martedì 13 marzo 2012

Predictably

Quando il dovere chiama, Aspirante Carrie Bradshaw risponde.
Giovedì notte. Sono le 3e30 e sono al pc per terminare un pezzo per l'evento che l'Ambizioso Cugino sta organizzando nella Bella Provincia. Devo parlare di sostenibilità, sport, ambiente, devo documentarmi, sfogliare il vocabolario dei sinonimi e dei contrari, ed ho sonno.
Dopo una serata solo con Giulio al Bobino bevendo a più non posso, una cena con Beniamina e Natascia, ed una cena al giapponese con il cugino gaio che sempre mille spunti mi dà, sono alla quarta nottata della settimana e non vedo l'ora di riappropriarmi delle ore di sonno che tento di recuperare ormai da settimane. Voglio dormire. Concludo l'articolo, ora posso addormentarmi.  Nemmeno il tempo di riflettere su cosa indossare l'indomani e crollo nel sonno.
Il mattino dopo mi trascino con delle occhiaie incredibili in ufficio. "Aspirante Carrie Bradshaw" mi dice Stefania, non appena mette piede in ufficio "ci sono da leggere le letterine che i bambini hanno scritto al sito degli Amici del Mulino. Sono 3549. Dividile con l'altra stagista e rispondete a tutte". Non ci posso credere. 3549 letterine? I bambini non hanno nulla di meglio da fare? Che so, che fine hanno fatto le macchinine, il classico nascondino o le vecchie Barbie?
Inizio a scorrere l'elenco della posta elettronica quando mi suona il telefono. E' mio cugino. "Ciao Aspirante Carrie Bradshaw, ho ricevuto i tuoi pezzi, vanno molto bene. Ci sarai vero domani all'evento?" "Certamente" "Bene, perchè avremo ancora bisogno di te. A domani". 
Ommioddio. 
Quando diavolo potrò dormire? E soprattutto: se Giulio mi chiama per uscire come farò a dirgli di sì? Niente panico, mi dico, tutto si può risolvere. Basta pensare con metodo e massimizzare l'uso delle risorse, tipo: Filippo, che può darmi tutti i passaggi che voglio. Oh sì, sarà facilissimo. Termino la giornata leggendo letterine e buttando un occhio agli orari di trenitalia per capire cosa fare della mia vita nel fine settimana di fuoco che mi aspetta. Ho, nell'ordine: una due giorni di sport a cui assistere, Filippo che voleva uscire a cena e dormire da me, Clementia che mi reclamava per un'uscita, Beniamina che mi aveva invitato al Limelight, Giulio che mi chiedeva cosa avrei fatto sabato sera, Beniamina che mi aveva invitato ad un aperitivo a casa sua, dei capelli da tagliare. Posso benissimo farcela.
Venerdì sera rimango a casa, collassato sul letto a guardarmi telefilm e puntate che non ero riuscito a vedere da settimane. Il sabato mattina corro come un disperato in Stazione Centrale per tornare in provincia senza perdere il treno che ho tra 20 minuti.
Arrivando a casa mi rendo conto di come la giornata sia incredibilmente bella. Il sole, il cielo limpido, il verde dei campi.. tutte cose che in queste settimane non avevo ancora avuto modo di notare. Non mi rendo conto che sono già arrivato a destinazione. 
Dopo un breve salto dal parrucchiere raggiungo il centro del paese per assistere alla gara. Le brochure che ho realizzato sono andare letteralmente a ruba. Che soddisfazione! Mi raggiunge l'Adorata Cugina e tra un abbraccio e un bacio mi raggiunge l'amara verità: "L'aperitivo biologico che tu hai messo la domenica in realtà è stasera, hai sbagliato a scrivere il programma in brochure!" "Cosa?" "Sì, il QI (discoteca che collabora con l'evento) è stasera che installa il dj set qua, non domani, come hai scritto tu". Ommerda. Sono nella merda. Preso dalla frenesia di andare al Tunnel, non mi sono reso conto che ho sbagliato il giorno. D'altro canto, non potevano controllare quello che avevo scritto? Controllo il pezzo di carta. Fortunatamente la parte in questione non è così vincolata a "domenica 11 marzo", è in una posizione ambigua, potrebbe essere benissimo associata a "sabato 10 marzo" e poi, che carini, i grafici hanno seguito le mie indicazioni mettendo nel box a parte il discorso del sindaco! Oh, che soddisfazione! Guardo ammirato il mio lavoro e mi congratulo con me stesso.
L'evento fila liscio, gli atleti partecipanti sono più di mille, provenienti da ogni parte di Italia, ed uno di loro, un ragazzo 23enne molto carino, continua casualmente a girare intorno allo stand dove sto sistemando i programmi e i regolamenti per la gara di domani. Che ci sia un messaggio in codice? Filippo intanto mi chiama. Vorrei rispondere ma qualcosa mi ferma. Sono davvero sicuro di voler tornare stasera stessa? Meglio una cena a Milano con lui o una serata in provincia a preparare le cose per la mattina dopo, magari con l'atleta in questione? L'Adorata Cugina è esterrefatta: "ci sono gay ovunque?" "Ma certo tesoro" rispondo "su 1000 atleti è percentualmente certo che ce ne siano almeno una cinquantina omosessuali". Il mio compito è scovarne il più possibile. Pensandoci bene, perchè stasera non faccio una visita all'hotel dove pernottano? Ho il pass! Avrei a disposizione ogni singola camera! Ma prima c'è l'aperitivo organizzato dal QI con ballerini vestiti da Batman e Wonderwoman, dj, un pullman limousine con bar, divanetto e tv al plasma a bordo e tanti nuovi ragazzi da conoscere. Faccio un pò di pubbliche relazioni: cioè giro ubriaco a intrattenere ospiti completamente scioccati dalla mia omosessualità esplicita, ma è pur sempre un modo per farsi conoscere. Come diceva la mia Holly, fare scandalo è un dovere e lasciare il segno è molto importante, se si vuole diventare qualcuno che conta. Respiro già l'aria del successo, quando uno dei cubisti mi suggerisce di andare ad intrattenere gli etero curiosi direttamente al QI salendo in qualità di Nicole sul palco. Già mi vedo, in tacchi, sul palcoscenico di fronte ad una folla di uomini apparentemente disgustati ma in fondo desiderosi di provare cosa voglia dire andare con una travestita. 
Il telefono squilla per la quinta volta, Filippo mi riporta alla realtà: è qui e mi sta aspettando. O meglio, Milano mi aspetta.

