Tanti uomini hanno la palle. Solo pochi però sanno come si usano. Filippo era uno di questi, ed ora vi spiego il perchè.
Erano ormai un paio di settimane che io e Filippo ci frequentavamo eppure sembrava di vederlo da una vita. Circa due volte alla settimana, in genere un giorno infrasettimanale e il sabato, veniva da me, guardavamo film mangiando pop corn, facevamo sesso, dormiva da me, facevamo ancora sesso e la mattina dopo se ne andava felice e contento. Ma Nicole? Nicole si considerava soddisfatta della situazione: aveva una sorta di relazione con la nuova promessa italiana del bridge, un cazzo pronto a regalarle intensi momenti di piacere, un compagno di serate casalinghe, da trascorrere sotto le coperte nei freddi weekend di pioggia e un confidente con il quale parlare di tutto. Il tutto, sia chiaro, senza rinunciare alla sua dose di etero da convertire. In fondo, anche Filippo era liberissimo di andare con altre donne.
La cosa curiosa però era una: il mio matematico era riuscito a compiere, nei mesi, un percorso un ascesa. Da ragazzo alla prima esperienza, timoroso al primo bacio con una travestita, alla dipendenza da sesso con una travestita. Ricordo ancora quando, la prima sera, sdraiati sul mio divano, riuscimmo a scambiarci un timido bacio, che anticipava un leggero imbarazzo e le sue parole "Sai, non ho mai baciato una travestita". Parole che in realtà poi avrebbero voluto dire "Sì io ho avuto un'esperienza trasgressiva, ma con una transessuale di 24 anni che ho frequentato per qualche mese e che ora è mia carissima amica". Ed è proprio questa sua amica trans, che ha iniziato a turbare i miei pensieri. Dunque non ero stata io a convertire Filippo, bensì una trans per di più coetanea. Il ragazzi preciso, che giocava a bridge, studiava matematica ed era figlio di un cardiologo le aveva le palle di barcamenarsi tra una donna e una trans. No, non poteva essere, io avrei avuto la mia esclusiva. Dovevo renderlo mio a tutti gli effetti, dovevo fare qualcosa che la sua vecchia amica trans non aveva mai fatto. Quella sera, dopo il film Big Fish, iniziò a baciarmi, io, invece, pensavo a quale sarebbe potuta essere la mia prossima, imprevedibile mossa. Se c'era una cosa che mi piaceva di Filippo era che ovunque io mettessi le mani, lui riusciva ad eccitarsi come non mai. Non ansimava semplicemente, ma si animava come posseduto da una strana libido. Questa possessione sembrava avere la meglio quando gli toccavo le palle, così capii che se volevo fare qualcosa che la mia concorrente trans non aveva mai fatto, avrei dovuto calcare la mano. Iniziai a stringergliele, lui iniziò a godere più del solito. Strinsi ancora più forte, più stringevo e più gli piaceva. Gliele presi, le sbattei, le schiaffeggiai. Per lui era autentico piacere. Venne in pochi minuti e poi ci mettemmo a dormire abbracciati come due neofidanzati che avevano appena soddisfatto le loro voglie. Qualche ora più tardi, con ancora il buio, Filippo si svegliò e iniziò a baciarmi, iniziammo a strusciarci, toccarci, accarezzarci, pronti ad un nuovo round. E lì, mentre io tenevo in bocca il suo pene, Filippo, il ragazzo impostato che mai aveva baciato una travestita, chiese alla sua travestita di turno: "Mi strizzi le palle?". In quel momento capii che Filippo era davvero un ragazzo con le palle: non solo amava lasciarsele strizzare, ma aveva anche imparato ad avere una relazione con Nicole.
Diario in rete di un Aspirante Carrie Bradshaw alla conquista della metropoli milanese
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lunedì 6 maggio 2013
domenica 14 aprile 2013
Filippo, che sorpresa
Nicole non offre solo sesso. Garantisce un'esperienza. L'appartamento di Nicole è un mondo a sè, una dimensione dove penetrazione fa rima con relazione. Per questo motivo Filippo is back.
Filippo è un etero particolare. Un etero che ti sorprende. Dopo la prima notte assieme, pensavo si sarebbe trattato di uno dei tanti ragazzi che non avrei più rivisto, una semplice avventura durata qualche ora in più delle altre. Eppure, mentre un freddo sabato pomeriggio passeggio in Duomo in cerca dei regali di Natale ancora incerto sulla serata da farsi, ricevo una sua telefonata. "Hey ciao", mi saluta "con chi parlo?", "sono Filippo, il ragazzo di martedì, hai già cancellato il mio numero?" subito maledico il mio vizio di non salvare il numero di cellulare dei miei amanti "oh scusa ma il tuo non l'ho proprio salvato, come stai?" "bene, sono reduce da un torneo di bridge, adesso sto andando a mangiare una pizza da un amico, se non hai nulla da fare per le 21 ti va se passo da te e ci guardiamo un film assieme?". Io, sorpreso, accetto. Da quando un etero così timoroso di avere a che fare con una travestita improvvisamente aveva fissato il suo secondo appuntamento settimanale? Decido di passare al supermercato e prendere qualcosa, ma poi opto per una sorpresa: gli cucinerò un dolce. Non avendo un forno nè tanto meno una frusta, decido di optare per dei creme caramel, una bottiglia di vino e mi fiondo a casa. Inizio a spadellare, metto i creme caramel nel forno e poi passo alla mise: autoreggenti, culotte in pizzo, reggiseno, vestitino, tacchi e infine tanto trucco. Mi preparo giusto in tempo: alle 21 Filippo è lì, alla mia porta, pronto per la nostra serata cinematografica. Ci salutiamo, lui mi racconta della sua vittoria di bridge, io del mio pomeriggio di shopping, poi mettiamo il nostro film. Eccoci lì, sdraiati nel mio letto matrimoniale, sotto il piumone, con tanto freddo fuori e una parrucca decisamente fastidiosa. Mentre sono alla prima mezz'ora di film non posso fare a meno di chiedermi: che sta succedendo? Per quale motivo mi ero messa a fare la brava mogliettina che cucina, prepara il letto e si fa trovare sexy per un ragazzo conosciuto pochi giorni prima e del quale non aveva mai salvato il numero di telefono? E poi: che stavamo facendo lì, in quel letto, in un sabato sera di dicembre? La riposta arriva subito: a metà del primo tempo mi bacia e iniziamo a fare sesso. Gli piace, gli piace toccarmi, leccarmi, accarezzarmi. Gli piace come lo succhio, come gli tiro le palle, gliele strizzo, gliele schiaffeggio. In quel momento mi rendo conto che ho di fronte a me un patito per le palle: più gliele maltratto e più urla di piacere. Finiamo di fare sesso e continuiamo con il film. Lui mi abbraccia, mi bacia, sembriamo una vera coppia. Poi, con i titoli di coda sullo schermo e il creme caramel finito, si gira e mi dice che lui sta bene ma che non sa come fare. Io non capisco: cosa dobbiamo fare? "Io non riesco ad avere una relazione con una travestita" mi dice, ed io, che in fondo di lui non so un bel niente e mi basta quel che ho, gli rispondo "per me va benissimo così, possiamo continuare a vederci a patto che tu non vada con altre travestite, trans o froci". Lì, avevamo stipulato il nostro patto: piena libertà con donne, nessuna concessione con i ragazzi o simili. Lui sarebbe stato mio. Facciamo sesso una seconda volta, poi ci rimettiamo a dormire. La mattina dopo, con una parrucca arruffata, lo accompagno alla porta e ci salutiamo con un bacio. Lui doveva andare a dare lezioni di bridge, io avevo il prossimo etero da soddisfare da lì a un'ora. Continuammo così per altre 2 settimane. Stessa routine: dolce preparato da me (eccetto una volta in cui lui portò il gelato), film, coperta, letto, tv e sesso. Potevo forse lamentarmi? Di certo sapevo una cosa: Filippo mi stava sorprendendo molto più del previsto: anche se non era il classico etero disinvolto e sicuro di sè, si stava spingendo su un terreno ancora inesplorato: quello in cui Aspirante Carrie Bradshaw e Nicole erano la stessa persona.
martedì 22 maggio 2012
Happy Ending
C'era volta una ragazza carina ma non troppo, una di quelle tipiche adolescenti assolutamente nella media, che frequentava le medie in una scuola media napoletana. La sua bellezza e il suo carattere passavano assolutamente inosservati agli occhi dei suoi compagni maschili, ma non perché fosse brutta. Semplicemente, loro avevano attenzione solo per quelle adolescenti più sicure, più lanciate verso il mondo delle relazioni, meno intimidite dall'altro sesso ma non necessariamente più carine.
