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martedì 22 maggio 2012

Happy Ending

C'era volta una ragazza carina ma non troppo, una di quelle tipiche adolescenti assolutamente nella media, che frequentava le medie in una scuola media napoletana. La sua bellezza e il suo carattere passavano assolutamente inosservati agli occhi dei suoi compagni maschili, ma non perché fosse brutta. Semplicemente, loro avevano attenzione solo per quelle adolescenti più sicure, più lanciate verso il mondo delle relazioni, meno intimidite dall'altro sesso ma non necessariamente più carine.
E così, sebbene a questa ragazza avesse qualcosa di speciale come in fondo tutte quelle come lei, raramente poteva dire di avere la meglio sulla concorrenza. Perché sì, quella è un'età in cui la prospettiva di una vita single non alletta e allora meglio fidanzarsi, trovare il proprio principe azzurro, innamorarsene, prima che questo incontri qualcuna più bella (o brava) di lei. Da lì in poi si ritroverà a odiare il nome della concorrente, evitarla, mentre il nome di lui riempie le pagine del diario segreto che nasconde attentamente nella scrivania di casa.
Questa ragazza invece, saltò tutta la fase delle uscite romantiche e passò direttamente al diario. Perché il ragazzo che lei desiderava, non troppo alto, non troppo magro, ma sufficientemente intelligente per avere l'attenzione della concorrenza, proprio non riusciva a filarsela. Chi mai l'avrebbe notata?
Lei cresce, ha nuove storie, il suo cuore si spezza, ma là, in fondo, il ricordo di quel fidanzatino mancato delle scuole medie non accenna a sparire. Persiste, come un chiodo fisso, e probabilmente rimarrà la classica cotta adolescenziale destinata a morire com'era nata. Addio, adieau, goodbye.

E' così che un caldo venerdì sera di metà maggio, ritrovi in corso Sempione la ragazza salita a Milano per salutare la mia compagna Marialaura, affiancata nientepopodimeno che dalla sua cotta adolescenziale,che nel frattempo era cresciuta, era diventata più magra, era entrata in Bocconi, era diventata modello di Abercrombie, aveva appena ottenuto un contratto di lavoro a tempo indeterminato da Chanel. Lui, attraente anche nella sua semplice t-shirt bianca, aveva occhi solo per lei. Sembravano lontani i tempi in cui lei era invisibile ai suoi occhi. Quella sera lui vedeva solo lei. E così sarebbe stato per molti mesi, o forse anni, nonostante una distanza Milano Napoli non indifferente. Eccolo qui, il lieto fine.

Rimano completamente senza parole di fronte al racconto della storia tra Lorenza e Nicola. Chissà quante abbiamo dovuto rassegnarci all'indifferenza di quello che per noi era il bullo della scuola, quello che i nostri genitori ci hanno sempre detto di non frequentare, ma che in fondo nei nostri sogni più ideali sarebbe stato il nostro principe azzurro, iniziatore della lunga lista di futuri ex ragazzi. Pochissime però, possono dire di essere così fortunate da far ricredere quel ragazzo tanto bello e a cui tanto abbiamo corso dietro, e di essersi prese la rivincita: il proprio lieto fine. Cerco di trattenere l'invidia per Lorenza, così intelligente, ma allo stesso tempo bella, che non ha bisogno di strafare pur di avere l'attenzione del suo ragazzo, nemmeno quando poco dopo prendiamo un taxi e andiamo alla Vogue Ambition, giusto per ributtarsi nella vita gaia e dimenticare le continue liti tra me e Andrea dall'altra parte dell'oceano. Entrando mi rendo conto di come quell'ambiente non mi mancasse per niente: ragazzi più o meno effemminati, dal gusto discutibile, intenti a lanciarsi occhiate di compiacimento pur di ottenere la lingua di qualcuno, almeno per quella sera. Trascorro buona parte della serata con Marialaura e Lorenza, facciamo foto, saliamo sul palco e non perdo occasione di notare come nonostante gli anni, le dinamiche nell'ambiente gaio non cambino poi molto. Mai avrei pensato che mi sarei ritrovato a ballare tra un modello Abercrombie e la sua ragazza con alle spalle travestite eccentriche. Quel venerdì sera andò così.
Tornando a casa non potei fare a meno di pensare se anche io e Andrea avremmo potuto avere il nostro lieto fine. Avremmo superato anche questa? La distanza ci avrebbe fatto litigare ancora per molto? O avremmo trovato il nostro ritmo? Camminare da solo la notte mi fece tornare in mente tutte le sere in cui lui era lì, a tenermi compagnia, contando il cammino che ci separava dal mio letto. Quella sera, invece, tentavo con la mente di capire quanto ci sarebbe voluto per riavvicinare lui a me.
Andai a dormire malinconico, nutrendo la speranza che tutti, come Lorenza e Nicola, prima o poi avremmo avuto il nostro lieto fine, poi, Marialaura, che tanto stava capendo quello che stavo passando, mi mandò un messaggio in cui mi dava la forza di sperare. Evidentemente, lieto fine o non, avere qualcuno che ti supporta in qualunque caso è la cosa più preziosa.

mercoledì 14 dicembre 2011

100% eterosessuale

Quando una persona gaia come me arriva a convertire due etero curiosi in una sola giornata arriva il momento di porsi delle domande.
Dimentichiamo i generi sessuali, a Milano tutto si mischia. Niente più confini netti, limiti da superare o scopate da non fare, tutti si scopano tutti. Che tu sia gaio o meno, è sufficiente una parrucca in testa e diventi automaticamente donna; e lì sì che inizia il divertimento.
Giovedì pomeriggio. Immacolata. Aspirante Carrie Bradshaw è leggermente accaldato e ha bisogno di qualcuno che lo raffreddi. Alle 20 un ragazzo ventenne senza cellulare mi fischia dalla strada per annunciarmi il suo arrivo. E' il secondo ragazzo più piccolo di me che mi scopa. Che stia prendendo spunto da Demi Moore?
Non posso non notare la somiglianza con il tipo che due settimane prima, dopo la Vogue Experience, aveva voluto testare nuove sponde. Capelli rasati, tatuaggi sul corpo, scarpe da ginnastica, bomber, canna in tasca, fisico curato, atteggiamento di chi crede di saper già tutto dalla vita... si tratta dei nuovi ventenni? Dovremmo tutti esserne felici, in un mondo in cui i trentenni tendono a nascondersi all'interno del mondo virtuale ancora incapaci di ammettere a loro stessi che sperimentare a letto non è peccato, i giovani d'oggi sembrano molto più aperti al cambiamento. Ma la cosa più interessante è che in entrambi i casi si trattava di soggetti completamente insospettabili, i classici tizi fidanzati che cercano di dissociarsi dalla massa.
Concludiamo il tutto e lui se ne va, un autentico colpo di fulmine.