Il viaggio verso Milano è strano. Filippo continua a lanciare una serie di battute strane: aspettavo mi invitassi all'evento, se mi dicevi dov'era l'aperitivo magari sarei venuto, non mi scrivi mai, è da tutta la settimana che ti sento strano, se non vuoi non ci vediamo... Io invece continuo solo a fargli notare come sia liberissimo di fare quello che vuole e di come il suo interesse per la ragazza che dice di essersi scopato settimana scorsa stoni con quello che sta dicendo. Insomma: che cosa vuole Filippo? Un ragazzo etero, prova per la prima volta ad andare con un travestito. Inizia a chiamarlo tutte le sere, escono a cena, gli dà strappi per Milano, fa battute sul fatto che il travestito non abbia più voglia di vederlo, sentirlo o fare sesso con lui. Continua a dire di cercare donne, di non volere storie, di voler passare del tempo con me. Il travestito intanto, si prende bene per un pierre dalla dubbia eterosessualtità, che ama l'apparire, vuole Beniamina, non perde occasione per fare serata. La mia vita stava diventando un vero caos. Serve ordine. Mentre in macchina attraversiamo i campi, il cielo è limpido e la luna è alta in cielo, mi rendo conto di come la situazione sia completamente sbagliata. Dovrei essere felice, ho un ragazzo che mi vuole, mi porta fuori a cena, mi riempie di attenzioni e vuole essere partecipe della mia vita e di quello che faccio. Se fosse stato il carabiniere, o Michele, o Giulio, probabilmente sarei soddisfatto.  Invece non posso che continuare ad osservare come Filippo sia banale e qualunquista in tutto quello che fa. Troppa prevedibilità nuoce. E a me servivano stimoli.
Arrivati a Milano passiamo da casa per sistemare un paio di cose e prenotiamo il tavolo al giapponese lì vicino. La cena la trascorro ingozzandomi come non mi succedeva da tempo, sorridendo con Filippo e realizzando che tutte le mie supposizioni, i miei dubbi, le mie idee erano vere: Filippo non mi dà stimoli, le conversazioni non ti lasciano niente, ti fa sorridere, ma non puoi costruire una relazione sul sorriso. Anche se quando ti paga il conto sei così riconoscente che vorresti subito baciarlo.
Tornando a casa passiamo davanti al Mono, ed un'orda di ragazzi gai affolla la strada. Sento il richiamo frocio. Vorrei unirmi a loro, ubriacarmi, andare a ballare, divertirmi. Attraversiamo Corso Buenos Aires e incappiamo in gruppi di amici gai che sfoggiano i loro vestiti nuovi per le loro serate gaie. Improvvisamente muoio di invidia. E' questo il sabato sera che volevo? Arriviamo a casa e ci mettiamo a letto a guardare Mai dire Grande Fratello. Alle 2 Filippo dorme. Passerà la notte lì e maledico il giorno in cui ho pensato di invitarlo da me a dormire. Vorrei dirgli di tornare a casa, ma i sensi di colpa mi fermano. Vorrei uscire, andare a ballare, seguire l'ondata del sabato sera come tutti i ragazzi, ma non posso. C'è Filippo che mi stringe a sè.
Mi addormento consapevole che questo non è il sabato sera che avrei voluto avere. Avevo una scalata sociale da compiere, nuove persone da conoscere, un nome da costruire, nuovi etero da convertire.

