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lunedì 6 maggio 2013

L'uomo con le palle

Tanti uomini hanno la palle. Solo pochi però sanno come si usano. Filippo era uno di questi, ed ora vi spiego il perchè.

Erano ormai un paio di settimane che io e Filippo ci frequentavamo eppure sembrava di vederlo da una vita. Circa due volte alla settimana, in genere un giorno infrasettimanale e il sabato, veniva da me, guardavamo film mangiando pop corn, facevamo sesso, dormiva da me, facevamo ancora sesso e la mattina dopo se ne andava felice e contento. Ma Nicole? Nicole si considerava soddisfatta della situazione: aveva una sorta di relazione con la nuova promessa italiana del bridge, un cazzo pronto a regalarle intensi momenti di piacere, un compagno di serate casalinghe, da trascorrere sotto le coperte nei freddi weekend di pioggia e un confidente con il quale parlare di tutto. Il tutto, sia chiaro, senza rinunciare alla sua dose di etero da convertire. In fondo, anche Filippo era liberissimo di andare con altre donne. 
La cosa curiosa però era una: il mio matematico era riuscito a compiere, nei mesi, un percorso un ascesa. Da ragazzo alla prima esperienza, timoroso al primo bacio con una travestita, alla dipendenza da sesso con una travestita. Ricordo ancora quando, la prima sera, sdraiati sul mio divano, riuscimmo a scambiarci un timido bacio, che anticipava un leggero imbarazzo e le sue parole "Sai, non ho mai baciato una travestita". Parole che in realtà poi avrebbero voluto dire "Sì io ho avuto un'esperienza trasgressiva, ma con una transessuale di 24 anni che ho frequentato per qualche mese e che ora è mia carissima amica". Ed è proprio questa sua amica trans, che ha iniziato a turbare i miei pensieri. Dunque non ero stata io a convertire Filippo, bensì una trans per di più coetanea. Il ragazzi preciso, che giocava a bridge, studiava matematica ed era figlio di un cardiologo le aveva le palle di barcamenarsi tra una donna e una trans. No, non poteva essere, io avrei avuto la mia esclusiva. Dovevo renderlo mio a tutti gli effetti, dovevo fare qualcosa che la sua vecchia amica trans non aveva mai fatto. Quella sera, dopo il film Big Fish, iniziò a baciarmi, io, invece, pensavo a quale sarebbe potuta essere la mia prossima, imprevedibile mossa. Se c'era una cosa che mi piaceva di Filippo era che ovunque io mettessi le mani, lui riusciva ad eccitarsi come non mai. Non ansimava semplicemente, ma si animava come posseduto da una strana libido. Questa possessione sembrava avere la meglio quando gli toccavo le palle, così capii che se volevo fare qualcosa che la mia concorrente trans non aveva mai fatto, avrei dovuto calcare la mano. Iniziai a stringergliele, lui iniziò a godere più del solito. Strinsi ancora più forte, più stringevo e più gli piaceva. Gliele presi, le sbattei, le schiaffeggiai. Per lui era autentico piacere. Venne in pochi minuti e poi ci mettemmo a dormire abbracciati come due neofidanzati che avevano appena soddisfatto le loro voglie. Qualche ora più tardi, con ancora il buio, Filippo si svegliò e iniziò a baciarmi, iniziammo a strusciarci, toccarci, accarezzarci, pronti ad un nuovo round. E lì, mentre io tenevo in bocca il suo pene, Filippo, il ragazzo impostato che mai aveva baciato una travestita, chiese alla sua travestita di turno: "Mi strizzi le palle?". In quel momento capii che Filippo era davvero un ragazzo con le palle: non solo amava lasciarsele strizzare, ma aveva anche imparato ad avere una relazione con Nicole.

domenica 14 aprile 2013

Filippo, che sorpresa

Nicole non offre solo sesso. Garantisce un'esperienza. L'appartamento di Nicole è un mondo a sè, una dimensione dove penetrazione fa rima con relazione. Per questo motivo Filippo is back.

Filippo è un etero particolare. Un etero che ti sorprende. Dopo la prima notte assieme, pensavo si sarebbe trattato di uno dei tanti ragazzi che non avrei più rivisto, una semplice avventura durata qualche ora in più delle altre. Eppure, mentre un freddo sabato pomeriggio passeggio in Duomo in cerca dei regali di Natale ancora incerto sulla serata da farsi, ricevo una sua telefonata. "Hey ciao", mi saluta "con chi parlo?", "sono Filippo, il ragazzo di martedì, hai già cancellato il mio numero?" subito maledico il mio vizio di non salvare il numero di cellulare dei miei amanti "oh scusa ma il tuo non l'ho proprio salvato, come stai?" "bene, sono reduce da un torneo di bridge, adesso sto andando a mangiare una pizza da un amico, se non hai nulla da fare per le 21 ti va se passo da te e ci guardiamo un film assieme?". Io, sorpreso, accetto. Da quando un etero così timoroso di avere a che fare con una travestita improvvisamente aveva fissato il suo secondo appuntamento settimanale? Decido di passare al supermercato e prendere qualcosa, ma poi opto per una sorpresa: gli cucinerò un dolce. Non avendo un forno nè tanto meno una frusta, decido di optare per dei creme caramel, una bottiglia di vino e mi fiondo a casa. Inizio a spadellare, metto i creme caramel nel forno e poi passo alla mise: autoreggenti, culotte in pizzo, reggiseno, vestitino, tacchi e infine tanto trucco. Mi preparo giusto in tempo: alle 21 Filippo è lì, alla mia porta, pronto per la nostra serata cinematografica. Ci salutiamo, lui mi racconta della sua vittoria di bridge, io del mio pomeriggio di shopping, poi mettiamo il nostro film. Eccoci lì, sdraiati nel mio letto matrimoniale, sotto il piumone, con tanto freddo fuori e una parrucca decisamente fastidiosa. Mentre sono alla prima mezz'ora di film non posso fare a meno di chiedermi: che sta succedendo? Per quale motivo mi ero messa a fare la brava mogliettina che cucina, prepara il letto e si fa trovare sexy per un ragazzo conosciuto pochi giorni prima e del quale non aveva mai salvato il numero di telefono? E poi: che stavamo facendo lì, in quel letto, in un sabato sera di dicembre? La riposta arriva subito: a metà del primo tempo mi bacia e iniziamo a fare sesso. Gli piace, gli piace toccarmi, leccarmi, accarezzarmi. Gli piace come lo succhio, come gli tiro le palle, gliele strizzo, gliele schiaffeggio. In quel momento mi rendo conto che ho di fronte a me un patito per le palle: più gliele maltratto e più urla di piacere. Finiamo di fare sesso e continuiamo con il film. Lui mi abbraccia, mi bacia, sembriamo una vera coppia. Poi, con i titoli di coda sullo schermo e il creme caramel finito, si gira e mi dice che lui sta bene ma che non sa come fare. Io non capisco: cosa dobbiamo fare? "Io non riesco ad avere una relazione con una travestita" mi dice, ed io, che in fondo di lui non so un bel niente e mi basta quel che ho, gli rispondo "per me va benissimo così, possiamo continuare a vederci a patto che tu non vada con altre travestite, trans o froci". Lì, avevamo stipulato il nostro patto: piena libertà con donne, nessuna concessione con i ragazzi o simili. Lui sarebbe stato mio. Facciamo sesso una seconda volta, poi ci rimettiamo a dormire. La mattina dopo, con una parrucca arruffata, lo accompagno alla porta e ci salutiamo con un bacio. Lui doveva andare a dare lezioni di bridge, io avevo il prossimo etero da soddisfare da lì a un'ora. Continuammo così per altre 2 settimane. Stessa routine: dolce preparato da me (eccetto una volta in cui lui portò il gelato), film, coperta, letto, tv e sesso. Potevo forse lamentarmi? Di certo sapevo una cosa: Filippo mi stava sorprendendo molto più del previsto: anche se non era il classico etero disinvolto e sicuro di sè, si stava spingendo su un terreno ancora inesplorato: quello in cui Aspirante Carrie Bradshaw e Nicole erano la stessa persona.

giovedì 7 marzo 2013

Trauma di una domenica pomeriggio

Quando ci si cala nei panni di una travestita non è sempre facile riuscire a scindere quello che sei, da quello che fingi di essere. La maggior parte delle volte, con molti dei ragazzi che Nicole incontra, ti senti forte, senti di avere il potere. Un potere garantito dalla maschera che riesci abilmente ad indossare e che poi non è altro che ciò che li ha spinti da te. Ti vogliono perchè indossi quella maschera. E per fare sesso. In pochi, rari casi, capire quale parte di te stai mostrando è complesso. Giacomo è proprio uno di quegli appuntamenti.