Poco più tardi un altro ragazzo mio coetaneo, calciatore, fidanzato e decisamente carino mi chiama dicendomi che "si trova in zona". Che tradotto significa: puoi farmi un pompino? Inizio a maledirmi per la vita che faccio: possibile che debba mettere da parte quello che sto facendo per una scopata? Non faccio in tempo a rispondermi che lui è sotto casa, leggermente più basso per le mie aspettative ma comunque attraente. Anche a lui devo regalare un'esperienza indimenticabile. Scopro a malincuore che i calciatori professionisti non sono sempre dotati ma che fortunatamente hanno il petto villoso come piace a me. Non ti avvisano quando stanno per venire (ingoio a tradimento), hanno tatuaggi ovunque, fumano canne nonostante i controlli. Vi ricorda qualcosa?
Inizio a chiedermi per quale motivo io, eterno attratto dal partner più grande o, alla peggio, coetaneo, abbia decisamente cambiato idea. Che i ventenni sono come i Cosmopolitan? Ovvero: una volta provati non se ne può più fare a meno? Poi, di colpo capisco che questa non è altro che la rivincita, il sogno adolescenziale irrealizzato. Come tutte le ragazze aspirano ad essere reginette dei balli studenteschi ai tempi del liceo, anche noi gai aspiriamo alla nostra conversione del bullo della scuola, l'etero insospettabile che ti scopa negli spogliatoi. Probabilmente queste tre scopate erano l'incoronamento che aspettavo.

Tre poco più che ventenni, accumunati dalla passione per le donne, la droga, la palestra, i tatuaggi e la voglia di sperimentare senza per questo sentirsi omosessuali. Probabilmente i trentenni hanno qualcosa da imparare da questa nuova generazione, e in futuro potremo dire addio alle definizioni etero, gay, trans, trav. Tutti avranno un pò di tutto. In pari percentuali. Io però, ancora molto tradizionale e fiscale nella scelta dei ruoli, esigo un 100% etero. Utopia? Per oggi sì, domani si vedrà.

mercoledì 24 agosto 2011

Little Red

Lu

Tutti presero quello che potevano,
costruirono una città fatta di pietre e legno,
e fecero un re di plastilina,
gettarono via le regole, ma vi conservarono la saggezza,
Tutti gli uccellini e le api vivevano pacificamente,
E i bambini dormivano così serenamente finchè
Capuccetto Rosso Cappuccetto Rosso Cappuccetto Rosso (...) venne a bussare.
Piccolo giardino, come posso far crescere i tuoi fiori,
quando io faccio già quello che so?
Ti porto raggi di sole e ti porto la pioggia ma tu continui ad astenerti.
E tutti gli altri giardini sono così pieni di fiori.
Sono così colorati, io trascorro tutte quelle ore 
cercando di renderti bello quanto loro ma tu ancora ti astieni.
Busso busso busso busso busso busso ma zero.
Bambina, perchè piangi?
Solo perchè i fiori nel tuo giardino stanno morendo?
Ci sono così tante cose che potresti fare.
di cui i tuoi vicini non hanno idea.
Vieni con me e ci divertiremo un pò,
non sarà troppo pericoloso e non ci faremo male.
Creeremo qualche disturbo tra gli uccellini e le api
Coloreremo la città di rosso e scuoteremo gli alberi.
Oh, vieni con me e ti farò trascorrere bei momenti,
Tutto quello che devi fare è saltare e arrampicarti.
Ti porterò dall'altra parte della città,
Ci sono tante cose da fare là e nessuno indossa una corona.

Devo andarmene o devo rimanere?
I miei fiori stanno morendo e sono così stanca,
Questo ragazzo sembra così figo,
e i suoi jeans sono a vita bassa,
Bene, penso me ne andrò.
Salta salta salta salta salta e arrampicati.
Oh, facciamo un picnic e poi un giro
Andremo al luna park e gireremo sulle giostre
Ci arrampicheremo su una montagna e vedremo tutti i luoghi
Salteremo su un aeroplano e voleremo.
Se vuoi puoi venire da me
Berremo del caffè e potrai trascorrere la notte con me.
Faremo qualsiasi cosa ti faccia sorridere
perchè il tuo sorriso è meraviglioso e mi rende felice
perchè il tuo sorriso è meraviglioso e mi rende felice.
Beh, questa ragazza crebbe e se ne andò,
visse una vita piena di rischi e di divertimenti
visse una vita con tante cose da raccontare
e i suoi fiori crebbero ogni giorni più belli.


Morale della (a mio parere stupenda) canzone: procrastinare non è vita, vivere continuando a guardare chi ci circonda cercando di rendere la propria vita bella quanto la loro non è la soluzione più adatta per migliorarsi e sentirsi realizzati. E' invece più interessante farsi coraggio, cogliere le occasioni, rischiare, creare scompiglio e buttarsi in quello che di bello le esperienze possono offrire. Solo così i nostri fiori potranno sbocciare al meglio. E potremo dire di aver vissuto a pieno la nostra esistenza. 

