; e dopo aver scambiato i soliti contatti Facebook ci salutammo.
Il congedo con Lex corrispose con la chiusura del Toilet: tornai da Xander e Sam, convinti che tra me e lui ci fossero state fuoco e fiamme, ma li delusi. Poco più tardi, sulla via del ritorno ci fermammo in Autogrill, ormai tappa necessaria, e lì, alle 5 e 30 del mattino avvenne qualcosa di inaspettato: facemmo conoscenza con due tipi strani dagli intenti ambigui che ci seguirono per ben 2 Autogrill alla ricerca di chissà cosa.
In realtà Xander lo sapeva benissimo ed optò per una piccola gita in bagno speranzoso che almeno uno dei due tizi lo seguisse per una "conoscenza più approfondita". Fortunatamente, sebbene il tizio fosse carino, non successe nulla ed alla bellezza delle 7 rincasai.
Se solo un venerdì sera al Toilet aveva fatto succedere tutte queste cose, forse valeva la pena fare qualche serata in più: avrei conosciuto nuove persone che contano (come Lex), avrei assistito agli abbordaggi in Autogrill da parte di gente strana (vedi i due tizi), avrei visto Vanish alle prese con le conseguenze delle sue sbornie, avrei potuto ridere con Xander e Sam di certa gente strana, avrei visto locali nuovi ed interessanti.
E infine, avrei avuto tante foto imbarazzanti da vedere pubblicate il giorno dopo sul sito del locale, ma Carrie Bradshaw, nella sua gioventù, sono sicuro che abbia fatto anche quello. 

martedì 12 ottobre 2010

Busy it's better

La prospettiva di una vita professionale impegnata e di una milanese mondana mi hanno ispirato ad una nuova militanza: "Busy is better".
Ossia, giusto per abituarsi fin da subito ai ritmi frenetici della metropoli, smettere (o quasi) di lamentarsi dei difetti derivanti dal tentativo di conciliare il tronimio vita lavorativa-vita accademica-vita mondana e concentrarsi sugli aspetti positivi di una vita impegnata che tanto mi facevano sentire realizzato. Fare i salti mortali per cercare di essere puntuali al lavoro, trovare il modo di uscire con gli amici dopo le 8 ore trascorse a sistemare scarpe e pianificare ogni singolo minuto di una serata in modo di dormire almeno 6 ore in vista della lezione universitaria della mattina seguente non era più fonte di stress, ma di divertimento.
Da poco più di una settimana stavo cercando di tenermi sempre più indaffarato; destreggiandomi tra l'inizio dei corsi, i calcoli degli esami prima della laurea, giornate da commesso e serate in discoteca avevo trovato il modo di sentire che stavo realmente facendo qualcosa per me ed il mio futuro. Tutto questo movimento avrebbe dato i suoi frutti.
Così, dopo l'ennesimo sabato sera trascorso in discoteca con Sam ed un particolare venerdì sera assieme all'Adorata Cugina, mi ritrovai con una domenica parecchio delirante: 4 ore e 30 minuti di sonno (il minimo sindacabile da una certa età in su), 9 ore in un centro commerciale subendo clienti ed ordini di ogni tipo, 10 minuti nel camerino del negozio di Vanish per cambiarmi d'abito (il minimo sindacabile per me) ed un'ora di aperitivo a cui avrebbe seguito una serata in compagnia di Xander e Vanish al Sushi Wok, un ristorante cinese/giapponese, in cui tutto il cibo era a buffet.
Vissi la mia serata serenamente, felice di essere riuscito a conciliare tutto, con in programma un incontro in Università il mattino seguente, sazio di Machi ma anche raffreddato ed infreddolito.
Il giorno dopo ero pronto per la mia gita in UniCat con l'Adorata Cugina, dove, tanto per programmare anche la mia carriera da laureato, mi sarei informato sulla laurea specialistica ed un pomeriggio di studio e lezione con Clementia. Arrivai al lunedì sera a pezzi e rabbrividito non per l'eccitazione; ma per il freddo.
Evidentemente questo momento aveva dato i suoi frutti, il mio fisico non era più in grado di reggere certi ritmi nè tanto meno le nottate di vestiti leggeri e balli allo Stand Up, così oggi mi sono preso un giorno di riposo dove ho comunque studiato per l'esame di Cinese II di gennaio.
Morale della storia: va bene essere busy, ma anche un pò di relax non fa male a nessuno. Sia che si tratti di un giornalista, sia di un commesso. 