Vi avevo già scritto che, nel corso del mio primo incontro con Giacomo, lui aveva accidentalmente dimenticato da me il suo ombrello. E questo gli dava un motivo in più per ripassare. Nei mese seguenti, continuai a ricevere suoi sms, nelle ore più svariate del venerdì o del sabato sera, quando lui si trovava a Milano, per passare a riprenderlo e rivedermi. Io però, o perchè troppo stanca o perchè già in compagnia di un altro uomo, ero sempre costretta a rimandare finchè, una domenica pomeriggio, accettai la sua proposta di ripassare. Mentre mi preparavo pensavo al motivo che mi portava a considerarlo uno dei ragazzi più interessanti con cui Nicole aveva fatto sesso. Che avesse un debole per i ricci dal petto villoso era vero, per il suo fisico sportivo anche, ma la testa? Mi ritornò in mente la discussione che avemmo la prima volta in cui mi scrisse: io gli dissi di essere un pessimo milanese perchè non bazzicava a Turro, lui se la prese dicendomi che conosceva la città come le sue tasche e si arrabbiò. Il giorno dopo ovviamente mi scrisse per scusarsi dei toni e per fissare l'appuntamento. Evidentemente studiare scienze politiche l'aveva reso poco incline alla diplomazia.
Mi resi conto durante il nostro appuntamento che, di fronte ad un bicchiere di vino, la sua spavalderia era particolarmente intrigante: si sentiva sicuro, nella sua camicia, con le sue gambe accavallate come i ragazzi della Milano bene, che non hanno bisogno di sfoggiare abiti griffati o accessori Dolce e Gabbana per mostrare le loro doti. Lui era affascinante proprio perchè non ostentava.
Quella domenica, dopo 3 mesi di sms e qualche contatto, tornò a farmi visita (ovviamente per prendere l'ombrello) ed io mi sentii stranamente agitata: lui era il tipo perfetto per una relazione. Quello che avrebbe messo a tacere la sete di sapere di Aspirante Carrie Bradshaw e la sete di altro di Nicole. La sua vita mondana nei locali di Milano (unita alle numerose esperienze con ragazze) e la sua classe. Dovevo averlo. 
Suonò il citofono e, dopo 5 piani di scale a piedi, arrivò in casa. Questa volta niente vino (erano le 14 di pomeriggio), solo una sigaretta, qualche chiacchiera e subito un bacio. Facemmo sesso esattamente con la stessa passione che ci guidò la prima volta. Mi prendeva, mi stringeva, mi baciava. Furono i 30 minuti più intensi della giornata.
Al termine di tutto però l'amara sorpresa: parto per l'Australia mercoledì. Andrò a studiare là per l'ultimo semestre e poi a studiare arabo in qualche paese orientale. D'altronde lui può. A quelle parole rimasi di stucco: sarei sicuramente sopravvissuta a 6 mesi senza di lui, ma sapere di essere sul punto di dover salutare un ragazzo con cui avevo trascorso due momenti così intensi per un attimo mi destabilizzò. Avevo davvero messo in gioco solo Nicole? E quando sarebbe tornato, io sarei ancora stata a Milano, in quella casa, con quel numero di cellulare? Ci salutammo, lo accompagnai alla porta e gli porsi il suo ombrello, un ciao e lui uscì. Lì, dietro a quella porta, cercai di organizzare i pensieri e di trovare un pò di quella razionalità che con lui perdevo. Stavo facendo andare via un tipo giusto e la cosa peggiore era che non potevo fermarlo: Nicole era una semplice fantasia, che nasceva e moriva all'inizio e alla fine dell'appuntamento. D'altronde lui poteva permetterselo.
Amareggiato, capì che dovevo guardare avanti. Quella era la regola del gioco trasgressivo di Nicole. E volendo o non volendo, non avrei potuto farci nulla. 
Al termine del pomeriggio, Nicole si tolse le autoreggenti e raccolse il preservativo che il ragazzo che era appena uscito aveva lasciato sul pavimento. Prima di lui ne era venuto un altro. E prima dell'altro il trauma di salutare qualcuno che vorresti tenere per te. Ma Giacomo ormai sarebbe stato solo un lontano ricordo.

lunedì 4 marzo 2013

Cambiare sponda

Una travestita deve saper anche guardare altrove. Sapersi adattare, fare della propria femminilità in un corpo da uomo un pregio e provare a tornare sui suoi passi. Perchè in fondo nulla è irreversibile. E poi solo gli stupidi non cambiano idea. Ecco perchè devo tornare a fare sesso con un ragazzo gay.

Sapete tutti che io mi travesto perchè amo gli etero. Sapete che io i gay li chiamo amichevolmente froci. Sapete anche che non faccio sesso con un ragazzo gay da parecchio. E, se avete anche buona memoria, dovreste ricordare che, quando a maggio dello scorso anno mi vidi per un paio di sere con un ragazzo gay conosciuto su Twitter, in realtà la cosa che mi allontanò era il fatto che non fosse etero. Perchè, nel caso in cui non lo capiste, io ho un blocco. Non basta andare con un uomo o con una travestita per rendere un ragazzo omosessuale. Che vi piaccia o no è questione di modi, di atteggiamenti, di stile nel vestire. Se io, femminile per eccellenza, dovessi frequentare un ragazzo gay come il 90% dei gay che vivono a Milano, mi sentirei completamente lesbica. Ecco, perchè amo gli etero. Io voglio vivere la viritità, sentirla dentro.
"Uccidi Nicole e torna a fare il gay", mi dice mia cugina Iriza alla nostra abituale cena giapponese, "i gay sono tutto. Hanno le chiavi della città. Ho visto gay rischiare il fallimento e, con una scopata con la persona giusta, tornare in auge. Avresti molto da imparare". Ho provato più volte a entrare nell'ottica di una relazione gay ma, seriamente, proprio non mi ci vedo. Come potrei mai pensare alla fedeltà di un ragazzo gay con tutti i social network per incontri gay che ora ci sono? Grindr, Romeo, Bear... la vita per un gay attivo è tutta in discesa. Per uno passivo come me invece no.
Mi sorbivo l'ennesimo cazziatone da Iriza, quando, sotto Natale, sentii una vecchia conoscenza frocia mia amica di Facebook. Si tratta di un dj che, a detta di Iriza, è uno dei pezzi grossi nell'ambiente omosessuale frocio. Una sorta di Andy Warhol dei giorni nostri, per dire. Nonostante i suoi 29 anni, i suoi tentativi di presentarmi un suo vecchio trombamico e mai un incontro dal vivo, tra me e lui c'era del feeling. Oltre a essere molto carino fisicamente, aveva anche quella testa che cercavo: creatività e qualcosa da dire. Alternativo quanto basta, sarebbe potuto essere il mio primo ragazzo gay del 2013. 
1 gennaio. Ore 23.30. Su RaiMovie mettono "La notte dei morti viventi" di Romero. Un cult. E, poichè so che lui ama il cinema ed io vado matto per gli horror, gli scrivo un messaggio su whatsapp. "Danno Romero su Raimovie, guardatelo", "Già visto. Adesso sto salutando un'amica, ti va se tra poco passo da te?". Merda. Avevo appena ricevuto un ragazzo etero, e pensavo che come scopata il primo gennaio fosse sufficiente; ma, dato che dovevo seguire i consigli di Iriza non era il caso di fare lo schizzinoso e scrissi "Certo, puoi passare quando vuoi". A mezzanotte e mezza lui suona il citofono. Ci siamo, penso, finalmente conoscerò il pezzo grosso di cui Iriza va matta, magari diventeremo super amici e faremo tante cene assieme a Iriza che si complimenterà con me per la capacità ad aprirmi a nuovi orizzonti. Un personaggio così importante sta venendo in casa mia! Niente panico. Invece apro la porta e, dopo un "ciao" accennato, mi ficca la lingua in bocca. Improvvisamente mi sento strano. Sto limonando con un tizio dai capelli ricci, vestito trasandato e con i brillantini nei capelli. Mi prende per mano e mi porta davanti al letto, si toglie lo zaino, il cappotto e continua a baciarmi sussurrando di tanto in tanto "sei bellissimo". Io, imbarazzato, non so che dire. Vuole parlare? Vuole scopare? Vuole conoscermi? Niente panico, in fondo, non stai facendo altro che del sesso, quello che fai ogni volta in cui ti vesti da Nicole. Sii professionale e intraprendente. Lui si sdraia sul letto nudo, poi mi toglie la maglietta e mi slaccia i pantaloni. Non ce la posso fare, mi dico, non è una cosa che posso fare. Decido allora tatticamente di dedicarmi al pompino, di modo che lui, una volta venuto, non si concentri sulle mie parti basse. Così rimango lì, con il suo cazzo in bocca, torso nudo rimpiangendo la mia folta parrucca, i miei tacchi e le mie autoreggenti. Avevo davvero il blocco della travestita? Ero davvero così abituato a fare sesso vestito da donna da non riuscire più a farlo normalmente? "Ti voglio venire addosso". Eh? Se lo scorda, mi dico. "No dai, vieniti addosso tu. A me non va di farmi venire addosso", "No dai ho voglia di schizzarti addosso" continua, io cerco insistentemente di oppormi alla sua richiesta "no tesoro dai, perchè non mi mostri come vieni addosso a te?"; subito, come una ragazza schizzata, mi urla "TI HO DETTO CHE NON MI VA DI VENIRMI ADDOSSO; COME NON VA A TE A ME NON VA DI SCHIZZARMI ADDOSSO". Cala il silenzio. Io sono basito, lui continua "ECCO, ORA MI HAI FATTO ANCHE PASSARE LA VOGLIA". Cerco di ripensare a quello che mi aveva sempre suggerito Iriza, e che in fondo il mondo frocio non è così male. Nessuno lascia la casa di Nicole senza venire, così lo feci alzare in piedi e conclusi il mio lavoro facendolo sborrare sul pavimento. Sperma ovunque: sui miei jeans, sul parquet appena pulito, un litro di sperma si era riversato nel mio monolocale. Pulisco il tutto in maniera diligente, ripetendomi che mai più avrei fato venire a mezzanotte passata un tipo frocio per farmi fottere la bocca (o, per lo meno, senza prima chiedergli dove gli piaceva sborrare). Fumiamo una sigaretta e cerco di portare avanti una conversazione inutile, stupida, completamente portata avanti dal sottoscritto. Io, che cerco di fare domande per conoscerlo e capire di più sul suo mondo, mi rendo sempre più conto che in fondo un egocentrico come lui non potrebbe mai diventare una persona da vedere frequentemente. E che i mille discorsi che lui aveva fatto nei mesi scorsi, in realtà non erano altro che stupidi spunti per portarmi a letto.
Lo saluto sperando di non avere mai più un'altra serata simile e, mentre ripulisco il pavimento dagli ultimi residui che temo siano rimasti a terra, mi rendo conto che gli etero sono decisamente meglio: grazie a Nicole sono più forte e distaccato, loro mi venerano e faccio sesso come mai potrei fare con un frocio. Ciao vita gaia, io sto sull'altra sponda!

