Che io stia diventando una persona esigente non è un mistero. Lo scorso anno il tetto massimo d'età per un uomo era di 34 anni, quest'anno è sceso a 30, ad esempio. Nicole fa selezione. Ecco perchè può capitare di aver bisogno di 7 uomini per venire.
Iniziamo con una lezione di anatomia: un uomo può venire fino a un massimo di 6 volte in un solo giorno. È fisiologico, provato, testato. E poi, diciamocelo chiaramente, chi mai avrebbe la pazienza di perdere tempo con 7 persone in un solo giorno? Nicole però è una persona in gamba, sa quello che vuole e sa come raggiungerlo. Anche a costo di utilizzare 7 maschi in un unico pomeriggio.
Ore 13.00, candidati 1 e 2: la coppia di amici amanti del sesso a 3
Mentre Nicole si rigirava nel letto, ancora assonnata e incerta su cosa preparare per pranzo, venne contattata da un ragazzo che viveva poco fuori Milano. Era carino, fisicato, militare, fidanzato. E ospitava un amico di Verona per il weekend. Milano è così conosciuta per le mille esperienze sessuali che può offrire: perchè non allietare il suo soggiorno con qualcosa di hot? Alle 14.00 erano lì, di fronte alla mia porta di casa, decisi a regalarmi la più bella esperienza di sempre. In realtà si rivelo la solita esperienza a 3: sguardi di complicità tra i due (quasi volessero dire "hey, lo stiamo facendo veramente e la tua ragazza non lo sa"), io in mezzo con i due cazzi tra le mani, io che mi faccio ricoprire del loro sperma. Ovviamente senza sporcare il vestitino. Il tempo di qualche chiacchiera e poi li accompagno alla porta. Io non ero stata soddisfatta.
Ore 16.00, candidato 3: il gigolo habituè
Sin dai primi weekend a Milano, passava a trovarmi un ragazzo. Un pr dello Shu, di 26 anni, napoletano, fisico da modello, che nel tempo libero si dilettava facendo il gigolo. Tra colleghi non si paga, ovviamente, così aveva preso l'abitudine di passare da me una volta la settimana per fumare qualche canna e darmi in bocca il suo cannone. Quel pomeriggio il caso volle che mi scrisse. Venne da me, parlammo la solita oretta dei suoi progetti, dei suoi clienti e dei miei, poi gli feci un approfondito esame orale. Era bellissimo. Mi venne in bocca. Io non venni. Ci demmo appuntamento per settimana prossima. E lo salutai.
Ore 17.30, candidato 4: l'agente immobiliare alla prima esperienza
Nel corso della settimana avevo conosciuto un ragazzo di 22 anni esperto del mercato immobiliare, meno del mondo sessuale. Non appena arrivò ci sedemmo sul letto a bere del vino, mi raccontò di come il mercato delle case in questo momento sia in crisi e di come sia conveniente per i miei Autorevoli Genitori comprarmene una proprio ora, mi parlò della sua mattinata lavorativa, finchè non lo spogliai. Ormai nudo, iniziai a strusciarmi contro di lui mentre le nostre bocche si scambiavano baci appassionati. La passione era però troppa: alla seconda strusciata mi venne sulla gamba. Seccata lo salutai. Era rimasto da me 30 minuti ed io non avevo ancora avuto il mio orgasmo.
Ore 18.30, candidato 5: il seccatore volgare
Già prima che i due amici arrivassero, un seccatore continuava ad insistere per venire a trovarmi. Sembrava carino, anche troppo, ma a lui volevo dedicare un intero pomeriggio. In momenti come questi però, quando sei alla fine del tuo pomeriggio e non hai ancora avuto un orgasmo la situazione è critica: lui andava fatto venire (in tutti i sensi). Non appena spalancò la porta rimasi basita: rispetto alle foto era una vera delusione. Però, probabilmente, a letto sarebbe stato meglio. Iniziai il mio lavoro di bocca cercando di dare il meglio di me, ma quando iniziò a prendermi per la testa, si mise a urlarmi frasi volgarissime. Roba tipo "ti piace bella troiona", "ti sfondo la bocca puttana". Nessuno, solo i clienti, dicono a Nicole queste cose. Decisi che ne avevo abbastanza così, senza che io ebbi finito il mio lavoro, gli dissi "ti ho detto che non mi piacciono le persone cafone e volgari, per piacere rivestiti e vattene". Tentò di insistere ma io ero già alla porta pronta a cacciarlo fuori casa. Bisogna dimostrare di avere polso a volte. E con i seccatori di questo tipo non si è mai troppo duri.
Ore 19.45, candidato 6: l'avvocato pelato
Momento aperitivo. La verità è che ho sbagliato filosofia, serve un buon bicchiere di vino con l'uomo giusto, e l'orgasmo verrà da sè. Il tempo di ripetermi queste cose e mi scrisse un ragazzo che abitava proprio a 50 metri da me. Questa era fortuna! Visto? A volte bastava così poco per dare una svolta alla giornata! Mi citofona, gli apro, sale le scale, spalanco la porta. Volevo morire. A 25 anni era già senza capelli, aveva una voce da ragazzo castrato ed era magrissimo. Cercai di non mostrare la mia seccatura: versai il vino, parlammo, poi presi in mano il telefono e finsi di averi ricevuto il messaggio di un'amica che sarebbe passata di lì a poco. "Scusami tesoro, ma questa è davvero insistente e vuole venire a cena tra poco". Lo riaccompagno alla porta, non prima che lui mi palpasse il culo e tentasse un ultimo, disperato, approccio con Nicole. Niente da fare. Rigorosamente bocciato.
Ore 21.00, candidato 7: il biondo da discoteca
"Hey bella, stasera sono in disco a Milano, ti va se passo da te prima?". Nicole era disperata, da quando trovare un uomo pronto a darti un orgasmo era così difficile? "Va bene, vieni". Questo sarebbe stato l'ultimo: dopo un intero pomeriggio di tentativi più o meno svaniti non avrei più rincorso il mio orgasmo. Il candidato numero 7 arrivò più in tiro che mai: maglione, jeans aderenti, capelli biondi pettinati con il gel. Mi baciò, facemmo sesso e lì, vidi la luce, l'esito di 7 uomini entrati in casa mia in meno di 12 ore. Fu inebriante, passionale, unico. Alla fine di tutto lui si rivestì, si pettinò e si preparò per la sua serata, io entrai in doccia. Dopo una giornata come quella avrei detto "no" a qualsiasi altro uomo.
Diario in rete di un Aspirante Carrie Bradshaw alla conquista della metropoli milanese
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mercoledì 27 marzo 2013
martedì 26 marzo 2013
Running with scissors
Quando bazzichi nell'ambiente travestito da anni, può capitarti di accumulare una serie di uomini da vedere. Purtroppo però il tempo a disposizione non aumenta, anzi, diminuisce. Per quello spesso devo far venire più ragazzi in una sola sera.
Quando la vita in ufficio e Miranda ti buttano giù, serve un uomo che ti tiri su. Una fredda sera di dicembre passeggiavo in cerca dei primi regali di Natale in Duomo, aspettando la conferma di un ragazzo che sarebbe dovuto passare la sera stessa. In realtà il nostro appuntamento era già stato fissato ad agosto, ma per un milanese fidanzato, l'idea di fare sesso in mezzo a dei campi della provincia con una travestita non rappresenta proprio il massimo dell'eccitazione. Stavolta però non aveva scuse: voleva passare. Avrebbe tenuto la propria consorte a casa e, con la scusa di uscire per una birra con degli amici, sarebbe andato da Nicole. All'alba delle 20 ancora non si era fatto sentire, così mi sentii legittimato a fissare nuovi appuntamenti per la sera stessa. D'altronde, Nicole può forse stare ai comodi della gente? Dovevo trovare un nuovo amante serale. E subito ne arrivò uno giusto per me. Si trattava di Filippo, un ragazzo di 24 anni, milanese, studente di matematica e appassionato di bridge, dagli occhi azzurri e dalla folta chioma bionda. Potevo forse lasciarmelo scappare? Vista l'ora, fissai per le 23, di modo che possa per lo meno mettermi qualcosa sotto i denti e far uscire il lato più glamour di Nicky. È fatta, pensai, questo è il bello del vivere a Milano: trovi un uomo senza problemi. Morto un Papa se ne fa un altro, per dire.