E così, sebbene a questa ragazza avesse qualcosa di speciale come in fondo tutte quelle come lei, raramente poteva dire di avere la meglio sulla concorrenza. Perché sì, quella è un'età in cui la prospettiva di una vita single non alletta e allora meglio fidanzarsi, trovare il proprio principe azzurro, innamorarsene, prima che questo incontri qualcuna più bella (o brava) di lei. Da lì in poi si ritroverà a odiare il nome della concorrente, evitarla, mentre il nome di lui riempie le pagine del diario segreto che nasconde attentamente nella scrivania di casa.
Questa ragazza invece, saltò tutta la fase delle uscite romantiche e passò direttamente al diario. Perché il ragazzo che lei desiderava, non troppo alto, non troppo magro, ma sufficientemente intelligente per avere l'attenzione della concorrenza, proprio non riusciva a filarsela. Chi mai l'avrebbe notata?
Lei cresce, ha nuove storie, il suo cuore si spezza, ma là, in fondo, il ricordo di quel fidanzatino mancato delle scuole medie non accenna a sparire. Persiste, come un chiodo fisso, e probabilmente rimarrà la classica cotta adolescenziale destinata a morire com'era nata. Addio, adieau, goodbye.
E' così che un caldo venerdì sera di metà maggio, ritrovi in corso Sempione la ragazza salita a Milano per salutare la mia compagna Marialaura, affiancata nientepopodimeno che dalla sua cotta adolescenziale,che nel frattempo era cresciuta, era diventata più magra, era entrata in Bocconi, era diventata modello di Abercrombie, aveva appena ottenuto un contratto di lavoro a tempo indeterminato da Chanel. Lui, attraente anche nella sua semplice t-shirt bianca, aveva occhi solo per lei. Sembravano lontani i tempi in cui lei era invisibile ai suoi occhi. Quella sera lui vedeva solo lei. E così sarebbe stato per molti mesi, o forse anni, nonostante una distanza Milano Napoli non indifferente. Eccolo qui, il lieto fine.
Rimano completamente senza parole di fronte al racconto della storia tra Lorenza e Nicola. Chissà quante abbiamo dovuto rassegnarci all'indifferenza di quello che per noi era il bullo della scuola, quello che i nostri genitori ci hanno sempre detto di non frequentare, ma che in fondo nei nostri sogni più ideali sarebbe stato il nostro principe azzurro, iniziatore della lunga lista di futuri ex ragazzi. Pochissime però, possono dire di essere così fortunate da far ricredere quel ragazzo tanto bello e a cui tanto abbiamo corso dietro, e di essersi prese la rivincita: il proprio lieto fine. Cerco di trattenere l'invidia per Lorenza, così intelligente, ma allo stesso tempo bella, che non ha bisogno di strafare pur di avere l'attenzione del suo ragazzo, nemmeno quando poco dopo prendiamo un taxi e andiamo alla Vogue Ambition, giusto per ributtarsi nella vita gaia e dimenticare le continue liti tra me e Andrea dall'altra parte dell'oceano. Entrando mi rendo conto di come quell'ambiente non mi mancasse per niente: ragazzi più o meno effemminati, dal gusto discutibile, intenti a lanciarsi occhiate di compiacimento pur di ottenere la lingua di qualcuno, almeno per quella sera. Trascorro buona parte della serata con Marialaura e Lorenza, facciamo foto, saliamo sul palco e non perdo occasione di notare come nonostante gli anni, le dinamiche nell'ambiente gaio non cambino poi molto. Mai avrei pensato che mi sarei ritrovato a ballare tra un modello Abercrombie e la sua ragazza con alle spalle travestite eccentriche. Quel venerdì sera andò così.
Tornando a casa non potei fare a meno di pensare se anche io e Andrea avremmo potuto avere il nostro lieto fine. Avremmo superato anche questa? La distanza ci avrebbe fatto litigare ancora per molto? O avremmo trovato il nostro ritmo? Camminare da solo la notte mi fece tornare in mente tutte le sere in cui lui era lì, a tenermi compagnia, contando il cammino che ci separava dal mio letto. Quella sera, invece, tentavo con la mente di capire quanto ci sarebbe voluto per riavvicinare lui a me.
Andai a dormire malinconico, nutrendo la speranza che tutti, come Lorenza e Nicola, prima o poi avremmo avuto il nostro lieto fine, poi, Marialaura, che tanto stava capendo quello che stavo passando, mi mandò un messaggio in cui mi dava la forza di sperare. Evidentemente, lieto fine o non, avere qualcuno che ti supporta in qualunque caso è la cosa più preziosa.
martedì 10 aprile 2012
Love is in the air (?)
Come tutte le storie d'amore che si rispettino, la relazione tra me e Andrea, il ragazzo raver con la predilezione per le canne e i baci gai in pubblico, procedeva a vele che più gonfie non si poteva. Il romanticismo raggiungeva livelli ad alto tasso di zucchero che diventavano rischiosi persino per uno non diabetico come me. Per non parlare poi, di quando decise di trascorrere con me l'intero weekend.
Non si trattava delle solite giornate di sesso e alcool, no. Andrea, diligentemente, prenotò una stanza in hotel, un tavolo per due al ristorante belga, mi regalò il dvd del suo film preferito. E lì non c'era molto che io potessi fare se non creare una sim apposta per chiamare solo il suo numero a zero euro e trascorrere al cellulare ore ed ore che invece avrei dovuto dedicare a pensare agli argomenti dei miei prossimi pezzi da scrivere. Aria d'amore aveva invaso la mia città.
Sabato pomeriggio, dopo una nottata con la mia compagna di corso Beniamina, mi preparo psicologicamente per la serata con Andrea che, a sorpresa, sta venendo a Milano in largo anticipo rispetto ai nostri accordi. "Devo darmi una mossa" è quello che riesco a dire mentre mi asciugo i capelli. "Sarei dovuto essere a Rogoredo da almeno 15 minuti!". In realtà non era colpa mia, ma delle pulizie obbligate che ero costretto a fare in nome del sacro vincolo della convivenza con altre ragazze. L'anno prossimo una stanza singola non me la toglie nessuno. Finisco i miei pensieri e corro in Duomo, dove Andrea mi viene incontro e mi saluta con un grosso bacio. "Andiamo in hotel a lasciare le borse?" mi dice, indicando la mia shopping bag strabordante di scarpe di ricambio e alcool. "Vorrei fare un giro in centro prima" rispondo. "In centro ci andiamo dopo, ho detto ai tizi dell'hotel che saremmo arrivati nel pomeriggio, sono già le 4!". Decido di non continuare e mi trascino sulla prima metro in arrivo, per poi camminare ed arrivare al nostro nuovo nido d'amore: un hotel cadente, dalla stanza piccola, a piano terra, per niente accogliente. Chi gli avesse regalato le due stelle dell'insegna, dev'essere stato molto ma molto ma molto clemente.
Il tempo di posare i nostri fantomatici bagagli in camera e ci ritroviamo a baciarci e a scambiarci effusioni sul letto. Avrei dovuto immaginare che l'intento di Andrea era quello, e lì, sdraiato in un hotel dei bassifondi avvinghiato ad Andrea, con la musica raggae in sottofondo, non posso fare a meno di chiedermi se una Carrie Bradshaw, per il proprio Big, era mai arrivata a tanto. Non solo devo trascorrere la notte in quel postaccio silenzioso e stretto, ma mi tocca rinunciare al pomeriggio di sole per il centro. Mi sentivo soffocare.
