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venerdì 15 luglio 2011

La volta che Thyago Alves mi scroccò 10 euro

(squilla il cellulare)

-Pronto?-
-Pronto, Aspirante Carrie Bradshaw?-
-Sì? Ciao Responsabile Riservato (ndr), dimmi tutto-
-Ascolta, c'è qui il fotografo, ha chiesto se vuoi la foto che hai fatto con Thyago Alves giovedì sera-
-Ah, ma non venivano appese in Direzione?-
-No, lui è qui e vuole sapere se la vuoi. C'è solo oggi e poi non passa più, devi dirmi se la vuoi così la prendo e do i soldi per te-
-Perchè scusa? E' anche a pagamento?-
-Sì, costa 10 euro-
-Eh? 10 euro?! Ma... ma scusa, l'altra ragazza che ha fatto la foto con me cosa fa, la prende?-
-Non lo so, devo chiamare anche lei-
-Allora magari aspetta lei, se la prende lei allora mi associo anche io, sennò no...-
-Il fotografo dice che è grande sai. Che vuoi fare?-
- ("oddio, sto guidando, dall'altra parte c'è il Responsabile che temo più di tutti che mi sta chiedendo se voglio spendere 10 euro per una stupida foto con Thyago dell'Isola Dei Famosi, quando non mi è mai interessato nulla di lui nè tantomeno di fare questa benedetta foto. Che faccio? Rifiuta, Aspirante Carrie Bradshaw, risparmia e rifiuta") D'accordo, digli che la prendo!-
-Va bene, a sabato! Ciao-
-Ciao! ("sono un cretino")-

(fine della telefonata)

venerdì 8 luglio 2011

Pronti, tesi, via!

Dopo una prevedibilissima bocciatura in CineseIII, non resta altro che concentrarsi su 2 cose: la ricerca di una casa milanese e la tesi (ormai da preparare entro inizio settembre, visti i tempi stretti in cui mi stavo trovando a causa dello scivolone dell'ultimo esame). Così, dopo i festeggiamenti per la mia prima bocciatura della mia vita, iniziai a concentrarmi su cosa avrei potuto trattare nella mia temibile "Prova Finale". Cinesi? Dialetti? Web? Niente di tutto questo.
Approfittai dunque per rispolverare l'etnografia sui reality show (che mi aveva fruttato un bel 30) e iniziare così una buona collaborazione con la mia professoressa di Antropologia dei Media in qualità di relatrice. Infatti, cercare un relatore era sicuramente la cosa di primaria importanza per me, e lei rispecchiava a pieno il mio ideale di aiutante. Giovane, simpatica, con un posto in Rai, speaker in radio (di cui ero stato anche ospite qualche settimana prima) ed ormai a conoscenza delle mie aspirazioni e obiettivi: laurearmi entro novembre.
Decisi così di scriverle una mail; prima di inizia, prima si finisce:
Buonasera,
poichè sto iniziando a preparare la tesi, vorrei fissare (se è disponibile) appuntamento con Lei per poter discutere di qualche idea assieme ed avere qualche dritta.Eccetto i giovedì, qualsiasi giorno della settimana per me va benissimo.Grazie in anticipo, Aspirante Carrie Bradshaw
Il mattino seguente però un'amara sorpresa mi attendeva nella mia casella mail: 
Gentile Andrea
è un problema per me... perchè da lunedì comincio la trasmissione e tiro dritto fino a settembre.Se vuole venire a Torino una volta possiamo vederci qui, oppure dobbiamo sentirci via mail o skype.a presto!
Panico. Avevo due scelte: o mi sorbivo 2 ore di viaggio a Torino per mezz'ora di colloquio, oppure mi creavo un account Skype. Persino la tesi si stava rivelando un gran bel problema. Chi ben inizia..

lunedì 27 giugno 2011

Al varco (parte 1)

D'accordo.
Niente panico, Aspirante Carrie Bradshaw. Niente panico.
Hai superato brillantemente due esami su quattro nella sessione estiva, preparati in meno di una settimana e con un'influenza che ti non faceva dormire. Hai affrontato Manzoni, i suoi Promessi Sposi, e Appadurai, quel fanatico indiano che studiava l'uso dei numeri nelle colonie, puoi affrontare tutto.
D'altronde, cosa vuoi che siano gli ultimi due ostacoli prima dell'ambita Laurea, da cui poi dipenderà la tua iscrizione in UniCat e la tua vicinissima vita a Milano? Niente, proprio nulla. Se contiamo che ho superato già 17 esami, posso dire di essere ormai in dirittura d'arrivo. Perciò, cosa vuoi che sia una tesina di sociologia sul terremoto in Abruzzo e sulla sua spettacolarizzazione? Facilissimo, sarà davvero un gioco da ragazzi guardare qualche notiziario, qualche prima pagina, e ricavarne elementi per osservare l'influenza politica-media. Poi, poco importa se nell'appello precedente, l'Onnisciente Professore di Sociologia ha bocciato 4 delle mie compagne perchè avevano fatto un lavoro da schifo. Il mio lavoro sarà ottimo, bellissimo. Specialmente perchè l'ho già finito e devo solo ritoccarlo.
Cosa vuoi che sia, poi, dare CineseIII? Hai superato sempre al primo colpo CineseI, quest'inverno hai provato l'ebbrezza di un CineseII, superato per grazia divina nonostante non avessi mai frequentato, CineseIII sarà di certo una passeggiata. Immagino già, la madrelingua Jia mentre, con il suo taglio di capelli in stile pagoda, mi sorride e con una pacca sulla mano di dice "Zaijian" (arrivederci) ed io rispondo in maniera confusa. Venerdì la mia professoressa, che ieri ho rivisto nelle repliche dello Show Dei Record tra l'uomo più alto e quello più basso del mondo, mi sottoporrà il foglio degli esercizi in cui dovrò prendere almeno un 18. 
E lì, il mio destino accademico mi attenderà al varco.
Ma cosa vuoi che sia? Ho iniziato a studiare cinese solo ieri sera, e ho ancora la bellezza di 3 giorni e mezzo per imparare a parlare decentemente come gli adorati omini dagli occhi a mandorla. 
Che dire? Semplice, che sarà davvero un gioco da ragazzi superarlo (credo).

mercoledì 15 giugno 2011

L'amore per l'arte

Guardate:


D'accordo, non trovate sia profondamente angosciante?

Qualche giorno fa, un mio amico fotografo mi contatta per un, cito, "importantissimo favore". Io, nonostante gli impegni ma pur sempre disponibile ad aiutare qualche amico, gli rispondo di sì, che posso aiutarlo. In che cosa? Semplice, secondo lui. In sostanza avrei dovuto posare per questa foto, esattamente. Ovvero, con un ammasso di piume di gallina che mi coprivano metà del volto e truccato, badate bene, dall'ormai noto tutorialist Albymakeup94 (per info, guardate su Youtube).
Sebbene il mio lato narcisistico mi ha spinto ad un lieve tentennamento, dopo qualche minuto di incertezza ho deciso: mai mi sarei mostrato di fronte ad un pubblico (anche solo di una persona) conciato in quel modo. Non che non sappia apprezzare questo genere di arte o che non mi ritenga, in fondo, una gallina dal piumaggio di rara bellezza, ma avevo pur sempre un'immagine da difendere! Diamine!
Fu così che Aspirante Carrie Bradsahw, pur sempre convinto di voler aiutare un amico fotografo nel reclutare modelli, si propose per un altro scatto dove la parola ambiguità la farà da padrona e di cui presto, forse, avrete notizie. 
Cosa non si fa per l'amore dell'arte!