Milano è ormai dietro l'angolo. E' la soluzione migliore? Dove sto andando? Sto facendo la scelta giusta? Sono solo alcune delle migliaia di domande che mi attanagliano in questi giorni di movimento. Poi ascolto questa canzone. E la risposta vien da sè.

martedì 9 agosto 2011

Life goes on

L'estate per me è sempre stato sinonimo di avventura.
Tre anni fa ero protagonista di notti brave in quel di Torre Del Lago, dove un ventottenne dall'atteggiamento supponente voleva fare sesso con me in spiaggia. Due anni fa è stata la volta della mia amicizia con Sam e, cosa più grave, della mia avventura (disastrosa) con il Carabiniere naufragata esattamente con la fine delle vacanze estive. L'anno scorso infine mi ritrovavo a barcamenarmi tra Querceto, un Borgo estivo decisamente sovraffollato, due ragazzi con cui avevo avuto qualche appuntamento. Ovviamente ora tutto questo era naufragato. E quest'anno?
Mi stavo chiedendo questo un noioso sabato pomeriggio mentre, indaffarato a ritoccare le prime pagine di tesi, mi stavo rendendo conto di come il periodo dell'anno in genere più interessante non riservasse per me proprio un bel niente. Eppure, qualcosa stava cambiando.
Decisi così di uscire con Xander in modo di riscoprire gli ormai snobbati locali di provincia e capire cosa davvero stavo lasciando alle spalle. Se proprio dovevo evolvermi, pensai, tanto valeva dire addio a quello che avrei gettato. Andammo così al Part, cadente discoteca bresciana dalla clientela mediamente over 35. Non a caso noi under 25 avevamo diritto ad una riduzione sull'entrata; tirate voi le somme. Era sicuramente il luogo che non poteva fare altro che spingermi verso il futuro: rividi la zona dove per la prima volta conobbi Sam, la parete contro la quale diedi il primo bacio al Carabiniere, la pista dove per diverse notti estive brindammo alla gioventù in barba a tutti quegli over 45 che già avevano dato il meglio di loro, in quanto a vita mondana.
Fu un tour in quei luoghi che tanto avevano significato qualcosa per te, e che ora non ti appartenevano più. Facce nuove, tempi passati. Ma soprattutto un'io diverso da quello che li aveva frequentati. Stavo scrivendo una tesi, programmavo per filo e per segno il mio nuovo anno, mi facevo scopare dagli etero fidanzati con una media di due maschi a settimana, lavoravo in un Maxi Discount di Scarpe, sognavo Milano...
Insomma, mi stavo mettendo in gioco. E giocare significa correre dei rischi. Così, mentre l'indomani pomeriggio, in pausa lavorativa con Marion, parlammo del mio modo di vivere la mia omosessualità e di come io venissi percepito dagli altri maschi etero, capì che tutto questo faceva parte delle regole del sistema. Avevo voluto vivere la mia componente gaia senza alcun tipo di limite, mi ero prefissato una fuga, cambiavo la mia vita. Così come in passato avevo baciato il ragazzo supponente a Torre Del Lago, ero fuggito da casa del Carabiniere, avevo smesso di frequentare Querceto e i due ragazzi con cui ero uscito.
In sostanza: non importa chi sei, cosa fai, che hai passato o quello che vuoi. Stai solo partecipando ad un gioco; dove la gente etero scopa coetanei gay, giovani Aspiranti Carrie Bradshaw vicini alla disoccupazione approdano in una nuova realtà e puoi scrivere una tesi semplicemente con una telefonata alla tua relatrice.
Il mio futuro è incerto, ma questa è la vita. Fa parte del gioco, sta solo a noi decidere di lanciare i dadi. E continuare a sfidarla.

domenica 17 luglio 2011

Una clientela "interculturale"

Lavorando nell'enorme Discount di Scarpe in periodo di saldi, si può venire a conoscenza di molti aspetti del comportamento umano. Ovviamente dei lati più peggiori.
Il Discount di Scarpe in cui lavoro non ha nulla a che vedere con paiettes e lustrini à là Carrie Bradshaw: è grande, strabordante di scarpe dal gusto discutibile ed esclusivamente Made in China, prezzi bassissimi e fortemente concorrenziali, ambienti ormai obsoleti. E' quindi comprensibile che eserciti un enorme fascino sugli stranieri. Orde di famiglie, gruppi e coppie avvolti da turbanti e odori speziati, pronti a spendere il loro misero stipendio con l'unico obiettivo di tentare di costruirsi una vita normale in un paese che ad accoglierli ha ancora qualche difficioltà.
La mia professoressa di Pedagogia Interculturale troverebbe nel mio Discount un ottimo campo per le sue ricerche sui (poveri) immigrati alle prese con una realtà che ancora fatica ad accettarli, che non li aiuta ad inserirsi e che spesso, ahimè, li relega ai piani bassi della società. Ma è davvero così?
Queste persone, armate di speranze e fede verso il nostro paese, hanno anche un carattere particolarmente scontroso che spesso mette a dura prova la pazienza e la disponibilità di noi commessi (ma voi direte: non succede forse ovunque?). I nostri clienti multietnici, così umili e spaesati, non hanno il minimo senso di ordine: provano scarpe nel bel mezzo delle corsie, le lasciano a terra, se le trascinano per tutto il negozio e poi, accidentalmente, le dimenticano in giro. Hanno la straordinaria tendenza a non seguire i propri figli che, a loro volta, non perdono tempo e, tra una corsa e l'altra per la corsie del negozio, spostano le scatole, le aprono, ci giocano  e così via. Il tutto sotto lo sguardo indifferente dei genitori che, nemmeno dopo averci visto riprenderli, evitano qualsiasi tipo di rimprovero o osservazione nei loro confronti.
E' quindi chiaro che si tratta di clienti amorevoli, che in fondo hanno bisogno del loro momento di shopping, e come ogni acquisto che si rispetti è giusto che si esiga il meglio. La qualità è caratteristica imprescindibile quindi. Guai a vendere un paio di scarpe o portafogli (sottolineo "Made in China" e dal valore di una ventina di euro per quelli più cari) che non siano di vera pelle o che presentino il minimo difetto. Impensabile. Perchè poco importa se girano in ciabatte, vestiti macchiati, con gelati gocciolanti alla mano e con odori insopportabili: loro esigono che tutto sia perfetto. Poi, non conta se il pavimento è completamente oscurato dalle impronte delle merende dei loro figli, ciò che importa è che, mentre un commesso pulisce, non spolveri vicino al proprio figlio (cosa che viene fatta riprendere dal genitore non con parole vere e proprie e cordialità, ma con borbotti e grugniti). Insomma, non pare abbiano problemi a farsi rispettare, questi nostri ospiti.
Interessante è poi notare come la loro umiltà non li abbandoni nemmeno per un momento. Non appena viene detto loro, di fronte a 7 o 8 paia di scarpe, che è loro compito anche sistemarle (e non lasciarle bellamente sparse a terra, come se fossero pattume) con modi un pò troppo concitati, questi rispondono che non sono "i magazzinieri", loro provano e noi commessi siamo pagati per sistemare, altrimenti parlano col "capo". Insomma, come se i veri fannulloni fossimo noi addetti alla vendita, rei di voler scaricare su di loro, vittime innocenti, compiti esclusivamente nostri. Pena: il licenziamento.
Insomma, davvero un quadretto patetico, a cui io e i miei colleghi (ma sicuramente anche tanti altri lavoratori) siamo costretti ad assistere ogni sacrosanta domenica.