Riesco a convincere Andrea a fare almeno un aperitivo in Colonne, la sera è calda e lui mi bacia di fronte ad ogni semaforo rosso, mentre aspettiamo di attraversare. Mi bacia di fronte alle Colonne, mi bacia quando, abbastanza su di giri, mi rendo conto che vorrei stare con lui sempre. Realizzo dunque che mi trovo in una situazione completamente diversa da quelle del mio passato: lui, così maschio e così attento a me ma allo stesso tempo testardo e capace di tenermi testa, non mi stufava mai. Mi porta al ristorante belga che aveva prenotato, un locale stupendo arredato sulla scia dei vecchi transatlantici dove, mano nella mano come le vere coppie, mangiamo e beviamo tra una chiacchiera e l'altra. Mi sento una vera Carrie Bradshaw, una carriera forse in fase di inizio, un ragazzo perfetto che non mi fa mancare niente, un ristorante particolare...
Arriva però il momento di parlare degli ex, lui il suo caro Alberto, che tanto ha amato ma che poi ha lasciato per mancanza di personalità, l'ha già dimenticato, ma io, che devo dire del carabiniere? Racconto a grandi linee la mia avventura, non senza sforzarmi di trattenere le lacrime che ogni volta che affronto l'argomento rischiano di inondarmi il viso, e lui liquida il triangolo io-carabiniere-Natasha con un "te la sei cercata". Cosa? Che razza di ragazzo sminuirebbe mai una relazione che io considero importante senza il minimo rispetto?
Finiamo il caffè, paghiamo, torniamo in strada. Lui cerca di abbracciarmi, di ridere, fare battute, io voglio solo alzare le mani. "Chiamiamo un taxi?" mi dice "No, c'è qui la fermata del 90, prendiamo quello che ci porta direttamente fino in hotel" "Io prendo il taxi, tu fa come vuoi" mi risponde, accortosi della mia improvvisa freddezza. Sembriamo due bambini, e la cosa peggiore è che quella sera l'abbiamo aspettata entrambi con molta frenesia.
Decido quindi che è il momento di affrontare la cosa e lo fermo: "Senti, non ho idea di quale fosse il rapporto tra te e il tuo Alberto, ma quando io ho deciso di buttarmi nella faccenda del carabiniere, pur sapendo che era rischiosa, l'ho fatto perchè era quello che mi sentivo di fare. Mi sono beccato le mie conseguenze, ma non accetto che venga sminuito il tutto con un misero "te la sei cercata tu". Un minimo di tatto mi sembra indispensabile". Sono a corto di fiato, ho detto tutto, sono stato molto chiaro. "Vacci allora con il tuo carabiniere" urla lui, e se ne va, lasciandomi solo alla fermata del 90.
Aspetto che giri l'angolo, convinto del fatto che si tratti di una stupidata e che dopo qualche passo torni indietro, ma invece no, Andrea sparisce. Non so cosa fare, dove andare, se tornare a casa mia o almeno in hotel a prendere le mie cose. Poi, mi rendo conto che per un errore del mio passato stavo sputtanando il mio futuro, e allora decido di mettere da parte l'orgoglio e di chiamarlo al cellulare. Nemmeno il tempo di comporre il suo numero, e lui viene da me baciandomi, sotto gli occhi esterrefatti della donna di colore che aveva assistito a tutta la scena. Il 90 arriva e Andrea accetta di tornare in hotel a modo mio.
Arriviamo a destinazione e l'hotel non sembra più così angustio, anzi, mettersi a letto ed abbracciarsi, baciarci e guardarci negli occhi di fronte ad un film in dvd che lui aveva portato, rendevano la situazione molto più intima. Ci addormentiamo che fuori inizia ad esserci luce. Io e Andrea eravamo tornati ad essere quelli di prima.
Lasciamo la stanza l'indomani mattina. Milano, alle 11 di domenica, è completamente deserta. Passeggiamo per porta Ticinese, andiamo a fare colazione al parco, lui si sdraia sulle mie gambe mentre prende il sole. Mai mi sono sentito così parte di una coppia, devo forse spaventarmi?
A pranzo decide di portarmi da Princi, il panificio tra i più conosciuti di Milano, dividiamo la torta, mi bacia, sfiora le mie mani. Non sono mai stato così bene. Attraversiamo via Torino ed approfittiamo della splendida giornata di sole per andare al castello e metterci a prendere il sole tra le centinaia di persone, famiglie, ragazzi e cani che si godono l'inizio della primavera. Io e Andrea ci accarezziamo e ci avvolgiamo come una coppia qualsiasi, come se l'omosessualità non sia mai stato un problema per nessuno. E in fondo un pò così è, perchè nessuno, in tutto questo weekend, ci ha mai detto nulla.
Verso sera Andrea deve tornare a casa, lo accompagno in stazione e mentre torno in corso Buenos Aires, guardando le persone sorridenti che rincasano dopo una bellissima domenica di fine marzo, posso dire per la prima volta di sentirmi anche io bene come loro.
Passo dopo passo il mio Mr Big stava davvero prendendo forma.
martedì 13 marzo 2012
Predictably
Quando il dovere chiama, Aspirante Carrie Bradshaw risponde.
Giovedì notte. Sono le 3e30 e sono al pc per terminare un pezzo per l'evento che l'Ambizioso Cugino sta organizzando nella Bella Provincia. Devo parlare di sostenibilità, sport, ambiente, devo documentarmi, sfogliare il vocabolario dei sinonimi e dei contrari, ed ho sonno.
Giovedì notte. Sono le 3e30 e sono al pc per terminare un pezzo per l'evento che l'Ambizioso Cugino sta organizzando nella Bella Provincia. Devo parlare di sostenibilità, sport, ambiente, devo documentarmi, sfogliare il vocabolario dei sinonimi e dei contrari, ed ho sonno.
Dopo una serata solo con Giulio al Bobino bevendo a più non posso, una cena con Beniamina e Natascia, ed una cena al giapponese con il cugino gaio che sempre mille spunti mi dà, sono alla quarta nottata della settimana e non vedo l'ora di riappropriarmi delle ore di sonno che tento di recuperare ormai da settimane. Voglio dormire. Concludo l'articolo, ora posso addormentarmi. Nemmeno il tempo di riflettere su cosa indossare l'indomani e crollo nel sonno.
Il mattino dopo mi trascino con delle occhiaie incredibili in ufficio. "Aspirante Carrie Bradshaw" mi dice Stefania, non appena mette piede in ufficio "ci sono da leggere le letterine che i bambini hanno scritto al sito degli Amici del Mulino. Sono 3549. Dividile con l'altra stagista e rispondete a tutte". Non ci posso credere. 3549 letterine? I bambini non hanno nulla di meglio da fare? Che so, che fine hanno fatto le macchinine, il classico nascondino o le vecchie Barbie?
Inizio a scorrere l'elenco della posta elettronica quando mi suona il telefono. E' mio cugino. "Ciao Aspirante Carrie Bradshaw, ho ricevuto i tuoi pezzi, vanno molto bene. Ci sarai vero domani all'evento?" "Certamente" "Bene, perchè avremo ancora bisogno di te. A domani".
Ommioddio.
Quando diavolo potrò dormire? E soprattutto: se Giulio mi chiama per uscire come farò a dirgli di sì? Niente panico, mi dico, tutto si può risolvere. Basta pensare con metodo e massimizzare l'uso delle risorse, tipo: Filippo, che può darmi tutti i passaggi che voglio. Oh sì, sarà facilissimo. Termino la giornata leggendo letterine e buttando un occhio agli orari di trenitalia per capire cosa fare della mia vita nel fine settimana di fuoco che mi aspetta. Ho, nell'ordine: una due giorni di sport a cui assistere, Filippo che voleva uscire a cena e dormire da me, Clementia che mi reclamava per un'uscita, Beniamina che mi aveva invitato al Limelight, Giulio che mi chiedeva cosa avrei fatto sabato sera, Beniamina che mi aveva invitato ad un aperitivo a casa sua, dei capelli da tagliare. Posso benissimo farcela.
Venerdì sera rimango a casa, collassato sul letto a guardarmi telefilm e puntate che non ero riuscito a vedere da settimane. Il sabato mattina corro come un disperato in Stazione Centrale per tornare in provincia senza perdere il treno che ho tra 20 minuti.