venerdì 3 giugno 2011

Gossip Spagnoli

Da quando il mio Dotatissimo Cugino (nonchè fratello dell'Adorata Cugina) si è fidanzato con una modella spagnola, sembra che in tutta la famiglia si respiri aria glamour. Complice una cresima (da me simpaticamente glissata per ovvi motivi lavorativi) a cui lui presideva come padrino in cui, visto il ruolo, sarebbe stato sconveniente presentarsi da solo, non ha potuto fare altro che far arrivare direttamente da Malaga la sua bellissima consorte Vanessa. Che tra me e Vanessa ci fosse feeling si era già notato quando, a febbraio, aveva proposto di: andare da lei in Spagna, presentarmi il suo amico gay figo nonchè ballerino in una nota compagnia teatrale, accompagnarla al casting per un'agenzia di modelle a Milano, mostrarle i negozi più interessanti della metropoli. Questa volta, visto il lungo pranzo a cui io mi ero assentato, e visto che il giorno seguente si sarebbe trovata tutta sola nella villa del Dotatissimo Cugino dotata di ogni confort che va oltre l'immaginazione comune, mi invitò per un tuffo in piscina. Non potevo rifiutare, visto che si trattava di prendere un pò di sole senza ricorrere alle ormai mie abituali lampade.
Il lunedì successivo, arrivai a casa del Dotatissimo Cugino, e non solo mi resi conto di quanto si fosse ambientata lei lì, ma anche di come il suo fidanzato e l'Adorata Cugina, si fossero ambientati a frequentare il jet set spagnolo. A quanto ho capito infatti, qualche mese fa Vanessa era balzata agli onori della cronaca spagnola per una sua frequentazione con un noto Torero (categoria che, a quanto pare, corrisponde ai Tronisti nostrani) mettendo così a dura prova la relazione con un "imprenditore italiano" sul quale, un noto giornale scandalistico spagnolo, voleva costruire un repotage finora ancora non realizzato. Insomma, un pò come se da noi una valletta del calibro di Rafaella Fico flirtasse con Francesco Arca (tronista di Uomini e Donne, ndr) mentre è impegnata con un imprenditore francese.
Ragion per cui, deduco che i giornali scandalistici spagnoli non hanno proprio nulla di cui parlare, se devono seguire il mio Dotatissimo Cugino e la sua consorte. Probabilmente, ora che le cose sono state chiarite, nessun paparazzo ha fotografato me e Vanessa in riva alla piscina di uno sconosciuto paesino provinciale mentre, spettegolando, confrontavamo le misure del suo fidanzato con quelle del torero. Peccato, ci sarebbe stato un bello scoop.
Insomma, quando Miss Baleari 2005 entra in casa tua, è impossibile non farsi contagiare dalla luce dei riflettori. L'importante, se proprio devono fotografarmi, è che mi colgano dall'angolazione giusta.

Ecco l'immagine incriminata: Vanessa e il Torero sorpresi per Malaga assieme. Lei dice che è tutto costruito:sarà vero?

mercoledì 20 aprile 2011

I love shopping (!)

Quello che vi sto per raccontare è puramente confidenziale.
Sabato pomeriggio, in compagnia di Xander, e domenica mattina, al lavoro con le mie colleghe Marion e Alba, mi sono trovato faccia a faccia con la mia dipendenza, lo shopping.

-Sabato pomeriggio, ore 16.00-
Con uno stipendio appena ricevuto, tanto stress da smaltire e un amico in ferie, Aspirante Carrie Bradshaw non poteva fare altro che uscire per recarsi nel MegaCentroCommerciale. Tirarsi indietro sarebbe stato un vero reato, per un ragazzo che da lì a poco avrebbe iniziato una nuova vita glamour a Milano. Bisognava acquistare. In principio la lista delle cose da acquistare si limitava a:

  • un blazer color corda;
  • una cintura nera semplice;
Semplice. Due sole cose, pensai tra me, avrei speso al massimo 80 euro o giù di lì, e dato che avevo di fronte un intero mese, dovevo risparmiare. La prima tappa fu concentrata sul punto 1, trovai parecchi blazer e riuscìi a rimanere pienamente nei miei propositi, mi barcamenavo tra giacche dai 39 ai 69 euro, oltre le aspettative! Optai per un modesto modello da 39 euro, decisamente abbinabile alle mie francesine marroni vintage, acquistate 2 settimane prima nel mio negozio e soluzione adatta alle mie future giornate in metropoli.
La prima grande tentazione avvenne poi in un altro negozio, quando, buttando un occhio a cardigan da 14 euro e 90, incappai in lei. La borsa a mano che cercavo. L'accessorio che mi sarebbe servito per quando, a Milano, sarei uscito di casa avvolto nel mio trench nero, con francesine ai piedi, ed un caffè take away in mano. Una fantastica hand bag stranamente da uomo, capiente, adattissima a qualsiasi occasione. Prezzo: 79 euro. Ovvero, quanto massimo avevo intenzione di spendere l'intera giornata. Di fronte allo specchio, mi immaginavo già in piazza Duomo a fissare appuntamenti ed aperitivi. Non averla sarebbe stato un errore imperdonabile. L'avrei sognata per mesi, non andava perduta. Fu così che strisciai la mia carta di credito, e il mio nuovo accessorio mi seguì fino a fuori dal negozio.
Accompagnai poi Xander alla ricerca delle tracolle Calvin Klein per lui e suo padre, poi per qualche strano motivo finii circondato da accessori da donna, e lì trovai la pashmina che da tempo stavo cercando. Grigia, con teschi neri. Perfetto! Proprio quello che ci voleva, una pashmina scura era davvero necessaria per le mia giornate universitarie. E dato che costava solo 8 euro, andava acquistata.
Poco più tardi, dopo aver perso ben 45 minuti in un negozio a provare camicie e polo dalla bellezza discutibile e passando di fronte alla vetrina di un negozio di scarpe, successe che il mio occhio innocente cadde su un paio di francesine marroni. Erano bellissime,stupende. Almeno avrei dovuto provarle, giusto per sfizio. Non le avrei prese, dovevo tenere quel denaro per il resto del mese. Fortunatamente trovai il numero adatto a me, ed appena le calzai ai piedi capì subito che erano fatte per me. Erano stupende, di un colore che nel grigiore di Milano avrebbe fatto furore il prossimo inverno, specialmente con il mio trench color corda. Fui combattuto: dovevo risparmiare, ma era un peccato abbandonarle lì. Dovevo tenere i miei 90 euro rimasti sulla mia carta di credito per i restanti 29 giorni, ma dovevo anche pensare al mio futuro. Rebecca Bloomwood lo avrebbe considerato un investimento per il futuro, Carrie Bradshaw un paio indispensabile per il suo prossimo appuntamento. Mi arresi, ed acquistai il mio ottavo paio di francesine.
Tornai a casa con 20 euro sulla mia carta di credito. Urgevano soluzioni.

-Domenica mattina, ore 11e05-
La notte aveva portato consiglio, ed elaborai un piano che mi avrebbe consentito di riavere indietro ben 40 euro. Trovandomi nella situazione di dover creare un posto per il mio ennesimo paio di scarpe, trovai in fondo all'armadio delle All Star grigie basse che ancora avevo portato a casa ad ottobre, quando pensavo che sarebbero state troppo giuste per andare in UniBi e poi mai utilizzate. Il procedimento era semplice: riportavo in negozio le scarpe, mi ridavano i buoni dal valore di 40 euro, barattavo i buoni con qualche mio collega. Et voilà, il gioco era fatto.
Mentre mi recavo al lavoro, pensai: "Cosa mai potrebbe ancora indurmi in tentazione?". Risposta: "Dato che ho già un sacco di scarpe nere e marroni, un paio di francesine blu sarebbero l'ultimo elemento mancante al mio bagaglio per Milano". Detto fatto. Dopo 5 minuti di lavoro, notai che erano arrivate delle francesine blu. E per di più dello stesso prezzo delle mie All Star! Era il segno. Dovevo averle. Barattai così i due modelli. E dissi addio al mio rimborso. Sarebbe stato di certo più razionale lasciare tutto dov'era, ma non potevo certo permettere a me stesso di ignorare un simile segnale divino.