Ci tengo a dire che non sono razzista, odio le generalizzazioni e sicuramente questi atteggiamenti appartengono alla stessa misura anche a noi italiani. Mi sono concentrato su questa tipologia di clienti però, poichè, non appena si accenna al tema "immigrazione", ricondurre la conversazione al classico "razzismo", è ormai inevitabile. In realtà, così come è opportuno che noi italiani ci apriamo ad accogliere il diverso, è altrettanto giusto che questi "nuovi vicini", così buoni e umili, evitino di commentare, indicare e deridere un ragazzo gay che, in abiti gai, non fa altro che svolgere il proprio lavoro. Se proprio bisogna iniziare ad essere interculturali, tanto vale che lo siano tutti.


PS: vi chiederete: perchè sopporti tutto questo? Semplice: si tratta di denaro in più per la mia vita metropolitana. Un occhio, dunque, si può anche chiudere (almeno per un altro pò).

domenica 15 maggio 2011

Ultima

Un paio di sere fa sono uscito a cena con la mia amica Lou*.
Si trattava di un'occasione utile per raccontarle delle ultime novità, dell'università, della mia vita sessuale apparentemente in rialzo, e poi anche per festeggiare i miei 22 anni, dato che finora di farlo con lei  non ce ne era stata occasione.
Decidemmo di andare in un ristorante della mia Bella Provincia, in centro, carino, di buon gusto e ideale per le coppie. 
Non appena ci accomodammo al nostro tavolo però, ci fu una cosa che attirò la nostra attenzione: lì, a fianco a noi, nel bel mezzo della sala, ad un tavolo solitario sedeva una donna. Era sulla trentina, non particolarmente attraente, intenta a godersi un piatto di pesce, e completamente sola. Io e Lou* avemmo due reazioni opposte. Lei, proprio come chiunque altro l'avrebbe osservata, provava un sentimento molto vicino al compatimento. "Poverina" furono le prime parole che le uscirono dalla bocca. Ma ne ero certo: almeno il 90% delle persone all'interno di quella sala di ristorante, aveva pensato la stessa identica cosa non appena l'aveva vista. 
Io, invece, ebbi un'opinione diametralmente opposta. Laddove regnava l'apprensione, io provavo ammirazione. Era una delle poche persone che, ancora oggi, riescono a farsi coraggio e decidono in totale autonomia di uscire un venerdì sera e cenare in completa solitudine. Senza finzioni, senza armature, senza compagnia. Era l'ultima. L'ultima donna single pronta a sfidare le convenzioni.
In una società dove chi è single sembra sempre esserlo più per necessità che per scelta, mostrarsi soli in occasioni come cene in ristoranti, inviti a cerimonie e vacanze, è diventato un evento più unico che raro. Sfuggire agli sguardi di compassione, di compatimento o di pietà sembra difficile, ma la realtà è che quella donna ha dato una lezione a tutti. Fidanzati e non, ha mostrato come una vera donna senza uomo deve comportarsi. E cioè: andare fieri di quello che si è. Ha dimostrato che non serve necessariamente la compagnia di qualcuno per trascorrere un buon venerdì sera, nè tanto meno vivere in finzioni o credenze socialmente costruite (vedi:il matrimonio) per sentirsi realizzati. Basta solo stare bene con se stessi.
Al momento sembra rappresentare l'ultimo esemplare di una specie in via di estinzione, sta solo a noi, single di qualunque età e genere sessuale, stabilire se seguirne l'esempio coraggioso oppure renderla effettivamente l'ultima.

martedì 3 maggio 2011

L'Inno all'Amore

Mentre io mi accingevo a programmare i miei prossimi mesi immerso negli esami, le vite dei miei amici proseguivano più spensierate che mai.
Nello specifico: Clementia si ritrovava con un esame di criminologia da preparare, Sam si divideva tra due fantomatici amori corrisposti e Xander aveva un appuntamento con un appena diciottenne scovato fresco fresco nella rete. Si trattava di un appuntamento organizzato così, all'ultimo, niente di programmato. Ma, come si dice comunemente, le cose improvvisate sono sempre le migliori. E con lui è stato così. Nemmeno 24 ore dopo ed il mio amico venticinquenne impostava su Facebook la sua relazione sentimentale, e la sera, mentre ci recavamo al Borgo, sganciò a me e a Vanish la bomba: aveva anche detto la fatidica parola. Quella parola che ad un primo appuntamento non andrebbe nemmeno pensata, figuriamoci detta: "Ti amo".
Ok, facciamo mente locale: due amici dell'universo gai. Entrambi apparentemente innamorati. L'uno, convinto fino a qualche settimana fa di andare a convivere con il suo "vero amore", oggi si ritrovava a mettere in discussione il suo sentimento ed a dividersi tra nuova e vecchia fiamma, l'altro in meno di 24 ore aveva iniziato e concluso la sua fase di innamoramento con uno che aveva visto una sola volta. Che stava succedendo?
La primavera causa un'esplosione d'ormoni pazzesca. Coppie per strada, i sensi si risvegliano, serve qualcuno su cui sfogare le proprie pulsioni represse. Ma bisogna davvero chiamarlo "amore"?
E' ormai risaputo che le persone ricorrono alla falsificazione emotiva pur di non affrontare la reale solitudine, ma bisogna per forza citare il fatidico "I love you"? Arrivai al Borgo con queste domande e là, venni prontamente confermato da decine di persone più o meno ubriache intente a baciarsi con perfetti sconosciuti di cui probabilmente il giorno successivo non avrebbero nemmeno ricordato il nome. E lì, in mezzo alla folla borgara, con Xander intento a scrivere la buonanotte al suo ragazzino, capì che probabilmente non erano loro ad essere in errore, ma io.
Il mondo gaio, ed io ne facevo parte, è notoriamente considerato l'ambiente volubile per eccellenza: l'interesse per il vestire, la musica Pop, la frivolezza negli atteggiamenti... probabilmente quello era lo stato d'animo migliore per affrontare l'ambiente. Potevo adeguarmi, oppure diventare la cosiddetta "pecora nera" e continuare per la mia strada. Senza compromessi, senza la costante necessità di trovare per forza qualcuno a cui piacere e a cui dire "ti amo". Insomma, senza cercare approvazioni.
Avevo altro a cui pensare ora, l'amore poteva attendere.