Alle 21 rientrai a casa e decisi di preparare qualcosa di simile ad una cena, ma mentre mi accinsi a degustare l'ottima insalata preparata, mi suonò il telefono. "Ciao, sono qua sotto, mi dici il citofono?". Non ci potevo credere. Lì, lì al mio portone, alle 21.56, c'era il ragazzo fidanzato che aveva tirato buca alla propria fidanzata per venire da me. Lui, che non mi aveva più scritto o chiamato perché era già tutto sufficientemente confermato. Secondo lui. "Dammi 10 minuti che finisco di truccarmi", risposi. Alla velocità della luce sparecchiai la tavola, sistemai il divano letto e corsi in bagno a sistemare il make up. Nel frattempo mi suona il telefono: "Ciao Nicole, ci eravamo sentiti qualche giorno fa, sono a Cadorna adesso, ti va se passo da te?". Oh merda. Non posso. Devo dire di no. "Uh scusa non ti sento bene, possiamo risentirci più tardi? La linea dev'essere un disastro". E riagganciai. Il ragazzo stava salendo le scale. Io ne approfittai per sistemare il rossetto. In fondo, una travestita deve essere sempre sul pezzo. O sul cazzo, come si preferisce.
Aprì la porta alle 22.15. Bene, pensai, ho 45 minuti per offrirgli del buon sesso, alle 23.00 Filippo arriverà e non posso farlo attendere. Ci sedemmo e aprimmo il vino che aveva portato (da notare: la prossima volta non chiederò più a nessuno di portare una bottiglia). Alle 22.40 ancora non avevo concluso il mio lavoro. Che stava aspettando? Decisi allora di sfoderare l'ultima arma: la leccata di palle. E venne.
Mentre si ripulì io osservai come fossero già le 23.05. Oh merda, Filippo sarebbe arrivato di lì a poco. Prima avrei dovuto far uscire il ragazzo che si stava sistemando in bagno. Ma proprio mentre lui si stava rivestendo, ecco che suona il citofono. "Ciao, sono Filippo". Improvvisamente maledissi la mia nonchalance con la quale davo numero civico e citofono così a casaccio ai ragazzi che dovevano venire. "Uh sì, aspetta qualche minuto che ti apro". Cacciai subito il tipo fidanzato e aprii il portone a Filippo. Probabilmente si sarebbero incrociati sulle scale, ma la cosa più importante in quel momento era che Nicky avesse un trucco impeccabile e non sbavato.
Spalancai la porta. Filippo era lì, di fronte a me, sorridente. Lo feci entrare. Ci sedemmo sul letto e iniziammo a parlare. Ma, a differenza del ragazzo precedente, scoprii che avevamo un sacco di cose in comune: una media alta, la passione per i giochi di società, il debole per le serie tv e i film. Ci baciammo. E fu un bacio intimo, timido, come due persone che hanno il timore di farsi male. Il bacio fu il preludio di altro. E dopo l'altro venne l'abbraccio, la conversazione, la televisione. Quella notte Filippo rimase da me a dormire. Facemmo sesso altre 2 volte.
La mattina seguente lui andò a lezione di matematica, io in ufficio.
Realizzai in quel momento che le serate come quella avevano un loro lato positivo: la quantità aiutava ad apprezzare la qualità. E forse Filippo era frutto di una delle mie scoperte.
Quando la vita in ufficio e Miranda ti buttano giù, serve un uomo che ti tiri su. Una fredda sera di dicembre passeggiavo in cerca dei primi regali di Natale in Duomo, aspettando la conferma di un ragazzo che sarebbe dovuto passare la sera stessa. In realtà il nostro appuntamento era già stato fissato ad agosto, ma per un milanese fidanzato, l'idea di fare sesso in mezzo a dei campi della provincia con una travestita non rappresenta proprio il massimo dell'eccitazione. Stavolta però non aveva scuse: voleva passare. Avrebbe tenuto la propria consorte a casa e, con la scusa di uscire per una birra con degli amici, sarebbe andato da Nicole. All'alba delle 20 ancora non si era fatto sentire, così mi sentii legittimato a fissare nuovi appuntamenti per la sera stessa. D'altronde, Nicole può forse stare ai comodi della gente? Dovevo trovare un nuovo amante serale. E subito ne arrivò uno giusto per me. Si trattava di Filippo, un ragazzo di 24 anni, milanese, studente di matematica e appassionato di bridge, dagli occhi azzurri e dalla folta chioma bionda. Potevo forse lasciarmelo scappare? Vista l'ora, fissai per le 23, di modo che possa per lo meno mettermi qualcosa sotto i denti e far uscire il lato più glamour di Nicky. È fatta, pensai, questo è il bello del vivere a Milano: trovi un uomo senza problemi. Morto un Papa se ne fa un altro, per dire.
Alle 21 rientrai a casa e decisi di preparare qualcosa di simile ad una cena, ma mentre mi accinsi a degustare l'ottima insalata preparata, mi suonò il telefono. "Ciao, sono qua sotto, mi dici il citofono?". Non ci potevo credere. Lì, lì al mio portone, alle 21.56, c'era il ragazzo fidanzato che aveva tirato buca alla propria fidanzata per venire da me. Lui, che non mi aveva più scritto o chiamato perché era già tutto sufficientemente confermato. Secondo lui. "Dammi 10 minuti che finisco di truccarmi", risposi. Alla velocità della luce sparecchiai la tavola, sistemai il divano letto e corsi in bagno a sistemare il make up. Nel frattempo mi suona il telefono: "Ciao Nicole, ci eravamo sentiti qualche giorno fa, sono a Cadorna adesso, ti va se passo da te?". Oh merda. Non posso. Devo dire di no. "Uh scusa non ti sento bene, possiamo risentirci più tardi? La linea dev'essere un disastro". E riagganciai. Il ragazzo stava salendo le scale. Io ne approfittai per sistemare il rossetto. In fondo, una travestita deve essere sempre sul pezzo. O sul cazzo, come si preferisce.
Aprì la porta alle 22.15. Bene, pensai, ho 45 minuti per offrirgli del buon sesso, alle 23.00 Filippo arriverà e non posso farlo attendere. Ci sedemmo e aprimmo il vino che aveva portato (da notare: la prossima volta non chiederò più a nessuno di portare una bottiglia). Alle 22.40 ancora non avevo concluso il mio lavoro. Che stava aspettando? Decisi allora di sfoderare l'ultima arma: la leccata di palle. E venne.
Mentre si ripulì io osservai come fossero già le 23.05. Oh merda, Filippo sarebbe arrivato di lì a poco. Prima avrei dovuto far uscire il ragazzo che si stava sistemando in bagno. Ma proprio mentre lui si stava rivestendo, ecco che suona il citofono. "Ciao, sono Filippo". Improvvisamente maledissi la mia nonchalance con la quale davo numero civico e citofono così a casaccio ai ragazzi che dovevano venire. "Uh sì, aspetta qualche minuto che ti apro". Cacciai subito il tipo fidanzato e aprii il portone a Filippo. Probabilmente si sarebbero incrociati sulle scale, ma la cosa più importante in quel momento era che Nicky avesse un trucco impeccabile e non sbavato.