mercoledì 7 marzo 2012

Angeli Custodi

Ok, niente panico, si tratta solo di un aperitivo Bio con dj set, posso inserirlo quando credo più opportuno. In fondo, si tratta di un evento sportivo, sicuramente questa attività è del tutto secondaria, metterlo il sabato o la domenica non ha importanza. Sì, penso lo metterò la domenica.
Fisso lo schermo del mio pc portatile, sono le 23e17 di venerdì sera, alle 23e30 devo essere al Mono, dove ho appuntamento con Rosa ed un paio di amiche, per brindare come anticipazione alla folle notte al Tunnel. Sono vestito di tutto punto, con le mie nuove francesine, jeans risvoltati, ciuffo ribelle, matita più che evidente, ed una brochure da mandare in stampa entro la mezzanotte. Devo finirla, mi ripeto. Devo ricordare quando è in programma l'aperitivo Bio nell'evento che sto seguendo. 10000 copie di un programma scritto da te che verranno lette da chiunque non sono come i post di questo blog. Devo farle bene, devo essere puntuale nella consegna, devo capire quando cavolo è fissato l'aperitivo. L'evento è di due giorni, quindi due opzioni: il sabato o la domenica.
Lo ficco la domenica alle 19, mi spruzzo il profumo, ultima laccata, esco.
Sfreccio al Mono alla velocità della luce e mi rendo conto che ricorda vagamente il Moma di provincia, meno sfranto, molto più popolato, ma la filosofia non cambia: bere in strada è sempre top. Saluto Rosa e le altre ragazze, brindo con un Margarita e ci dirigiamo verso il Tunnel. Serata electro, gente ubriaca oltre che strafatta, urla e spintoni per un sessantenne dalla fama internazionale che mette musica. Questo è il Tunnel.
All'uscita, decido, visto che si tratta di 10 minuti a piedi, di tornare a casa senza ricorrere al taxi. Se ne avvicina uno e mi offre un passaggio gratis. Faccio mente locale e mi torna in mente l'esperienza avuta la notte fuori dal Gattopardo, quando mi sono ritrovato a girare Milano con lo pseudo fratello di Conte, meglio rifiutare, e tornare a piedi.

Sabato sera. Io e la mia compagna Beniamina stiamo andando a casa di Ilaria e Marialaura a cena. Cerco di ignorare il fatto che il pierre Guido mi stia tampinando da due giorni sui programmi di questa sera. Già venerdì pomeriggio mi ha chiamato chiedendomi quali sarebbero state le mie intenzioni per il weekend ed ora mi trovo di fronte ad un bivio. Se le mie amiche optano per una serata nuova al Limelight, Guido, che di locali pettinati ne ha fin sopra i capelli, avrebbe preferito qualcosa di nuovo e di più alternativo. La domanda sorge spontanea: mantenere i programmi o adeguarli al mio nuovo colpo di fulmine? La risposta viene da sè a cena, quando Ilaria e Marialaura propongono di tornare all'Old Fashion. Il tempo di scrivere a Guido, che subito mi richiama per ufficializzare il tutto. Era inevitabile: Guido era più presente del prezzemolo nelle mie serate.
Arriviamo al locale che la folla è già accalcata, mi vedrà mai? Mi chiedo, dopo una bottiglia di vino bevuta alla meglio in tram. Il mio ciuffo fa il tutto: Giudo mi fede e mi fa superare la fila promettendomi di passare non appena chiude la lista a salutarmi. 15 minuti dopo e mi ritrovo lì, con lui, a parlare dell'assente Beniamina e degli apprezzamenti che il suo capo ha fatto sulla mia estroversione, tanto da propormi un impiego lì. "Il mio responsabile credo voglia proporti di fare l'animatore ai tavoli" dice nel frastuono della musica. Mi sento lusingato, ma preferirei animare lui, anzichè i clienti e sorrido in modo imbarazzato. Inizia così una serie di scene imbarazzanti: lui che mi regala drink, lui che mi invita al tavolo, io che non voglio abbandonare le mie amiche, io che non so che fare per non apparire il classico approfittatore. Usciamo a fumare e parliamo della sua ex fidanzata, che l'ha mollato 3 mesi fa quando, dopo 2 anni, è partita per studiare in America e ha deciso di piantarlo dopo 2 mesi. Lui ancora dice di soffrirne, io spero di riprenda con Beniamina. O con me.
Guardandolo, ascoltandolo, parlandoci, mi rendo conto che Guido non ha proprio nulla a che fare con Querceto: non cerca ragazze da limonare in discoteca, odia le persone frivole, vuole relazioni serie, odia i locali troppo impegnativi. Un ragazzo vero o finzione?
Mi presenta diverse persone, ma poi mi rendo conto che forse è anche il caso di raggiungere le mie amiche, lo lascio con la promessa di raggiungerlo al tavolo. L'ho in pugno, continuo a ripetermi, è mio, mi darà un passaggio, mi bacerà, lavorerò ballando e sculettando tra i tavoli dell'Old Fashion. In fondo, tutte le persone importanti hanno iniziato così.
Mezz'ora dopo mi arriva un messaggio su Whatsapp. Era Carlo. "Scusa ma sto tornando a casa, ero solo da mezz'ora e non ti ho più trovato, ci rifacciamo martedì al Bobino. Scusami". Sono senza parole. Niente Guido, niente bacio, niente passaggio! Guardo i drink gratis, ormai completamente sprecati senza di lui in giro: che senso avrebbero avuto? Continuiamo a messaggiare fino a che anche Marialaura decide che è ora di tornare a casa.
Cammino fino al pullman, dopo che ho salutato le mie amiche napoletane, e non posso fare a meno di chiedermi per quale motivo una persona così gentile, sensibile e simpatica potesse essere effettivamente sola. E' etero? E' gay? E perché insiste tanto nell'andare in posti nuovi con tutti i locali dove lavora? E ancora: era possibile che uno famoso e conosciuto come lui potesse stare per mezz'ora solo in una discoteca? Intanto il telefono suona: è Filippo, ma decido di non rispondere, visto che chiama tutte le sere ormai.
Non so cosa pensare, ma di certo mi rendo conto che devo diventare il mezzo per aiutare Guido a godersi meglio i suoi sabati sera. Il suo angelo custode.
Domenica pomeriggio ci sentiamo e mi invita con lui, una sua amica e il suo fidanzato per un giro di shopping. Io, imbarazzato, decido di uscire più tardi.
Poco dopo, all'aperitivo con Beniamina e Natascia, ci raggiunge per un saluto veloce e scopro che sabato, alle 2e30 aveva scritto un messaggio a Beniamina sul fatto che mettere la camicia per lei, data la sua assenza all'Old, era stato un vero spreco. Arriva il momento di chiedersi dove siano i propri angeli custodi, in questi casi. Poi, mentre torno a casa passeggiando per via Torino, Lou* e Clementia mi telefonano per conoscere gli  ultimi aggiornamenti. Forse, penso, anche io ho i miei angeli.