domenica 20 marzo 2011

Una ricerca antropologica: i fattori del successo delle trans

Da buono studente di antropologia, ho voluto testare il mio lato etnografico e provare ad indagare il comportamento del genere umano in precisi contesti e in determinate culture.
E dato che sono Aspirante Carrie Bradshaw, il settore di studio per la mia ricerca sarebbe stato il sesso. Nella ricerca dell'argomento fui guidato da diversi segnali che hanno dato una direzione al tutto: non solo stavo leggendo l'autobiografia di una transessuale (Holly Woodlawn ndr), ma ciò che mi convinse fu una domanda posta da qualunque donna mi parlasse con la consapevolezza dei miei gusti gai e completamente estranea al mondo variegato dei nuovi sessi. Ovvero: quali sono i fattori che spingono un eterosessuale, di qualsiasi età o regione italiana, ad andare con un Trans?
I libri di antropologia dicono sempre che per condurre una ricerca etnografica occorre sempre individuare prima il campione di soggetti. Semplice: maschi al di sotto dei 30 anni, dotati di un Pc, frequentatori di Chat e dotati di Msn. E carini ovviamente. D'altronde, nonostante si trattava di studio, nulla toglieva che si poteva unire anche il dilettevole.
Iniziai innocentemente, ponendomi allo stesso modo con i soggetti intervistati, rispondendo a pieno al luogo comune della loro disinvoltura sessuale e senza cercare alcun minimo impegno. Prima però dovevo trovare un nome. Quale pseudonimo trovare per questo ipotetica trans? Serviva un nome sensuale, che contenesse suoni insoliti, Nicole sembrava la scelta giusta. Nicole sarebbe stata una ragazza di Milano di 22 anni, mora, ancora non completamente operata, studentessa di Scienze Politiche, a cui piaceva lavorare di bocca. Ecco fatto, potevo indagare. 



Mi furono sufficienti un paio di sere, qualche ora al pc, qualche frase provocatoria, ed i risultati vennero da sè. La ricerca mi portò dunque a rispondere che i motivi che portavano un eterosessuale maschio under 30 a fare sesso con un Trans erano:


  1. la ricerca di nuove sfide: coloro modestamente troppo belli e, cito, "che con le ragazze hanno un buonissimo successo", possono essere stanchi di lanciarsi in nuove tecniche di seduzione con chi cade ormai scontatamente ai loro piedi e mettersi alla prova. Meglio le Trans, hanno un'agenda talmente fitta di impegni, che riuscire a convincerle ad un incontro con loro diventa un gioco ad alto contenuto erotico.
  2. la libido in eccesso: si tratta di soggetti che fanno sesso almeno 5 volte alla settimana, a volte anche più manche in 24 ore. Non importa se si tratta di donne vere o mezzi uomini, una scopata con un trans cosa vuoi che sia in confronto alle altre 4 volte con ragazze nell'arco della settimana?
  3. la repressione del proprio lato gaio: individui single o fidanzati, non importa, che amano farsi scopare e viceversa proprio come a loro piace, senza che nessuno sappia nulla. Massima riservatezza, il copione che stanno recitando non può permettersi di venire rivelato, anche se amano qualcosa che la loro donna non possiede.
  4. la curiosità e il fascino, figli del luogo comune: fattore fortemente influenzato da stereotipi del tipo: le Trans sono bellissime, hanno seni enormi, succhiano bene. Inevitabile che con delle aspettative così alte, i maschi eterosessuali non si autoconvincano che scoparle non è solo un piacere, ma anche un dovere morale per legittimare la propria mascolinità.
  5. volersi svuotare anyway: in cerca di una bocca? Stanco della solita Federica La Mano Amica? Buttati sul primo buco con seno che ti trovi a disposizione! Consegna garantita entro massimo 6 ore.
  6. il seno, nuovo strumento per esercitare il proprio potere: l'unica parte del corpo che differenzia gay da Trans è proprio il fattore che in molti casi spinge i soggetti a scegliere i secondi anzichè i primi. Anche se i secondi sono mezzi uomini più volgari e rozzi di qualsiasi ragazzino gaio fine ed elegante come il sottoscritto. La regola è: omosessuali NO, mezzi uomini con tette Sì. Mi sembra giusto.

Eccolo qui. Il risultato della mia indagine pornografica condotta alla buona.

Potrebbe diventare uno scritto scientifico, ma ancora necessità di una revisione accademica. 
Un'ultima annotazione: Nicole/Aspirante Carrie Bradshaw nel corso del lavoro si è letteralmente mangiato le mani nel vedere quanti tipi carini si aprono a questo tipi di incontri. Tanto da giungere ad una conclusione: se tra un anno non avrò convertito più alcun uomo, prenderò un appuntamento per il cambiamento di sesso o anche solo per farmi crescere il seno. A mali estremi, estremi rimedi.

martedì 22 febbraio 2011

Statistiche dal mondo etero

Potendo frequentare ormai solo lavoro e i miei libri, trascorrevo le mie ore di pausa online alla scoperta dei nuovi feticci etero.
Ovvero: che fanno i maschi etero nel web? Va bene, ci sono quelli fidanzati, quelli appassionati di donne e quelli ormai infatuati dei giochi d'azzardo. Ma poi? Ed ovviamente, Aspirante Carrie Bradshaw non potè concentrarsi su quelli con il debole per il sesso. E sono molti.
In sole due settimane mi imbattei in una decina di ragazzi etero d'età compresa tra i 22 ed i 30 anni, qualcuno di Milano, qualcuno della Bella Provincia, qualcuno studente, qualcun'altro lavoratore, un altro ancora fidanzato e l'onnipresente single. Cosa avevano in comune oltre l'abitudine del sesso?
Semplice: alcuni si rivelarono parecchio intraprendenti. Tra tutti, alla possibile idea di andare con un trans, circa il 75% si rivelò interessato all'incontro (ovviamente solo da attivi, sia chiaro) a patto che l'ipotetica "donna" non accennasse a probabili 69 e simili. Interessante poi il fatto che ben 3 di loro si proposero come anche passivi. Per la serie: voglio tentare cose nuove.
Ben diverso invece l'atteggiamento con noi, ragazzi dallo stile sessuale gaio e potenzialmente insostituibile: pochi etero sono disposti a tentare questo tipo di cose nuove. A meno che tu non ti travesta.
Invece, per tutte le ragazze etero che da parecchio non si tengono al passo con le ultime novità in fatto di sesso&co, c'è una nuova moda: il sesso anale. Sdoganato il pompino con ingoio, ora i maschi eterosessuali sembrano sempre più attratti a offrirsi di ritoccare il fondo schiena della propria partner; che noi gai potremo finalmente aumentare il nostro bacino d'utenza di fronte a tante donne poco predisposte a questo genere di cose? Non lo so, l'unica cosa certa è che la regola che accomuna femmine e "ragazzi" passivi è sempre quella: più troia si è, meglio è.