Arrivando a casa mi rendo conto di come la giornata sia incredibilmente bella. Il sole, il cielo limpido, il verde dei campi.. tutte cose che in queste settimane non avevo ancora avuto modo di notare. Non mi rendo conto che sono già arrivato a destinazione.
Dopo un breve salto dal parrucchiere raggiungo il centro del paese per assistere alla gara. Le brochure che ho realizzato sono andare letteralmente a ruba. Che soddisfazione! Mi raggiunge l'Adorata Cugina e tra un abbraccio e un bacio mi raggiunge l'amara verità: "L'aperitivo biologico che tu hai messo la domenica in realtà è stasera, hai sbagliato a scrivere il programma in brochure!" "Cosa?" "Sì, il QI (discoteca che collabora con l'evento) è stasera che installa il dj set qua, non domani, come hai scritto tu". Ommerda. Sono nella merda. Preso dalla frenesia di andare al Tunnel, non mi sono reso conto che ho sbagliato il giorno. D'altro canto, non potevano controllare quello che avevo scritto? Controllo il pezzo di carta. Fortunatamente la parte in questione non è così vincolata a "domenica 11 marzo", è in una posizione ambigua, potrebbe essere benissimo associata a "sabato 10 marzo" e poi, che carini, i grafici hanno seguito le mie indicazioni mettendo nel box a parte il discorso del sindaco! Oh, che soddisfazione! Guardo ammirato il mio lavoro e mi congratulo con me stesso.
L'evento fila liscio, gli atleti partecipanti sono più di mille, provenienti da ogni parte di Italia, ed uno di loro, un ragazzo 23enne molto carino, continua casualmente a girare intorno allo stand dove sto sistemando i programmi e i regolamenti per la gara di domani. Che ci sia un messaggio in codice? Filippo intanto mi chiama. Vorrei rispondere ma qualcosa mi ferma. Sono davvero sicuro di voler tornare stasera stessa? Meglio una cena a Milano con lui o una serata in provincia a preparare le cose per la mattina dopo, magari con l'atleta in questione? L'Adorata Cugina è esterrefatta: "ci sono gay ovunque?" "Ma certo tesoro" rispondo "su 1000 atleti è percentualmente certo che ce ne siano almeno una cinquantina omosessuali". Il mio compito è scovarne il più possibile. Pensandoci bene, perchè stasera non faccio una visita all'hotel dove pernottano? Ho il pass! Avrei a disposizione ogni singola camera! Ma prima c'è l'aperitivo organizzato dal QI con ballerini vestiti da Batman e Wonderwoman, dj, un pullman limousine con bar, divanetto e tv al plasma a bordo e tanti nuovi ragazzi da conoscere. Faccio un pò di pubbliche relazioni: cioè giro ubriaco a intrattenere ospiti completamente scioccati dalla mia omosessualità esplicita, ma è pur sempre un modo per farsi conoscere. Come diceva la mia Holly, fare scandalo è un dovere e lasciare il segno è molto importante, se si vuole diventare qualcuno che conta. Respiro già l'aria del successo, quando uno dei cubisti mi suggerisce di andare ad intrattenere gli etero curiosi direttamente al QI salendo in qualità di Nicole sul palco. Già mi vedo, in tacchi, sul palcoscenico di fronte ad una folla di uomini apparentemente disgustati ma in fondo desiderosi di provare cosa voglia dire andare con una travestita.
Il telefono squilla per la quinta volta, Filippo mi riporta alla realtà: è qui e mi sta aspettando. O meglio, Milano mi aspetta.
Il viaggio verso Milano è strano. Filippo continua a lanciare una serie di battute strane: aspettavo mi invitassi all'evento, se mi dicevi dov'era l'aperitivo magari sarei venuto, non mi scrivi mai, è da tutta la settimana che ti sento strano, se non vuoi non ci vediamo... Io invece continuo solo a fargli notare come sia liberissimo di fare quello che vuole e di come il suo interesse per la ragazza che dice di essersi scopato settimana scorsa stoni con quello che sta dicendo. Insomma: che cosa vuole Filippo? Un ragazzo etero, prova per la prima volta ad andare con un travestito. Inizia a chiamarlo tutte le sere, escono a cena, gli dà strappi per Milano, fa battute sul fatto che il travestito non abbia più voglia di vederlo, sentirlo o fare sesso con lui. Continua a dire di cercare donne, di non volere storie, di voler passare del tempo con me. Il travestito intanto, si prende bene per un pierre dalla dubbia eterosessualtità, che ama l'apparire, vuole Beniamina, non perde occasione per fare serata. La mia vita stava diventando un vero caos. Serve ordine. Mentre in macchina attraversiamo i campi, il cielo è limpido e la luna è alta in cielo, mi rendo conto di come la situazione sia completamente sbagliata. Dovrei essere felice, ho un ragazzo che mi vuole, mi porta fuori a cena, mi riempie di attenzioni e vuole essere partecipe della mia vita e di quello che faccio. Se fosse stato il carabiniere, o Michele, o Giulio, probabilmente sarei soddisfatto. Invece non posso che continuare ad osservare come Filippo sia banale e qualunquista in tutto quello che fa. Troppa prevedibilità nuoce. E a me servivano stimoli.
Arrivati a Milano passiamo da casa per sistemare un paio di cose e prenotiamo il tavolo al giapponese lì vicino. La cena la trascorro ingozzandomi come non mi succedeva da tempo, sorridendo con Filippo e realizzando che tutte le mie supposizioni, i miei dubbi, le mie idee erano vere: Filippo non mi dà stimoli, le conversazioni non ti lasciano niente, ti fa sorridere, ma non puoi costruire una relazione sul sorriso. Anche se quando ti paga il conto sei così riconoscente che vorresti subito baciarlo.
Tornando a casa passiamo davanti al Mono, ed un'orda di ragazzi gai affolla la strada. Sento il richiamo frocio. Vorrei unirmi a loro, ubriacarmi, andare a ballare, divertirmi. Attraversiamo Corso Buenos Aires e incappiamo in gruppi di amici gai che sfoggiano i loro vestiti nuovi per le loro serate gaie. Improvvisamente muoio di invidia. E' questo il sabato sera che volevo? Arriviamo a casa e ci mettiamo a letto a guardare Mai dire Grande Fratello. Alle 2 Filippo dorme. Passerà la notte lì e maledico il giorno in cui ho pensato di invitarlo da me a dormire. Vorrei dirgli di tornare a casa, ma i sensi di colpa mi fermano. Vorrei uscire, andare a ballare, seguire l'ondata del sabato sera come tutti i ragazzi, ma non posso. C'è Filippo che mi stringe a sè.
Mi addormento consapevole che questo non è il sabato sera che avrei voluto avere. Avevo una scalata sociale da compiere, nuove persone da conoscere, un nome da costruire, nuovi etero da convertire.
domenica 4 marzo 2012
Passerella, omologazione, Blackberry
Quando la Settima della Moda sbarca a Milano il popolo fashionista apre gli occhi, esce dal letargo ed inizia a farsi un giro per la città.
Lo sapevo bene io che, spolverate le mie francesine nuove di ogni tipo e colore, ormai non perdevo occasione per rendere ogni sera a Milano una vera avventura glamour. Se ormai avevo fissato a martedì il giorno di aperitivo al Bobino con Giulio, avevo comunque una serie di inviti a feste presentate come esclusive e a sfilate più o meno note, ma soprattutto avevo in programma festeggiamenti al Plastic che mi avrebbero consentito di andare in avanscoperta e cercare informazioni con cui arricchire i miei racconti a Giulio, che ormai mi considerava un abituale del luogo.
Al terzo giorno di Fashion Week però non potevo ritenermi soddisfatto delle mie conquiste: nonostante mi fossi diligentemente segnato il calendario delle sfilate divise per giorno ed ora, non avevo ancora preso parte ad una. Dovevo darmi una mossa, assolutamente.
Arrivò in mio aiuto Santa Maura, mia collega nell'ufficio dove lavoravo, che grazie a conoscenze varie con giornaliste più o meno importanti, mi garantì un pomeriggio di Fashion Week alla sfilata di Costume National.