domenica 4 marzo 2012

Passerella, omologazione, Blackberry

Quando la Settima della Moda sbarca a Milano il popolo fashionista apre gli occhi, esce dal letargo ed inizia a farsi un giro per la città.
Lo sapevo bene io che, spolverate le mie francesine nuove di ogni tipo e colore, ormai non perdevo occasione per rendere ogni sera a Milano una vera avventura glamour. Se ormai avevo fissato a martedì il giorno di aperitivo al Bobino con Giulio, avevo comunque una serie di inviti a feste presentate come esclusive e a sfilate più o meno note, ma soprattutto avevo in programma festeggiamenti al Plastic che mi avrebbero consentito di andare in avanscoperta e cercare informazioni con cui arricchire i miei racconti a Giulio, che ormai mi considerava un abituale del luogo.
Al terzo giorno di Fashion Week però non potevo ritenermi soddisfatto delle mie conquiste: nonostante mi fossi diligentemente segnato il calendario delle sfilate divise per giorno ed ora, non avevo ancora preso parte ad una. Dovevo darmi una mossa, assolutamente. 
Arrivò in mio aiuto Santa Maura, mia collega nell'ufficio dove lavoravo, che grazie a conoscenze varie con giornaliste più o meno importanti, mi garantì un pomeriggio di Fashion Week alla sfilata di Costume National.
Il tempo di chiedere il permesso alla mia professoressa/responsabile, e già mi trovavo al Castello Cairoli dietro alle quinte della sfilata. Parrucchieri, truccatori, vip, volti noti, addetti ai lavori... ovunque si respirava aria di fama. Presi posto vicino alla passerella ed iniziai a cercare il mio idolo: la giornalista Silvia Paoli. Arrivarono Emma Marrone, Jo Squillo e tante altre piccole celebrita, ma di lei (che, tra l'altro non ci rendeva il lavoro per nulla facile dato il suo aspetto fisico completamente anonimo) nessuna traccia. Vedendo passare ragazzini più o meno ben vestiti, donne degli alti strati sociali e giornalisti vari, mi resi conto di una cosa: non sempre la griffe dà il tocco in più a chi la indossa. E' lo stile che fa la differenza. Mi strinsi perciò nel mio blazer, annodai le mie francesine borchiate, strinsi la mia clutch e ammirai la sfilata. Andammo poi dietro le quinte a sorseggiare champagne, salutare persone non meglio conosciute per poi correre in ufficio e terminare l'articolo sulla nascita della dieta mediterranea.
Santa Maura aveva realizzato uno dei miei desideri: assistere ad una sfilata. Ma non solo: venni letteralmente invaso da inviti: Bottega Veneta l'indomani mattina alle 9e30, Malìparmi alle 12e30, uno stilista emergente il lunedì alle 17... Insomma, era proprio vero: una volta immerso nel mondo glamour, uscirne è davvero impossibile.

Alle 19 dello stesso giorno, iniziai a prepararmi per la serata delle serate. Quella della resa dei conti, che stavo pianificando sin dall'arrivo a Milano: quella al Plastic. Se da una parte avevo bisogno di informazioni che rendessero più credibile la mia vita immaginaria a Guido, dall'altra avevo bisogno di sfoggiare i miei leggings Versace, maglietta paiettata, accessori stravaganti tutti presi per l'occasione. A tale proposito ci pensarono Vanish e Chicca a salire a Milano per darmi una mano, il tempo di sistemarci e corremmo a Lelephant per un drink veloce. Arrivammo al Plastic e la coda si era già formata. L'aria di fama e glamour che avevo respirato sin dalla sfilata non accennava a sparire. Riuscimmo ad entrare fortunatamente solo dopo 5 minuti ed una volta posati i cappotti, mi resi conto di quanto quel posto fosse curioso. Musica ricercata, ambiente piccolo ed esclusivo, clientela varia... Bevevo il mio drink chiedendomi cosa potesse avere di speciale quel posto: perchè Giulio e molti altri etero che scopavano Nicole erano attratti così tanto da quell'ambiente assolutamente alternativo? Mi resi conto che andarci poteva rappresentare uno status symbol, proprio come me, che avevo messo "entrare al Plastic" nella lista delle cose da fare per essere un milanese cool, anche gli altri speravano di sentirsi a loro modo parte di una cerchia ristretta di persone: quelle che si distinguevano dalla massa informe. Bevvi parecchio alcool, conobbi gente, guadagnai l'invito per una presentazione di una linea di vestiti per il lunedì.. mi sentivo un vero milanese, ma poi, quando si trattò di entrare nel privè per cercare Chicca, scomparsa improvvisamente con un ragazzo pelato, fui costretto ad affrontare l'ennesima umiliante selezione. Un ragazzo in kilt, dietro ad una porta, spiava dall'oblò la gente in fila e diceva al buttafuori quale fare entrare. Ad un certo punto iniziai davvero a chiedermi: perchè tutto questo? Per quale motivo ridicolizzarsi ed aspettare che un tizio sconosciuto mi indichi e mi dica "tu puoi entrare"? Non sarebbe dovuto essere il posto dove tutti erano liberi di essere chi volevano? Il buttafuori mi aprì la porta ed interruppe le mie domande. Ero dentro il privè del Plastic. Mi resi conto che era esattamente come il resto del locale: inutile, sopravvalutato, omologato. Le persone che erano dentro a ballare in modo sfegatato e che credevano di distinguersi dalla massa informe in realtà si stavano uniformando ad un nuovo stile: quello alternativo, con sue regole rigide, sue esigenze, sue leggi. A che scopo tutto questo?
A fine serata Vanessa e Chicca preferirono fermarsi a parlare con tre ragazzi offensivi ed io, saturo di ipocrisia alternativa, tornai a casa soddisfatto della serata. Ero a Milano, avevo visto le sue principali attrattive glamour e potevo ritenermi soddisfatto di me. Stavo raggiungendo gli obiettivi prefissati.
Arrivato a casa mi accorsi di aver perduto il cellulare. Volevo morire. Il giorno dopo compari un Blackberry. Ora ero davvero un milanese figo, fashionista, omologato.