PS: il giorno dopo vidi, su Facebook, le foto della serata precedente organizzata per Capodanno dal dj. Era vestito solo di pellicola trasparente (a mò di tubino) e indossava un paio di stivali alti. Se l'avessi visto prima nemmeno l'avrei fatto entrare in casa.

lunedì 18 febbraio 2013

Prime volte


Inaugurare l'appartamento per Aspirante Carrie Bradshaw significa una cena con le amiche dell'Unicatt, una serata di chiacchiere, vino e cibo cucinato goffamente dal padrone di casa, mentre la televisione al plasma sullo sfondo proietta immagini di un programma che nessuno sta guardando. Inaugurare l'appartamento per Nicole invece significa invitare un ragazzo per un bicchiere di vino, luce soffusa, tacchi pronti all'uso (regalati da uno dei suoi amori estivi).

Quale modo ho scelto per primo? Ovviamente quello di Nicole. Non appena gli Autorevoli Genitori hanno terminato il loro aiuto nello disfare scatoloni di cose, Aspirante Carrie Bradshaw è corso in Corso Buenos Aires per una capatina dai cinesi. A Nicole serviva una parrucca nuova: un'estate tra gli alti e bassi delle sveltine in campagna avevano danneggiato quella precedente. Così, mentre le donne vanno dalla parrucchiera, Nicky andava dai cinesi. In fondo, lo sanno tutti che cambiare il taglio dei capelli significa cambiare qualcosa nella propria vita. Cambiamento, questa era la parola d'ordine. E in fondo per lei era come se qualcosa del genere stesse succedendo: era tornata a Milano.
Con un sacco di uomini in lista. Il primo? Giacomo, 24 anni, studente di scienze politiche a Bologna. Proprio il giorno prima stavo parlando del debole che avessi per i ragazzi ricci e oplà, lui è saltato fuori. Seppur di Milano, aveva scelto di studiare a Bologna e di tornare a casa nel weekend. E, guarda caso, quello era il weekend giusto per conoscere Nicole. Nonostante qualche piccolo intoppo iniziale, la conoscenza era partita a gonfie vele: era intelligente, carino, sicuro di sè. Avete presente il classico ragazzo sfacciato che mandereste a quel paese subito ma che in fondo vorreste limonare all'istante? Ecco, lui era proprio così. Oltre che ben messo, chiaramente.
La prima sera a Milano la passai con lui e con la sua passione per il mio fondoschiena. Era alla prima esperienza con una travestita, ma seppe subito dove mettere le mani. Bevemmo un drink fumando sigarette, Nicole con il vestitino nuovo, lui in camicia e il suo fascino da intellettuale figo. Improvvisamente il tempo si era fermato: Giacomo era il tipo giusto: intelligente, bello, LUI era il ragazzo giusto, in grado di prendere quello che voleva senza sentirsi minimamente in dovere di chiederlo. Ah, era anche di buona famiglia.
"Hai delle bellissime gambe", mi disse poco prima di infilarmi lingua (e poi cazzo) in bocca. Nicole si fece trascinare dalla passione e insieme inaugurarono il divano. Sarebbe stata la prima scopata in quell'appartamento, ma aveva un sapore diverso da quelle che sarebbero venute dopo. Rimasi a parlare con Giacomo fino all'1 di notte e, a bottiglia finita, lui se ne andò. Non appena chiusi la porta alle sue spalle, mi resi conto che non avrei mai potuto avere nulla a che fare con lui. L'intellettuale figo milanese trasferito a Bologna per studiare scienze politiche, espertissimo di Milano e di tutti i locali da frequentare, aveva appena fatto con Nicole quello che da sempre era abituato a fare con le sue donne: sedurle e lasciarle andare, con la soddisfazione di un briciolo di esperienza in più rispetto a prima.
Alle 2 passate, ricevetti un sms "Ho dimenticato l'ombrello. Un buon motivo per ripassare :) ". Non sapevo se sarebbe realmente tornato, ma l'idea di una nuova conversazione con lui mi stimolò non poco. Avevo appena scoperto il mio primo tesoro milanese (per quest'anno), ed io non avevo certo intenzione di fermarmi qui.

domenica 8 luglio 2012

Tra due poli

"Un unico sentimento è fatto a volte di contrari"
(Marcel Prust)

Evidentemente Prust sapeva che un giorno avrei raggiunto questa conclusione, oltre che una rottura. 
Quando Aspirante Carrie Bradshaw a fine aprile salutò il suo consorte in partenza per il Brasile, aveva ripromesso al suo Cugino Gaio, durante una cena in Chinatown, che avrebbe fatto di tutto per non perderlo. Anche a costo di spendere 500 euro per un biglietto di andata e ritorno, Andrea non sarebbe caduto nel dimenticatoio, assolutamente no. E la nostra storia d'amore avrebbe superato persino l'Oceano Atlantico.
Poi, è bastato un inizio di mie riflessioni, che hanno portato inevitabilmente ad una fine. Di fronte all'ennesima domanda, dell'ennesima amica o collega, su come noi fossimo rimasti, non sapevo cosa rispondere. Una sera dunque, tra un esame e l'altro, iniziai a guardare le fotografie del suo compleanno, capitate su Facebook, che lo raffiguravano nel suo ristorante, con i suoi genitori, mentre brindava nella tavolata di dipendenti/conoscenti, le uniche persone con cui in questi mesi aveva stretto un minimo di relazione. E fu proprio lì, di fronte al loro sorriso, con le loro pelli abbronzate ed una tavola ricoperta di cibo, che mi chiesi se forse non stessimo seguendo due cose differenti. Che ci avrei mai potuto fare lì? Se lui in Brasile, con il suo ristorantino sulla spiaggia era felice, potevo dire di essere pronto a raggiungerlo? Io, che per tutti questi anni, avevo sognato un ufficio in città con il mio lavoro da giornalista di Vanity Fair, ora che mi stavo impegnando per raggiungerlo mi rendevo conto che era effettivamente quello che di meglio potevo augurarmi per il mio futuro. 
Cercai di evitare di pensare a questa nostra incompatibilità, ma poi, tornai in provincia per un paio di settimane. Due settimane lontano dal casino della convivenza con gente sempre più insopportabile, due settimane per preparare gli ultimi due esami estivi, due settimane per fare il pendolare tra Provincia e Milano. Messo piedi in casa, non potei fare a meno di ricordare tutti quei motivi che in quell'anno appena passato mi avevano tenuto lì: Andrea, Andrea, Andrea. Cosa stava succedendo? Davvero lui poteva essere considerato una delle cose migliori che mi erano capitate da 365 giorni a questa parte? E soprattutto: io, che non credevo nelle relazioni a distanza, potevo ritenermi in grado di vivere senza mai sapere quando ci saremmo rivisti? Inutile dire che Nicole in questi mesi si era data da fare, ma in fondo, aveva importanza? No, mi risposi. O forse sì?
Decisi allora di controllare nella sua casella di posta e di iscrivermi al suo social network di fiducia per scovare eventuali segnali di un suo eventuale tradimento. Nonostante un esame prossimo dovevo farmi i fatti suoi, ed ero sempre più deciso di capire quanta importanza potesse avere ancora una nostra relazione. Non trovai nulla di buono per le mie ricerche, ma, con il suo nuovo profilo, Nicole rimediò diversi appuntamenti.
Il giorno seguente, sfogata l'ennesima frustrazione su alcuni sms di Andrea, Nicole venne contattata da un ventenne della provincia particolarmente carino e voglioso. Con la scusa della casa libera dunque, lo invitò la sera stessa. Si trovò talmente bene che replicò la sera dopo, e dopo, e dopo ancora. In 6 giorni in provincia, Nicole vide Riccardo ben 4 volte, con tanto di nottata abbracciati nel sonno.
Era bellissimo: biondo, occhi azzurri, più piccolo di me sì, ma dal fisico sportivo di un tennista con il petto peloso come piaceva a Nicole. Dei modi maschili, dolci, mi copriva di attenzioni e, udite udite, cucinò anche per me. Passammo serate affiatati come non mi succedeva da tempo, mi scriveva sms tutti i giorni e proponeva attività da fare insieme: insieme ad Amsterdam (era un altro stupido fumatore di canne come Andrea), insieme a cercare funghi allucinogeni (il massimo del romanticismo), insieme a giocare a tennis (ti sembro forse uno che gioca a tennis?), ma, in tutto questo, di Andrea non mi interessava più nulla e volevo solo stare con Riccardo. Così, di fronte all'ennesimo litigio con lui, decisi di smettere di sentirlo per un po' e, alla sua ennesima scenata, smisi di rispondergli.
Il primo weekend in provincia l'avrei trascorso con Riccardo, cena da me, dvd, nottata assieme, poi, venni colpito dai sensi di colpa. Era giusto quello che stava succedendo? Anni di relazioni sbagliate non mi avevano insegnato proprio nulla? Se era vero che ero innamorato di Andrea, perchè mi comportavo come se fossi innamorato di Riccardo? 
Iniziarono ad arrivarmi sms e telefonate dal Brasile che ovviamente non ricevevano risposta, sabato sera Riccardo non venne ed io non facevo altro che mettermi sul terrazzo in cui le sere prima io e il ventenne cenavamo e ci baciavamo pensando a cosa sarebbe stato giusto fare. La bellezza e la passione da una parte, il sentimento e la sicurezza dall'altra, dovevo solo scegliere. In tutti questi mesi di lontananza i ragazzi con cui io ero stato non sarebbero stati sufficienti a dimostrare che la mia era solo una debolezza da lontananza, così decisi che era il caso di finirla, e di continuare ad evitarlo.
Per la prima volta dopo anni, quel sabato notte andai a dormire a mezzanotte: non volevo pensare a nulla, solo al mio ritorno a Milano e a quello che avrei dovuto fare per il lavoro lunedì mattina. 
Domenica sera Andrea, stanco dei miei silenzi e di mille telefonate senza risposta, decise che era il caso di lasciarsi e di Riccardo, per la prima volta da quando ci eravamo conosciuti, non ricevetti un segno, nè chiamata, nè sms. Non sapevo per cosa rimanere più male. se per un amore finito o per un ragazzino da cui ero preso che era sparito; di certo, Prust aveva ragione: un sentimento può essere fatto di suoi contrari.