Il tempo di chiedere il permesso alla mia professoressa/responsabile, e già mi trovavo al Castello Cairoli dietro alle quinte della sfilata. Parrucchieri, truccatori, vip, volti noti, addetti ai lavori... ovunque si respirava aria di fama. Presi posto vicino alla passerella ed iniziai a cercare il mio idolo: la giornalista Silvia Paoli. Arrivarono Emma Marrone, Jo Squillo e tante altre piccole celebrita, ma di lei (che, tra l'altro non ci rendeva il lavoro per nulla facile dato il suo aspetto fisico completamente anonimo) nessuna traccia. Vedendo passare ragazzini più o meno ben vestiti, donne degli alti strati sociali e giornalisti vari, mi resi conto di una cosa: non sempre la griffe dà il tocco in più a chi la indossa. E' lo stile che fa la differenza. Mi strinsi perciò nel mio blazer, annodai le mie francesine borchiate, strinsi la mia clutch e ammirai la sfilata. Andammo poi dietro le quinte a sorseggiare champagne, salutare persone non meglio conosciute per poi correre in ufficio e terminare l'articolo sulla nascita della dieta mediterranea.
Santa Maura aveva realizzato uno dei miei desideri: assistere ad una sfilata. Ma non solo: venni letteralmente invaso da inviti: Bottega Veneta l'indomani mattina alle 9e30, Malìparmi alle 12e30, uno stilista emergente il lunedì alle 17... Insomma, era proprio vero: una volta immerso nel mondo glamour, uscirne è davvero impossibile.
Alle 19 dello stesso giorno, iniziai a prepararmi per la serata delle serate. Quella della resa dei conti, che stavo pianificando sin dall'arrivo a Milano: quella al Plastic. Se da una parte avevo bisogno di informazioni che rendessero più credibile la mia vita immaginaria a Guido, dall'altra avevo bisogno di sfoggiare i miei leggings Versace, maglietta paiettata, accessori stravaganti tutti presi per l'occasione. A tale proposito ci pensarono Vanish e Chicca a salire a Milano per darmi una mano, il tempo di sistemarci e corremmo a Lelephant per un drink veloce. Arrivammo al Plastic e la coda si era già formata. L'aria di fama e glamour che avevo respirato sin dalla sfilata non accennava a sparire. Riuscimmo ad entrare fortunatamente solo dopo 5 minuti ed una volta posati i cappotti, mi resi conto di quanto quel posto fosse curioso. Musica ricercata, ambiente piccolo ed esclusivo, clientela varia... Bevevo il mio drink chiedendomi cosa potesse avere di speciale quel posto: perchè Giulio e molti altri etero che scopavano Nicole erano attratti così tanto da quell'ambiente assolutamente alternativo? Mi resi conto che andarci poteva rappresentare uno status symbol, proprio come me, che avevo messo "entrare al Plastic" nella lista delle cose da fare per essere un milanese cool, anche gli altri speravano di sentirsi a loro modo parte di una cerchia ristretta di persone: quelle che si distinguevano dalla massa informe. Bevvi parecchio alcool, conobbi gente, guadagnai l'invito per una presentazione di una linea di vestiti per il lunedì.. mi sentivo un vero milanese, ma poi, quando si trattò di entrare nel privè per cercare Chicca, scomparsa improvvisamente con un ragazzo pelato, fui costretto ad affrontare l'ennesima umiliante selezione. Un ragazzo in kilt, dietro ad una porta, spiava dall'oblò la gente in fila e diceva al buttafuori quale fare entrare. Ad un certo punto iniziai davvero a chiedermi: perchè tutto questo? Per quale motivo ridicolizzarsi ed aspettare che un tizio sconosciuto mi indichi e mi dica "tu puoi entrare"? Non sarebbe dovuto essere il posto dove tutti erano liberi di essere chi volevano? Il buttafuori mi aprì la porta ed interruppe le mie domande. Ero dentro il privè del Plastic. Mi resi conto che era esattamente come il resto del locale: inutile, sopravvalutato, omologato. Le persone che erano dentro a ballare in modo sfegatato e che credevano di distinguersi dalla massa informe in realtà si stavano uniformando ad un nuovo stile: quello alternativo, con sue regole rigide, sue esigenze, sue leggi. A che scopo tutto questo?
A fine serata Vanessa e Chicca preferirono fermarsi a parlare con tre ragazzi offensivi ed io, saturo di ipocrisia alternativa, tornai a casa soddisfatto della serata. Ero a Milano, avevo visto le sue principali attrattive glamour e potevo ritenermi soddisfatto di me. Stavo raggiungendo gli obiettivi prefissati.
Arrivato a casa mi accorsi di aver perduto il cellulare. Volevo morire. Il giorno dopo compari un Blackberry. Ora ero davvero un milanese figo, fashionista, omologato.
lunedì 20 febbraio 2012
Blowin'in the wind
Capitano quelle settimane in cui non si riesce nemmeno a respirare un po'. Giorni in cui esci, vai in ufficio, cerchi di inventare qualche attività da proporre per il Tour di Amici, finisci alle 7e30 (con un'ora e mezza in più di lavoro rispetto a quanto tu dovresti fare), corri in centro per un aperitivo con Rosa e rientri a casa alle 23.
Di fronte a settimane tanto impegnative è dunque comprensibile che il weekend sia dedicato al riposo e al relax. E che relax. Se venerdì sera, incapace di muovere anche un solo passo fuori casa, è stato dedicato a vecchi amici che tornano a trovarti dopo mesi di assenza, sabato sera avevo intenzione di dare il meglio di me. Fu così che alle 23, pettinato e sistemato, raggiunsi le mie due compagne di corso Beniamina e Natascia per un drink al Fiat Lounge. In realtà non ero nel mood per una serata in Corso Como, ma dato che dovevo sperimentare posti nuovi e avevamo la compagnia di nuovi ragazzi carini e dell'UniCatt, allora potevo ritenermi aperto a qualsiasi opzione. Nemmeno il tempo di entrare e già Beniamina mi presenta il frutto di un pomeriggio di studio nella biblioteca dell'UniCatt. Si chiamava Guido, faceva il pr, studiava giurisprudenza, aveva 24 anni. Segni particolari: era molto, ma molto, carino.
Grazie anche al Martini che mi ero scolato prima di uscire di casa cerco di rendermi presentabile al resto del gruppo di studenti, qualcuno carino, qualcuno meno, che guadagnarono subito punti quando le mie due amiche mi confidarono di non aver ancora pagato nulla dall'inizio della serata. Nota bene: erano tipo al terzo drink.
Aggiorno entrambe sulle ultime entrate di Nicole e concordiamo sul fatto che passeranno anche gli anni, ma il sesso in cambio di denaro è uno degli escamotage più ingegnosi che gli esseri umani avessero mai inventato. Specialmente perchè, e Beniamina e Natascia se ne stavano rendendo conto, se non sono soldi ma sono drink sempre di prostituzione si tratta, e loro c'erano dentro poco meno di me.
Verso mezzanotte la serata si sposta alla discoteca di cui Guido è pr e di cui ho sentito parlare peggio di qualsiasi altro locale: l'Old Fashion, luogo di giovani tamarri e, come ho potuto constatare io, bei fusti benvestiti desiderosi di sperimentare i loro gusti sessuali. Uno dei vantaggi di entrare in un locale con il pr del locale in questione è che puoi improvvisare di prendere un tavolo a 15 euro (il prezzo di un'entrata normale) anzichè a 20, con bottiglie di vodka, angolo riservato e free drink compresi. Un paradiso.
La serata scivola via che è un piacere. Credevo di essere finito nel nido dell'omofobia per eccellenza, ma non persi tempo a constatare come Guido e i suoi amici fossero ben propensi ad ascoltare le stupidaggini che avevo da dire. Quando poi presentai a loro una ragazza carina molto facile e molto calda (tanto da volere un bacio con me, ebbene sì, proprio con me, che ho rifiutato subito perchè l'uomo è l'uomo) allora ero diventato l'idolo gaio della serata. Luca, il compagno carino di corso, ci aveva raggiunto proprio quando stavo per convincere Guido a baciare Beniamina. Non poteva essere più tempestivo.