giovedì 23 febbraio 2012

Proprio come Querceto

Martedì mattina, ore 9e43.
Arrivo in ufficio con il mio (solito) ritardo di 13 minuti ben propenso ad affrontare una nuova giornata da stagista, il caldo mi rallegra e Guido, che sto sentendo da domenica mattina, scrive cose sulla mia amica Beniamina e fissa serate infrasettimanali in giro per Milano. Meglio di così non può proprio andare.
Nemmeno il tempo di terminare il mio thè che Alessandra, la socia cattiva della mia professoressa, mi chiama nel suo ufficio. "La proposta di gioco sui ragazzi di Amici che hai fatto è piaciuta all'agenzia che si occupa della pagina Facebook di Fanta. Ora butta giù due righe in cui spieghi com'è che le mandiamo a Maria (De Filippi ndr)". Come? Due righe per Maria De Filippi? Che mi posso inventare?
Cerco di ignorare il fatto che di giochi online non ne so nulla, che parole inglesi sui games non le conosco, che non sono nemmeno in grado di proporre un gioco ad un'agenzia, figuriamoci a Maria De Filippi. Poi mi faccio coraggio, e mi esce una facciata di regole e formalità che viene mandata subito via mail. Aiuto.
La giornata scorre veloce, senza che io mi possa rendere conto del fatto che Guido risponde subito ai messaggi di posta di Facebook (rendendo le nostre conversazioni ancora più angoscianti, visto che non ho la forza mentale di cercare argomenti in comune con lui). Lo stage è stage, Maria è Maria, Guido può anche aspettare.
Al termine della giornata Natascia mi telefona: "Ciao Aspirante Carrie Bradshaw, io e Rosa stiamo andando al Bobino per un aperitivo, vieni?" "Non saprei" rispondo io, che sto pegnendo il pc, sono stanco morto e esco dall'ufficio "Dai, c'è anche Guido ed abbiamo prenotato il tavolo, non puoi mancare!" "Ah, volentieri dai, un tavolo non si rifiuta mai. Poi il martedì sera vanno tutti al Bobino!". Fine della telefonata. Guido mi aspetta, devo assolutamente correre a casa a cambiarmi. E poi, pensandoci bene, il Bobino è tornato così di moda che mancare non si può, visto la Fashion Week in fase di inizio.
Alle 21, con un'ora di ritardo rispetto al previsto, arrivo saltellando sulle mie francesine borchiate al Bobino, decisamente seccato per la scarsa efficienza dei mezzi milanesi, ormai sempre più propensi a creare disagi a noi ragazzi a piedi.
Entro nel locale e trovo Natascia con un ragazzo conosciuto sabato, mentre Rosa si intrattiene con il suo amico di sesso salito a Milano da poco, di Guido ancora nessuna traccia. Ci facciamo strada cercando il nostro tavolo che nel frattempo sembra scomparso e maledico l'intero Bobino perchè la prenotazione è necessaria se ci si vuole sedere per un aperitivo. Troviamo dopo qualche ricerca un ottimo tavolo con tanto di divanetti, il tempo di iniziare a brindare con il mio Margarita ed ecco che compare Guido, più etero che mai. Si siede con noi 5; guardandolo bene mi rendo conto che fa un sacco di tenerezza: un ragazzo dell'UniCatt, pr, carino, che viene da solo al Bobino avvisandomi persino di essere in ritardo. Ho gli occhi a cuore.
Natascia e Rosa mi prendono da parte chiedendomi se tra me e lui ci sia qualcosa: pregherei di sì, ma la mia idea è solo una: vuole approfondire la conoscenza con Beniamina ed io sono solo un tramite, proprio come Querceto con Lou* ai tempi. Ci raggiunge un suo amico calciatore dell'Inter, molto carino, molto socievole, molto open mind. Ridiamo e scherziamo come se ci conoscessimo da tempo, finchè la musica non si alza ed esco a fumare con Guido e il suo amico. Gli argomenti di cui si parla sono solo 2: cuori spezzati (il mio ancora intatto, il suo occupato da Beniamina ma infranto una sola volta) e serate in discoteca (che lui odia, perchè non intende conoscere tizie ubriache, che ballano e prive di personalità, ma solo con sostanza). Se non gli piacesse Beniamina, direi che fosse gaio. "Allora, che dici se venerdì prossimo andassimo al Plastic? Potrei vestirmi così?", e lì capii per quale motivo fosse poi così interessato a girare con me. Mi considerava il suo passaporto per il Plastic: discoteca particolarmente selettiva dove per entrare un amico gaio che si veste in modo eccentrico come me (per gli etero normali, in realtà essere eccentrici è altro) garantisce l'accesso. Io ero la sua chiave. "Devi dirmi come devo vestirmi e qual è la serata giusta, io non sono mai andato". Decido allora di essere un abituè del posto e inizio la mia scenetta intitolata "Io, colonna portante del Plastic": amici in ogni dove, entrata assicurata, serata ideale... Mentre lui mi ascoltava rapito da quel locale così piccolo ma in fondo così esclusivo.
Beviamo un altro drink, dove lui mi spiega che Beniamina gli piace molto e che è difficile che una ragazza gli piaccia così tanto e poi, raggiunta Natascia e salutati gli altri, me ne torno a casa con una chitarra gonfiabile in mano. Questo è Milano, non sai mai cosa ti porti a casa.
Mentre aspetto il tram e cerco di pensare che mancano solo 4 ore e mezza alla mia sveglia, rifletto sul fatto che gli anni e gli amici etero saranno pure passati, ma che l'effetto è sempre quello: io non riesco a tenermi a debita distanza da loro e mi faccio trasportare dall'euforia del momento. Quella sera capii due cose, Guido mi voleva per due motivi: Beniamina e il Plastic.
Proprio come Querceto, ricadevo nello stesso errore e non stavo facendo nulla per uscirne. D?altronde avevo cose più importanti a cui pensare: uno stage, un gioco per Maria ed una Fashion Week in fase di inizio.