Spalancai la porta. Filippo era lì, di fronte a me, sorridente. Lo feci entrare. Ci sedemmo sul letto e iniziammo a parlare. Ma, a differenza del ragazzo precedente, scoprii che avevamo un sacco di cose in comune: una media alta, la passione per i giochi di società, il debole per le serie tv e i film. Ci baciammo. E fu un bacio intimo, timido, come due persone che hanno il timore di farsi male. Il bacio fu il preludio di altro. E dopo l'altro venne l'abbraccio, la conversazione, la televisione. Quella notte Filippo rimase da me a dormire. Facemmo sesso altre 2 volte.
La mattina seguente lui andò a lezione di matematica, io in ufficio.
Realizzai in quel momento che le serate come quella avevano un loro lato positivo: la quantità aiutava ad apprezzare la qualità. E forse Filippo era frutto di una delle mie scoperte.
giovedì 7 marzo 2013
Trauma di una domenica pomeriggio
Quando ci si cala nei panni di una travestita non è sempre facile riuscire a scindere quello che sei, da quello che fingi di essere. La maggior parte delle volte, con molti dei ragazzi che Nicole incontra, ti senti forte, senti di avere il potere. Un potere garantito dalla maschera che riesci abilmente ad indossare e che poi non è altro che ciò che li ha spinti da te. Ti vogliono perchè indossi quella maschera. E per fare sesso. In pochi, rari casi, capire quale parte di te stai mostrando è complesso. Giacomo è proprio uno di quegli appuntamenti.
Vi avevo già scritto che, nel corso del mio primo incontro con Giacomo, lui aveva accidentalmente dimenticato da me il suo ombrello. E questo gli dava un motivo in più per ripassare. Nei mese seguenti, continuai a ricevere suoi sms, nelle ore più svariate del venerdì o del sabato sera, quando lui si trovava a Milano, per passare a riprenderlo e rivedermi. Io però, o perchè troppo stanca o perchè già in compagnia di un altro uomo, ero sempre costretta a rimandare finchè, una domenica pomeriggio, accettai la sua proposta di ripassare. Mentre mi preparavo pensavo al motivo che mi portava a considerarlo uno dei ragazzi più interessanti con cui Nicole aveva fatto sesso. Che avesse un debole per i ricci dal petto villoso era vero, per il suo fisico sportivo anche, ma la testa? Mi ritornò in mente la discussione che avemmo la prima volta in cui mi scrisse: io gli dissi di essere un pessimo milanese perchè non bazzicava a Turro, lui se la prese dicendomi che conosceva la città come le sue tasche e si arrabbiò. Il giorno dopo ovviamente mi scrisse per scusarsi dei toni e per fissare l'appuntamento. Evidentemente studiare scienze politiche l'aveva reso poco incline alla diplomazia.
Mi resi conto durante il nostro appuntamento che, di fronte ad un bicchiere di vino, la sua spavalderia era particolarmente intrigante: si sentiva sicuro, nella sua camicia, con le sue gambe accavallate come i ragazzi della Milano bene, che non hanno bisogno di sfoggiare abiti griffati o accessori Dolce e Gabbana per mostrare le loro doti. Lui era affascinante proprio perchè non ostentava.
Quella domenica, dopo 3 mesi di sms e qualche contatto, tornò a farmi visita (ovviamente per prendere l'ombrello) ed io mi sentii stranamente agitata: lui era il tipo perfetto per una relazione. Quello che avrebbe messo a tacere la sete di sapere di Aspirante Carrie Bradshaw e la sete di altro di Nicole. La sua vita mondana nei locali di Milano (unita alle numerose esperienze con ragazze) e la sua classe. Dovevo averlo.
Suonò il citofono e, dopo 5 piani di scale a piedi, arrivò in casa. Questa volta niente vino (erano le 14 di pomeriggio), solo una sigaretta, qualche chiacchiera e subito un bacio. Facemmo sesso esattamente con la stessa passione che ci guidò la prima volta. Mi prendeva, mi stringeva, mi baciava. Furono i 30 minuti più intensi della giornata.
Al termine di tutto però l'amara sorpresa: parto per l'Australia mercoledì. Andrò a studiare là per l'ultimo semestre e poi a studiare arabo in qualche paese orientale. D'altronde lui può. A quelle parole rimasi di stucco: sarei sicuramente sopravvissuta a 6 mesi senza di lui, ma sapere di essere sul punto di dover salutare un ragazzo con cui avevo trascorso due momenti così intensi per un attimo mi destabilizzò. Avevo davvero messo in gioco solo Nicole? E quando sarebbe tornato, io sarei ancora stata a Milano, in quella casa, con quel numero di cellulare? Ci salutammo, lo accompagnai alla porta e gli porsi il suo ombrello, un ciao e lui uscì. Lì, dietro a quella porta, cercai di organizzare i pensieri e di trovare un pò di quella razionalità che con lui perdevo. Stavo facendo andare via un tipo giusto e la cosa peggiore era che non potevo fermarlo: Nicole era una semplice fantasia, che nasceva e moriva all'inizio e alla fine dell'appuntamento. D'altronde lui poteva permetterselo.
Amareggiato, capì che dovevo guardare avanti. Quella era la regola del gioco trasgressivo di Nicole. E volendo o non volendo, non avrei potuto farci nulla.
Al termine del pomeriggio, Nicole si tolse le autoreggenti e raccolse il preservativo che il ragazzo che era appena uscito aveva lasciato sul pavimento. Prima di lui ne era venuto un altro. E prima dell'altro il trauma di salutare qualcuno che vorresti tenere per te. Ma Giacomo ormai sarebbe stato solo un lontano ricordo.
Vi avevo già scritto che, nel corso del mio primo incontro con Giacomo, lui aveva accidentalmente dimenticato da me il suo ombrello. E questo gli dava un motivo in più per ripassare. Nei mese seguenti, continuai a ricevere suoi sms, nelle ore più svariate del venerdì o del sabato sera, quando lui si trovava a Milano, per passare a riprenderlo e rivedermi. Io però, o perchè troppo stanca o perchè già in compagnia di un altro uomo, ero sempre costretta a rimandare finchè, una domenica pomeriggio, accettai la sua proposta di ripassare. Mentre mi preparavo pensavo al motivo che mi portava a considerarlo uno dei ragazzi più interessanti con cui Nicole aveva fatto sesso. Che avesse un debole per i ricci dal petto villoso era vero, per il suo fisico sportivo anche, ma la testa? Mi ritornò in mente la discussione che avemmo la prima volta in cui mi scrisse: io gli dissi di essere un pessimo milanese perchè non bazzicava a Turro, lui se la prese dicendomi che conosceva la città come le sue tasche e si arrabbiò. Il giorno dopo ovviamente mi scrisse per scusarsi dei toni e per fissare l'appuntamento. Evidentemente studiare scienze politiche l'aveva reso poco incline alla diplomazia.
Mi resi conto durante il nostro appuntamento che, di fronte ad un bicchiere di vino, la sua spavalderia era particolarmente intrigante: si sentiva sicuro, nella sua camicia, con le sue gambe accavallate come i ragazzi della Milano bene, che non hanno bisogno di sfoggiare abiti griffati o accessori Dolce e Gabbana per mostrare le loro doti. Lui era affascinante proprio perchè non ostentava.
Quella domenica, dopo 3 mesi di sms e qualche contatto, tornò a farmi visita (ovviamente per prendere l'ombrello) ed io mi sentii stranamente agitata: lui era il tipo perfetto per una relazione. Quello che avrebbe messo a tacere la sete di sapere di Aspirante Carrie Bradshaw e la sete di altro di Nicole. La sua vita mondana nei locali di Milano (unita alle numerose esperienze con ragazze) e la sua classe. Dovevo averlo.