venerdì 31 dicembre 2010

Goodbye 2010: motivi per chiudere con l'anno vecchio

Reduce da un Natale un pò avaro di regali, mi appresto a concludere in bellezza il 2010.
Stasera infatti verranno a casa mia per cena Sam, Xander e Timo, giusto per un veloce aperitivo in vista della meta per il brindisi: i Magazzini di Milano.
In questi giorni di assenza in realtà sono successe parecchie cose, ma prima tra tutte ho realizzato che il mio status di single sta diventando un vero e proprio argomento di discussione. Domenica sera, al Borgo, Timo si è gentilmente offerto per darmi un supporto psicologico e qualche spinta di incoraggiamento: "Massù Aspirante Carrie Bradshaw (ndr), vedrai che riuscirai a convertirne uno!" e ancora "Ti faccio conoscere qualcuno". Evidentemente Timo trascura il fatto che non conosce molta ambiente avvezza ai circoli gai nè tantomeno che le sue passate scopate con maschi prima di Sam, sono avvenute grazie alle chat.
Mercoledì sera invece, al compleanno di Xander, il tavolo, ridotto ormai a me, Sam, il festeggiato, Chicca, Vanish ed un'amica di Alessandro, si è divertito a palesare in tutti i modi e toni possibili il mio interesse verso quest'ultimo. Un mucchio di "Tu lo vuoi, ci devi uscire. Soprattutto ora che è single".
Giovedì al lavoro, parlando della mia vita mondana con qualche collega, non potè venire fuori la sacrosanta domanda: sei single? 

Ok, sono single. E' forse un male? Evidentemente il fatto di aver deciso di avere criterio e di smettere di frequentare certe tipologie di ragazzi non stava giovando nè alla mia libido, nè, a quanto pareva, alla mia immagine da Aspirante Carrie Bradshaw. Eppure, soprattutto con l'anno ormai in fase di chiusura, mi resi conto che forse, col tempo che stava passando, lentamente stavo passando in quella fase dove tutti coloro a cui potevi piacere sono andati, la concorrenza aumenta, e tu inizi a sviluppare tutta una serie di prerogative che fanno di te un ragazzo ingestibile. Non ero fatto per la vita mondana. L'ultima domenica al Borgo mi aveva messo fatto notare come fossi rimasto indietro di mesi dalle dinamiche milanesi. Specialmente quelle modaiole.
Eh no, non va bene. Ero destinato a barcamenarmi tra la Provincia e il Capoluogo, in costante oscillazione tra un esame e l'altro, intento a cercare di farmi una posizione da vera Carrie.
Uscendo dal lavoro incappai nel Carabiniere. Era con Natasha, in un negozio di abbigliamento a provare chissà quale capo firmato da sfoggiare con tutti i suoi amanti nascosti. Alla sola vista mi gelò il sangue e fuggì verso la macchina sperando che nessuno mi avesse notato.
Ecco, ora ero pronto a mettere la parola fine al 2010 ed al passato che ancora continuava ad essere presente: stasera bisognava festeggiare.


Ragion per cui auguro anche ai miei fedeli lettori un buon 2011. Ed ecco un link che so potrebbe fare al caso vostro(ed è la parte del film che personalmente preferisco): AUGURI!

venerdì 26 novembre 2010

Anyway


Notizia del giorno: Gianna Nannini è diventata mamma.
A Milano, a mezzogiorno di oggi la cantante ha dato alla luce Penelope, 2 chili e 530 grammi, coronando così il suo sogno di diventare mamma a tutti gli effetti. Anyway.
Un lieto evento, certamente, che però ha sorpreso me e parecchi italiani: io, che credevo fosse lesbica, alla notizia della dolce attesa ho pensato subito a qualche misterioso donatore di sperma pagato fior fior di quattrini pur di consentire ad una cantante Rock di soddisfare un suo desiderio inappagato di maternità, gli altri, che invece, se non la pensavano come me, trovavano singolare la sua età, considerata troppo in là per una maternità. E come sempre non sono mancate le polemiche.
Eppure oggi Gianna, a dispetto di tutti i dubbi e pettegolezzi, ha portato a termine il suo percorso ed ora può felicemente iniziare una nuova fase della sua vita con Penelope. Anyway.
Una storia a lieto fine, che può essere presa d'esempio da tutti: da chi da tempo cerca un figlio che non arriva, da chi da tempo aspetta l'amore che tarda a presentarsi, da chi ha avuto una discussione con la propria migliore amica e spera che tutto si sistemi, da chi crede che in futuro la strada in salita si trasformi discesa. Da chi, in sostanza, insegue qualcosa contro tutto e tutti e si ostina a credere che quel qualcosa si possa realizzare. Anyway.
Gianna oggi, in una società dove l'approvazione della massa sembra sempre più condizione necessaria e sufficiente per vivere bene e spensieratamente e dove ormai ogni scelta del singolo deve essere sottoposta al giudizio di tutti (compreso di chi non sa), ci ha dato una lezione preziosa: se vuoi qualcosa, mettiti in gioco infischiandotene di tutti e fai di tutto per ottenerla. Anyway.