lunedì 20 febbraio 2012

Blowin'in the wind

Capitano quelle settimane in cui non si riesce nemmeno a respirare un po'. Giorni in cui esci, vai in ufficio, cerchi di inventare qualche attività da proporre per il Tour di Amici, finisci alle 7e30 (con un'ora e mezza in più di lavoro rispetto a quanto tu dovresti fare), corri in centro per un aperitivo con Rosa e rientri a casa alle 23.
Di fronte a settimane tanto impegnative è dunque comprensibile che il weekend sia dedicato al riposo e al relax. E che relax. Se venerdì sera, incapace di muovere anche un solo passo fuori casa, è stato dedicato a vecchi amici che tornano a trovarti dopo mesi di assenza, sabato sera avevo intenzione di dare il meglio di me. Fu così che alle 23, pettinato e sistemato, raggiunsi le mie due compagne di corso Beniamina e Natascia per un drink al Fiat Lounge. In realtà non ero nel mood per una serata in Corso Como, ma dato che dovevo sperimentare posti nuovi e avevamo la compagnia di nuovi ragazzi carini e dell'UniCatt, allora potevo ritenermi aperto a qualsiasi opzione. Nemmeno il tempo di entrare e già Beniamina mi presenta il frutto di un pomeriggio di studio nella biblioteca dell'UniCatt. Si chiamava Guido, faceva il pr, studiava giurisprudenza, aveva 24 anni. Segni particolari: era molto, ma molto, carino.
Grazie anche al Martini che mi ero scolato prima di uscire di casa cerco di rendermi presentabile al resto del gruppo di studenti, qualcuno carino, qualcuno meno, che guadagnarono subito punti quando le mie due amiche mi confidarono di non aver ancora pagato nulla dall'inizio della serata. Nota bene: erano tipo al terzo drink.
Aggiorno entrambe sulle ultime entrate di Nicole e concordiamo sul fatto che passeranno anche gli anni, ma il sesso in cambio di denaro è uno degli escamotage più ingegnosi che gli esseri umani avessero mai inventato. Specialmente perchè, e Beniamina e Natascia se ne stavano rendendo conto, se non sono soldi ma sono drink sempre di prostituzione si tratta, e loro c'erano dentro poco meno di me.
Verso mezzanotte la serata si sposta alla discoteca di cui Guido è pr e di cui ho sentito parlare peggio di qualsiasi altro locale: l'Old Fashion, luogo di giovani tamarri e, come ho potuto constatare io, bei fusti benvestiti desiderosi di sperimentare i loro gusti sessuali. Uno dei vantaggi di entrare in un locale con il pr del locale in questione è che puoi improvvisare di prendere un tavolo a 15 euro (il prezzo di un'entrata normale) anzichè a 20, con bottiglie di vodka, angolo riservato e free drink compresi. Un paradiso.
La serata scivola via che è un piacere. Credevo di essere finito nel nido dell'omofobia per eccellenza, ma non persi tempo a constatare come Guido e i suoi amici fossero ben propensi ad ascoltare le stupidaggini che avevo da dire. Quando poi presentai a loro una ragazza carina molto facile e molto calda (tanto da volere un bacio con me, ebbene sì, proprio con me, che ho rifiutato subito perchè l'uomo è l'uomo) allora ero diventato l'idolo gaio della serata. Luca, il compagno carino di corso, ci aveva raggiunto proprio quando stavo per convincere Guido a baciare Beniamina. Non poteva essere più tempestivo.
Bevemmo e ballammo fino alle 4e30, poi Guido mi riportò a casa. Diffidare dalle cattive recensioni sui locali: quando ci vai con qualcuno che conta, anche la discoteca più ostile vi apparirà sempre familiare.