Suonò il citofono e, dopo 5 piani di scale a piedi, arrivò in casa. Questa volta niente vino (erano le 14 di pomeriggio), solo una sigaretta, qualche chiacchiera e subito un bacio. Facemmo sesso esattamente con la stessa passione che ci guidò la prima volta. Mi prendeva, mi stringeva, mi baciava. Furono i 30 minuti più intensi della giornata.
Al termine di tutto però l'amara sorpresa: parto per l'Australia mercoledì. Andrò a studiare là per l'ultimo semestre e poi a studiare arabo in qualche paese orientale. D'altronde lui può. A quelle parole rimasi di stucco: sarei sicuramente sopravvissuta a 6 mesi senza di lui, ma sapere di essere sul punto di dover salutare un ragazzo con cui avevo trascorso due momenti così intensi per un attimo mi destabilizzò. Avevo davvero messo in gioco solo Nicole? E quando sarebbe tornato, io sarei ancora stata a Milano, in quella casa, con quel numero di cellulare? Ci salutammo, lo accompagnai alla porta e gli porsi il suo ombrello, un ciao e lui uscì. Lì, dietro a quella porta, cercai di organizzare i pensieri e di trovare un pò di quella razionalità che con lui perdevo. Stavo facendo andare via un tipo giusto e la cosa peggiore era che non potevo fermarlo: Nicole era una semplice fantasia, che nasceva e moriva all'inizio e alla fine dell'appuntamento. D'altronde lui poteva permetterselo.
Amareggiato, capì che dovevo guardare avanti. Quella era la regola del gioco trasgressivo di Nicole. E volendo o non volendo, non avrei potuto farci nulla.
Al termine del pomeriggio, Nicole si tolse le autoreggenti e raccolse il preservativo che il ragazzo che era appena uscito aveva lasciato sul pavimento. Prima di lui ne era venuto un altro. E prima dell'altro il trauma di salutare qualcuno che vorresti tenere per te. Ma Giacomo ormai sarebbe stato solo un lontano ricordo.
mercoledì 13 febbraio 2013
Torna a casa Nicky
Ebbene sì, sono tornato.
E questa volta non tanto per dire.
Nel senso: sì, mi rendo conto che a novembre avevo blaterato che con il blog rinnovato avrei postato di più e raccontato del mio secondo mandato in città. La verità però è che non è stata colpa mia.
Vivere da soli comporta una serie di responsabilità. Fare le pulizie, andare al lavoro per pagarsi l'affitto, dare gli esami per dare un senso alla retta che gli Autorevoli Genitori versano in Unicatt, ma anche offrire nuove opportunità agli etero. Eh sì, perchè se lo scorso anno Nicole era vincolata alla presenza delle sue Fantastiche Coinquiline, ora no. Nicole ha un dovere morale verso questi ragazzi, che hanno fantasie sessuali nel cassetto pronte ad essere realizzate. Inutile quindi ignorarne i richiami.
In questi mesi a me e Nicole ne sono successe di cose, e forse proprio per questo ho aspettato così tanto prima di tornare a scrivere qui. Avevo bisogno di sistemare le mie idee, riordinarle, cercare di dare un nesso logico a quello che stava succedendo. Appese (per l'inverno) al chiodo le mie francesine, mi sono dedicato a curare relazioni intime con gli uomini, invitare le mie amiche a cena, studiare in vista della sessione invernale degli esami, lavorare (anche fuori orario) per soddisfare le sempre più esigenti richieste di Miranda.
Sono passati molti uomini; e qualcuno ha lasciato il segno. Ma vi racconterò.
Per ora vi basti sapere che Nicole è tornata a casa. Nel suo blog.
E questa volta non tanto per dire.
Nel senso: sì, mi rendo conto che a novembre avevo blaterato che con il blog rinnovato avrei postato di più e raccontato del mio secondo mandato in città. La verità però è che non è stata colpa mia.
Vivere da soli comporta una serie di responsabilità. Fare le pulizie, andare al lavoro per pagarsi l'affitto, dare gli esami per dare un senso alla retta che gli Autorevoli Genitori versano in Unicatt, ma anche offrire nuove opportunità agli etero. Eh sì, perchè se lo scorso anno Nicole era vincolata alla presenza delle sue Fantastiche Coinquiline, ora no. Nicole ha un dovere morale verso questi ragazzi, che hanno fantasie sessuali nel cassetto pronte ad essere realizzate. Inutile quindi ignorarne i richiami.
In questi mesi a me e Nicole ne sono successe di cose, e forse proprio per questo ho aspettato così tanto prima di tornare a scrivere qui. Avevo bisogno di sistemare le mie idee, riordinarle, cercare di dare un nesso logico a quello che stava succedendo. Appese (per l'inverno) al chiodo le mie francesine, mi sono dedicato a curare relazioni intime con gli uomini, invitare le mie amiche a cena, studiare in vista della sessione invernale degli esami, lavorare (anche fuori orario) per soddisfare le sempre più esigenti richieste di Miranda.
Sono passati molti uomini; e qualcuno ha lasciato il segno. Ma vi racconterò.
Per ora vi basti sapere che Nicole è tornata a casa. Nel suo blog.
mercoledì 7 novembre 2012
Secondi Mandati
A 4 anni dalla sua vittoria contro McCain, Obama viene rieletto Presidente degli Stati Uniti d'America.
Io, a 14 mesi dal mio arrivo in città, torno a Milano più ambiziosa che mai. L'obiettivo? Semplice, diventare la nuova Carrie.
D'accordo, forse l'estate mi ha giocato un brutto tiro. Forse, ripensandoci, non sarei mai dovuto tornare in provincia per qualche mese, con l'idea di trascorrere un'estate da pendolare giusto il tempo di trovare una nuova sistemazione. E sì, se vogliamo dirla tutta, non avrei mai dovuto fidarmi dell'adorata cugina, che mi ha miseramente abbandonato pochi giorni prima del trasloco facendo infrangere in mille pezzi i miei sogni di una vita in Corso Como. Ma quel che importa, in fondo, è essere tornati in pista, questa volta con una nuova filosofia.
Abbandonati i panni da provinciale e confermato il mio posto da lavoro come scribacchino di articoli più o meno glamour, Aspirante Carrie Bradshaw inaugura la seconda fase della sua vita milanese. Lo ammetto, per qualche istante ho temuto di rimanere bloccato in campagna con tanto di parrucca e autoreggenti ma poi, sul fino del rasoio, senza stanze singole disponibili nelle mie zone preferite, ho avuto un'illuminazione. Il segno. Il segnale che Nicole ed io dovevamo tornare in città per due motivi differenti: convertire e regalare preziose esperienze a nuovi etero curiosi (in fondo, lo scorso anno ne avrà visti solo un ventesimo del totale degli uomini della città) e diventare un giornalista di successo grazie alle lezioni di Miranda, la boss dalle stravaganti richieste.
Il monolocale dei miei sogni si è così materializzato a pochi metri dal mio ufficio, al 5° piano, con parquet, arredo nuovo in stile ikea e un televisore al plasma da far invidia persino a quello degli Autorevoli Genitori. Insomma: un'occasione imperdibile per qualsiasi milanese ambizioso come me.
A quasi due settimane in città, ho elaborato una nuova strategia. 3 semplici punti che mi faranno da vademecum, nuovi paradigmi del nuovo Aspirante Carrie Bradshaw:
1. basta locali cool, in centro, il cui nome richiama le griffe più in voga del momento. Da quest'anno devo intraprendere una nuova strada: i trend nascono dal basso, dai locali creativi, nei bassifondi. Lì devo tornare a sfoggiare francesine e clutch. D'altronde, anche Carrie è partita da lì.
2. basta concedersi gratuitamente a chiunque sembri carino e abbia un'età sotto ai 30 anni: Nicole avrà un'accurata selezione e se sarà il caso troverà un pappone e si farà pagare.