mercoledì 8 settembre 2010

The dancing Queens (?)

Ci sono giornate il cui esito è chiaro sin dal loro inizio. In cui il buongiorno si vede dal mattino, come si dice abitualmente.
Sabato mattina, appunto, mi trascinavo stancante e svogliato verso una nuova giornata di lavoro oltre che l'inizio di un nuovo weekend in cui Sam sarebbe tornato dalle sue vacanze e mi avrebbe accompagnato alla riapertura dello Stand Up che si sarebbe tenuta la sera stessa. I programmi erano già fissati: Aspirante Carrie Bradshaw, Sam ed il loro amico trentenne Paolo, avrebbero assistito all'inaugurazione del "nuovo" Stand Up e si sarebbero immersi per qualche ora nella folla gaia. Per molti era l'occasione di fare nuove conoscenze o per rivedere il look rinnovato della discoteca, per me l'opportunità di vedere (quasi certamente) Marco e soprattutto Matteo.
Intento a sistemare i primi paia di scarpe in attesa di un pò di movimento, venni a sapere dalla mia Frivola Responsabile che l'indomani avrei anticipato il mio turno domenicale alle ore 10 anzichè (come l'accordo) alle 13 e 30. E lì, con una scarpa spaiata in mano, ancora insonnolito e annoiato da un lavoro monotono e solitario, iniziai per la prima volta ad odiare le aperture festive dei centri commerciali unite a capi che si divertivano a spostare turni di lavoro a sorpresa.
Tuttavia non c'erano storie: Aspirante Carrie Bradshaw quella sera sarebbe apparso a Matteo, re del cubo dello Stan Up.
Ignorai le preoccupazioni, le ore di sonno perse e la prospettiva di una nuova giornata tra le scarpe ed alle 20e30 mi trovavo in doccia mentre cercavo disperatamente di liberarmi degli ultimi peli rimasti sulle gambe. Gambe che quella sera avrei sfoggiato in un paio di pantaloncini corti ed una camicia di Jeans. Se dovevo rivedere certi tipi era meglio mostrare loro cosa si erano persi.
Sfidai, oltre che una sveglia mattutina troppo audace, anche la temperatura che quella sera non era tra le migliori per dei pantaloncini. Nemmeno questo, naturalmente, mi importava: la sfida con il re del cubo era ufficialmente aperta. 
Arrivammo allo Stand Up poco dopo mezzanotte e notammo che qualcosa era davvero cambiato, ma la clientela no. Optammo subito per il binomio primo drink-sigaretta nella nuova sala fumatori e fu raggiungendo quella che vidi Marco, la mia prima, docile, vittima. Ma purtroppo i piani saltarono: cercando di farmi strada tra la gente accalcata, finì con la faccia spiattellata su un pino, e fu quella la posa in cui Marco mi vide per la prima volta dal nostro terzo (e ultimo) appuntamento. Un vero flop per Aspirante Carrie Bradshaw.
Rientrai passando per la pista da ballo e Sam individuò tra la folla Matteo. Ancora amareggiato per l'incontro di qualche minuto prima e scioccato per l'apparizione, decisi di nascondermi tra le gambe dei miei amici. 