Questi, sono i due episodi che mi hanno messo di fronte alla realtà.
24 ore e 190 euro in meno dopo, senza nemmeno i soldi per pagarmi un gelato al McDonald, Aspirante Carrie Bradshaw si rese conto che Rebecca Bloomwood si era impossessata di lui. Sono un caso disperato, è vero, ma almeno i miei piedi ed io saremo sempre impeccabili.

martedì 15 marzo 2011

L'imprevisto fashionista

La mia cara collega Marion, nel mio piano di fuga per la metropoli oltre che per diventare una persona migliore, ha posto una regola fondamentale in fatto di stile: sapersi contraddistinguere dalla massa.
E questo non significa non seguire la moda, sia chiaro, bensì rielaborare secondo un proprio punto di vista quanto viene considerato IN per quella stagione o anche saper fronteggiare gli imprevisti. Proprio come stamattina, ovvero quando il fato mi ha messo alla prova.
Martedì mattina. Aspirante Carrie Bradshaw si appresta ad incontrare Clementia per andare a lezione, a cui poi seguiranno pranzo e uno shopping veloce in Duomo. Chiodo in pelle marrone, i miei terzi jeans preferiti, debitamente inseriti nelle mie All Star marroni alte, pashmina in fantasia scozzese azzurra. Mi sentivo come Carrie Bradshaw in procinto di iniziare una giornata perfetta, ma si sa, i sogni hanno vita breve, e all'improvviso la mia fantastica borsa in "pelle" marrone, adibita a tracolla universitaria da mesi, si rompe. Niente più possibilità di portarla sulla spalla, una pioggia che cadeva sempre più fitta, dei libri pesantissimi da portare in giro tutto il giorno. Panico. Che fare?
Rebecca Bloomwood in questi casi sposa la filosofia dello sfrenato ottimismo e risolve al meglio ogni imprevisto, anche io, pensai, se volevo vivere all'insegna dello stile e come le mie idole, dovevo trovare una soluzione.
Fu così che arrivai da Clementia con la mia ex tracolla trasformata in una magnifica hand bag, una sorta di maxi pochette che dava un tocco in più a qualsiasi studente universitario desideroso di lanciare innovazione e buon gusto. Persino Carrie Bradshaw si sarebbe complimentata con me.
Fu così che il pomeriggio mi aggirai in Duomo con la pioggia e la mia hand bag sotto spalla, o a mano. Due modi per portare un unico accessorio. Potevo lanciare una nuova tendenza, e sicuramente se fosse stata la settimana della moda, qualcuno l'avrebbe preso come spunto per un futuro catwalk. Io non me ne sarei preso il merito dopotutto.
Ho debuttato in Duomo come si deve, ho fatto fronte agli ostacoli in modo eccelso, e, giusto per trovare qualcosa che mi contraddistinguesse, ho acquistato anche questa camicia:


Ditemi voi se non è lasciare il segno questo.

mercoledì 23 febbraio 2011

My time is running out

Essere follower su Twitter di esponenti del mondo modaiolo durante la Settimana Della Moda milanese è un vero incubo.
Non perchè la bacheca ti si riempia di tweet con foto sfuocate sulle passerelle o interessanti dietro le quinte, ma perchè per uno che aspira ad andarci e non può nemmeno respirare l'atmosfera o la frenesia del momento è un vero dramma. Stamattina, riposato dopo una giornata sotto esame, l'amaro risveglio: tutti alla sfilata di Elena Mirò, io ancora a letto a pensare a come studiare entro lunedì i 3 libri di Geografia Culturale.
E se poi noti che tra tutti spicca il tale GiuseppeBagsAddict, un ventiduenne di origini siciliane che ha un blog interamente dedicato alle borse, che inspiegabilmente è presente nel backstage e fa foto a modelle&co come fossero sue amiche d'infanzia, allora ti chiedi: quanto è ingiusto il mondo?
Mentre io crollavo sotto il peso delle responsabilità accademiche, Twitter mi aveva sbattuto in faccia la dura realtà. Ovvero, a ventuno (quasi ventidue) anni, se tu fossi bravo e sveglio, a quest'ora potresti già essere al posto di GiuseppeBagsAddict, potresti essere un fashion-blogger, avere mille mila followers lettori, scrivere post sulle nuova collezione A/I di Francesco Scognamiglio, scattare foto dal mio Blackberry e scrivere articoli in modo di porre le basi in vista del mio futuro ruolo di giornalista fashionista.
Invece ero a casa mia, ancora assonnato, stressato per i 4 esami che avevo dato, ansioso per le nuove giornate che mi attendonovano, speranzoso di approdare il prima possibile nella Big City, incazzato con me stesso.
Ormai non era più tempo di fare piani o studiare nuove mosse per raggiungere l'obiettivo che volevo, bisognava agire.
"My time is running out", continuo a ripetermi, è ora di darsi da fare e smetterla di vivere aspettando l'occasione di una vita in metropoli con un lavoro da urlo. Quell'occasione andava creata, proprio come aveva fatto GiuseppeBagsAddict.

venerdì 11 febbraio 2011

Wo xuexi hanyu, ovvero: lo svantaggio del non frequentante

Come tutti gli esami che si rispettino, il mio orale di Cinese2 arrivò puntualmente lunedì mattina, alle ore 10e30, dopo un'intensa domenica di lavoro.
Onestamente più che ansioso per la prova orale che mi avrebbe aspettato, non vedevo l'ora di concludere la tortura che ormai mi stava togliendo, oltre che il mio equilibro psichico, anche quello sociale, dato che ormai anche l'ultimo sabato sera l'avevo trascorso in casa, a studiare fino alle 3.
L'orale si prevedeva già una grossa sfida: farmi parlare in cinese. E più precisamente, si articolava in: una prima parte di lettura con annesse domande di comprensione, interrogazione di grammatica (in italiano, per fortuna) e infine una delle 9 conversazioni che avrei dovuto preparare e che comprendevano, tra tutte, il prenotare una camera d'albergo, telefonare, dare indicazioni stradali a chi si era perso. E così via.
Poichè l'esame si sarebbe tenuto alle 10e30 nello sfortunato edificio situato a mezz'ora a piedi dalla stazione, decisi di arrivare con calma alle 9e30 in modo di ripassare, in fondo, pensai, sarei stato l'ultimo degli studenti ad essere interrogato, visto che andava in ordine alfabetico. Avrei avuto tutto il tempo necessario a colmare le mie lacune un pò troppo ampie. E mi misi ad aspettare.
Ma alla bellezza delle 10e35 ancora nessuno si era presentato. Ok, mi dissi, niente panico, si tratterà di un semplice ritardo, arrivare in ritardo a Milano è ormai una cosa scontata, sì, si tratterà di un semplice contrattempo. Arrivò un'altra ragazza che già avevo visto allo scritto, aspettammo, e quando scoccarono le 10e45 capimmo che forse c'era qualcosa che non andava. Chiedemmo al bidello e subito scoprimmo la realtà: l'esame, come aveva annunciato la professoressa durante lo scritto, si sarebbe tenuto nel suo ufficio nell'edificio vicino alla stazione. Imprecai; mi ero svegliato alle 7 ed avevo percorso un chilometro a piedi per stare ad aspettare un esame che invece si teneva ben più vicino alla stazione?
Per fortuna la suddetta ragazza aveva una macchina e mi diede uno strappo. Ma in fondo io ero calmo, sarei stato l'ultimo ad essere interrogato. Mezz'ora di ritardo non l'avrebbe notata nessuno.
Arrivai sereno e sorridente di fronte all'ufficio, dove già mi attendevano le mie indivisibili compagne Nanny e Darry e l'impegnatissima Cin. Il tempo di posare le cose e ricevetti il mio secondo colpo per la mattinata: tempo 10 minuti e sarebbe toccato subito a me; cambio di programma: si procede non più in ordine alfabetico, bensì per ordine di iscrizione. 
Fui lì lì per svenire. Non senza prima maledire la professoressa di cinese (che aveva spostato l'aula senza segnalarlo sul sito come tutte le persone normali, ma semplicemente annunciandolo a voce), la mia ansia all'iscrivermi subito ad un esame che nemmeno volevo affrontare, l'ordine d'iscrizione che mi vedeva quarto anzichè decimo e soprattutto, chiunque avesse inventato la lingua cinese. Con l'arrivo di Clementia le cose non cambiarono ed ebbi a malapena il tempo di recuperare le mie fotocopie per poi entrare nel lugubre ufficio. Mi aspettavano la Finissima Professoressa Babala e la stupida madrelingua Jia, con un sacco di fotocopie pronte per me. Esame:

Lettura: mi consegnarono un brano semplice di cui non ricordavo qualche carattere ("Dio fa che il tempo voli e che tutto finisca il prima possibile, non so quanto potrò parlare");
Comprensione: su 3 domande poste dalla Jia ne capì al volo solo 1, le altre due solo dopo una serie di gesti, mezze traduzioni, risate e aiutini ("Maledetta cinese, parla piano no?!");
Grammatica: argomento facile e superato bellamente (" Fantastico, con questa domanda, visto che posso parlare italiano, fugherò ogni dubbio sulla mia preparazione e farò capire come il cinese, sebbene non faccia per me, in quanto a grammatica mi è decisamente congeniale");
Conversazione: prendere in prestito un libro in biblioteca ("Merda! Il dialogo che non ho preparato, che dico? Ok, cerchiamo di porre fine al triste siparietto il prima possibile");

Al termine della mia patetica performance, le due iniziarono a confabulare in cinese. Nessuno mai, eccetto Cin, aveva abbassato con l'orale lo scritto, mi avrebbero di certo confermato il voto se non addirittura alzato.
Babala iniziò "Aspirante Carrie Bradshaw (ndr) devo dire che all'orale ha parecchie difficoltà, possiamo darle al massimo un 18, che, con il 22 dello scritto, fa 20. E' un vero peccato perchè in CineseI aveva preso 27, e fare uno scritto come il suo al primo tentativo non è cosa da tutti, però ha davvero parecchi problemi nell'orale, come mai non ha mai frequentato le lezioni? Lavora?" e la Jia, di fianco, mi guardava con uno sguardo di soddisfazione che lasciava ben poco da intendere, visto che le uniche due volte che mi ero presentato a lezione lo scorso anno, mi aveva invitato caldamente a seguire il corso da frequentante.
Io, scandalizzato, "Bè sì, poi sa, trovo il cinese molto difficile e non è un esame che tenevo a dare"
"Lo so però se avesse frequentato non avrebbe avuto tutti questi problemi all'orale, sicuro di non volere rifiutare il voto?"
"Assolutamente NO" dissi, presi il libretto, firmai e me ne andai.
"E cerchi di frequentare il prossimo semestre, sennò CineseIII non so se lo passerà, specialmente perchè le ore con la Jia aumenteranno" mi urlò mentre ero all'uscita.
Scioccato per aver realizzato due record in una volta sola (voto più basso della carriera accademica e l'essere riuscito, dopo Cin, ad abbassare lo scritto con l'orale) andai a pranzo con Clementia tutto sommato soddisfatto per aver almeno passato l'esame dei miei incubi. L'avevo presa riccamente in quel posto, specialmente perchè non avevo frequentato e fui decisamente sorpreso quando scoprì che Nanny e Darry, le due colleghe inseparabili che avevano tentato l'esame per ben 3 volte, avevano alzato i voti dello scritto di ben 2 punti a testa. Guarda caso, loro avevano frequentato. Non potevo preoccuparmene: il 22 ed il 28 mi avrebbero aspettato altre due imprese accademiche, non avevo tempo da perdere.

Oggi sono venuto a sapere che due mie compagne sono state bocciate all'orale. Per fortuna qualcuno che ha abbassato lo scritto c'è. Sono in buona compagnia.

lunedì 7 febbraio 2011

Li Xuemei compagno di vita (accademica)

La mia settimana e poco più di assenza dal blog ha una sola colpa: l'UniBi.
Deciso ormai a dare gli ultimi esami rimanenti all'ambita Laurea, mi stavo indaffarando a superare il (pen)ultimo degli esami più temibili, ovvero Cinese II.
Per un'intera settimana ero infatti rimasto in ostaggio di Li Xuemei, autore del mio libro di Cinese, e trascorrevo con lui giorno e notte; il tempo necessario ad imparare i vocaboli sufficienti per prendere un taxi o ordinare una camera, ad apprendere le regole grammaticali utili per usare i tempi verbali corretti per raccontare esperienze personali e, infine, a fare esercizi che si sarebbero rivelati fondamentali per superare la famigerata prova scritta.
Eppure più passavano i giorni e più mi rendevo conto di quanto odiassi quella lingua: dover dare un esame di un corso che mai avevi frequentato, che nemmeno ti piaceva e soprattutto che aveva alle spalle tutta una serie di bocciature in soli 4 appelli, era una cosa in grado di destare preoccupazione anche ad uno in genere razionale come me.
Quella settimana uscì di casa solo per recarmi al lavoro e venerdì mattina, in UniBi con l'appoggio di Clementia, affrontai il mio demone accademico.
La sera, in attesa del risultato che mi avrebbe portato, se positivo, a dover sostenere una prova orale il lunedì immediatamente successivo, decisi, su invito dei miei amici, di tornare a vedere anime con cui instaurare un rapporto che fosse diverso da quello che stavo intrattenedendo con Li Xuemei. Anche se ormai la nostra relazione era prossima alla rottura, avevo il dovere di divertirmi.
Giusto per rimanere in tema, andai con Xander e Vanish a mangiare sushi e ci aggiornammo sulle ultime novità. Vanish, in crisi lavorativa, stava accettando l'aiuto dell'ex fidanzato di Xander, il quale, invece, si stava trovando a fare i conti con un'astinenza che durava da circa 3 mesi e che continuava a pesargli sempre più.
La verità era che Xander non aveva più visto molti uomini da quando anch'esso aveva adottato criteri come il "non andare a letto con gente più che 45enne" o "selezionare i paesi di provenienza dei suoi papabili compagni di scopate". Per uno abituato a trascorrere una vita sessuale senza limiti di età e soprattutto di nazionalità, questo era un duro colpo, ragion per cui bisognava uscire e divertirsi. Al termine della cena, accennato ogni minimo aggiornamento, decidemmo di andare al Moma, dove ci aspettava un'amica di Vanish. Lì, io e Xander (piuttosto ubriaco) ebbimo modo di assistere alla cruda realtà. Xander, stava notando come fossero diffusi i baci occasionali tra lesbiche amiche (si dice, a causa dell'alcool, si dice), io, di fronte ad un passivo più o meno mio coetaneo, mentre mi crogiolavo nell'attesa dei risultati del mio test, avevo spiattellata in faccia la mia priorità: non, come tanti miei coetanei gai, darsi da fare per baciarsi più tipi in una sera, ubriacarsi e ficcare la lingua in bocca al primo che ci provava, bensì superare uno stupido esame di lingua straniera. Due priorità differenti, due tipologie di persone diverse, ma anche due cervelli, a quanto sembrava, differenti. Qualcuno l'avrebbe mai notato? Sembrava di no.
Non sarebbero stati 3 mesi di astinenza e la bocciatura di un esame a fermarci, io e Xander eravamo più forti.
Quella notte tornai a casa alle 3 e 30 e dormì poco o niente. Il mattino seguente mi svegliai alle 7 e 45 con un'ansia che mi stava divorando, paragonabile solo a quella che si prova quando sai che il tuo ex ragazzo è nei dintorni e tu sei vestita in modo poco attraente. Avevo superato la temibilissima prova scritta? Oppure il mio programma per laurearmi in tempo doveva svanire?
Trascorsi una mattina attaccato al pc ed a mezzogiorno scoprì di essere stato promosso con 22. Non era un buon voto come altri che avevo l'abitudine di raccimolare, ma per questa volta, trattandosi di Cinese II, andava più che bene.
Preoccuparsi per limonare un tipo è grave, non dormire perchè si aspetta l'esito di una prova scritta lo è altrettanto. 