3. infine, basta perdere tempo. Milano è una città così viva e dinamica. Buttarsi a capofitto in qualsiasi situazione mi arricchirà moralmente e, forse, anche economicamente.
In conclusione, fedeli lettori, sono tornato più ambizioso che mai. Anche io ho il mio secondo mandato.
mercoledì 9 maggio 2012
Brazilian Life
Anche se la relazione con Andrea proseguiva senza troppi intoppi, l'amore doveva fare però i conti con una scadenza, la sua partenza per il Brasile. Che non si trattava di un semplice viaggio di piacere, ma di una partenza vera e propria.
Eravamo entrambi a conoscenza di questo piccolo particolare. Sin dal giorno in cui, quando ci siamo conosciuti, lui mi disse che stava vendendo tutto perché aveva deciso di comprare con i suoi genitori un ristorante oltreoceano. Macchina venduta, casa venduta, cani nel trasportino, il viaggio era imminente. Più volte ci siamo chiesti se ne valesse la pena, viversi così per poi lasciarsi, ma entrambi eravamo profondamente convinti che l'uno o l'altro potesse cambiare idea e decidere di mandare all'aria tutto e rimanere, o lasciare l'UniCatt, Milano e compagnia varia per spostarsi in una casa sulla spiaggia a fare il cameriere al suo ristorante. Più volte avevo provato ad immaginare la mia vita da Aspirante Carrie Bradshaw oltreoceano: niente più freddo, sole e caldo tutto l'anno, spiaggia a portata di mano, niente più problemi su come o cosa scrivere, addio feste glamour fatte solo di gente con la puzza sotto il naso... forse, e dico forse, mi ci sarei potuto abituare.
Passò poi l'ennesimo weekend, in provincia, dove mi portò nel bar del suo amico per farmi bere Martini con l'oro versato nel bicchiere. Arrivò poi il giorno in cui, appena uscito dall'ufficio, mi fece andare in Colonne per regalarmi una fede.
Ok, forse il Brasile non sarà così male, pensai.
Approfittai allora delle ore libere in ufficio per guardare su Facebook le foto di un mio vecchio amico gaio. Mattia, fino allo scorso anno vagava da festa a festa, così come da uomo nero a uomo nero, finché non si è fidanzato ufficialmente con un thailandese e l'ha seguito in Thailandia. Il suo profilo pullulava di foto di loro due in spiaggia, in capanna, tra il verde, ancora in spiaggia, a mollo nell'acqua, in un'altra capanna, a mangiare l'aragosta, il tramonto sul mare... ok, tutto romantico, pensai, ma dov'era l'asfalto? Dov'erano i negozi? Davvero potevo essere fatto per la Brazilian Life?
Arrivò l'ultimo giorno di stage e con esso anche le lacrime. In soli 3 mesi avevo imparato a scrivere bene un articolo (forse), ad avere contatti con clienti, a rispondere alle letterine degli Amici del Mulino, ad inventare giochi per Amici o linee di abbigliamento, approfondire le questioni di diritti musicali con la Siae, seguire uno webinar in diretta... Così, mentre salutavo tutti uno ad uno, non potevo fare a meno di chiedermi se tutto quello mi sarebbe mancato. Non ebbi il tempo di darmi una risposta che entrambe le boss mi chiamarono nel loro ufficio per farmi la fatidica proposta: l'una una spintarella ovunque io volessi (guarda caso, proprio la ex direttrice di Cosmopolitan), l'altra un nuovo contratto di 3 mesi pagati. Avrei avuto giorni per pensarci, ma in quel momento, abbandonate le lusinghe, pensavo solo al fatto che avrei avuto altri 4 giorni da passare con Andrea, e che il mio compleanno era imminente.
Il giorno del mio compleanno Andrea aveva affittato l'ennsimo appartamento a 5 stelle sui Navigli, comprato alcol a volontà e accettato di venire a mangiare al ristorante cinese nonostante l'idea non gli fosse particolarmente congeniale. La sera poi, dopo un pomeriggio per la città e qualche ora abbracciati a letto, era il momento dei festeggiamenti tranquilli e riservati in pieno stile Aspirante Carrie Bradshaw. Andammo così con Lou*, Clementia e qualche altro invitato al Patchuli dove, con soli 8 euro, avevi la possibilità di cenare, bere, assistere allo spettacolo di Drag Queens, mettere alla prova il tuo ragazzo agli ambienti gai. Andrea si comportò bene in effetti, riuscii a farsi apprezzare da Clementia (in genere ipercritica) tanto da far sì che lei stessa gli chiedesse di non partire più. Ne avevo passate tante con Lou* e Clementia, ma sapere che erano lì con me a festeggiare il mio compleanno con tanto di ragazzo a fianco rendeva il momento ancora più speciale.
Passò l'ultima notte e con lei arrivò anche l'ultimo pranzo. Per l'occasione Andrea decise di portarmi al California Backery giusto per viziare ancora un pò il suo consorte (me). E fu proprio alla fine del pranzo, quando credevo di essere sufficientemente maturo da sopportare il distacco senza alcuna lacrima, che crollai. Iniziai a piangere, piansi per ore, piansi ovunque, anche quando alle 5e30, percorremmo per l'ultima volta assieme via Torino. Mi vennero in mente tutti i momenti in cui c'era, le classiche serate primaverili dove bastava un aperitivo, qualche bacio e si tornava a casa a guardare un film. Volevo tornare all'inizio, rivivere la nostra relazione dal primo all'ultimo secondo, perché ogni giorno, dopo il lavoro, ed ogni sera, fino alle 3, Andrea era lì, pronto a chiamarmi, tenermi compagnia, farmi ridere. Sarei stato ancora in grado di tornare a condurre la mia vita solitaria? Improvvisamente l'idea delle feste, degli aperitivi, delle serate in discoteca non mi interessavano più, io volevo solo continuare ad essere protetto da Andrea. Con la sua disinvoltura mi aveva insegnato a credere in una relazione da vivere alla luce del sole, dove i gay non erano altro che persone innamorate. Arrivammo in stazione e versai altre lacrime, lui non piangeva, ma gli occhi lucidi tradivano quella sicurezza che cercava di darmi: a fine gennaio, quando sarebbe tornato per sbrigare delle commissioni, ci saremmo rivisti.
Sparì sul binario lasciandomi con una borsa di alcolici, l'altra di regali della sera precedente ed un cuore spezzato. Cercai di non piangere fino all'arrivo da Beniamina, ma non ce la feci.
Il giorno seguente, ancora in lacrime, preparai le borse e presi il treno. Non mi importava più delle possibilità di stage, di Milano, di Nicole, delle feste a cui mi avevano invitato, volevo solo stare da solo. Avevo bisogno di tornare a casa.
domenica 22 aprile 2012
Natale con i tuoi...
Ogni anno a Pasqua tutti gli studenti fuori sede lasciano i loro appartamenti e abbandonano gli spring break per tornare a casa a rompere uova di cioccolato con le loro dolci metà, circondati dal calore della famiglia.
Io, ovviamente, da vero Aspirante Carrie Bradshaw, non potevo rinunciare ad un lungo weekend in compagnia del mio ragazzo, con l'uovo di Pasqua che mi aveva regalato, nella città dei miei sogni. Dovevo respirare, prendere una boccata d'aria dallo stress lavorativo e darmi completamente alla mia dolce metà.
In programma c'erano 5 giorni di effettiva convivenza: qualcuno in hotel, qualcuno da me, con tante iniziative interessanti, tra cui cene a lume di candela, film da vedere avvinghiati sul letto, luoghi per gli aperitivi da inaugurare, e soprattutto una Lou* e un'Adorata Cugina da presentare.