Bevemmo e ballammo fino alle 4e30, poi Guido mi riportò a casa. Diffidare dalle cattive recensioni sui locali: quando ci vai con qualcuno che conta, anche la discoteca più ostile vi apparirà sempre familiare.
L'indomani mattina venni immediatamente aggiunto dal figo Guido su Facebook. Sebbene io, Natascia e Beniamina avessimo avuto sin dall'inizio della serata il vago sospetto che la sua eterosessualità fosse discutibile, dovevo cercare di mostrarmi fuori da ogni coinvolgimento. Se Querceto mi aveva insegnato qualcosa, ora dovevo metterlo in pratica.
Passammo il pomeriggio a scrivere messaggi di posta, programmare nuove serate al Plastic, tirare in ballo Beniamina. La fantasia di ogni convertitore come me.
La sera poi ricevetti l'invito da un ignoto pr per una festa riservata al Vanilla questo venerdì in occasione della Fashion Week (che avrà inizio mercoledì). In tono amichevole (come se ci conoscessimo da una vita) mi chiedeva perchè non bazzicavo più al The Club e se volevo partecipare al "party esclusivo" (che di esclusivo aveva ben poco, visto che l'evento su Facebook è pubblico). Magie del pr, riescono a venderti qualsiasi cosa.
Il tempo di rispondere che non sarei mancato al nuovo pr e ad una battuta sdi Guido che Filippo mi telefona. Tempo 5 minuti e viene a cena da me. Passiamo la serata guardando video idioti, stesi sul mio letto, baciandoci, bevendo vino, facendo sesso e guardandoci come due che si frequentano, non sono fidanzati, ma in quel momento è come se lo fossero, mentre in sottofondo Bob Dylan cantava Blowin'in the wind.
In fondo, quando sei reduce da un weekend come questo, l'unica cosa che puoi fare è solo una: soffiare nel vento.
giovedì 16 febbraio 2012
L'eccezione Filippo
Quando arriva il weekend che precede San Valentino tutta la città sembra essere caduta in un vortice d'amore.
Innamorati in metropolitana, innamorati in ufficio (a distanza, per la serie: lui in California lei a Milano), innamorati in casa, innamorati nei negozi. Evidentemente quando si tratta della festa degli innamorati rimanere un non innamorato significa rimanere fuori dal gregge: cosa assolutamente da evitare.
Riflettevo sulle improbabili coppie che anche quest'anno avrebbero dimostrato il loro amore con doni e baci falsi come quelli di Giuda, oltre che a tutti quei ragazzi impegnati che in questi mesi avevano scopato con Nicole. Chissà se la propria ragazza avrebbe apprezzato come regalo di San Valentino quello di regalare per una notte il proprio partner ad una travestita?
Improvvisamente mi squilla il telefono. E' il poliziotto, Filippo, che subito mi riporta alla realtà. Dopo 3 settimane in Sardegna per un corso di aggiornamento su come si impugna un fucile e si spara in aereoporto, era tornato la sera prima nella Bella Provincia ed ora è disponibile per una nuova nottata in compagnia di Nicole. In realtà non mi sarei dovuto sorprendere: erano 3 settimane che tutte le sere mi telefonava, e il giorno precedente al suo arrivo, mentre ubriaco andavo con Vanish e Chicca alla Casa Della Musica, mi aveva persino detto di essere già atterrato. Che disastro, l'alcool.
"Ci vediamo?" mi dice lui "Vengo fino a Milano senza problemi, va bene per le 9e30?", rispondo di sì, che va bene e poi mi viene in mente che volendo ci si potrebbe vedere anche per cena. Lui approva. Filippo è proprio un ragazzo d'oro.
Arriva alle 20 e 30 e sale da me. Siamo in camera e per la prima volta da quando ci conosciamo ci stiamo baciando anche se non indosso una parrucca. Forse, penso tra me, qualcosa è cambiato. Ci baciamo per una buona ora, gli sono mancato, dice lui, e tutto sembra essersi trasformato in uno di quei film romantici dove da una notte di sesso nasce l'amore. Alle 21e30 però mi rendo conto che forse è anche ora di staccarsi e di andare al giapponese per cenare. L'esperimento dunque ha inizio: sono in grado io, Aspirante Carrie Bradshaw, ad uscire a cena con un etero senza sentirmi imbarazzato per via dei miei spiccati modo gai? Sì, dice Eugenia, in fondo siamo a Milano. Io, che invece so come il mio io milanese si rapporta a queste cose, non lo so. Mentre passeggiamo per corso Buenos Aires però mi rendo conto che in fondo non ci sia nulla in me che potrebbe non andare: tutto va tranquillamente, continuiamo a parlare come abbiamo sempre fatto nelle telefonate serali che lui mi faceva dalla Sardegna. Ma la cosa strana era che non mi preoccupavo di nulla, solo di trovare del cibo commestibile. Arriviamo al ristorante e con estrema sorpresa mi accorgo che Filippo è anche un ragazzo di 24 anni di polso, sceglie il tavolo, mi accende la sigaretta, chiede il conto, lo paga. Si tratta di un ragazzo anche straordinariamente sincero: non si spiega perchè sia l'unico ragazzo per cui lui riesce a comportarsi così, io ovviamente non ne voglio parlare, ma la cosa strana è che riusciamo a parlare di tutto. Intorno a mezzanotte ci dirigiamo verso casa ancora incredulo per aver trascorso una serata con un ragazzo lontano da Motel, bassifondi e uscite notturne.
Eravamo io, Filippo, un sabato sera qualunque che precedeva San Valentino, un ristorante cinese, Milano. Meglio di così non poteva andare. Ci buttiamo sul mio letto infreddoliti, lui mi scalda, mi bacia, ci stringiamo e facciamo sesso nel caldo delle mie coperte, mentre fuori il gelo investiva la città.
Lui protettivo, lui maschio, lui che ha rinunciato ad uscire con una ragazza per venire da me.
Io imbarazzato, io soddisfatto della serata, io senza dubbi, io sereno.
Anche se non era ancora San Valentino, anche se non eravamo innamorati, anche se non ci stavamo promettendo nulla. Io ero l'eccezione per Filippo, lui era l'eccezione per me.
martedì 29 novembre 2011
Il Fattore C
La mia compagna Marialaura, in cerca di una valida alternativa ad una grigia domenica pomeriggio in casa, ha pensato bene di coinvolgermi in uno degli innumerevoli eventi che animano il popolo fashionista milanese.
Poichè a lei piace buttarsi a capofitto in qualsiasi esperienza riguardi la moda, è stata in grado attraverso il sito di Vogue.it di iscriversi con il sottoscritto alla Vogue Experience, una mostra di covers in onore ai 5 anni di direzione de L'Uomo Vogue da parte di Franca Sozzani. Mancare sarebbe stato un delitto.