Non era di certo questo il contesto migliore per essere ammirato dalla testa alle mie gambe depilate in fretta e furia da qualcuno che doveva rinfrescarsi la memoria sulle mie qualità.
Ballammo per un pò, finchè decisi di andare in bagno da solo. E lì, mi trovai faccia a faccia con lui, Matteo, il ragazzo da cui improvvisamente ero sparito dopo un primo appuntamento e per il quale avevo presenziato quella sera. Lì, in un bagno stretto ma con la possibilità di essere ammirato da capo a piedi, capì che in fondo, in cuor mio, sebbene avessi largamente superato il tutto, ero ancora in quella fase di speranza. Quella fase in cui vorresti che la persona che hai smesso di sentire o frequentare ti ritorni a cercare. Ma purtroppo non sarebbero state una camicia di jeans ed un'opera di coraggio come andare in giro con le gambe scoperte ad aiutarmi.
Cercai di fingermi indifferente ed evitare un suo sguardo, ma quello che sentì fu chiaro: "Ecco qui la t***a". Non ci potevo credere. Aveva davvero detto questo?
Era troppo, era giunto il momento di farsi valere con il re del cubo e mostrare chi in realtà aveva più dignità dell'altro. Approfittati così di Matteo sul cubo e di tutta una serie di abbracci che il mio amico attivo Paolo mi diede in pista e a portata d'occhio della mia vittima, per far sì che Sam, con la coda nell'occhio, potè notare che la vendetta era stata compiuta. Il re del cubo dello Stand Up aveva assistito ad un atto di provocazione da parte di qualcuno che t***a non lo era affatto.
Fui così soddisfatto della serata che pensai di espandere il mio coprifuoco dalle 3 alle 3 e 15: complice "I gotta feeling" che risuonava nelle casse ed un cubo che era tornato mio e di Sam, approfittai per scatenarmi in salti e passi di danza. Giusto per dare un ultimo sfoggio della mia figura intera nel caso l'ormai ex re del cubo fosse ancora in pista a cercare di racimolare complimenti. In questo stava la differenza: io, diversamente da Matteo, non avevo bisogno di un'approvazione o complimento da qualcuno, il mio titolo me lo legittimavo da me. Avevo vinto.
E invece, scendendo dal cubo, l'amara sorpresa: frugai nella tasca dei pantaloncini in cerca del mio cellulare, ma non lo trovai più. Evidentemente ero così preso dai saltelli e dall'ostentare il mio titolo di nuovo re del cubo su Matteo e Marco, che non mi ero reso conto di aver fatto cadere il mio prezioso apparecchio.
Quella sera, in estremo ritardo, tornai a casa deluso e amareggiato: sarò stato anche vincente sul cubo, ma niente mi avrebbe ridato un cellulare e la possibilità che mi ero bruciato con chi, forse, mi sarebbe potuto piacere e meno di un mese fa avevo cancellato senza un'apparente spiegazione.
Realizzai così di aver imparato qualcosa da tutta questa faccenda: ero la regina degli stupidi, the queen. Ed ora, passatemi scettro e corona.