martedì 26 ottobre 2010

Single è bello

Sono ormai parecchie settimane che Aspirante Carrie Bradshaw non parla di uomini. Un pò troppo forse, per uno che aspira a diventare come la sua beniamina, e cioè antropologo del sesso.
La verità è semplice: se cerco di sforzarmi di ricordare chi fosse l'ultima persona con la quale ho avuto un appuntamento mi tocca tornare con la mente all'inizio di agosto. A Matteo per la precisione. Nel frattempo poco o nulla era cambiato; un lavoro, lezioni accademiche iniziate, qualche vestito in più... Eppure sembrava fosse passata un'eternità. Evidentemente stavo trascurando una cosa, e cioè che, se in tutto questo tempo il mio sex appeal non aveva dato frutti, qualcosa di sbagliato in me c'era. Tuttavia la cosa non mi interessava. O forse sì?
Per mesi avevo cercato di convincermi che il motto tanto abbracciato da Carrie e le ragazze, "Single è bello", fosse decisamente veritiero. C'era qualcosa di meglio dell'essere single? Niente programmi prefissati, niente sms da inviare a certe ore come fossero un impegno quotidiano, nessuna gelosia e soprattutto la possibilità di aprirti a nuove, fruttuose conoscenze. Ma poi c'erano gli amici fidanzati.
Xander, raggiunta la quota 5 mesi con Joe, mi aveva confidato, da ubriaco naturalmente, che purtroppo la differenza d'età con il suo partner "poco" più che trentenne iniziava a farsi sentire; stili di vita differenti, il fascino della carne giovane ed il tradimento borgaro di qualche mese fa facevano vacillare il mio amico. Eppure qualcosa mi faceva pensare. Possibile che fosse così difficile riconoscere che Joe non faceva al caso suo e che forse si stava solo accontentando? La risposta me la diede lui stesso; quando mi confessò, sempre ubriaco, di non voler tornare single per il timore di poter rimanere solo.
Eccola lì, la confessione che cercavo, chiara come non mai.

Per quanto molti oggi infatti continuino a fingere indifferenza (e in qualche caso addirittura ammirazione) per chi non è impegnato in una relazione stabile, in realtà nasconde, dietro la tipica ipocrisia di circostanza, una gigantesca pietà per le suddette persone. Se arrivi a 21 anni e non sei ancora stato impegnato in una relazione per più di un mese al giorno d'oggi hai qualcosa che non va. E poco importa se in tutti questi 21 anni tu hai deciso di avere criterio, rifiutare gli incontri in chat e riservare la tua prima volta per "qualcuno di carino"(non importante, semplicemente carino). Sempre single sei rimasto; e di conseguenza, come in un ragionamento logico che non ammette errori, hai qualcosa che non va e che va assolutamente rivisto prima che tu possa correre il rischio di rimanere zitello a vita. Un vero smacco.
Sguardi di finta comprensione, frasi del calibro "vedrai che quello giusto arriverà", appuntamenti combinati e l'ostentazione del "vero" amore da parte di innamorati che girovagano mano nella mano con il proprio partner sono solo piccoli esempi di quello che in realtà le persone pensano di noi singles.
Ma in fondo, pensandoci bene, anche noi giovani zitelli qualcosa nascondiamo. Cerchiamo di barricarci dietro il motto "Single è bello", sapendo che in fondo, sebbene qualche lato della nostra vita sia effettivamente appetibile, continueremo sempre a sentire la mancanza di qualcuno.
Si tratta dunque di un gioco di finzione: gli impegnati in relazioni solo apparentemente perfette cercano ora di infondere coraggio ora di ammirare noi ancora sul mercato, e noi, consapevoli di quanto in fondo qualcuno accanto a noi ci manchi sul serio, continuiamo a predicare come un disco incantato la nostra filosofia.
Questo è quello che tutti noi siamo impegnati a fare. Fingere. Per quale motivo non si sa.
Aspirante Carrie Bradshaw è single, è vero, e probabilmente lo rimarrà ancora per molto. Non perchè "Single è bello", ma solo perchè ormai non è più sufficientemente attraente per far colpo su qualcuno di carino e soprattutto perchè in tutti questi mesi ha capito che la felicità che tanto cerchiamo nel nostro prossimo partner è forse più importante trovarla prima da sè.
Forse solo in quel momento potremo urlare con convinzione "Single è bello". Esattamente nello stesso modo in cui oggi le coppie apparentemente innamorate dichiarano a tutto volume "Amore eterno"; con l'unica differenza che potremo dire di averlo fatto in modo più sincero. E in questi tempi, per noi zitelli, avere qualche certezza non è poco.

mercoledì 15 settembre 2010

Vogue Fashion Night Out: uno spiraglio di moda per (quasi) tutti



Circa una settimana fa, si è svolto un evento più unico che raro. 
Si trattava della famigerata Vogue Fashion Night Out, una sorte di notte bianca voluta da Franca Sozzani (direttrice di Vogue Italia ndr) che coinvolgeva fino alle 23e30 i negozi del Centro di Milano. Con la possibilità, in più, di poter incontrare stilisti, modelli, specialisti del settore e soprattutto Vip.
Molte delle persone considerano l'evento come qualcosa di più simile ad una passerella. La possibilità di osservare nel loro habitat naturale di via Montenapoleone o di Via della Spiga i volti più conosciuti del jet set italiano intenti a fare ciò che gli riesce meglio: sperperare denaro in negozi monomarca e far baldoria alla faccia dei comuni mortali accorsi fin lì speranzosi di una loro fotografia o autografo.
Di fronte ad un'occasione del genere io, Xander e la sua amica Aly non potevamo tirarci indietro. D'altronde nemmeno Carrie Bradshaw avrebbe disertato per nulla al mondo. Ma io, a differenza di molti, puntavo ad altro: conoscere nuovi contatti che sarebbero potuti rivelarsi utili per attingere storie su ciò che volevo diventare; ragion per cui più che di vedere Simona Ventura, puntavo di avvistare Paola Jacobbi (giornalista di Vanity Fair ndr).
Fin dal nostro ingresso in via Montenapoleone, con una folla sempre più sostanziosa, ebbi modo di conoscere qualcuno: si trattava di un'avvocatessa ventiseienne, di Milano, originaria di Napoli e in procinto di partire per un anno di studio in Belgio. Aveva buon gusto, era simpatica, viveva a fianco di Lapo Elkann e soprattutto conosceva una giornalista del mio amato Vanity. 
Cercai di risucchiare più informazioni possibili dalla mia nuova conoscenza, ma tutti i miei sogni andarono in mille pezzi quando mi rivelò una verità già di per sè prevedibile: tutti coloro che scrivevano sulla succitata rivista, non erano lì per caso. La loro professione era stata, in un certo senso, caldamente consigliata da qualcuno ai piani alti. Rimasi a bocca aperta. Una vera delusione per un Aspirante Carrie Bradshaw come me.
Una volta salutata la mia nuova amica ed esserci scambiati i dovuti contatti, andò a finire che mi persi dai miei amici e che dovetti barcamenarmi per Via Montenapoleone tutto solo. Vidi Vip, negozi glamour, personaggi cool e vere fashion victim, rappresentanti della Milano Bene intenti a sorseggiare champagne e socializzare di fronte a "comuni mortali" che li ammiravano e invidiavano.
Come non mai la differenza tra classi era chiara, Vogue Fashion Night Out implicitamente riusciva a distinguere ricchi e non, chi, con le raccomandazioni, poteva costruirsi una carriera, e chi invece la sognava.
Io, ancora sognatore ed incosciente, ancora eternamente innamorato di Carrie e fiducioso, continuavo a sperare che forse, un giorno, avrei potuto mettere la mia firma ad un articolo di Vanity Fair e sarei stato in grado di incuriosire tutti i suoi lettori.
Utopia? Forse, intanto valeva la pena provarci.