domenica 3 giugno 2012

Tornare sul mercato

Da circa un paio di settimane sono caduto in un buco di negatività fatto di sbalzi di umore, noia, imprecazioni e ansia per gli esami in arrivo. Reduce da uno stage durato 3 mesi, un ex(?) fidanzato in Brasile ed una vita sociale (oltre che accademica) da recuperare, trascorro le mie settimane evitando la vita con una coinquilina sempre più insopportabile e riassumendo i libri da studiare. Niente Nicole, niente feste fino a tarda notte, solo libri, musica e la compagnia di qualche amica fidata come Rosa e Marialaura.
Non posso fare a meno di chiedermi se è questo, quello che mi aspettavo ad agosto dell'anno scorso, quando ho scelto di venire qui, ma di fatto a 9 mesi dal mio arrivo nella city, mi ritrovo ancora al punto di partenza. Che fine ha fatto la mia positività? Dov'è quella sana incoscienza che tanto mi aveva caratterizzato in passato? Perchè tutto a un tratto snobbo le feste, le serate e non faccio altro che pensare al lavoro, agli esami e ad Andrea? Per non parlare di Nicole: sarebbe sopravvissuta a tutto questo? O dovrei accantonarla come mi consigliava mio cugino durante una delle nostre cene giapponesi?
Non ho la risposta a nessuna di queste domande, so solo che non voglio tornare in provincia, rivedere la mediocrità, eccetera.
Mercoledì pomeriggio esco con un ragazzo conosciuto da poco, frequenta l'UniCatt, sembra carino, e mi porta all'Arnold a prendere un caffè. Lì, di fronte ai nostri due frappè take away, mi rendo conto che nella nostra conversazione ho nominato Andrea quasi più volte di quanto abbia fatto io nell'arco di una settimana. Paolo, laureando in economia, è carino, maschile quanto basta, e mi invita ad una cena la sera stessa. Io, ancora non in grado di realizzare quanto sta accadendo, opto per il giorno seguente. La sera stessa cerco di fare mente locale sulla mia situazione sentimentale con Andrea: stiamo ancora insieme? Sono single? Basta sentirsi ogni tanto su Facebook o Skype per portare avanti una relazione? Beniamina mi suggerisce di buttarmi. Proprio come dice Lou*. Allora mi butto. In fondo, cosa ho da perdere?
Paolo viene a prendermi sotto casa e mi porta al giapponese, tanto per ricordare i tempi in cui con Filippo trascorrevo i miei sabati da pseudo-fidanzato prima che arrivasse Andrea a farmi sentire innamorato. Ordina una bottiglia di vino. Iniziativa, penso, questa è una cosa che di Paolo mi piace. Al termine della cena mi afferra la mano; da quanto non succede? Da quando mi vedevo con Andrea, penso. E lì, mentre in tram ci stiamo dirigendo al Chiringuito di Porta Venezia (tanto per tornare un pò tra gli ambienti gai), mi rendo conto che il contesto non è cambiato, le cose che sto facendo nemmeno, ma la persona con cui le sto vivendo sì. E non è carismatico o deciso come Andrea. E' intelligente, pacato, galante, ma il feeling che avevo con Andrea non c'è. Beviamo due drink in mezzo a tanta gente gaia e poi mi riaccompagna a casa a piedi. Mi bacia, e stiamo a parlare sotto casa mia fino alle 2e30 di notte.
Due giorni dopo, il sabato sera, invito Paolo a vedere un film da me, giusto per rivivere le sere in cui abbracciato a Filippo e Andrea me ne stavo a guardare programmi tv o altro sul mio pc. Al termine del film però succede una cosa strana: Paolo, si sbottona i jeans e mi fa appoggiare la mano sul suo pacco. Che avrà voluto dire? Mi è subito chiaro che quella sera Paolo non si sarebbe accontentato di un semplice film, così in maniera assolutamente annoiata, cerco di impegnarmi. Una ventina di minuti dopo, Paolo si rende conto che qualcosa non va e decide di parlarmi. Spiego che per me è strano, fare un pompino dopo quello che c'è stato con Andrea, e lui capisce. Mi rendo allora conto che ho una sorta di attrazione-repulsione verso di lui: lo desidero come mi capita di allontanarlo. Intorno alle 3 Paolo se ne va ed io rimango in piedi, in mezzo alla stanza, a piangere perchè mi manca ancora Andrea.
Non ce ne erano di storie, un consorte è un consorte, anche se ero tornato sul mercato. E per quanti Paolo avrei potuto incontrare, lui in quel momento rappresentava l'unica persona che volevo avere al mio fianco.

mercoledì 9 maggio 2012

Brazilian Life

Anche se la relazione con Andrea proseguiva senza troppi intoppi, l'amore doveva fare però i conti con una scadenza, la sua partenza per il Brasile. Che non si trattava di un semplice viaggio di piacere, ma di una partenza vera e propria.
Eravamo entrambi a conoscenza di questo piccolo particolare. Sin dal giorno in cui, quando ci siamo conosciuti, lui mi disse che stava vendendo tutto perché aveva deciso di comprare con i suoi genitori un ristorante oltreoceano. Macchina venduta, casa venduta, cani nel trasportino, il viaggio era imminente. Più volte ci siamo chiesti se ne valesse la pena, viversi così per poi lasciarsi, ma entrambi eravamo profondamente convinti che l'uno o l'altro potesse cambiare idea e decidere di mandare all'aria tutto e rimanere, o lasciare l'UniCatt, Milano e compagnia varia per spostarsi in una casa sulla spiaggia a fare il cameriere al suo ristorante. Più volte avevo provato ad immaginare la mia vita da Aspirante Carrie Bradshaw oltreoceano: niente più freddo, sole e caldo tutto l'anno, spiaggia a portata di mano, niente più problemi su come o cosa scrivere, addio feste glamour fatte solo di gente con la puzza sotto il naso... forse, e dico forse, mi ci sarei potuto abituare.
Passò poi l'ennesimo weekend, in provincia, dove mi portò nel bar del suo amico per farmi bere Martini con l'oro versato nel bicchiere. Arrivò poi il giorno in cui, appena uscito dall'ufficio, mi fece andare in Colonne per regalarmi una fede. 
Ok, forse il Brasile non sarà così male, pensai.

Approfittai allora delle ore libere in ufficio per guardare su Facebook le foto di un mio vecchio amico gaio. Mattia, fino allo scorso anno vagava da festa a festa, così come da uomo nero a uomo nero, finché non si è fidanzato ufficialmente con un thailandese e l'ha seguito in Thailandia. Il suo profilo pullulava di foto di loro due in spiaggia, in capanna, tra il verde, ancora in spiaggia, a mollo nell'acqua, in un'altra capanna, a mangiare l'aragosta, il tramonto sul mare... ok, tutto romantico, pensai, ma dov'era l'asfalto? Dov'erano i negozi? Davvero potevo essere fatto per la Brazilian Life? 

Arrivò l'ultimo giorno di stage e con esso anche le lacrime. In soli 3 mesi avevo imparato a scrivere bene un articolo (forse), ad avere contatti con clienti, a rispondere alle letterine degli Amici del Mulino, ad inventare giochi per Amici o linee di abbigliamento, approfondire le questioni di diritti musicali con la Siae, seguire uno webinar in diretta... Così, mentre salutavo tutti uno ad uno, non potevo fare a meno di chiedermi se tutto quello mi sarebbe mancato. Non ebbi il tempo di darmi una risposta che entrambe le boss mi chiamarono nel loro ufficio per farmi la fatidica proposta: l'una una spintarella ovunque io volessi (guarda caso, proprio la ex direttrice di Cosmopolitan), l'altra un nuovo contratto di 3 mesi pagati. Avrei avuto giorni per pensarci, ma in quel momento, abbandonate le lusinghe, pensavo solo al fatto che avrei avuto altri 4 giorni da passare con Andrea, e che il mio compleanno era imminente. 