giovedì 2 settembre 2010

Corna, cocktail e pixel



Dopo un sabato sera trascorso in casa e con gli amici impegnati, Aspirante Carrie Bradshaw era pronto per la rivalsa.

Domenica sera riapriva il Borgo, e siccome era l'ultima domenica libera prima del mio debutto da commesso decisi di accettare l'invito di Xander e della nostra amica lesbica Vanish di rituffarsi nella movida milanese che prima tanto mi era familiare.
L'allegro trio si mise così in viaggio, speranzoso di divertimento e di riscoprire i vecchi tempi, e cioè i periodi in cui, ancora giovani ed innocenti, trascorrevamo ogni serata con bicchieri di alcool, amici gay, amiche lesbiche e risate.
Arrivai a destinazione già abbastanza euforico: a casa, con l'intenzione di risparmiare denaro ma non li drink, avevo riempito una coppa di Cosmopolitan con Vodka russa e sciroppo alla menta; gli effetti furono più che positivi. Mi sentivo bene e ridevo a caso. Ero sulla giusta strada per rendere memorabile la mia nottata.
Ritrovammo alcune amiche di Vanish, qualcuna nuova, qualcuna che non rivedevo da tempo, qualcuna interessante, ma ciò che invece mi colpì fu l'arrivo di alcuni loro amici maschi. Il primo, complice un appuntamento al buio e all'oscuro della relazione di Xander con il suo attuale ragazzo Joe, fu ben disposto a conoscere il mio amico. Tempo un'ora di conversazione e trovai Xander avvinghiato al tipo. Fortuna che amava il suo compagno: eravamo a quota 2 paia di corna.
Ma un altro amico si aggiunse all'entusiasta combriccola. Si chiamava Alessandro, era tra i miei amici di Facebook, era carino ed aveva già catturato la mia attenzione. Purtroppo però oltre all'allegria anche il numero di drink lievitava a vista d'occhio, e il mio autocontrollo iniziò a risentirne. Non capivo più nulla. Il peggio venne però quando incappai in Querceto e Tom, i miei due amici che non vedevo da mesi. Fuggì all'istante. Chi se ne importava di chiarimenti in sospeso, di messaggi senza risposta o di vecchie cotte, quando nemmeno avevo la forza di fare un ragionamento di senso compiuto?
Ma poco dopo Querceto mi scrisse. Voleva che ci vedessimo per chiarire, ed io, che in fondo ero curioso di sapere cosa avesse di importante da dirmi, lo raggiunsi. Cercai di spiegargli che ero stato costretto a troncare il tutto, costretto ufficialmente da un sospetto di egocentrismo, ufficiosamente dalla gelosia. E sebbene non potevo rispondere del mio controllo, capì che non potevo comunque dirgli tutta la verità, e decisi di tacere.
Poco più tardi pensai di raggiungere Xander e Vanish per vedere cosa stavano combinando e per buttare un occhio ad Alessandro. Beccai entrambi i miei amici presi dalle loro questioni: chi a baciare, chi a conoscere nuove ragazze un pò troppo allucinate. E poi beccai Alessandro che ballava con al collo una collana con un Pixel giallo fluorescente che continuava ad essere agitata davanti a me accompagnata dalle parole "Saluta Aspirante Carrie Bradshaw, Pixel. Saluta". 
Quando si ha alcool in circolo tutto è concesso, ma mai avrei pensato che si potesse arrivare a tanto. Specialmente se a fare tutto è un tipo carino che ti garba da mesi. Non bastavano amici con cui non si voleva parlare, ora si trattava anche di Pixel che volevano salutarti. 
Tornai da Querceto, continuai a bere cocktail e gli effetti erano sempre più devastanti: sbalzi di umore, chiarimenti a mezz'aria, scuse accennate, dispiaceri, l'imbarazzo sul domani... 
Lì, abbracciato a Querceto, mi resi conto di essere allo sbaraglio: non avevo la più pallida idea su quale direzione la mia vita stesse prendendo o nemmeno di come stessi. Ero felice? Triste? Come dovevo comportarmi con Querceto? Avevo davvero torto? E ancora: sarei mai riuscito a conoscere meglio Alessandro? Prima di trovare la risposta a tutte queste domande la musica si spense.
Io ero piegato. Sulla via del ritorno ci fermammo in Autogrill con Alessandro e amiche di Vanish. Continuai il mio spettacolino completamente fuori controllo. Ero vicino a vomitare, ma poi il sonno prese il sopravvento.
La mattina dopo mi resi conto di aver esagerato. Non sarebbero state corna, Pixel nè tantomeno tutti i cocktail che avevo bevuto ad illuminarmi sul mio futuro, o su cosa stavo combinando con Querceto, la risposta avrei dovuto cercarla da me.
Unica certezza: mai più riuscirò a guardare un Pixel con gli occhi di prima. 