sabato 29 gennaio 2011

Il compleanno di Sam

Giusto ieri, il mio caro amico Sam ha compiuto non-dico-quanti (ventidue) anni.
Nonostante per Aspirante Carrie Bradshaw questo non fosse un periodo propriamente opportuno per darsi ai festeggiamenti e all'organizzazione del piano per un ottimo regalo, non ho potuto ignorare l'atmosfera del compleanno.
Ragion per cui mi sono messo a:

- girovagare tra i negozi in cerca di un capo che gli potesse garbare. Alla fine ho preso ancora una cosa che piaceva a me ed approvata a pieni voti dalla mia shopping assistent Lisa;
- ascoltare il mio istinto dell'ultimo minuto e ridurmi a correre per il centro commerciale prima dell'inizio del mio orario di lavoro per acquistare un pensierino adatto alle sue esigenze (i cinturini dell'HipHop: è vero, dovrei averli io, ma il mio orologio è andato perduto qualche mese fa, al Borgo, e lui ne ha ricevuto uno a Natale);
- nella lettura di un dialogo in cinese e l'altro cercare di spremere i miei pochi neuroni ancora attivi in modo da preparare una sorpresa dignitosa e metterla in pratica: l'idea consisteva in raccogliere frasi da parte di ciascuno degli invitati riferiti al festeggiato, il quale doveva ricondurre il tutto al legittimo proprietario. Questo mi ha portato a trascorrere l'intera giornata connettendomi ora per ora a Facebook per cercare di contattare coloro che avrebbero dovuto recapitarmi le dichiarazioni (a 2 alla fine l'ho dovuta inventare ancora io);
- ridursi a prepararsi in 50 minuti (un sacrilegio, per me) per la serata a causa motivi collegati al punto 3;

Nonostante questo, la festa è stata un successo. 
Il party prevedeva una nottata all'Art, discoteca trasgressiva e friendly da poco riaperta, con un tavolo in fucsia choc regalato da Timo e in una posizione decisamente strategica per mettersi in mostra a tutti quanti gli etero convertibili presenti in discoteca. Alcool a volontà (che non ho potuto toccare perchè guidavo), ragazzi carini a fiumi.
Il sabato mattina la sveglia mi ha riportato alla dura realtà: meno 5 giorni all'esame più temibile nella mia storia da laureando, ovvero Cinese II, dietro solo per preoccupazione a Cinese III. Se voglio passarlo almeno con un 18 mi ci vorrà lo stesso impegno che investo nello shopping, nei fare i regali e nell'organizzare sorprese. Incrociamo le dita.

lunedì 27 dicembre 2010

Il regalo dell'Adorata Cugina

Con l'arrivo del Natale le occasioni di incontri tra familiari e conoscenti stretti si fanno sempre più fitte. Così come le cene, le abbuffate ed i chili in più, d'altronde.
Io iniziai il mio personale processo di ingrasso venerdì sera, alla tradizionale Cena della Vigilia a cui partecipavo assieme ai miei Generosissimi Genitori, all'Adorata Cugina, al suo ricchissimo padre (nonchè mio zio), alla sua paziente madre (nonchè mia zia), ai suoi due fratelli tronisti (nonchè i miei eccentrici cugini) ed altra parentela varia. Sembrerà strano ma la presenza dell'Adorata Cugina è l'unica cosa che mi spinge ad andare a questi incontri noiosi, eppure quest'anno lo spirito fu tutt'altro che questo. Mentre ero seduto a tavola con lei vicina, in un attimo di profonda euforia a causa dei bicchieri di vino che il cameriere continuava a versarci nel calice, disse: "Dovresti vedere il tuo regalo, è troppo fashion. So che è giustissimo per te".
Oddio. Oddio. Oddio. L'Adorata Cugina mi avrebbe fatto un regalo? D'accordo, avrei dovuto aspettarmelo dato che ormai sono anni che ce li facciamo, ma da quando, circa due anni fa, le avevo proposto di evitare il tradizionale scambio di regali di compleanno (che, tra l'altro, festeggiamo a 2 giorni di distanza l'uno dall'altro), credevo che avesse afferrato: per questo Natale niente spese inutili. 
E invece eccola lì, la bomba, il regalo inaspettato che ora doveva essere per forza contraccambiato. Dove avrei trovato un regalo entro il 26 dicembre (giorno dello scambio) se ormai tutti i negozi erano chiusi ed io non avevo nulla in più da poterle dare? Ok, mi dissi, niente panico, scrivi a Sam e Clementia che sicuramente sapranno consigliarti qualcosa. Ma l'unica cosa che riuscì a cavare dalle loro teste fu solo qualcosa di reperibile all'Autogrill, risaputamente aperta tutti i giorni dell'altro.
Brindai l'arrivo del Natale passando in rassegna tutte le mie magliette che avevo nell'armadio, tutte le paia di scarpe che ancora non avevo indossato, tutte le cianfrusaglie che avevo in giro e di cui potevo fare a meno. Niente. 
Il giorno seguente, 25 dicembre, iniziai a maturare due ipotesi: o fuggivo e non mi facevo trovare in casa l'indomani per il pranzo, oppure avrei potuto correre in qualche centro commerciale o qualsiasi punto vendita aperto eccezionalmente la mattina di Santo Stefano. Andai a dormire reduce da una serata allo Stand Up fiducioso: domani mattina mi sarei catapultato in uno dei 4 centri commerciali vicini a me. Uno di loro sarà stato pur aperto, pensai stupidamente. La sveglia alle 10e30, dopo 5 ore di sonno disturbato dal pensiero del regalo da trovare, mi riportò alla dura realtà: tutti i 4 centri commerciali erano chiusi, dovevo arrangiarmi da me. Iniziai ad imprecare la logica dello scambio, cioè quella che ogni volta costringe chi riceve un regalo a doverne fare uno a sua volta. Eppure questo faceva parte del clima natalizio di quei giorni. Soprattutto se l'Adorata Cugina qualche anno fa, per il mio diciottesimo compleanno, mi aveva regalato un Ipod da 2GB e non aveva ricevuto alcun oggetto in cambio.
Deciso a non replicare quella triste scena, cercai un segno divino, finchè alla bellezza delle 12.00, a pochi minuti dall'arrivo degli ospiti, i miei occhi caddero sul coupon degli abbonamenti di riviste e la mia mente iniziò ad elaborare un piano efficace. Un abbonamento non rilascia niente di materiale, avrei potuto dirle che le avevo regalato uno di quei giornaletti femminili mensili da 17 euro, scrivere un biglietto d'auguri in cui avrei esposto in maniera fedele il mio pensiero, ficcare tutto in una scatoletta colorata riempita di paglietta, e tutto si sarebbe risolto nel migliore dei modi.
Fui così preso dall'eccitazione e dalla soddisfazione del mio piano, che decisi di rimandarne a dopo pranzo la messa in pratica; anche perchè, probabilmente, per qualche strano segno cosmico, anche lei si sarebbe potuta dimenticare di portarmi il suo.
Alla fine del secondo, l'Adorata Cugina si alzò e mi portò il regalo. Oddio. "Niente panico, Aspirante Carrie Bradshaw" mi dissi, "ora fingi di dover andare in camera a prendere il tuo, accertati che non ti segua e prepara il tutto nel modo più veloce possibile. Non sarà difficile, voglio dire, è solo un biglietto". Mi fiondai subito un camera alla ricerca di un'idea: una scatoletta, un pò di paglia colorata, un cartoncino in tinta, una buona frase che riassumesse il concetto del mio regalo. Ci misi 20 minuti ed infine ci appiccicai sopra uno stupido fiocchetto rosso, proprio come il biglietto. Cercai di mostrarmi il più disinvolto possibile: non poteva andare peggio della volta dell'Ipod, pensai. E infatti sembrò apprezzare: abbozzai alla scusa che non sapesse dell'apertura di Banana Republic, di Laduree e delle novità modaiole, come pretesto per abbonarsi a "Glamour, la rivista femminile più letta dalle donne" e mantenersi così al passo con i tempi.
Anche se non avevo ancora compilato la lettera d'abbonamento, anche se non avevo pagato, anche se ancora ufficialmente non figurava tra le abbonate Glamour.
Un diversivo dalla routine degli interminabili pranzi tra parenti, direte voi, invece no: è andata a finire che sono stato stressato tanto quanto gli altri giorni dell'anno. Che l'anno prossimo, se mai ancora deciderà di donarmi qualcosa, mi avvisi almeno prima che l'ultimo negozio utile chiuda.