Il giorno del mio compleanno Andrea aveva affittato l'ennsimo appartamento a 5 stelle sui Navigli, comprato alcol a volontà e accettato di venire a mangiare al ristorante cinese nonostante l'idea non gli fosse particolarmente congeniale. La sera poi, dopo un pomeriggio per la città e qualche ora abbracciati a letto, era il momento dei festeggiamenti tranquilli e riservati in pieno stile Aspirante Carrie Bradshaw. Andammo così con Lou*, Clementia e qualche altro invitato al Patchuli dove, con soli 8 euro, avevi la possibilità di cenare, bere, assistere allo spettacolo di Drag Queens, mettere alla prova il tuo ragazzo agli ambienti gai. Andrea si comportò bene in effetti, riuscii a farsi apprezzare da Clementia (in genere ipercritica) tanto da far sì che lei stessa gli chiedesse di non partire più. Ne avevo passate tante con Lou* e Clementia, ma sapere che erano lì con me a festeggiare il mio compleanno con tanto di ragazzo a fianco rendeva il momento ancora più speciale.

Passò l'ultima notte e con lei arrivò anche l'ultimo pranzo. Per l'occasione Andrea decise di portarmi al California Backery giusto per viziare ancora un pò il suo consorte (me). E fu proprio alla fine del pranzo, quando credevo di essere sufficientemente maturo da sopportare il distacco senza alcuna lacrima, che crollai. Iniziai a piangere, piansi per ore, piansi ovunque, anche quando alle 5e30, percorremmo per l'ultima volta assieme via Torino. Mi vennero in mente tutti i momenti in cui c'era, le classiche serate primaverili dove bastava un aperitivo, qualche bacio e si tornava a casa a guardare un film. Volevo tornare all'inizio, rivivere la nostra relazione dal primo all'ultimo secondo, perché ogni giorno, dopo il lavoro, ed ogni sera, fino alle 3, Andrea era lì, pronto a chiamarmi, tenermi compagnia, farmi ridere. Sarei stato ancora in grado di tornare a condurre la mia vita solitaria? Improvvisamente l'idea delle feste, degli aperitivi, delle serate in discoteca non mi interessavano più, io volevo solo continuare ad essere protetto da Andrea. Con la sua disinvoltura mi aveva insegnato a credere in una relazione da vivere alla luce del sole, dove i gay non erano altro che persone innamorate. Arrivammo in stazione e versai altre lacrime, lui non piangeva, ma gli occhi lucidi tradivano quella sicurezza che cercava di darmi: a fine gennaio, quando sarebbe tornato per sbrigare delle commissioni, ci saremmo rivisti.
Sparì sul binario lasciandomi con una borsa di alcolici, l'altra di regali della sera precedente ed un cuore spezzato. Cercai di non piangere fino all'arrivo da Beniamina, ma non ce la feci. 
Il giorno seguente, ancora in lacrime, preparai le borse e presi il treno. Non mi importava più delle possibilità di stage, di Milano, di Nicole, delle feste a cui mi avevano invitato, volevo solo stare da solo. Avevo bisogno di tornare a casa.



domenica 22 aprile 2012

Natale con i tuoi...

Ogni anno a Pasqua tutti gli studenti fuori sede lasciano i loro appartamenti e abbandonano gli spring break per tornare a casa a rompere uova di cioccolato con le loro dolci metà, circondati dal calore della famiglia.
Io, ovviamente, da vero Aspirante Carrie Bradshaw, non potevo rinunciare ad un lungo weekend in compagnia del mio ragazzo, con l'uovo di Pasqua che mi aveva regalato, nella città dei miei sogni. Dovevo respirare, prendere una boccata d'aria dallo stress lavorativo e darmi completamente alla mia dolce metà.
In programma c'erano 5 giorni di effettiva convivenza: qualcuno in hotel, qualcuno da me, con tante iniziative interessanti, tra cui cene a lume di candela, film da vedere avvinghiati sul letto, luoghi per gli aperitivi da inaugurare, e soprattutto una Lou* e un'Adorata Cugina da presentare.

Venerdì pomeriggio, uscito prima dall'ufficio in occasione dell'inizio delle vacanze di Pasqua, invito Lou* per un caffè a casa mia e organizzare l'incontro tra il mio ragazzo e la mia migliore amica. Sono quei classici momenti in cui non sai bene cosa aspettarti: è la prima volta che Lou* conosce ufficialmente un mio ragazzo, ed è la prima persona che presento volontariamente ad Andrea, sarà all'altezza di un così arduo compito? In fondo lei non è particolarmente esigente, penso io, ne sarà sicuramente colpita. Succede così che il caffè diventa poi un tour in Duomo ed un aperitivo particolarmente abbondante in Colonne. Mai successo di uscire con il mio ragazzo e la mia migliore amica, ma in fondo, pensandoci bene, c'è sempre una prima volta per tutto, anche per questo. Salutiamo Lou* (che mi manda poi un sms esprimendo la sua soddisfazione per vedermi con un tipo giusto) e rimaniamo in centro per capire cosa fare del nostro venerdì sera: un paio di Spritz all'aperto, poi decidiamo di tentare il rientro a casa a piedi. 

La serata è bella e nonostante il vento sembra di essere in una di quelle classiche serate primaverili in cui l'aria fresca è piacevole; piazza del Duomo non è ancora vuota, la Rinascente illumina dal suo ultimo piano corso Vittorio Emanuele. Attraversiamo le vetrine ormai deserte dei negozi, superiamo San Babila, passiamo per corso Venezia. Io e Andrea, mano nella mano, che ridiamo per le battute che lui fa con l'intento di prendersi gioco di me. Ed è proprio di fronte alla vetrina di Vivienne Westwood che gli chiedo di baciarmi. Lì, d'avanti alla mia stilista preferita, coniavo il mio sogno di una relazione vissuta pubblicamente con un ragazzo maschile e sincero, pronto a baciarmi ovunque lo chiedessi. Camminiamo per altri 5 minuti. Non mi sono mai sentito così bene, e la cosa migliore è che siamo solo all'inizio del weekend. Di fronte al Planetario poi, con il vento che scuote le piante, sento di essere in un film, il mio film. La telecamera che si alza da noi intenti a baciarci e sale fino agli alberi mossi dal vento in una giornata limpida come questa. Potrei sciogliermi.

Andrea suggerisce, prima di tornare a casa, di bere ancora qualcosa. Decido allora che è il momento di svezzarlo e di portarlo al Mono, un locale gaio ma non troppo. Nonostante non sia così tardi, pullula già della mia generazione gaia. Prendiamo i nostri drink e ci sediamo fuori a fumare le nostre sigarette, ed è proprio in quel momento che Andrea si rende conto di non essere fatto per i locali gai. Nemmeno il tempo per finire il drink, che siamo già sulla via di casa. Gli mostro i negozi e i luoghi più caratteristici del quartiere, camminare mano nella mano con il proprio ragazzo è una cosa che tutti dovrebbero fare più spesso. Riduce lo stress!
Prendiamo una pizza d'asporto e la mangiamo a lume di candela da me. Dopo cena, film nel mio letto. Ed anche qui succede una cosa strana perché se per il poliziotto uno spazio ridotto come quello del letto ad una piazza mi sembrava troppo ridotto, con Andrea mi sembrava perfetto. Amo stare con lui abbracciato, a guardare un film scaricato illegalmente! Pagherei per avere delle giornate così, mi dico, e intorno alle 4 crolliamo entrambi nel sonno.

Il pomeriggio seguente, dopo il nostro pranzo alle 15, l'Adorata Cugina decide di trascorrere la vigilia di Pasqua a Milano e ne approfitta dunque per incontrare di persona Andrea, di cui tanto aveva sentito parlare. Per l'occasione organizza dunque un aperitivo in un luogo intimo ed appartato, che sia frugale ma d'effetto, che soddisfi anche le esigenze di un ospite come Andrea, abituato a contesti sin troppo spartani: la Rinascente. Sebbene l'appuntamento fosse alle 5e30, io e Andrea usciamo di casa vestiti di tutto punto per la nostra serata prima in Rinascente a conoscere parte della mia famiglia, poi alla Cueva Maya, un ristorante messicano molto piccolo e riservato, conosciuto da Andrea il giorno stesso su internet. Prego affinchè il mio ragazzo, sin troppo abituato a rave e simili, non mi faccia sfigurare nel bel mezzo della Rinascente, e invece una volta arrivati all'ultimo piano, proprio sulla terrazza con vista Duomo, è perfettamente in grado di gestire la situazione anche con mio cugino, che nel frattempo mi ha appena affidato un nuovo pezzo da scrivere entro il mercoledì successivo. Devo stare attento, così Andrea diventa troppo perfetto.
Invece, quando mi porta alla Cueva Maya, mi rendo conto che sì, lui è perfetto. Un ristorantino intimo, riservato, che tanto ricorda i piccoli ristoranti inglesi con vetrina sulla strada, mura in mattoni, cibo ottimo. Non era mai successo che la cucina messicana facesse regredire una relazione, specialmente quando vedi il tuo partner assaggiare del vino dal prezzo stratosferico, ordinato apposta per l'occasione. Torniamo a casa, ci sistemiamo nel mio letto ed il film parte da sè. Di questo passo, potrei abituarmi.