Aggregatasi anche la mia compagna Natascia, ci rechiamo in ritardo all'appuntamento al Sotheby dove ci accolgono modelli in smocking e cordiali modelle pronte alla fatidica domanda "Siete in lista?". Porgiamo educatamente i nostri inviti, ottenuti dopo secondi di angosce quando, durante una lezione in UniCatt, Marialaura ha scoperto dal suo Iphone che erano disponibili. Superiamo l'ingresso e ci ritroviamo in una sala rotonda alle cui pareti c'era la storia del mensile di moda italiano più elitario del momento (e sul quale poche settimane prima avevo scritto una tesi): L'Uomo Vogue. Analizziamo ciascuna fotografia noncuranti della fotografa che ci immortala diverse volte, scrutiamo gli altri personaggi stilosi che si aggirano per lo spazio finchè l'occhio non mi cade là. Eccola là, in mezzo alla decina di persone spunta lei, Franca Sozzani, vera autorità in fatto di moda nonchè direttrice di Vogue Italia oltre che de L'Uomo Vogue. "Niente panico" mi ripeto, "questa è l'occasione che aspettavamo. Dobbiamo andare a parlare con Franca!". Ci facciamo strada tra le poche persone e aspettiamo educatamente che l'ennesimo fashion blogger si complimenti con lei e le chiede delucidazioni e consigli sul suo futuro da stylist, poi si gira verso di noi. Prego che non si renda conto che il mio chiodo in finta pelle salta fuori dal magazzino di Bershka e che probabilmente per lei sarei out, finchè Marialaura si fa avanti. "Mi rendo conto che in molti oggi gliel'avranno già detto ma noi siamo suoi ammiratori" "Avanti", mi dico io, "Aspirante Carrie Bradshaw, questo è il momento di dirle che tu hai scritto una tesi di antropologia su Vogue, coraggio, è la tua chance di fare bella figura, se vuoi diventare effettivamente Carrie Bradshaw". Decido allora di farmi coraggio e di prendere parte alla conversazione "Ci chiedavamo, visto che vogliamo diventare giornalisti del settore, se avesse qualche consiglio da darci al riguardo" dico timidamente, anche se dentro di me potrei morire. Inizia una lunga tiritera al termine della quale io e la mia compagna usciamo sconfitti: Vogue offre un sacco di modi per poter scrivere e collaborare con la rivista, si tratta solo di darsi da fare e tentare; perchè noi due non ne eravamo a conoscenza? Anzi, IO non ne ero a conoscenza, visto che Marialaura sembra essere già a conoscenza di alcune iniziative. Che amarezza, nemmeno riesco a seguire ciò che mi piace, devo darmi una regolata. Non può però finire così e decido di parlare con una giornalista che si aggira per la stanza in cerca di consigli. Dopo venti lunghi minuti Marialaura riesce a strappare il numero di telefono di un giornalista, io solo l'informazione che a gennaio aprirà un bando per stagisti in redazione al quale ogni anno centinaia e centinaia di Aspiranti Carrie Bradshaw tentano di prendere parte. Voglio morire. "Serve il fattore C" dice la giornalista "quello serve sempre ovviamente".
Fortunatamente mi squilla il telefono. Un tizio ventenne è sotto casa mia e vuole fare sesso. "Sono a 5 minuti a piedi da casa", mi dico, "prendo il book con le cover autografato dalla Sozzani, saluto tutte e scappo". Fanculo il fattore C, ora è il momento del fattore Sex. Usciamo così dalla mostra seguiti dal mio morale a pezzi e da un Fattore C che tarda a farsi vivo. Sarei mai riuscito a diventare un buon giornalista? Oppure sarei diventato uno dei tanti che si sarebbero scontrati con l'insuccesso perchè incapaci a trovare il loro Fattore C? Non è il momento di rispondere alle domande, un tipo di vent'anni mi aspetta. Saluto velocemente Natascia e Marialaura e sfreccio sotto casa mia; il ragazzino compare in tutta la sua eterosessualità: rasato, in scarpe da ginnastica griffate, sigaretta in bocca. Salgo in macchina e facciamo sesso. E' la mia prima volta con qualcuno più piccolo di me, ma in fondo dopo aver visto Franca Sozzani tutto è possibile, mi dico.
Alla fine però ecco la sorpresa: "Ti va di fumare una canna con me?" "Oddio dico, io non ho erba" Tranquillo, faccio io, io ne fumo almeno 5 al giorno" e tira fuori il suo pacchetto di erba. Eccolo lì,il fattore C, questa volta con C come canna. Mi sentivo come se stessi al liceo: sesso in macchina e canna post sesso. Divino.
Mi lascia sotto casa e faccio giusto in tempo a notare che dedicandomi a lui sono stato costretto a saltare il mio aperitivo con Rosa. Questo è Milano.
Alla fine della giornata, rientrando in casa, mi rendo conto che avrei avuto percorrere ancora molta strada. Di certo c'era solo una cosa: avevo bisogno del mio fattore C.
venerdì 4 novembre 2011
Scandalo al Gattopardo
Ci sono volte nella vita in cui occorre essere irremovibili.
Non devo andare al Gattopardo, mi ripeto. Non devo andare al Gattopardo, ubriacarmi gratis, conoscere il fidanzato della mia compagna di corso, tornare a casa con sconosciuti. No, ho un parziale mercoledì. Devo desistere dalla tentazione. Assolutamente.
Suona il telefono mentre sono seduto in cucina sui miei libri di Economia Aziendale. E' Ilaria. "Aspirante Carrie Bradshaw (ndr), saremo al Gattopardo per le 23. Ci vediamo là, vero? Guarda che ci conto. Ti aspetto con ansia!". "Sì, ovvio. Mi faccio una doccia e sono lì". Oddio. Non avrei forse dovuto dire di no? Che rifiutavo e che dovevo studiare per un parziale importante? Non importa, mi dico, andrò al Gattopardo ma berrò il meno possibile in modo da tornare presto ed essere pimpante domattina.
Arrivo al Gattopardo, avvolto nel mio trench e maledicendo il fatto di non aver preso un taxi anzichè affidarmi alla metropolitana, e la fila si sta già formando. Ilaria è fuori che mi aspetta con un drink in mano offertole dal suo barista di fiducia con cui i rapporti si stanno ormai approfondendo. Non riesco a capire se in fondo, di fronte a tanta negazione, lei ne sia attratta realmente oppure se, come dice lei, è semplice opportunismo. Ma poco importa. Nemmeno il tempo di posare la giacca che lui mi chiede cosa voglio da bere. Oddio, mi dico. Berrò solo un drink. Però siccome è uno solo tanto vale che sia forte, insomma, non posso dire un analcolico, non ci crederebbe nessuno. E soprattutto Ilaria penserebbe che non voglio godermi la serata. "Un margarita alla mela verde" rispondo. E le danze iniziano.
Arriva anche la nostra compagna Marialaura, accompagnata dal suo boyfriend chirurgo tra i più conosciuti a Napoli, e tra una sigaretta e qualche passo di danza, compare il proprietario del Gattopardo. "Andiamo a salutarlo!" mi suggerisce Ilaria. "D'accordo" dico io, in fondo è sempre una buona occasione per farsi un nome. "Cosa volete da bere?" ci dice lui, dopo un breve saluto. "Oddio no davvero, non possiamo approfittarne" diciamo entrambi fingendoci innocentemente disinteressati dai drink gratuiti. "Faccio fare al barista allora" "No" dice Ilaria "allora prenderemo due Margarita alla mela verde". Detto fatto, ci ritroviamo con due calici di Margarita in mano. E' il secondo drink che prendo senza pagare, inizio a sentirmi importante.
Marialaura se ne va. Io e Ilaria non siamo più molto presenti, il suo amico barista ci prepara un altro dei nostri cocktail. Oddio. Devo rimanere in me, mi ripeto. Stavolta infatti, onde evitare nuovi passaggi da sconosciuti ho controllato l'orario dei bus. L'ultimo è alle 4e10. Non posso perderlo, altrimenti rimarrl bloccato in Corso Sempione. Finisco il mio cocktail e mi dirigo verso il bagno barcollando, se mi rinfresco un pò tornerò in me. Entro in bagno. Un ragazzo rasato in fila mi guarda e mi rivolge la parola in inglese "Are you ok?" mi chiede. "Yes, I'm fine" dico fingendomi controllato. Iniziamo a parlare ma non capisco il suo intento. D'accordo, è gay? E soprattutto: che ci fa un ragazzo di 24 anni, carino, in un ambiente in cui l'età media è di 40 anni? Mi spiega che è spagnolo, si chiama David, lavora per una nota banca ed è a Milano per lavoro fino a domani. Trascorrono 5 lunghi minuti in cui metto alla prova il mio inglese ma poi mi rendo conto che Ilaria è fuori da sola e fuggo al luogo in cui l'ho lasciata con la mia pochette. E lui mi segue.
Continuiamo a parlare mentre mi mette sotto il naso un suo drink trasparente, lo bevo. Mai rifiutare un sorso di qualcosa. E bevo.
I nostri volti si sfuorano ed il bacio è inevitabile. Iniziamo a baciarci sotto gli occhi stupiti di Ilaria, che mai avrebbe pensato di vedere un bacio gay al Gattopardo, ma quando ci sono io, in fondo, tutto è possibile. Nemmeno il tempo di pensare a lui a letto con me che il buttafuori arriva e ci intima di fermarci "Qui non si fanno certe cose, se volete qui fuori potete fare quello che volete. Qui no". Rimango di sasso. Siamo in una chiesa sconsacrata dove le trentenni si fingono ventenni, ed io non posso baciare un giovane spagnolo attivo per di più bancario? Nossignore, questo è un vero scandalo.