L'indomani mattina venni immediatamente aggiunto dal figo Guido su Facebook. Sebbene io, Natascia e Beniamina avessimo avuto sin dall'inizio della serata il vago sospetto che la sua eterosessualità fosse discutibile, dovevo cercare di mostrarmi fuori da ogni coinvolgimento. Se Querceto mi aveva insegnato qualcosa, ora dovevo metterlo in pratica.
Passammo il pomeriggio a scrivere messaggi di posta, programmare nuove serate al Plastic, tirare in ballo Beniamina. La fantasia di ogni convertitore come me.
La sera poi ricevetti l'invito da un ignoto pr per una festa riservata al Vanilla questo venerdì in occasione della Fashion Week (che avrà inizio mercoledì). In tono amichevole (come se ci conoscessimo da una vita) mi chiedeva perchè non bazzicavo più al The Club e se volevo partecipare al "party esclusivo" (che di esclusivo aveva ben poco, visto che l'evento su Facebook è pubblico). Magie del pr, riescono a venderti qualsiasi cosa.
Il tempo di rispondere che non sarei mancato al nuovo pr e ad una battuta sdi Guido che Filippo mi telefona. Tempo 5 minuti e viene a cena da me. Passiamo la serata guardando video idioti, stesi sul mio letto, baciandoci, bevendo vino, facendo sesso e guardandoci come due che si frequentano, non sono fidanzati, ma in quel momento è come se lo fossero, mentre in sottofondo Bob Dylan cantava Blowin'in the wind.  
In fondo, quando sei reduce da un weekend come questo, l'unica cosa che puoi fare è solo una: soffiare nel vento.




giovedì 16 febbraio 2012

L'eccezione Filippo

Quando arriva il weekend che precede San Valentino tutta la città sembra essere caduta in un vortice d'amore.
Innamorati in metropolitana, innamorati in ufficio (a distanza, per la serie: lui in California lei a Milano), innamorati in casa, innamorati nei negozi. Evidentemente quando si tratta della festa degli innamorati rimanere un non innamorato significa rimanere fuori dal gregge: cosa assolutamente da evitare.
Riflettevo sulle improbabili coppie che anche quest'anno avrebbero dimostrato il loro amore con doni e baci falsi come quelli di Giuda, oltre che a tutti quei ragazzi impegnati che in questi mesi avevano scopato con Nicole. Chissà se la propria ragazza avrebbe apprezzato come regalo di San Valentino quello di regalare per una notte il proprio partner ad una travestita? 

Improvvisamente mi squilla il telefono. E' il poliziotto, Filippo, che subito mi riporta alla realtà. Dopo 3 settimane in Sardegna per un corso di aggiornamento su come si impugna un fucile e si spara in aereoporto, era tornato la sera prima nella Bella Provincia ed ora è disponibile per una nuova nottata in compagnia di Nicole. In realtà non mi sarei dovuto sorprendere: erano 3 settimane che tutte le sere mi telefonava, e il giorno precedente al suo arrivo, mentre ubriaco andavo con Vanish e Chicca alla Casa Della Musica, mi aveva persino detto di essere già atterrato. Che disastro, l'alcool.
"Ci vediamo?" mi dice lui "Vengo fino a Milano senza problemi, va bene per le 9e30?", rispondo di sì, che va bene e poi mi viene in mente che volendo ci si potrebbe vedere anche per cena. Lui approva. Filippo è proprio un ragazzo d'oro.
Arriva alle 20 e 30 e sale da me. Siamo in camera e per la prima volta da quando ci conosciamo ci stiamo baciando anche se non indosso una parrucca. Forse, penso tra me, qualcosa è cambiato. Ci baciamo per una buona ora, gli sono mancato, dice lui, e tutto sembra essersi trasformato in uno di quei film romantici dove da una notte di sesso nasce l'amore. Alle 21e30 però mi rendo conto che forse è anche ora di staccarsi e di andare al giapponese per cenare. L'esperimento dunque ha inizio: sono in grado io, Aspirante Carrie Bradshaw, ad uscire a cena con un etero senza sentirmi imbarazzato per via dei miei spiccati modo gai? Sì, dice Eugenia, in fondo siamo a Milano. Io, che invece so come il mio io milanese si rapporta a queste cose, non lo so. Mentre passeggiamo per corso Buenos Aires però mi rendo conto che in fondo non ci sia nulla in me che potrebbe non andare: tutto va tranquillamente, continuiamo a parlare come abbiamo sempre fatto nelle telefonate serali che lui mi faceva dalla Sardegna. Ma la cosa strana era che non mi preoccupavo di nulla, solo di trovare del cibo commestibile. Arriviamo al ristorante e con estrema sorpresa mi accorgo che Filippo è anche un ragazzo di 24 anni di polso, sceglie il tavolo, mi accende la sigaretta, chiede il conto, lo paga. Si tratta di un ragazzo anche straordinariamente sincero: non si spiega perchè sia l'unico ragazzo per cui lui riesce a comportarsi così, io ovviamente non ne voglio parlare, ma la cosa strana è che riusciamo a parlare di tutto. Intorno a mezzanotte ci dirigiamo verso casa ancora incredulo per aver trascorso una serata con un ragazzo lontano da Motel, bassifondi e uscite notturne. 
Eravamo io, Filippo, un sabato sera qualunque che precedeva San Valentino, un ristorante cinese, Milano. Meglio di così non poteva andare. Ci buttiamo sul mio letto infreddoliti, lui mi scalda, mi bacia, ci stringiamo e facciamo sesso nel caldo delle mie coperte, mentre fuori il gelo investiva la città.
Lui protettivo, lui maschio, lui che ha rinunciato ad uscire con una ragazza per venire da me.
Io imbarazzato, io soddisfatto della serata, io senza dubbi, io sereno.
Anche se non era ancora San Valentino, anche se non eravamo innamorati, anche se non ci stavamo promettendo nulla. Io ero l'eccezione per Filippo, lui era l'eccezione per me.