La domenica di Pasqua ed il lunedì dell'Angelo sono poi andati su questa falsa riga. Andrea, sempre più perfetto per essere un ragazzo che mi ricopre di attenzioni e rimane allo stesso tempo maschile e fedele, continua a farmi vivere il mio sogno da fidanzato perfetto. Un po' come Big, senza i suoi difetti, ma con la passione per le canne.
Martedì mattina Andrea lascia la casa perché io devo andare al lavoro. Passo la giornata a piangere: il weekend è finito ed io non ne ho ancora abbastanza di lui. Ne voglio ancora, voglio addormentarmi con i nostri film, lui abbracciato a me, le cene fuori, le sue attenzioni quotidiane. Vorrei vivere così per sempre, ma in men che non si dica, la Pasqua è passata e nel frattempo ho uno stage da portare a termine, oltre che una reputazione da costruire.

martedì 10 aprile 2012

Love is in the air (?)

Come tutte le storie d'amore che si rispettino, la relazione tra me e Andrea, il ragazzo raver con la predilezione per le canne e i baci gai in pubblico, procedeva a vele che più gonfie non si poteva. Il romanticismo raggiungeva livelli ad alto tasso di zucchero che diventavano rischiosi persino per uno non diabetico come me. Per non parlare poi, di quando decise di trascorrere con me l'intero weekend.
Non si trattava delle solite giornate di sesso e alcool, no. Andrea, diligentemente, prenotò una stanza in hotel, un tavolo per due al ristorante belga, mi regalò il dvd del suo film preferito. E lì non c'era molto che io potessi fare se non creare una sim apposta per chiamare solo il suo numero a zero euro e trascorrere al cellulare ore ed ore che invece avrei dovuto dedicare a pensare agli argomenti dei miei prossimi pezzi da scrivere. Aria d'amore aveva invaso la mia città.

Sabato pomeriggio, dopo una nottata con la mia compagna di corso Beniamina, mi preparo psicologicamente per la serata con Andrea che, a sorpresa, sta venendo a Milano in largo anticipo rispetto ai nostri accordi. "Devo darmi una mossa" è quello che riesco a dire mentre mi asciugo i capelli. "Sarei dovuto essere a Rogoredo da almeno 15 minuti!". In realtà non era colpa mia, ma delle pulizie obbligate che ero costretto a fare in nome del sacro vincolo della convivenza con altre ragazze. L'anno prossimo una stanza singola non me la toglie nessuno. Finisco i miei pensieri e corro in Duomo, dove Andrea mi viene incontro e mi saluta con un grosso bacio. "Andiamo in hotel a lasciare le borse?" mi dice, indicando la mia shopping bag strabordante di scarpe di ricambio e alcool. "Vorrei fare un giro in centro prima" rispondo. "In centro ci andiamo dopo, ho detto ai tizi dell'hotel che saremmo arrivati nel pomeriggio, sono già le 4!". Decido di non continuare e mi trascino sulla prima metro in arrivo, per poi camminare ed arrivare al nostro nuovo nido d'amore: un hotel cadente, dalla stanza piccola, a piano terra, per niente accogliente. Chi gli avesse regalato le due stelle dell'insegna, dev'essere stato molto ma molto ma molto clemente. 
Il tempo di posare i nostri fantomatici bagagli in camera e ci ritroviamo a baciarci e a scambiarci effusioni sul letto. Avrei dovuto immaginare che l'intento di Andrea era quello, e lì, sdraiato in un hotel dei bassifondi avvinghiato ad Andrea, con la musica raggae in sottofondo, non posso fare a meno di chiedermi se una Carrie Bradshaw, per il proprio Big, era mai arrivata a tanto. Non solo devo trascorrere la notte in quel postaccio silenzioso e stretto, ma mi tocca rinunciare al pomeriggio di sole per il centro. Mi sentivo soffocare.
Riesco a convincere Andrea a fare almeno un aperitivo in Colonne, la sera è calda e lui mi bacia di fronte ad ogni semaforo rosso, mentre aspettiamo di attraversare. Mi bacia di fronte alle Colonne, mi bacia quando, abbastanza su di giri, mi rendo conto che vorrei stare con lui sempre. Realizzo dunque che mi trovo in una situazione completamente diversa da quelle del mio passato: lui, così maschio e così attento a me ma allo stesso tempo testardo e capace di tenermi testa, non mi stufava mai. Mi porta al ristorante belga che aveva prenotato, un locale stupendo arredato sulla scia dei vecchi transatlantici dove, mano nella mano come le vere coppie, mangiamo e beviamo tra una chiacchiera e l'altra. Mi sento una vera Carrie Bradshaw, una carriera forse in fase di inizio, un ragazzo perfetto che non mi fa mancare niente, un ristorante particolare...
Arriva però il momento di parlare degli ex, lui il suo caro Alberto, che tanto ha amato ma che poi ha lasciato per mancanza di personalità, l'ha già dimenticato, ma io, che devo dire del carabiniere? Racconto a grandi linee la mia avventura, non senza sforzarmi di trattenere le lacrime che ogni volta che affronto l'argomento rischiano di inondarmi il viso, e lui liquida il triangolo io-carabiniere-Natasha con un "te la sei cercata". Cosa? Che razza di ragazzo sminuirebbe mai una relazione che io considero importante senza il minimo rispetto?
Finiamo il caffè, paghiamo, torniamo in strada. Lui cerca di abbracciarmi, di ridere, fare battute, io voglio solo alzare le mani. "Chiamiamo un taxi?" mi dice "No, c'è qui la fermata del 90, prendiamo quello che ci porta direttamente fino in hotel" "Io prendo il taxi, tu fa come vuoi" mi risponde, accortosi della mia improvvisa freddezza. Sembriamo due bambini, e la cosa peggiore è che quella sera l'abbiamo aspettata entrambi con molta frenesia. 
Decido quindi che è il momento di affrontare la cosa e lo fermo: "Senti, non ho idea di quale fosse il rapporto tra te e il tuo Alberto, ma quando io ho deciso di buttarmi nella faccenda del carabiniere, pur sapendo che era rischiosa, l'ho fatto perchè era quello che mi sentivo di fare. Mi sono beccato le mie conseguenze, ma non accetto che venga sminuito il tutto con un misero "te la sei cercata tu". Un minimo di tatto mi sembra indispensabile". Sono a corto di fiato, ho detto tutto, sono stato molto chiaro. "Vacci allora con il tuo carabiniere" urla lui, e se ne va, lasciandomi solo alla fermata del 90.
Aspetto che giri l'angolo, convinto del fatto che si tratti di una stupidata e che dopo qualche passo torni indietro, ma invece no, Andrea sparisce. Non so cosa fare, dove andare, se tornare a casa mia o almeno in hotel a prendere le mie cose. Poi, mi rendo conto che per un errore del mio passato stavo sputtanando il mio futuro, e allora decido di mettere da parte l'orgoglio e di chiamarlo al cellulare. Nemmeno il tempo di comporre il suo numero, e lui viene da me baciandomi, sotto gli occhi esterrefatti della donna di colore che aveva assistito a tutta la scena. Il 90 arriva e Andrea accetta di tornare in hotel a modo mio. 

Arriviamo a destinazione e l'hotel non sembra più così angustio, anzi, mettersi a letto ed abbracciarsi, baciarci e guardarci negli occhi di fronte ad un film in dvd che lui aveva portato, rendevano la situazione molto più intima. Ci addormentiamo che fuori inizia ad esserci luce. Io e Andrea eravamo tornati ad essere quelli di prima.
Lasciamo la stanza l'indomani mattina. Milano, alle 11 di domenica, è completamente deserta. Passeggiamo per porta Ticinese, andiamo a fare colazione al parco, lui si sdraia sulle mie gambe mentre prende il sole. Mai mi sono sentito così parte di una coppia, devo forse spaventarmi?
A pranzo decide di portarmi da Princi, il panificio tra i più conosciuti di Milano, dividiamo la torta, mi bacia, sfiora le mie mani. Non sono mai stato così bene. Attraversiamo via Torino ed approfittiamo della splendida giornata di sole per andare al castello e metterci a prendere il sole tra le centinaia di persone, famiglie, ragazzi e cani che si godono l'inizio della primavera. Io e Andrea ci accarezziamo e ci avvolgiamo come una coppia qualsiasi, come se l'omosessualità non sia mai stato un problema per nessuno. E in fondo un pò così è, perchè nessuno, in tutto questo weekend, ci ha mai detto nulla.
Verso sera Andrea deve tornare a casa, lo accompagno in stazione e mentre torno in corso Buenos Aires, guardando le persone sorridenti che rincasano dopo una bellissima domenica di fine marzo, posso dire per la prima volta di sentirmi anche io bene come loro. 
Passo dopo passo il mio Mr Big stava davvero prendendo forma.

domenica 25 marzo 2012

Filippo VS Andrea, ovvero l'eterno scontro tra Aiden e Mr Big

Arriva il momento in cui la Carrie che c'è in ognuna di noi deve affrontare la sfida più ardua di tutte. Quella che ha tenuto banco in 6 stagioni di Sex And The City, senza contare i due film successivi e l'ondata di pettegolezzi e scommesse che hanno sempre invaso i forum degli appassionati: Aiden o Mr Big?
Che poi, ben volendo vedere, la scelta nasconde uno stato ancora più profondo di incoscio femminile: la sicurezza di un uomo certamente fedele, banale e scontato come Aiden, o l'imprevedibilità, il carisma e il fascino di Mr Big? Insomma: il dolce da una parte, lo stronzo dall'altra.