martedì 31 agosto 2010

Lorenzo: quando dare forfait è cosa buona e giusta

Venerdì sera Sam e Timone sono partiti per le vacanze: una settimana di puro relax nella meta italiana più gettonata, la riviera romagnola. Xander continuava il suo periodo di ferie e, in parallelo, portava avanti la sua relazione con un certo Joe, 42 anni, carino e intelligente, sebbene il sabato prima in discoteca l'avesse tradito con un tizio conosciuto via chat e tremendamente vecchio. Clementia infine non smetteva mai di lavorare e riusciva a telefonarmi per aggiornamenti solo nelle tarde ore serali.
Quanto a me, ancora amareggiato per il mio rapporto in declino con Lou*, mi ritrovavo con il sabato sera libero; con Sam al mare, Xander occupato con Joe e Clementia a chilometri di distanza, non avevo poi grandi opzioni ed onestamente non ero molto in vena di uscite gaie.
Nemmeno il tempo di pensare a come trascorrere un noioso sabato che il mio cellulare squillò: si trattava di Lorenzo, un ragazzo robusto che avevo conosciuto il sabato prima al Trip, nota discoteca bresciana. Il tempo di presentarsi, passare ai soliti convenevoli e scoprire che di lavoro faceva il PR e subito fui deciso e non lasciarmi scappare un contatto così prezioso. Era tempo, per me e la mia carriera futura, di iniziare a pensare a come gestire nuovi contatti e nuovi eventi, Lorenzo faceva proprio al caso mio e soprattutto della mia gavetta. Il messaggio diceva se mi andava di andare con lui a Milano a ballare proprio quella stessa sera.
E proprio lì iniziò un conflitto interiore: da una parte sapevo che non si sarebbe accontentato della mia compagnia e che avrebbe voluto qualcosa di più di un semplice grazie, dall'altra ero già proiettato nei favolosi locali dove mi avrebbe portato. Il mio lato frivolo e superficiale ebbe la meglio. Ed accettai.
Più tardi però le mie convinzioni iniziarono a prendere una piega inaspettata. Chiamandomi per accordarci sul ritrovo mi diede appuntamento al suo paese (a quasi un'ora dal mio e nella direzione diametralmente opposta a Milano), programmò di andare al OneWay (una discoteca milanese strabordante di Orsi e Over 50), accennò a qualche pratica "appartata" e mi raccomandò di non vestirmi in maniera troppo gaia. Era troppo. Nessuno con cui ero uscito anche solo per un drink mi aveva mai dato consigli sull'abbigliamento, fatto viaggiare per ore in macchina, organizzato sesso e portato in posti squallidi. Lorenzo non sarebbe stato di certo il primo.
Decisi quindi di dare forfait a mezz'ora dal nostro incontro. Speravo di averlo definitivamente placato, ma fino a lunedì continuò a chiamarmi e addirittura scrivermi che sarebbe passato a prendermi direttamente a casa mia pur di vedermi. E poi, tanto per non essere troppo tappetini, la domenica arrivò la parte più scioccante: ancora convinto che la mia non fosse una buca, mi scrisse "Ti penso".
Lì Aspirante Carrie Bradshaw capì di aver fatto qualcosa di giusto: finalmente non aveva sprecato tempo e serate con qualcuno decisamente vuoto fingendo di sperare in qualcosa di serio. Sbagliando s'impara, fa il detto. Io potevo dire di aver imparato la lezione.