mercoledì 8 febbraio 2012

Tratti rossi

Il pensiero di iniziare uno stage e sapere già tutto quello che riguarda web, contenuti e campagne pubblicitarie appartiene solo a coloro sicuri di sé.
Io, modestamente, non ero tra questi. Se già nel primo giorno avevo avuto modo di subire i segni della penna rossa della correttrice di bozze di Vogue, le responsabilità che mi erano state affidate stavano via via aumentando, ma i risultati, purtroppo, tardavano ad arrivare. Unica eccezione era stata una serie di quiz per Mulino Bianco che mi erano stati approvati alla seconda correzione e che verranno stampati sulle confezioni delle merendine a marzo. Non si può certo dire che anche Carrie abbia iniziato scrivendo per delle brioches, ma è pur sempre un inizio.
Nel caso di un articolo da scrivere per il lancio di un sondaggio invece, dopo un paio di correzioni, Stefania ha pensato bene, visti i tempi ristretti, di ritoccarlo personalmente. Ovvero: stravolgermelo completamente, cambiarlo da capo a piedi, rifarlo.Un momento di sconforto ma poi, pensandoci bene, si trattava solo di questioni di tempo. Anche perché, subito il giorno seguente, mi era stata affidata la correzione di un articolo su un negozio di abbigliamento francese. Compito: trovare un nuovo negozio da inserire che fosse bello ed al tempo stesso avesse una sua peculiarità. Venerdì pomeriggio, rimasto tra gli ultimi in un ufficio sempre più deserto per via della neve e del weekend, ho concluso il mio pezzo su Colette, uno dei più vecchi concept store di Parigi. 300 metri quadrati di abbigliamento, design, arte, meta prediletta dai francesi fashionisti. Invio il mio pezzo alla correttrice di bozze e me ne torno a casa sereno e soddisfatto. Controllo la mia casella di posta dell'ufficio per tutto il weekend e di Stefania nemmeno l'ombra. Pobabilmente, penso, ho fatto un buonissimo articolo che non prevedeva la minima osservazione. Di questo passo potrò ambire a livelli ben più alti.

Lunedì mattina Stefania arriva in ufficio in ritardo, il tempo di lasciarle posare le borse e le chiedo come fosse il mio lavoro. “Non va bene, Aspirante Carrie Bradshaw, è tutto da rifare. Merci, il negozio che abbiamo sostituito, aveva una sua caratteristica, questo è un classico concept store. Non dobbiamo pubblicizzare altri negozi, ma lanciare un'idea”. Rimango di sasso. 3 ore della mia vita in scrivania e 300 metri quadrati di negozio buttati all'aria. Poco più tardi riprovo a cercare nuovi entusiasmanti negozi legati al commercio solidale. Stefania: no, quello ormai lo fanno tutti. Mi butto allora sul green commerce. Stefania: no no, è vecchia come idea, a noi serve una nuova tendenza; prova a vedere un negozio che ho visitato a Tokyo, il Sample Lab. Vado a fare l'ennesima ricerca su Internet e trovo la nuova moda dello shopping del momento: il tryvertising. Cioè negozi nei quali per accedere serve pagare una piccola quota (in Spagna 5 euro + 13 di iscrizione) ma da cui si possono portare a casa fino ad un massimo di 5 prodotti (in campioncino) fino ad un valore di 50 euro! Butto giù le mie 4 righe e gliele porgo. Stefania: “Aggiungiamo nuove informazioni, spiega che c'è anche nel beauty, dobbiamo dare notizie”. Vado ad aggiungere nuovi contenuti, ritocchiamo assieme il pezzo (che nel frattempo si era allungato di altre 5 righe) e a 5 minuti dalla chiusura del sito siamo in procinto di inviarlo al cliente quando l'occhio le cade nella finestra che avrebbe dovuto occupare. “Oddio, lo spazio è troppo piccolo. Dovevamo essere più sintetici”. “Ma va?” vorrei risponderle io, in realtà non sapevo che dire, se non che le giornaliste di Vogue dovevano avere molta pazienza. Va a finire che si prende il pezzo, se lo risistema, ed una volta speditomi la parte definitiva mi ritrovo tra le mani 2 righe su delle scatolette di campioncini gratuiti di creme e smalti. L'ultima riga su 8 del mio pezzo, era diventato un articolo. Le restanti 7, completamente sparite.
Torno a casa deluso e amareggiato, gli esami in Unicatt passavano senza che io trovassi il tempo di darli, Nicole non aveva più entrate per via delle ore in ufficio, io non avevo modo di vivere. Lo stage stava evidenziando il suo lato nero. La pazienza deve iniziare ad essere la mia nuova collega.