Mi bisbiglia nell'orecchio che il suo capo, che lo sta fissando con il resto dei suoi colleghi, non l'ha mai visto baciare un ragazzo e che sicuramente domani dovrà dare spiegazioni al gruppo. Ops, sarò considerato responsabile di una conversione.
E' quasi ora di andare e scendo per fumare una sigaretta con David e la sua collega scandalizzata per le reazioni dei buttafuori. Incappiamo in un gruppo di quarantenni; "Ma tesoro tu sei vestito molto bene! Buon gusto" mi dice uno di loro "Oh grazie" rispondo arrossendo. O mio Dio. Nemmeno a Carrie sarebbe successa una cosa del genere. "Noi ce ne stiamo andando al Flick ora, ti va di venire con noi?". Per la seconda volta in meno di mezzora rimango di sasso. E sono pure ubriaco. D'accordo, che è il Flick? "Ehm". Ok, Aspirante Carrie Bradshaw, questa è la tua occasione, non puoi non andare al Flick. D'accordo, non sai cosa sia nè di che si tratti, questi signori non li conosci, ma è un invito che non puoi rifiutare. Però il pullman parte tra 20 minuti. Cazzo. Sapevo di dover prendere il taxi. "Vado a prendere il trench e scendo". Salgo dal barista a recuperare il mio cappotto mentre lui si sta baciando Ilaria, li saluto, e scendo a cercare David. E' tempo per me di andare, ed esco dalla seconda uscita sperando che il gruppo di tizi non mi veda. "You can't go now!" mi dice lui prima di baciarmi in strada. Lì possiamo fare quello che ci pare, finalmente. Passa uno straniero che vende rose. David me ne regala una.
Potrei sprofondare come accadrebbe a qualsiasi romantico, ma sono ubriaco ed il mio pullman passa tra 10 minuti. Lo saluto con un altro bacio, e corro verso Corso Sempione.
Sfreccio sui tacchetti delle mie francesine, con il trench aperto svolazzante, la pochette e la rosa di David in mano. Alle 5 mi butto a letto.
Non mi alzerò pimpante domattina, ma almeno assieme a David avevo creato scandalo al Gattopardo.
lunedì 17 ottobre 2011
Sdoppiamento di personalità
Dopo due settimane di lezioni, si può dire che sì, mi sono perfettamente inserito tra i compagni del corso.
Al termine del secondo aperitivo in Colonne, mi sono fatto una discreta conoscenza delle persone e scambiati i rispettivi numeri di cellulari in vista di future serate mondane. Specialmente con la ragazza che non ho considerato per tutto l'aperitivo, ma che al termine mi ha confidato di conoscere il buttafuori del Plastic (leggi: entrata senza selezione nel locale più esclusivo di Milano). Mi è diventata improvvisamente simpatica, tanto da risalire a piedi via Torino in sua compagnia. Ma in fondo la sua aria squisita l'avevo già captata. Oh sì. Potremmo diventare ottimi amici.
A lezione invece ormai il terzetto è il seguente: Eleonora la timida, Luca il figo ed io, il ragazzo tra i più stilosi del corso. E siccome gli stilosi si attirano come i due poli di segno opposto in una calamita, io ero stato talmente fortunato da essere finito nel gruppo di Economia aziendale non solo con Luca, ma anche con un ragazzo bisessuale, Simone, ben inserito nell'ambiente modaiolo. Aveva organizzato sfilate, fatto una sfilata come tappabuchi per un modello che aveva avuto un imprevisto all'ultimo, scritto un articolo non si sa bene se pubblicato o no e soprattutto aveva sul suo Iphone una serie di fotografie con gli stilisti più celebri. D'accordo, lui sì che sarebbe potuto essere un buon amico.
Dopo un aperitivo, un caffè e un paio di giorni a scambiarci sms, mi interrogavo con Eleonora su cosa sarebbe mai scaturito da questa conoscenza; una sfilata da organizzare? Un articolo da scrivere? Probabilmente avrebbe avuto tra le mani grandi Pass per le sfilate ed io ne avrei potuto usufruire. Oh mio Dio! Si vede che era destino.
Non a caso sabato sera Simone mi invita in corso Como per l'ennesimo aperitivo (ebbene sì, ormai non ceno più) in un locale di nientepopodimenoche la sorella di Franca Sozzani. Non appena mi viene proposto di andare accetto, e trascorro un sabato pomeriggio per negozi in cerca di qualcosa da abbinare al mio trench grigio(o in cerca di un trench nuovo).
Sabato sera arrivo all'appuntamento con mezz'ora di ritardo. "Devi farti perdonare" dice lui. Simpatico, sicuramente starà scherzando, insomma, stiamo uscendo in amicizia non è vero? Diciamocelo chiaramente: io sto facendo un'opera buona. Un povero bisessuale appena arrivato da Pesaro avrà certamente bisogno di qualcuno che lo inserisca nell'ambiente gaio. E lui vedrà in me qualcuno che conta. Sì, pensandoci bene probabilmente si riferirà a quello, dovrò portarlo in un posto figo. Per l'aperitivo ci pensa lui a portarmi al Pittbull dove, tra un Cosmopolitan ed uno Spritz, noto come in realtà lui sia profondamente posato: cravatta anche in università, griffato Gucci dalla testa ai piedi, gran conoscitore della storia della moda, visto che ha studiato moda.
Usciamo dal locale e passeggiamo per Corso Como fino a Moscova. "Hai ancora le tue bottiglie di Martini a casa?" mi chiede lui. "Oh sì" rispondo "potremmo venire da me, bere un drink e poi andare all'Elephant che è il bar gay più conosciuto a Milano ed è proprio a pochi passi da casa mia". Bene, stavo facendo la mia opera pia. In questo modo mostrerò a Simone un locale dove potrà conoscere gente nuova ed io mi avvicino ad una zona famigliare. Arriviamo a casa e brindiamo con due coppe di Martini, non mi voglio spogliare, in fondo è si tratta solo di una mezz'oretta, poi ci aspetta l'Elephant. Invece, nel momento in cui mi mostra come si preparano i modelli per una sfilata, mi ficca letteralmente la lingua in bocca.
OH MIO DIO. Sono le uniche parole che mi vengono in mente.
Il mio compagno di corso. Mi ficca la lingua in bocca. Voglio andare all'Elephant. Bacia male.
Mi prende in braccio e mi porta in camera mia. D'accordo Aspirante Carrie Bradshaw, questa non è di certo la piega che volevo dare alla serata. Ora ci fermiamo, mi sistemo, e si va all'Elephant. Simone invece non sembrava pensarla così: imperterrito come chi non fa sesso da tempo mi slaccia la camicia ed inizia a pronunciare bisbigliando con fare minaccioso "Ti voglio scopare" "Ma no dai, non è meglio uscire ora?" "Non vuoi vedere l'intimo che porto? L'ho indossato giusto per te". Ok, ora ho davvero paura. Dov'è il ragazzo composto ed elegante che poco fa al bar mi parlava di Armani? Questo è un fenomeno di sdoppiamento della personalità bellebuono.
Cerco di dirgli che le coinquiline potranno rientrare da un momento all'altro, che potrebbero scoprirci e che è meglio rivestirsi. Ma è troppo tardi, lui vuole venire. In bocca.
Merda. No, Aspirante Carrie Bradshaw, non mi farò venire in bocca dal mio compagno di corso che mi ha tratto in inganno portandomi prima fuori a bere e poi a casa mia. No. Verrà su se stesso.
Tempo un paio di minuti e Simone placa la parte più volgare di sè. Appare chiaro dunque che l'Elephant non s'ha da fare e ci addormentiamo abbracciati. Devo pur calarmi nella parte.
Simone trascorre tutta la notte da me e l'indomani mattina, alla bellezza di mezzogiorno, dopo una nottata per me angosciante, dove ogni minuti sembrava ci si dovesse baciare per forza, mi sollevo.
Mai più uscite con compagni bisessuali. Mai più dirò che ho del Martini nel frigorifero di casa.
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