PS: il "regalo fashion" che tanto era stato preannunciato si è rivelata essere una cravatta molto carina al 100% di lana, acquistata in un negozio tremendamente costoso della mia città. A righe viola, blue e grigie. Carina, finalmente anche io avrò qualcosa di griffato, anche se non so quanto la indosserò.

lunedì 6 dicembre 2010

Piccole dimenticanze bibliotecarie




Eh?

Ok. Posso aver dimenticato di riconsegnare un paio di libri presi in prestito qualche mese fa nella mia Biblioteca, ma in fondo cosa vuoi che siano 6 mesi quando un prestito può durare fino ad un massimo di 30 giorni e non di più?
Pensandoci bene dev'essere tutta colpa degli esami che poi mi hanno sopraffatto, delle vicissitudini con Matteo, del litigio con Lou*, della mia presa di distanza con Querceto, del lavoro che ho trovato, dell'inizio delle lezioni universitarie, dell'esame che il 15 dicembre dovrò dare.
Ma soprattutto, e ne sono convinto dal più profondo del mio cuore, la colpa è soprattutto degli sconti che d'estate si fanno sui libri: ad agosto, complice un -25% sul prezzo di copertina, ho acquistato "I Love Shopping" e da quel momento ne sono caduto vittima.
Stefano Benni e l'orrido libro di Carlo Pastore saranno rimasti impolverati dunque su qualche scaffale, magari assieme al mio libro di Cinese. Mi toccherà rispolverare tutto, se non voglio finire arrestato e sporcare la fedina penale sinora pulitissima.
Eppure, essere impegnati è anche questo. Che la mia bibliotecaria acida se ne faccia una ragione.

venerdì 19 novembre 2010

Aspirante Carrie Bradshaw e la guerra dei turni

Il giorno in cui Aspirante Carrie Bradshaw ha messo piede per la prima volta nel "suo" negozio ed ha provato a fare il commesso, probabilmente ignorava di essere finito in un mondo parallelo di un qualche universo/paradosso.
Quella che poteva essere una semplice occupazione dove servire clienti, sistemare scarpe, tenere decente il negozio ed avere sempre il sorriso sulle labbra era la cosa più importante, con il passare dei giorni stava mostrando il suo lato losco: sporche spie, segreti imponunciabili risalenti ad epoche storiche Avanti Cristo, smacchi inammissibili e tutti i colleghi, anche le persone più insospettabili, avevano qualcosa da nascondere. Pare infatti che tra tutti i dipendenti (eccetto qualche rara eccezione) ci sia l'impellente bisogno di dimostrare di essere i più. Più bravi, più belli, più professionali, più affidabili. E anche più stupidi. 
Per rendere le cose più semplici, vi basterà sapere che nel mio Gigantesco Negozio Di Scarpe si distinguono due turni: il turno A (quello con cui ho lavorato durante la mia fase full-time, per intenderci), di cui facevano parte Sam, la mia Frivola Responsabile, Betty, Debby, Lex e Gongolo (quest'ultimo entrato a far parte del gruppo solo da poco poichè prima apparteneva al turno B), ed il turno B, formato da il mio Freddo Responsabile (marito della Frivola Responsabile), le 3 Oche Giulive del negozio, Dave e Verona.
Ecco, sono sufficienti questi pochi personaggi (che, tra l'altro mai si vedono nel corso delle settimane se non per i fatidici 10 minuti di cambio turno) per far sì che scoppi una Guerra Fredda da far impallidire persino quella tra USA e URSS. Provocazioni, sparizioni dagli armadietti, pettegolezzi, spostamenti di seriate di scarpe senza alcun preavviso, strane macchie colorate tra gli oggetti personali... ed un unico effetto: coloro Part-Time si ritrovano a subirne le conseguenze.
Perchè infatti c'è anche un piccolo gruppo di lavoratori Part-Time che tutte le domeniche ed un giorno la settimana si sorbisce il clima di astio tra le due compagini; si tratta di me, la mia carissima collega Giò, Marion (con le quali trascorro ormai le mie domeniche spettegolando e commentando la vita), Damian e l'ultima arrivata Alba.
A noi tocca trascorrere le giornate di lavoro, alternativamente, ora con un turno, ora con l'altro e  cercare di essere il più imparziali possibile.
Purtroppo però la mia amicizia con Sam è stato un motivo più che sufficiente (ma non l'unico) per farmi dare della "spia" dal Turno B e farmi apparire fin dall'inizio appetibile dalle 3 Oche Giulive che, come da copione, si sfogano sul sottoscritto convinte che nella vita "l'arte del sistemare scarpe" sia sintomo di un animo virtuoso o chissà cosa. Oca Giuliva 1, la trentenne zitella Boss del terzetto, in apparenza cortese ed onesta lavoratrice, evita di rivolgerti parola anche se ci stai lavorando per ore e preferisce lanciare battute a Dave, per poi spettegolare con le sue due colleghe pennute snobbandoti a più non posso. Oca Giuliva 2, è invece una trentenne isterica, che passa la vita a taccheggiare scarpe, lamentarsi, chiacchierare con le sue inseparabili amiche dei suoi spasimanti improbabili ed evitare di salutarti quando le pare a piace. Infine Oca Giuliva 3, ventenne ma non per questo meno zabetta, si occupa della cassa e si diverte, oltre che osservare divertita i poveri commessi sofferenti e in difficoltà sotto le scatole che stanno trasportando, a riempire di incarichi inutili, guarda caso, chi le sta più antipatico. Come una vera regina esperta dell'arte del commesso.

Il quadretto sarebbe già sufficientemente assurdo, ma poi un mese fa è arrivata la Distinta Responsabile, rimasta assente per qualche anno dal lavoro perchè in dolce attesa. Non ha perso tempo a mettere in riga i nuovi arrivati, trovare ogni compito adatto a far sgobbare tutti i dipendenti, prendere in simpatia le 3 Oche Giulive con cui ogni tanto si fa anche una bella spettegolata e scontrarsi con la mia Frivola Responsabile. E quando le due donne-boss convivono nello stesso turno, se ne vedono delle belle: una che cerca di far valere il proprio ruolo (ma solo con chi le fa comodo), l'altra che abbraccia invece, per i suoi compagni di turno, la filosofia del "lascio fare a te, se c'è qualcosa che non va te la vedi tu con mio marito".
Oca Giuliva 3 mi ha appena inviato una richiesta d'amicizia su Facebook, probabilmente per poter trovare qualche argomento in più di cui parlare con le altre zabette, che non penso accetterò.
Ecco, questo è il bel teatrino a cui mi tocca partecipare. Ne avrei altre da raccontarvi, ma stasera sono buono e vi risparmio.
E dato che il tutto sembra andare peggiorando, credo che continuerò per la mia strada: assieme a Sam, Giò e Marion assisterò divertito al gruppetto di trentenni o poco meno che si scannano come degli studenti alla scuola elementare. Che vinca il migliore dunque. Io tifo per la mia Frivola Responsabile.