Venerdì pomeriggio, uscito prima dall'ufficio in occasione dell'inizio delle vacanze di Pasqua, invito Lou* per un caffè a casa mia e organizzare l'incontro tra il mio ragazzo e la mia migliore amica. Sono quei classici momenti in cui non sai bene cosa aspettarti: è la prima volta che Lou* conosce ufficialmente un mio ragazzo, ed è la prima persona che presento volontariamente ad Andrea, sarà all'altezza di un così arduo compito? In fondo lei non è particolarmente esigente, penso io, ne sarà sicuramente colpita. Succede così che il caffè diventa poi un tour in Duomo ed un aperitivo particolarmente abbondante in Colonne. Mai successo di uscire con il mio ragazzo e la mia migliore amica, ma in fondo, pensandoci bene, c'è sempre una prima volta per tutto, anche per questo. Salutiamo Lou* (che mi manda poi un sms esprimendo la sua soddisfazione per vedermi con un tipo giusto) e rimaniamo in centro per capire cosa fare del nostro venerdì sera: un paio di Spritz all'aperto, poi decidiamo di tentare il rientro a casa a piedi.
La serata è bella e nonostante il vento sembra di essere in una di quelle classiche serate primaverili in cui l'aria fresca è piacevole; piazza del Duomo non è ancora vuota, la Rinascente illumina dal suo ultimo piano corso Vittorio Emanuele. Attraversiamo le vetrine ormai deserte dei negozi, superiamo San Babila, passiamo per corso Venezia. Io e Andrea, mano nella mano, che ridiamo per le battute che lui fa con l'intento di prendersi gioco di me. Ed è proprio di fronte alla vetrina di Vivienne Westwood che gli chiedo di baciarmi. Lì, d'avanti alla mia stilista preferita, coniavo il mio sogno di una relazione vissuta pubblicamente con un ragazzo maschile e sincero, pronto a baciarmi ovunque lo chiedessi. Camminiamo per altri 5 minuti. Non mi sono mai sentito così bene, e la cosa migliore è che siamo solo all'inizio del weekend. Di fronte al Planetario poi, con il vento che scuote le piante, sento di essere in un film, il mio film. La telecamera che si alza da noi intenti a baciarci e sale fino agli alberi mossi dal vento in una giornata limpida come questa. Potrei sciogliermi.
Andrea suggerisce, prima di tornare a casa, di bere ancora qualcosa. Decido allora che è il momento di svezzarlo e di portarlo al Mono, un locale gaio ma non troppo. Nonostante non sia così tardi, pullula già della mia generazione gaia. Prendiamo i nostri drink e ci sediamo fuori a fumare le nostre sigarette, ed è proprio in quel momento che Andrea si rende conto di non essere fatto per i locali gai. Nemmeno il tempo per finire il drink, che siamo già sulla via di casa. Gli mostro i negozi e i luoghi più caratteristici del quartiere, camminare mano nella mano con il proprio ragazzo è una cosa che tutti dovrebbero fare più spesso. Riduce lo stress!
Prendiamo una pizza d'asporto e la mangiamo a lume di candela da me. Dopo cena, film nel mio letto. Ed anche qui succede una cosa strana perché se per il poliziotto uno spazio ridotto come quello del letto ad una piazza mi sembrava troppo ridotto, con Andrea mi sembrava perfetto. Amo stare con lui abbracciato, a guardare un film scaricato illegalmente! Pagherei per avere delle giornate così, mi dico, e intorno alle 4 crolliamo entrambi nel sonno.
Il pomeriggio seguente, dopo il nostro pranzo alle 15, l'Adorata Cugina decide di trascorrere la vigilia di Pasqua a Milano e ne approfitta dunque per incontrare di persona Andrea, di cui tanto aveva sentito parlare. Per l'occasione organizza dunque un aperitivo in un luogo intimo ed appartato, che sia frugale ma d'effetto, che soddisfi anche le esigenze di un ospite come Andrea, abituato a contesti sin troppo spartani: la Rinascente. Sebbene l'appuntamento fosse alle 5e30, io e Andrea usciamo di casa vestiti di tutto punto per la nostra serata prima in Rinascente a conoscere parte della mia famiglia, poi alla Cueva Maya, un ristorante messicano molto piccolo e riservato, conosciuto da Andrea il giorno stesso su internet. Prego affinchè il mio ragazzo, sin troppo abituato a rave e simili, non mi faccia sfigurare nel bel mezzo della Rinascente, e invece una volta arrivati all'ultimo piano, proprio sulla terrazza con vista Duomo, è perfettamente in grado di gestire la situazione anche con mio cugino, che nel frattempo mi ha appena affidato un nuovo pezzo da scrivere entro il mercoledì successivo. Devo stare attento, così Andrea diventa troppo perfetto.
Invece, quando mi porta alla Cueva Maya, mi rendo conto che sì, lui è perfetto. Un ristorantino intimo, riservato, che tanto ricorda i piccoli ristoranti inglesi con vetrina sulla strada, mura in mattoni, cibo ottimo. Non era mai successo che la cucina messicana facesse regredire una relazione, specialmente quando vedi il tuo partner assaggiare del vino dal prezzo stratosferico, ordinato apposta per l'occasione. Torniamo a casa, ci sistemiamo nel mio letto ed il film parte da sè. Di questo passo, potrei abituarmi.
La domenica di Pasqua ed il lunedì dell'Angelo sono poi andati su questa falsa riga. Andrea, sempre più perfetto per essere un ragazzo che mi ricopre di attenzioni e rimane allo stesso tempo maschile e fedele, continua a farmi vivere il mio sogno da fidanzato perfetto. Un po' come Big, senza i suoi difetti, ma con la passione per le canne.
Martedì mattina Andrea lascia la casa perché io devo andare al lavoro. Passo la giornata a piangere: il weekend è finito ed io non ne ho ancora abbastanza di lui. Ne voglio ancora, voglio addormentarmi con i nostri film, lui abbracciato a me, le cene fuori, le sue attenzioni quotidiane. Vorrei vivere così per sempre, ma in men che non si dica, la Pasqua è passata e nel frattempo ho uno stage da portare a termine, oltre che una reputazione da costruire.
mercoledì 25 gennaio 2012
Il cerchio si chiude
Da circa 9 mesi Aspirante Carrie Bradshaw ha un alter ego, che è partorito proprio durante le sue domeniche nel Maxi Discount di Scarpe con Alby e Marion. Complice uno dei tanti etero curiosi, questa volta militare, con cui mi sentivo, ho ricevuto una strana proposta: "Perchè non indossi intimo femminile?". Rimasi scioccato, ma non appena ne parlai con Marion, la sua risposta "Dovresti provare" ha dato il via ad una serie di avvenimenti incontrollabili.
Alba poi ci ha messo del suo: la scelta delle scarpe con il tacco, i giri per negozi in cerca delle autoreggenti adatte ed i consigli di trucco hanno fatto di Aspirante Carrie Bradshaw un aspirante travestito.
I successivi etero che incontravo non si trovavano più quindi di fronte a me, bensì ad un'altra persona. Alby e Marion, con una parrucca mora sbarazzina, mi avevano aiutato a partorire Nicole.
Dopo 9 mesi Nicole può contare un numero spropositato di etero convertiti, scopate senza limite, esperimenti più o meno riusciti, soldi guadagnati, motel, bassifondi, richieste inusuali, e aveva visto più letti di coppie etero (nei quali rimaneva anche a dormire) che Aspirante Carrie Bradshaw in tutta la sua vita. Per tutto questo tempo dunque, Aspirante Carrie Bradshaw diventava Nicole per gli etero curiosi, desiderosi di provare una nuova esperienza ai limiti della trasgressione e disposti a percorrere chilometri, attendere ore sotto casa, subire cambi di programma e spostamenti pur di soddisfare una loro perversione.
Alcuni non li ho più rivisti, altri sono diventati miei eterosessuali di fiducia. Una sorta di abituè, oserei dire, tanto da poterli considerare quasi degli amici.