Anche Aspirante Carrie Bradshaw si trovava di fronte alla sua coppia. Filippo, il ragazzo che frequentava da mesi, buono, pacato, gentile e sempre disponibile per portarmi a Milano, e Andrea, il ragazzo che avevo visto solo due volte, ma che mi aveva sin da subito rapito con la sua imprevedibilità e la sua disinvoltura nel baciare un ragazzo nel bel mezzo di un supermercato all'orario di punta. Due (a questo punto mezzi) etero, due caratteri diversi e forse opposti, accomunati da me, minimo comun denominatore, in grado di attrarli a me attraverso Nicole. Filippo, tanto buono, tanto sorridente, tanto disponibile quanto prevedibile, aveva raggiunto un livello di stasi, dove tutto quello che diceva andava a finire nel qualunquismo più estremo che ci potesse essere. Nessuna litigata, solo risposte affermative, nessuna critica costruttiva. Filippo era lì, pronto a offrirti la sua cena, il suo passaggio, i drink e a chiamarti tutte le sere, ma ancora poco in grado di portare a termine una conversazione che fosse costruttiva. Era questa, dunque, la relazione che volevo? Un uomo disposto a farsi plasmare e a cadere nel clichè già dopo un paio di mesi? 
Andrea è arrivato a darmi la sua risposta. E in un certo senso si può dire che quel bacio inatteso nel bel mezzo della Pam, fatto da un ragazzo decisamente al di sopra dei sospetti, ha dato il via a tutto. Una notte in hotel intensa e fin troppo corta, una serie di telefonate e sms che dai tempi del carabiniere non avvenivano, un venerdì sera a casa mia nella Bella Provincia, con i miei in casa. Il che portava ad una sola domanda: come presentarlo? Siccome non sapevo bene il ruolo che Andrea avrebbe avuto nella mia vita, decisi che un semplice "amico" poteva bastare. Ma il dormire insieme sullo stesso divano nel mio appartamento semi vuoto, essere trovati abbracciati sotto le coperte e il succhiotto sul collo l'indomani mattina, svelarono ben presto all'Autorevole Madre cosa Andrea era per Aspirante Carrie Bradshaw, oltre che un fumatore di canne. Ma proprio quella notte, entrambi ci rendemmo conto che eravamo pronti a fare sul serio. Lui, così libero ed easy da non sapere nemmeno la via in cui doveva farsi trovare, lui che quando siamo andati a prendere le pizze da asporto, socializzava con tutti e mi baciava, mi faceva sentire bene. Il suo stile trasandato, in felpa e scarpe da skateboarder, il suo passato nei rave, i suoi modi indipendenti e spontanei, mi avevano rapito. "Vuoi essere il mio ragazzo?" mi chiese, mentre ero seduto sopra di lui. Si può considerare l'inizio di una storia e la fine di un conflitto, perchè mentre io rispondevo "Sì", il cellulare suonava perchè Filippo mi stava chiamando.
La domenica pomeriggio Filippo mi telefonò ed io non risposi. In un certo senso la battaglia poteva essere conclusa. Mr Big aveva avuto la meglio, ma come più volte l'esperienza di Carrie Bradshaw ha insegnato, non ci si può mai adagiare sugli allori. Per il momento, io, mi accontentavo di presentare Andrea a tutte le mie amiche ed ascoltavo lusingato la canzone che mi aveva dedicato (qui sotto).  



mercoledì 21 marzo 2012

Spring time

Quando anche a Milano sboccia la primavera tutto cambia.
Giulio era pronto a partire per un mese in America, non c'erano stati passi avanti ed io mi sforzavo di rispondere sempre più freddamente ai suoi messaggi su Whatsapp. La verità era che ero solo stanco. Stanco di impegnarmi e darmi da fare per aiutare persone (in questo caso etero che volevano fare una buona impressione sulle ragazze) che però non riuscivano a togliersi dalla testa che fossi gay, e quindi diverso, avevo capito che era ora di cambiare aria. 
Capitava proprio al momento giusto. La stagione stava cambiando. Niente più vestiti (o persone) pesanti. Dovevo dimenticarmi di Giulio (per lo meno in quel mese) e vivermi la città ancor più instensamente di quanto avessi fatto sinora. Così, quando mercoledì sera andai con una mia compagna alla sfilata e sedetti nella sezione "giornalisti" con tanto di cartella stampa alla mano, mi resi conto che la via era quella giusta. Stavo vivendo l'esperienza che sognavo da tutta una vita. Respirare l'aria milanese delle sfilate. 
Tornando a casa, non potevo fare a meno di chiedermi cosa sarebbe stato di me nei mesi seguenti. Ricapitolando: l'anno milanese stava scadendo, eccetto le esperienze di Nicole, non avevo più avuto entrate monetarie, lo stage gratuito stava finendo. Anche qui serviva una novità: dovevo cercarmi un lavoro. Non necessariamente serio, ma che per lo meno scongiurasse il mio ritorno a casa a giugno.
Purtroppo però le cose non sono sempre facili. Così, mentre notavo che Stefania continuava a correggere i miei scritti riempendoli di tratti rossi come una vera correttrice di bozze in Vogue, e mi è bastato un sabato sera al Fiat Lounge per capire che, pur continueando a frequentare giri etero, sempre frocio (e quindi diverso) ai loro occhi resterai, mi resi effettivamente conto di essere in difficoltà.
Parlavo tanto di cambiamento e novità, ma ora? Quale sarebbe stata la prossima mossa?
Domenica pomeriggio trascorsi la giornata a casa. Volevo stare da solo, non sentire nessuno, isolarmi da tutti, non ricevere inviti per aperitivi o serate. Dovevo pensare.
Poi, quando ormai ti sei reso conto che di Filippo, Giulio e altri non interessa più nulla perchè tu sei uno spirito libero che non può vivere in schemi prefissati, salta fuori da msn questo ragazzo della provincia di Milano. Ha 26 anni, cerca ragazze come Nicole, fuma parecchi spinelli, è molto carino. Ma ha anche avuto una relazione con un'altra "ragazza" simil Nicole durata un anno intero. Vacanze, serate insieme, amore. Forse, lui poteva essere la prima persona libera che viveva esperienze omosessuali senza farsi troppi problemi. 

Con l'inizio della settimana, ci sentiamo tutti i giorni, stiamo al telefono ore, c'è feeling. Poi, ieri sera, decide di prenotare una camera in hotel a Milano per trascorrere la notte assieme a me. Che sia sulla strada giusta per togliermi dai motel e dai bassifondi del sesso a pagamento che tanto mi ha fatto guadagnare, per darmi la stabilità che tutti si augurano che io trovi? Ci diamo appuntamento in Corso Buenos Aires, e andiamo al supermercato più vicino per prendere alcool e dolci da mangiare durante la notte. E lì, nel bel mezzo della corsia delle caramelle e dei cereali, succede la vera novità: ci baciamo. Nel bel mezzo della gente che, stranamente da quanto avrei pensato, continua noncurante nella sua spesa. Continuiamo a scambiarci baci anche mentre andiamo all'hotel, mentre siamo per strada e dove tutti ci possono vedere. A nessuno dei due importa qualcosa di tutto questo. La serata mi sembra magica e ricorda quei primi momenti di caldo, in cui le giornate sembrano allungarsi: un cielo limpido, un ragazzo maschile e carino al mio fianco con cui baciarmi quando mi va, una borsa della spesa piena di alcool ed m&m's, il vento leggero che mi accarezza il viso e promette novità. Arrivati in camera iniziamo a baciarci e lì scoppia il colpo di fulmine: parole grosse volano, ci abbracciamo e non ci lasciamo più, si fanno programmi per cosa fare a Pasqua assieme, mi chiede di non vedere altre persone, si informa sulle mie esperienze amorose passate (come se ne avessi mai vissuta realmente una), è riluttante all'idea che abbia fatto sesso a pagamento e mi riprende per questo. Finalmente qualcuno in grado di tenermi testa, qualcuno che è in grado di uscire dalla banalità e che utilizza le sue esperienze passate (i suoi rave, incidenti e risse, nonchè la relazione con il mio coetaneo travestito) per vivere il futuro. Addio banalità e qualunquismo, Andrea porta una ventata di aria nuova. Anzichè dormire stiamo svegli tutta notte abbracciandoci, guardandoci negli occhi, promettendoci serenità e poche provocazioni almeno fino al prossimo incontro (un pò come tutte le altre coppie fanno all'inizio, quando è tutto rose e fiori). La mattina dopo ci alziamo dal letto a malincuore nell'ora esatta in cui dobbiamo lasciare la camera. La lezione settimanale all'università mi chiama, e lui ha un treno da prendere. Vuole che lo accompagni in stazione ed acconsento, in fondo era un'altra cosa nuova. Lo saluto al binario e lui mi bacia ringraziandomi per la serata.
Esco dalla stazione sereno e spiazzato per come entrambi eravamo stati bene. Guardo il cielo: è sereno, il sole caldo e il leggero venticello della sera precedente mi ricordano che è il 21 marzo e che sta iniziando qualcosa di nuovo.
E' primavera, e mi rendo conto che forse anche io, durante quella notte, potevo essere cambiato.