venerdì 5 novembre 2010

Quando diligenza fa rima con Provvidenza

Tanto per rimanere fedele alla mia militanza del "Busy it's better", oggi sarei dovuto andare in UniBi pur non avendo lezione fino alle 16e30. Ovviamente, qualsiasi universitario diligente come me sa che non è necessario avere una lezione da seguire per recarsi alla sua università, ma è sufficiente dover preparare schemi/studiare/fare esercizi per trascorrere una giornata scolorita come questa in piena attività.
Ed è per questo motivo che puntai la sveglia alle 8e25. Il programma era semplice (almeno nella teoria): svegliarsi, prepararsi, lavarsi, andare in stazione giusto in tempo per prendere il treno delle 9e15, arrivare a Milano alle 10 circa, trovare del cibo per la giornata, trovare un luogo adatto allo studio, studiare e aspettare l'inizio della lezione delle 16e30.
Invece al suonare della sveglia continuai bellamente a dormire, ignaro del fatto che nel frattempo i minuti stavano passando. Aprì gli occhi e guardai l'orologio: le 9e35! Ovvero: meno 15 minuti per prendere l'ultimo treno disponibile per Milano fino alle 13e20. Non ci provai nemmeno a fare qualcosa che mi consentisse di tentare l'impossibile così, ancora nel bel caldo del mio letto e dato che salire nel pomeriggio per solo 2 ore di lezione sarebbe stata una grandissima perdita di tempo, pianificai la mia inattesa giornata libera: mattinata sui libri, pranzo, primo pomeriggio sui libri, tardo pomeriggio al centro commerciale con l'Adorata Cugina in cerca di un cappotto marrone, nuovo colore dell'inverno 2010.
Eppure anche questi piani furono destinati ad essere cambiati. Arrivato alla decima pagina di schemi, la mia Frivola Responsabile mi chiamò chiedendomi se, per caso, quello stesso pomeriggio mi sarei potuto presentare al lavoro, data l'epidemia che lentamente stava colpendo uno ad uno i miei colleghi. Non avrei fatto 8 ore fortunatamente, ma 6 ore e mezza con il mio Autorevole Capo ed il turno di colleghi antipatici non furono sufficienti a farmi dire "no". 
Evidentemente Aspirante Carrie Bradshaw non avrebbe avuto nè la sua giornata di riposo nè quella di shopping. Tuttavia presi la chiamata come un segno Provvidenziale: non potevo non essere diligente.

martedì 2 novembre 2010

Aspirante Carrie Bradshaw va al Toilet

Da tempo Sam sostiene che Aspirante Carrie Bradshaw abbia perso un pò della sua vena mondana e si stia, tanto per usare un neologismo, "impoltronendo". Questo, sia chiaro, solo dopo un paio di weekend trascorsi senza mettere piede nè allo Stand Up, nè al Borgo, nè in qualsiasi altro locale gaio che non fosse il Moma.
In realtà la spiegazione era semplice: stanco di fare i salti mortali per poter essere a letto in un ora sufficiente per recuperare le ore di sonno adatte a sostenere le 9 ore arzille della domenica, avevo pensato di appendere le mie inglesine al chiodo e di darmi alla vita casalinga. Complice ormai un tempo sempre più imprevedibile e le scarse opzioni disponibili nella mia Meravigliosa Provincia, perseveravo nel mio letargo volontario.
Ma poi ci pensò la mia amica Vanish a tirarmene fuori quando mi disse di avere trovato, a Milano chiaramente, il posto adatto a me: aperto il venerdì sera, pieno zeppo di etero convertibili e clientela giovane oltre che particolarmente dotata di buon gusto. Faceva proprio al caso mio. In breve tempo organizzammo  dunque assieme a Xander, Sam e un paio di amiche una serata al Toilet, un locale che già dal nome prometteva scintille. All'interno infatti tutto era arredato esattamente come la stanza da cui la discoteca prendeva il nome: carta igienica a più non posso, dei WC al posto degli sgabelli... 
Arrivammo al Toilet un freddo venerdì sera, ed il mio stato d'animo fremeva come non mai; dopo tanto tempo avrei avuto la mia nottata in metropoli, da vera Carrie Bradshaw, in compagnia dei miei amici e, come se non fosse abbastanza, senza dovermi preoccupare per le ore di sonno a disposizione. Entrai con Xander e Sam nel locale e subito ci rendemmo conto di aver decisamente abbracciato aspettative sbagliate: era piccolo, lo stile di alcuni clienti sfiorava l'Etero Sciatto e pullulava o di ragazzi etero o di ragazze lesbiche.
Nel corso della serata ebbi però modo di cambiare idea; grazie a un drink più forte che mai ero pronto a conquistare Milano ed il Toilet, ci voleva giusto un goccetto in più!
Così, seduto sul mio WC nell'area fumatori, decisi di bere contemporaneamente i 3 drink che io e i miei amici avevamo a disposizione, e proprio in quel momento il flash della macchina fotografica del "fotografo ufficiale del Toilet" mi immortalò. Eccolo lì, il mio debutto: seduto su una tavoletta del cesso con in bocca 3 cannucce. Non esattamente la posa per una Carrie Bradshaw.
Poco più tardi, ancora trumatizzato per il colpo basso, incappai in una vecchia conoscenza del Borgo, un tizio americano di cui non ricordavo nemmeno il nome, che, guarda caso, aveva scambiato qualche bacio con il mio vecchio amico Tom. Bastò poco perchè mi presentò un suo nuovo amico, tale Lex, ventitreenne di Milano, studente allo IED con alle spalle un articolo su Vogue. 
"Tlin-Tlin-Tlin" fecero le mie orecchie! Ecco una conoscenza da non lasciarsi scappare. Iniziò così una conversazione con Lex che durò per più di un'ora: mi parlò delle prossime tendenze, di come si trasforma il mercato della moda nel tempo, di un drink che mi avrebbe offerto ma nel frattempo ne approfittò per continuare ad avvicinarsi in modo strano. E se inizialmente potevo pensare che fosse solo un suo modo per parlare più chiaramente a portata d'orecchio, al mio ennesimo tentativo di ritrarmi capì che forse non si sarebbe accontentato di una semplice chiacchiera. Uscimmo a fumare e lì, come ogni gran ragazzo fa, mi offrì una sigaretta perchè, proprio come lui disse, "un cavaliere serve sempre". Cercai di rivalutarlo: era carino, intelligente, altruista e soprattutto avrebbe potuto farmi conoscere nuovi agganci per la mia futura carriera ma la parte ancora sana di me capì che non ne sarei mai stato in grado.
Per qualche strano motivo non ero più in grado di baciare qualcuno per il semplice gusto di farlo; e dopo aver scambiato i soliti contatti Facebook ci salutammo.
Il congedo con Lex corrispose con la chiusura del Toilet: tornai da Xander e Sam, convinti che tra me e lui ci fossero state fuoco e fiamme, ma li delusi. Poco più tardi, sulla via del ritorno ci fermammo in Autogrill, ormai tappa necessaria, e lì, alle 5 e 30 del mattino avvenne qualcosa di inaspettato: facemmo conoscenza con due tipi strani dagli intenti ambigui che ci seguirono per ben 2 Autogrill alla ricerca di chissà cosa.
In realtà Xander lo sapeva benissimo ed optò per una piccola gita in bagno speranzoso che almeno uno dei due tizi lo seguisse per una "conoscenza più approfondita". Fortunatamente, sebbene il tizio fosse carino, non successe nulla ed alla bellezza delle 7 rincasai.
Se solo un venerdì sera al Toilet aveva fatto succedere tutte queste cose, forse valeva la pena fare qualche serata in più: avrei conosciuto nuove persone che contano (come Lex), avrei assistito agli abbordaggi in Autogrill da parte di gente strana (vedi i due tizi), avrei visto Vanish alle prese con le conseguenze delle sue sbornie, avrei potuto ridere con Xander e Sam di certa gente strana, avrei visto locali nuovi ed interessanti.
E infine, avrei avuto tante foto imbarazzanti da vedere pubblicate il giorno dopo sul sito del locale, ma Carrie Bradshaw, nella sua gioventù, sono sicuro che abbia fatto anche quello. 