Quando però le scopate aumentano, i tizi li conosci sempre meglio, e ti rendi conto che Nicole si sta prendendo un pò troppe libertà, allora ti rendi conto che il tuo alter ego ti sta fottendo completamente la vita sentimentale. Ormai abituato agli incontri occasionali, non mi lascio andare a stupidi pensieri sulle relazioni e mi compiaccio per quanto fascino Nicole eserciti sugli uomini.
Poi però arriva il momento, di fronte alle tue 7 scopate in una settimana, di chiederti se forse non è il caso di darsi una regolata. Perchè ok, Nicky è corteggiata e ammirata, ma anche Aspirante Carrie Bradshaw ha bisogno di togliersi tutti quegli indumenti che tanto lo rendono donna e di essere amato per quello che è. E questo genere di discussioni hanno tenuto banco sia nei discorsi con Lou* che in quelli con Rosa, purtroppo senza molti passi avanti.
Accade poi che un noioso sabato pomeriggio di inizio gennaio, incappi in un ragazzo etero di 25 anni, che ti fa perdere la testa. Mezz'ora di sesso, due abbondanti ore di conversazione interrotte per motivi indipendenti dalla nostra volontà (vedi: nelle case di studenti non si è sempre liberi di fare quello che si vuole). Continua a darti del lei, ti apre la bottiglia di Martini, scherza come i ragazzi fanno con le ragazze e intanto Aspirante Carrie Bradshaw sorride alle sue battute, così come sorride quando, di fronte al pc, ci rendiamo conto, ascoltando la musica, di non avere per niente gusti simili. Eppure, quando si tratta di salutarsi e ti sei reso conto che di gente con la mente come la sua non se ne trova tanta in giro, non vuoi lasciarlo andare. Vorresti che quel momento durasse per sempre, che un ragazzo bello, fisicato per la palestra, con il petto peloso come piace a te ma al tempo stesso intelligente come pochi laureati, ti vedesse non tanto come un travestito, ma come una persona da amare. Che si tratti di Aspirante Carrie Bradshaw o di Nicole forse non ha importanza. Per diverse settimane mi sono interrogato con Lou* e Rosa sulle implicazioni che l'avere un alter ego potesse comportare: sono gay? Sono etero? Cosa voglio per il mio futuro? Che non mi rendevo conto che non importavano le etichette: che si tratti di una parrucca, di autoreggenti o di tacchi, sotto c'è sempre la stessa persona.
Il tempo di salutarlo e cado in un buco di depressione, seguita da una cena con Rosa ed una domenica di lacrime, in cui mi rendo conto che forse smettere di travestirmi è la soluzione migliore. Poi, all'improvviso, dopo una notte di sesso con un militare della Bella Provincia che mi da del "lui", mi bacia appassionatamente, mi racconta di sè, mi chiama tutti i giorni e mi rivede per due volte in una settimana nonostante la distanza con Milano, ti rendi conto che qualcuno in grado di apprezzarti forse c'è. E che sacrificare Nicole, che ormai è diventata parte di te, non è proprio il caso. Grazie ad un militare ho ritrovato l'amore per Nicky. Un militare, il cerchio si chiude.
PS: Michele, il tizio per cui Aspirante Carrie Bradshaw/Nicole ha perso la testa, nel frattempo e tornato a cercare un appuntamento, il mio rapporto con il militare rischierebbe di vacillare, ma Nicole almeno gode.
lunedì 5 dicembre 2011
Etichette
Un anno fa Aspirante Carrie Bradshaw riceveva questo messaggio in posta:
domandina semplice semplice:D
...ma quanto sei bbbono??? sempre più!
Oggi:
ACB (ndr), l'ha scritto il mio boyfriend quell'articolo a cui hai messo "mi piace" 

Metti mi piace sul sito di Vogue? 

Besos
D'accordo, qui si è davvero toccato il fondo.
Il tizio che ha scritto questo messaggio è un tizio più che trentenne che da più di un anno mi faceva il filo. Io, per questioni anagrafiche oltre che estetiche, l'ho sempre rifiutato. Oggi, di fronte ad una grinta che solo ora sembra iniziare a far capolino nel mio mood milanese mi ritrovo a leggere l'ennesimo affronto.
Il tuo boyfriend? Un articolo? Vogue.it? E soprattutto: io dovrei mettere mi piace alla concorrenza? Evidentemente il suddetto mittente non mi conosce a sufficienza.
L'ennesima storia gaia nata all'improvviso e sbocciata a velocità supersonica (roba che Beautiful fa un baffo a tutte le fantomatiche relazioni omosessuali di oggi) da un tizio che ha scoperto la propria omosessualità solo a trent'anni. L'ennesimo passivo gaio che pubblica l'ennesimo articolo sulla coppola per Franca Sozzani che, come da lei esplicitamente spiattellatomi in faccia, da un sacco di opportunità a chi vuole scrivere attraverso il sito internet. L'ennesima richiesta assurda.
Così come è assurdo Luca, il mio compagno di corso figo che ammette durante un aperitivo alcoolico la propria bisessualità. Così come è assurdo Marco, che mi scrive di pensarmi da due giorni. I luoghi comuni si sprecano.
Pensare di avere una relazione oggi e di riuscire comunque a mantenere l'immagine che si ha di se stessi è praticamente impossibile. Si è categoricamente costretti a scendere a compromessi. C'è chi non potendo ricevere pompini da una ragazza troppo casta viene a farseli fare da me prima del mio party di Laurea, chi invece è costretto a rivalutare fisicamente qualcuno semplicemente perchè lo si inizia a vedere "con occhi diversi" dopo (guarda caso) qualche avance da parte del suddetto tizio. La verità è che oggi siamo sempre spinti a generalizzare. Vogliamo capire se qualcuno è fidanzato o meno, se qualcuno è bello o meno, se qualcun'altro è etero o gay. Come se, dopo tutto quello che sto vedendo da mesi, ci fosse ancora qualcosa che fa la differenza. Si pensi all'esperienza di Luca. Io e il mio gruppo di compagne pettegole eravamo completamente acciecate dal dubbio e dalla curiosità sui gusti sessuali del nostro compagno più carino che ormai avevamo concentrato l'attenzione solo su questo e non sul fatto che lui, in realtà, spera di costruire anche altro con noi.
In realtà qualcosa però che fa la differenza c'è. Dopo un'intensa serata borgara che è tornata dopo più di due mesi di astinenza di locali gai, non posso fare a meno di chiedermi a quale etichetta io stesso appartenga. Che centro io, sconosciuto ai più della comunità, in questo bordello dove l'unico obiettivo che guida la serata è il sesso? Aggirandomi per le sale del Borgo sono incappato in scene angoscianti: ragazzi mano nella mano innamorati come non mai(o per lo meno, fino al prossimo drink), gente con il fondoschiena all'aria pronta a mostrarsi pur di apparire, vecchie galline di quarant'anni che guardano i giovani con disprezzo... la fine del mondo è vicina.
Poi però, tornando a casa con Vanish, Xander, Chicca e Clementia in macchina, ho capito che forse non sono un frocio famoso e ricercato, ma che nonostante gli anni ho ancora degli amici che affrontano chilometri per festeggiare la mia Laurea. E in un mondo di etichette, questo non è poco.
giovedì 24 novembre 2011
Centoquattro
Centoquattro da ieri sarà qualcosa di più di un semplice numero.