lunedì 9 agosto 2010

Priorità

Venerdì mattina, secondo i genitori, il figlio Aspirante Carrie Bradshaw partiva per un weekend a Torre del Lago della durata di 3 giorni.
Venerdì mattina, Aspirante Carrie Bradshaw partiva per un soggiorno a casa di Lou* che sarebbe culminato la domenica sera al Borgo con Sam e Timo e che gli avrebbe consentito di risparmiare qualche soldo per i suoi folli acquisti in periodo di fine saldo. D'altronde lo shopping aveva la priorità, per me.
Pensando di fare cosa carina e soprattutto gradita, mi presentai alla porta della mia amica con delle brioches fresche da condividere per colazione con lei e la sua dolce metà Marco, il compagno di corso con cui da mesi si frequentava ma che ancora faticava a definire il loro rapporto. Quella era la prima volta che lo vedevo ma notai come le mie previsioni non fossero poi così errate: non proprio attraente, era strano e con un non so chè di presuntuoso. Il mio arrivo aveva messo fine al suo soggiorno iniziato lunedì e durato per caso fino a quella mattina. Quando si dice essere guastafeste...
Con la partenza svogliata di Marco intorno alle 11e30, la "vacanza" di Aspirante Carrie Bradshaw e Lou* ebbe inizio con una gita al centro commerciale (dove acquistai una camicia) , continuò con un pomeriggio di riposo grazie al quale la mia compagna ebbe modo di recuperare un pò delle notti insonni trascorse con la sua fiamma, proseguì il giorno seguente con una visita ai negozi milanesi accompagnata con un pò di sollievo all'ombra del Castello Sforzesco e si concluse con una cena a casa del ritrovato Xander. In questo arco di tempo, ebbi modo di intravedere qualcosa di diverso nella mia amica: era svogliata, si illuminava principalmente durante le (numerose) telefonate di Marco e sembrava non veder l'ora di congiungersi a lui. Ma poi lui la invitò ad una corsa di moto privata con un unico Pass disponibile per quella domenica, quindi: o non vieni, o vieni e cerchi di liberarti del tuo compagno di viaggio. Inizialmente la priorità di Lou* era l'amicizia, ma non appena le dissi che potevo chiedere a Sam di ospitarmi lei le cose cambiarono e giunse, il sabato sera alle 23e30, a telefonargli per capire se avrebbe potuto spedirmi bellamente da lui oppure no. Sam, la cui priorità ad un pomeriggio in piscina era comunque quella di aiutare un amico in difficoltà accettò.
La stranezza di Lou* continuò poi da Xander, dove trascorse metà della cena sul balcone al telefono con Marco, e terminò alle 3e30 di notte, quando si dichiarò stanca e assonnata (oltre che seccata) e reclamava il ritorno a casa nonostante io mi stessi divertendo.
Mi promisi di stare zitto, litigare con Lou* dopo l'ospitalità di quelle 2 notti sarebbe stato scortese e immaturo, ma non appena lei si accorse che Aspirante Carrie Bradshaw tramava qualcosa, decise di affrontarmi e il litigi scoppiò. Ci dicemmo tutto: io che lei da quando era arrivato Marco non era più la stessa e si annoiava per ogni cosa arrivando addirittura a cambiare le sue priorità per una relazione, lei spiattellandomi la mia parzialità nel dare giudizi sul suo collega e su qualsiasi relazione intraprendessero i miei amici.
Quella fu la nostra prima litigata. Credevo che dormendoci sopra la seccatura sarebbe passata, ma la domenica mattina, mentre io facevo le valigie con destinazione "Casa di Sam" e lei si preparava per la sua gita, mi resi conto che niente era sbollito. Avrei voluto tornare a scherzare come nei giorni precedenti, cercare di superare la litigata avvenuta quella notte, sperare che Lou* in realtà avesse ancora le vecchie priorità che probabilmente stavano cambiando ed io non me ne ero reso conto, ma non ce la feci. Il torto subito era troppo.
Ero il solo a dare ancora priorità all'amicizia ed a mettere in secondo piano le relazioni sentimentali? E se così fosse stato, stavo inseguendo un'illusione? Sarei mai stato in grado di avere amici che sarebbero rimasti tali e fidanzati allo stesso tempo?
Mentre cercavo la risposta alle mie domande, arrivai a casa di Sam: eccolo lì, il mio migliore amico, fidanzato, che aveva sacrificato il suo pomeriggio in piscina, si era svegliato presto in vista del mio arrivo e aveva stravolto completamente i piani per il suo amico single. Probabilmente, qualcuno che aveva ancora le vecchie priorità c'era. Nulla era perduto.