lunedì 25 ottobre 2010

L'assurdo alla Feltrinelli

Una fredda domenica pomeriggio, un centro commerciale strabordante di gente. Aspirante Carrie Bradshaw, in pausa dalle sue 8 ore in mezzo a scarpe e deciso a seguire la scia di Rebecca Bloomwood, si prepara a compiere la sua missione: recarsi alla Feltrinelli per acquistare la 4 stagione di Sex And The City, in offerta speciale a 19,90 euro anzichè 32, fino al 1 novembre. Giusto per scaldare l'attesa dell'uscita in dvd del sequel.
Dopo un primo giro, l'amara scoperta: erano esposte la stagione 1-2-3-5. Mancava solo la 4. Panico.

Aspirante Carrie Bradshaw: (rivolto alla cassiera) scusi, posso chiederti una cosa?
Cassiera 1:certo, dimmi!
ACB: sto cercando la 4 stagione in dvd di Sex And The City; ho controllato sullo scaffale apposito, tra i cofanetti in offerta ma non c'è. Non ne avete per caso qualcuna in magazzino?
C1: mm, se vuoi possiamo ordinartela, aspetta che controllo sul pc. (controlla sul pc) Mi sembra strano, hai guardato bene? Il computer mi dice che ne abbiamo ancora 2 copie, prova a guardare nella sezione delle serie TV, dovrebbero essere lì.
ACB: ah, ok. Io avevo guardato solo lì (ed indica lo scaffale su cui sono disposti unicamente i cofanetti di Sex And The City). Provo a controllare!

(ACB va a controllare nella sezione delle serie tv. Spuntano cofanetti di "Una Mamma Per Amica", "Dexter", "Scrub", addirittura "I Simpson", ma di Sex And The City nessuna traccia. Intanto il tempo scorre, tra 15 minuti devo tornare in negozio)

ACB: (dopo aver atteso qualche minuto che la cassiera smaltisse la fila) ho guardato, non c'è.
C1: mi sembra strano, aspetta che controllo. (C1 scende dal bancone e si dirige verso lo scaffale dedicato a Sex And The City, ACB la segue incuriosito e parecchio perplesso)
C1: (dopo aver controllato ed aver realizzato che ACB non racconta stupidaggini e ci vede, per fortuna) hai ragione, ora chiamo subito un collega (C1 torna in cassa a chiamare un collega, ACB la segue, la cassiera 2 lo guarda perplessa). Ora arriva subito il mio collega, era in magazzino.
ACB: .... ("maledizione")

(ACB è vicino alla cassa in attesa del Commesso, intanto il tempo continua a scorrere. Ha ancora 5 minuti di pausa ma è fatta, a breve potrà stringere tra le mani il suo cofanetto. Poco dopo il Commesso arriva e porge il sudato scrigno, "Ora posso finalmente pagare e poi fiondarmi a lavoro" pensa ACB)

ACB: (in cassa, pronto a pagare e sorridente) eccomi, finalmente!
C1: (prende il dvd) sono 32 euro.
ACB: (scioccato) scusa, ma non era 19e90? C'è un cartello che dice che tutte le stagioni di Sex And The City sono scontate a 19e90!
C1: (perplessa) non ne so nulla. (guarda C2) Abbiamo in offerta le stagioni di Sex And The City?
C2: (allarmata come se un ragazzino stesse cercando di fregarla) il prezzo è scritto sulla confezione, dove hai visto il cartello?
ACB: là (indico lo scaffale con il cartello)
(C2 va con l'aria di chi la sa lunga a controllare e torna)
C2: ah, credo che valga solo per quelli con il bollino. Solo quelli con il bollino giallo sono scontati.
ACB: (seccato) ok, allora ne prenderò un'altra.

(ACB corre allo scaffale e, dopo un calcolo sopraffino, opta per la 2 stagione, ritorna in cassa)

ACB: ecco, prendo questa (porge il cofanetto a C1); scusami, ma cosa cambia tra il cofanetto esposto settimana scorsa e quello in magazzino?
C1: non lo sappiamo, noi seguiamo le direttive esterne. Sono 19e90 euro.
ACB: ecco, guarda scusa per il disturbo (mentre prende il resto e la borsa con i cd).
C1: figurati, ciao!
ACB: ciao (esce dal negozio: "ma vaffanculo!").


Questa è stata l'odissea per poter stringere tra le mani l'intera seconda (originale) stagione in dvd del mio telefilm preferito. Ma per Carrie Bradshaw questo e altro, ora mi sento completo come non mai. Eppure l'episodio ha decisamente dell'assurdo.

martedì 12 ottobre 2010

Busy it's better

La prospettiva di una vita professionale impegnata e di una milanese mondana mi hanno ispirato ad una nuova militanza: "Busy is better".
Ossia, giusto per abituarsi fin da subito ai ritmi frenetici della metropoli, smettere (o quasi) di lamentarsi dei difetti derivanti dal tentativo di conciliare il tronimio vita lavorativa-vita accademica-vita mondana e concentrarsi sugli aspetti positivi di una vita impegnata che tanto mi facevano sentire realizzato. Fare i salti mortali per cercare di essere puntuali al lavoro, trovare il modo di uscire con gli amici dopo le 8 ore trascorse a sistemare scarpe e pianificare ogni singolo minuto di una serata in modo di dormire almeno 6 ore in vista della lezione universitaria della mattina seguente non era più fonte di stress, ma di divertimento.
Da poco più di una settimana stavo cercando di tenermi sempre più indaffarato; destreggiandomi tra l'inizio dei corsi, i calcoli degli esami prima della laurea, giornate da commesso e serate in discoteca avevo trovato il modo di sentire che stavo realmente facendo qualcosa per me ed il mio futuro. Tutto questo movimento avrebbe dato i suoi frutti.
Così, dopo l'ennesimo sabato sera trascorso in discoteca con Sam ed un particolare venerdì sera assieme all'Adorata Cugina, mi ritrovai con una domenica parecchio delirante: 4 ore e 30 minuti di sonno (il minimo sindacabile da una certa età in su), 9 ore in un centro commerciale subendo clienti ed ordini di ogni tipo, 10 minuti nel camerino del negozio di Vanish per cambiarmi d'abito (il minimo sindacabile per me) ed un'ora di aperitivo a cui avrebbe seguito una serata in compagnia di Xander e Vanish al Sushi Wok, un ristorante cinese/giapponese, in cui tutto il cibo era a buffet.
Vissi la mia serata serenamente, felice di essere riuscito a conciliare tutto, con in programma un incontro in Università il mattino seguente, sazio di Machi ma anche raffreddato ed infreddolito.
Il giorno dopo ero pronto per la mia gita in UniCat con l'Adorata Cugina, dove, tanto per programmare anche la mia carriera da laureato, mi sarei informato sulla laurea specialistica ed un pomeriggio di studio e lezione con Clementia. Arrivai al lunedì sera a pezzi e rabbrividito non per l'eccitazione; ma per il freddo.
Evidentemente questo momento aveva dato i suoi frutti, il mio fisico non era più in grado di reggere certi ritmi nè tanto meno le nottate di vestiti leggeri e balli allo Stand Up, così oggi mi sono preso un giorno di riposo dove ho comunque studiato per l'esame di Cinese II di gennaio.
Morale della storia: va bene essere busy, ma anche un pò di relax non fa male a nessuno. Sia che si tratti di un giornalista, sia di un commesso.