Centoquattro da ieri sarà il numero che quantifica il lavoro di tre anni in UniBi. Centoquattro è ciò che ieri ha mobilitato, in un'atmosfera festosa, i miei Autorevoli Genitori, mia nonna e i miei Comprensivi Zii a Milano, armati di doni e biglietti d'auguri, Lou* e Clementia facendoli arrivare in UniBi per festeggiarmi. Centoquattro ha avuto il potere di farci trovare lì, in mezzo alla folla di parenti urlanti e corone di alloro, ad abbracciarci e baciarci come non succedeva da tempo. Centoquattro è il motivo per cui ieri ho pianto all'inizio di ogni conversazione, così come ho pianto quando ho consegnato la mia Tesi ad una delle mie zie, quando mia nonna si è presentata a sorpresa in UniBi nonostante il nonno malato a casa, e anche quando ho visto Clementia venirmi incontro in Aula Magna, consapevole del fatto che quella sarebbe stata l'ultima volta che avremmo trascorso in UniBi in qualità di studenti. Specialmente alla luce delle giornate che assieme avevamo condiviso tra un appunto e l'altro.
Sicuramente però, le lacrime che ho versato ieri sono più di centoquattro. Mi sono commosso quando ho rivisto tutte le mie compagne venute a salutarmi, quando mia nonna mi accompagnava fiera per i corridoi dell'UniBi senza ben sapere in cosa mi sarei laureato, e anche quando mi sono ritrovato a percorrere con la mente i 19 esami ed i 3 anni di lezioni con le facce di molte delle vite che avevo incrociato.
Centoquattro è meno dei ricordi che mi conservo di questa esperienza. Così come è meno delle persone che ho conosciuto in questa triennale. Ma è sicuramente molto più delle volte che indosserò la camicia e la cravatta che ho acquistato per l'occasione.
Io in genere non sono per queste cose smielate. Ho sempre detto e ribadito (nonchè supplicato le mie amiche) che la proclamazione sarebbe stata una pura formalità, una semplice stretta di mano e fuga che tutti vivevano in maniera troppo assillante presi da non so quale sentimento. Una vera perdita di tempo che non faceva altro che ostacolare il rispetto delle mie scadenze in UniCatt. Invece, respirando quell'aria e vedendo come un semplice rito coinvolga così tante persone in modo spontaneo, mi sono reso conto di quanto mi sbagliassi. E di quanto, in fondo, provare l'emozione di commuoversi per aver portato a termine qualcosa che nemmeno contavi di finire sia appagante. Non è sicuramente un centodieci con tanto di lode, ma di certo questo centoquattro mi ha consentito di rivivere quel senso di soddisfazione e di calore che da tempo non sentivo (un pò come quando mi è capitato di vedere il video qui sotto). Oltre ad avermi fatto incontrare Clementia.
Grazie centoquattro.
PS: probabilmente questo video sarà già stato visto e rivisto sino alla nausea, ma l'immagine di tante persone sconosciute, che si adoperano per creare qualcosa in maniera disinteressata, con il sorriso sulle labbra, facendo qualcosa di stupido, è un vero inno alla vita.
mercoledì 16 novembre 2011
Trovare l'ispirazione
Ok, ho perso l'ispirazione.
Da giorni continuo a ripetermi questo come un mantra sperando che qualcuno tra i miei amici, conoscenti o miti (Carrie Bradshaw compresa) mi diano una risposta. Stare qui non è sempre facile. Specialmente se in una università dove la concorrenza è forte e dove tutto è ricondotto al confronto.
Ti ritrovi a condividere gli appunti con una ventitreenne già giornalista pubblicista nonchè autrice de Le Iene, esci a bere vino con un ragazzo che l'indomani ha una rassegna stampa, fai un progetto di gruppo con una pugliese che ha contatti ovunque e che è in grado di far sì che la RedBull ti fornisca dj set, divani e drink (il tutto gratis) per l'evento che vuoi organizzare. Questo è il nuovo contesto in cui devo muovermi tutti i giorni.
Non posso quindi fare a meno di chiedermi: che avevo in testa io quando ingenuo e intraprendente avevo pensato di coinquistare, per lo meno lavorativamente, Milano?
Non lo so, continuo a rispodermi.
Ed il peggio è che da ormai una settimana la risposta è sempre quella. Sento di aver perso l'ispirazione. Sono troppo impegnato in aperitivi, serate, lezioni e sesso che non riesco a trovare il mio posto, la mia prerogativa, ciò che mi contraddistingue. Ho perso la grinta. Quella motivazione che mi dovrebbe portare a scrivere subito al contatto che la relatrice, che ti ha appena scritto una mail complimentandosi per la tua tesi brillante, ti ha fornito in RadioRai. O ancora, trovare l'idea ingegnosa per la campagna pubblicitaria da realizzare e che potrebbe, se migliore rispetto a quella dei compagni, essere presentata alla Mondadori.
Ed il peggio è che da ormai una settimana la risposta è sempre quella. Sento di aver perso l'ispirazione. Sono troppo impegnato in aperitivi, serate, lezioni e sesso che non riesco a trovare il mio posto, la mia prerogativa, ciò che mi contraddistingue. Ho perso la grinta. Quella motivazione che mi dovrebbe portare a scrivere subito al contatto che la relatrice, che ti ha appena scritto una mail complimentandosi per la tua tesi brillante, ti ha fornito in RadioRai. O ancora, trovare l'idea ingegnosa per la campagna pubblicitaria da realizzare e che potrebbe, se migliore rispetto a quella dei compagni, essere presentata alla Mondadori.
Eppure no, tu lasci stare, perchè quella sera devi trovare il prossimo locale in cui uscire o il prossimo etero da convertire o il prossimo capo da acquistare.
Pensavo che tutto sarebbe stato sotto controllo, invece mi rendo conto che la tentazione è alta.
Pensavo che tutto sarebbe stato sotto controllo, invece mi rendo conto che la tentazione è alta.
Mi serve il coraggio di osare, quella spavalderia che tanto mi ha portato a raggiugere i traguardi che mi ero prefissato. Carrie, Becky e Holly stanno facendo del loro meglio per motivarmi, ma ora l'unica cosa che sono motivato a fare è decidere a che ora presentarmi all'H&M per il lancio della nuova collaborazione con Versace.
venerdì 2 settembre 2011
Un nuovo inizio
Ogni anno a settembre, centinaia di ragazzi gai sulla ventina approdano a Milano con due sogni: trovare lo stile giusto e farsi un nome giusto. Io, quest'anno, ero uno di quelli.
Archiviata ormai da un paio di giorni la mia esperienza da commesso e la vita di provincia con tutti i disagi che questa aveva comportato, ero sempre più deciso a guardare verso il futuro. Avevo un appartamento piccolo ma in una zona centrale in cui poter sistemare alla meglio le mie scarpe, la benedizione delle ex colleghe Marion e Alby che mi avrebbe protetto dalle avversità e dagli etero curiosi indisciplinati, un budget limitato che mi avrebbe garantito un anno fuori casa e soprattutto tanta voglia di guardare al futuro.
La definizione più corretta era, come mi disse un lontano cugino ad un aperitivo al Mono, "arrampicatore sociale". Proprio così. Farsi un nome che mi avrebbe garantito un futuro lavorativo brillante, oltre che simile a quello della mia beniamina Carrie, era assolutamente la priorità. Ed avrei dovuto farcela a tutti i costi: anche se le vetrine dei negozi di Corso Buenos Aired mi chiamavano a gran voce, anche se mi sarebbero aspettate giornate critiche ed a digiuno (ma sbronzo), anche se il mio conto in banca in discesa libera non guardava in faccia a nessuna bell'azione e buon proposito io potessi fare pur di non farlo abbassare.
E se poi mi ritrovavo ancora con una tesi arenata la cui relatrice sembrava essere scomparsa, un esame di cinese indispensabile per il nuovo anno accademico e due università a cui inoltrare la domanda di ammissione, allora ti rendi conto di essere arrivato ad un nuovo inizio. Per non parlare del montanaro Marco, il cui rapporto si barcamenava tra alti e bassi proprio come il mio umore negli utlimi giorni di lavoro.
Se credevate di esservi liberati di me vi sbagliavate, scarsi lettori. Ho ancora un mucchio di cose di cui scrivere.
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