martedì 13 marzo 2012

Predictably

Quando il dovere chiama, Aspirante Carrie Bradshaw risponde.
Giovedì notte. Sono le 3e30 e sono al pc per terminare un pezzo per l'evento che l'Ambizioso Cugino sta organizzando nella Bella Provincia. Devo parlare di sostenibilità, sport, ambiente, devo documentarmi, sfogliare il vocabolario dei sinonimi e dei contrari, ed ho sonno.
Dopo una serata solo con Giulio al Bobino bevendo a più non posso, una cena con Beniamina e Natascia, ed una cena al giapponese con il cugino gaio che sempre mille spunti mi dà, sono alla quarta nottata della settimana e non vedo l'ora di riappropriarmi delle ore di sonno che tento di recuperare ormai da settimane. Voglio dormire. Concludo l'articolo, ora posso addormentarmi.  Nemmeno il tempo di riflettere su cosa indossare l'indomani e crollo nel sonno.
Il mattino dopo mi trascino con delle occhiaie incredibili in ufficio. "Aspirante Carrie Bradshaw" mi dice Stefania, non appena mette piede in ufficio "ci sono da leggere le letterine che i bambini hanno scritto al sito degli Amici del Mulino. Sono 3549. Dividile con l'altra stagista e rispondete a tutte". Non ci posso credere. 3549 letterine? I bambini non hanno nulla di meglio da fare? Che so, che fine hanno fatto le macchinine, il classico nascondino o le vecchie Barbie?
Inizio a scorrere l'elenco della posta elettronica quando mi suona il telefono. E' mio cugino. "Ciao Aspirante Carrie Bradshaw, ho ricevuto i tuoi pezzi, vanno molto bene. Ci sarai vero domani all'evento?" "Certamente" "Bene, perchè avremo ancora bisogno di te. A domani". 
Ommioddio. 
Quando diavolo potrò dormire? E soprattutto: se Giulio mi chiama per uscire come farò a dirgli di sì? Niente panico, mi dico, tutto si può risolvere. Basta pensare con metodo e massimizzare l'uso delle risorse, tipo: Filippo, che può darmi tutti i passaggi che voglio. Oh sì, sarà facilissimo. Termino la giornata leggendo letterine e buttando un occhio agli orari di trenitalia per capire cosa fare della mia vita nel fine settimana di fuoco che mi aspetta. Ho, nell'ordine: una due giorni di sport a cui assistere, Filippo che voleva uscire a cena e dormire da me, Clementia che mi reclamava per un'uscita, Beniamina che mi aveva invitato al Limelight, Giulio che mi chiedeva cosa avrei fatto sabato sera, Beniamina che mi aveva invitato ad un aperitivo a casa sua, dei capelli da tagliare. Posso benissimo farcela.
Venerdì sera rimango a casa, collassato sul letto a guardarmi telefilm e puntate che non ero riuscito a vedere da settimane. Il sabato mattina corro come un disperato in Stazione Centrale per tornare in provincia senza perdere il treno che ho tra 20 minuti.
Arrivando a casa mi rendo conto di come la giornata sia incredibilmente bella. Il sole, il cielo limpido, il verde dei campi.. tutte cose che in queste settimane non avevo ancora avuto modo di notare. Non mi rendo conto che sono già arrivato a destinazione. 
Dopo un breve salto dal parrucchiere raggiungo il centro del paese per assistere alla gara. Le brochure che ho realizzato sono andare letteralmente a ruba. Che soddisfazione! Mi raggiunge l'Adorata Cugina e tra un abbraccio e un bacio mi raggiunge l'amara verità: "L'aperitivo biologico che tu hai messo la domenica in realtà è stasera, hai sbagliato a scrivere il programma in brochure!" "Cosa?" "Sì, il QI (discoteca che collabora con l'evento) è stasera che installa il dj set qua, non domani, come hai scritto tu". Ommerda. Sono nella merda. Preso dalla frenesia di andare al Tunnel, non mi sono reso conto che ho sbagliato il giorno. D'altro canto, non potevano controllare quello che avevo scritto? Controllo il pezzo di carta. Fortunatamente la parte in questione non è così vincolata a "domenica 11 marzo", è in una posizione ambigua, potrebbe essere benissimo associata a "sabato 10 marzo" e poi, che carini, i grafici hanno seguito le mie indicazioni mettendo nel box a parte il discorso del sindaco! Oh, che soddisfazione! Guardo ammirato il mio lavoro e mi congratulo con me stesso.
L'evento fila liscio, gli atleti partecipanti sono più di mille, provenienti da ogni parte di Italia, ed uno di loro, un ragazzo 23enne molto carino, continua casualmente a girare intorno allo stand dove sto sistemando i programmi e i regolamenti per la gara di domani. Che ci sia un messaggio in codice? Filippo intanto mi chiama. Vorrei rispondere ma qualcosa mi ferma. Sono davvero sicuro di voler tornare stasera stessa? Meglio una cena a Milano con lui o una serata in provincia a preparare le cose per la mattina dopo, magari con l'atleta in questione? L'Adorata Cugina è esterrefatta: "ci sono gay ovunque?" "Ma certo tesoro" rispondo "su 1000 atleti è percentualmente certo che ce ne siano almeno una cinquantina omosessuali". Il mio compito è scovarne il più possibile. Pensandoci bene, perchè stasera non faccio una visita all'hotel dove pernottano? Ho il pass! Avrei a disposizione ogni singola camera! Ma prima c'è l'aperitivo organizzato dal QI con ballerini vestiti da Batman e Wonderwoman, dj, un pullman limousine con bar, divanetto e tv al plasma a bordo e tanti nuovi ragazzi da conoscere. Faccio un pò di pubbliche relazioni: cioè giro ubriaco a intrattenere ospiti completamente scioccati dalla mia omosessualità esplicita, ma è pur sempre un modo per farsi conoscere. Come diceva la mia Holly, fare scandalo è un dovere e lasciare il segno è molto importante, se si vuole diventare qualcuno che conta. Respiro già l'aria del successo, quando uno dei cubisti mi suggerisce di andare ad intrattenere gli etero curiosi direttamente al QI salendo in qualità di Nicole sul palco. Già mi vedo, in tacchi, sul palcoscenico di fronte ad una folla di uomini apparentemente disgustati ma in fondo desiderosi di provare cosa voglia dire andare con una travestita. 
Il telefono squilla per la quinta volta, Filippo mi riporta alla realtà: è qui e mi sta aspettando. O meglio, Milano mi aspetta.

Il viaggio verso Milano è strano. Filippo continua a lanciare una serie di battute strane: aspettavo mi invitassi all'evento, se mi dicevi dov'era l'aperitivo magari sarei venuto, non mi scrivi mai, è da tutta la settimana che ti sento strano, se non vuoi non ci vediamo... Io invece continuo solo a fargli notare come sia liberissimo di fare quello che vuole e di come il suo interesse per la ragazza che dice di essersi scopato settimana scorsa stoni con quello che sta dicendo. Insomma: che cosa vuole Filippo? Un ragazzo etero, prova per la prima volta ad andare con un travestito. Inizia a chiamarlo tutte le sere, escono a cena, gli dà strappi per Milano, fa battute sul fatto che il travestito non abbia più voglia di vederlo, sentirlo o fare sesso con lui. Continua a dire di cercare donne, di non volere storie, di voler passare del tempo con me. Il travestito intanto, si prende bene per un pierre dalla dubbia eterosessualtità, che ama l'apparire, vuole Beniamina, non perde occasione per fare serata. La mia vita stava diventando un vero caos. Serve ordine. Mentre in macchina attraversiamo i campi, il cielo è limpido e la luna è alta in cielo, mi rendo conto di come la situazione sia completamente sbagliata. Dovrei essere felice, ho un ragazzo che mi vuole, mi porta fuori a cena, mi riempie di attenzioni e vuole essere partecipe della mia vita e di quello che faccio. Se fosse stato il carabiniere, o Michele, o Giulio, probabilmente sarei soddisfatto.  Invece non posso che continuare ad osservare come Filippo sia banale e qualunquista in tutto quello che fa. Troppa prevedibilità nuoce. E a me servivano stimoli.
Arrivati a Milano passiamo da casa per sistemare un paio di cose e prenotiamo il tavolo al giapponese lì vicino. La cena la trascorro ingozzandomi come non mi succedeva da tempo, sorridendo con Filippo e realizzando che tutte le mie supposizioni, i miei dubbi, le mie idee erano vere: Filippo non mi dà stimoli, le conversazioni non ti lasciano niente, ti fa sorridere, ma non puoi costruire una relazione sul sorriso. Anche se quando ti paga il conto sei così riconoscente che vorresti subito baciarlo.
Tornando a casa passiamo davanti al Mono, ed un'orda di ragazzi gai affolla la strada. Sento il richiamo frocio. Vorrei unirmi a loro, ubriacarmi, andare a ballare, divertirmi. Attraversiamo Corso Buenos Aires e incappiamo in gruppi di amici gai che sfoggiano i loro vestiti nuovi per le loro serate gaie. Improvvisamente muoio di invidia. E' questo il sabato sera che volevo? Arriviamo a casa e ci mettiamo a letto a guardare Mai dire Grande Fratello. Alle 2 Filippo dorme. Passerà la notte lì e maledico il giorno in cui ho pensato di invitarlo da me a dormire. Vorrei dirgli di tornare a casa, ma i sensi di colpa mi fermano. Vorrei uscire, andare a ballare, seguire l'ondata del sabato sera come tutti i ragazzi, ma non posso. C'è Filippo che mi stringe a sè.
Mi addormento consapevole che questo non è il sabato sera che avrei voluto avere. Avevo una scalata sociale da compiere, nuove persone da conoscere, un nome da costruire, nuovi etero da convertire.