sabato 21 agosto 2010

No, il triangolo no (non l'avevo considerato)

Stamattina mi sono svegliato con una sorpresa.
Accendendo il mio ormai noto contatto fasullo di Msn, ho letto:

"Matteo B ha stretto amicizia con Marco G"

Si trattava rispettivamente di Matteo, il tizio da cui ero sparito poco più di due settimana fa, e di Marco, quel Marco che, di fronte alla mia richiesta di rimanere amici, mi aveva cancellato dalla sua vita.
Ebbi il piacere di notare che evidentemente entrambi si stavano dando da fare in quanto a conoscenze su Internet. D'altronde, che cosa aspettarsi da due tizi conosciuti su Facebook?
Onestamente non sapevo cosa mi dava più fastidio, se il fatto che le ultime due persone con cui ero uscito si stavano conoscendo o che entrambi stavano continuando indifferentemente la loro vita. Non che speravo che si stessero ancora disperando per me, ma, si sa, trovare scritto a fianco dei nomi Matteo e Marco la parola "amici" fu uno schock difficile da digerire persino dal più convinto cinico.
Chiamai immediatamente Sam, un supporto dal mio migliore amico è sempre un toccasana per Aspirante Carrie Bradshaw. E infatti anche questa volta il tutto si risolse con una risata. Anche se amara.

Più tardi però pensai ad una cosa: da settimane ormai stavo mettendo in discussione il mio nuovo metodo dell' "avere criterio"; dove mi stava portando?
Se iniziare a pretendere di uscire e baciare la persona giusta conduceva a questi risultati, perchè non tornare al caro e vecchio stile di vita "libertino ed esuberante"? Eliminare i sensi di colpa per essersi baciati o, peggio ancora, essere andati oltre con ragazzi e uomini improbabili era un gran passo avanti, ma mi ero reso conto che da mesi ormai non stavo più concludendo con nessuno. Iniziai così a pensare che forse esigere di uscire solo con potenziali ragazzi contribuiva a rendermi più snob verso chi ci provava e non rispecchiava a pieno il mio prototipo di uscente. Se questo era vero, evidentemente dovevo arrendermi alla dura realtà: scendere a compromessi. Non si poteva sperare di avere "la botte piena e la moglie ubriaca", dovevo trovare una via di mezzo. Specialmente di fronte ad una libido che iniziava a farsi sentire. In fondo, come ha detto Xander qualche giorno fa, la vita è un compromesso.
Una sola cosa era certa: mai avrei pensato di trovarmi in un triangolo come questo. Davvero non l'avevo considerato.

sabato 10 luglio 2010

L'amore ai tempi del Web

Qualche giorno fa ho risentito Mauro, il cugino della mia Autorevole Madre che avevo incontrato un mese fa a Milano.
Inizialmente mi diede, da buon cugino, una serie di appuntamenti, date di incontri e siti legati a manifestazioni culturali e non dedicate a noi omosessuali, ma poi la nostra conversazione si fece più interessante. Parlando dei siti Web che più frequentavamo, si sorprese quando scoprì che ero completamente estraneo ai siti di incontri e/o profili. Cioè la stessa tipologia di siti dove lui, due anni prima, aveva conosciuto il suo attuale ragazzo. Cioè quella stessa tipologia di siti in cui Timone aveva conosciuto Sam. E sarei potuto andare avanti all'infinito.
Evidentemente se sei omosessuale, vivi in una piccola cittadina di provincia e sei passivo, le possibilità di incontrare l'anima gemella attiva svaniscono inesorabilmente. Ci sono due opzioni:

1. o ti trasferisci a Milano;

2. o ti iscrivi a siti appositi et similia;

Altrimenti addio probabilità di trovare partner seri.
L'idea che tutti hanno della chat ha compiuto un'ascesa singolare in questi ultimi anni. Da semplice passatempo per chi dal vivo non riusciva a trovare prede appetibili a uno dei tanti modi per conoscere gente nuova. Ed oggi, se non sei iscritto, ti può capitare, come è capitato a me con Mauro, di sentirsi dare dello strano perchè si preferiscono altri tipi di approccio. E' chiaro che negli ultimi anni si è digitalizzato tutto: pratiche, esami, prenotazioni per le vacanze, passatempi... Ma da quando la conoscenza via Web è diventata il metodo migliore per allargare il numero di propri uomini?
Probabilmente ero io che non ero capace di mantenere il passo con i tempi e mi ero rivelato completamente ostile alla tecnologia, eppure quando tre giorni fa conobbi su Facebook un ragazzo, Marco, di 20 anni, laureando in medicina ed apparentemente attivo, notai che forse un occhio potevo anche chiuderlo. E che forse una finestra Web alle conoscenze online potevo anche lasciarla aperta.
In conclusione: focalizzarsi su siti di chat e profili si deve bocciare, ma la possibilità di un nuovo amico non va mai disdegnata. Nè dal vivo, nè via Internet.

sabato 12 giugno 2010

Milano sì, Milano no

Con un orale che si è rivelato sostanzialmente inutile, un caldo sempre più opprimente ed un nuovo esame da preparare, i miei giorni trascorrevano monotoni e tranquilli nella Ridente Cittadina.
Fu così che un sabato mattina, decisi di accompagnare la mia Autorevole Madre e la mia Disponibilissima Zia a Milano, per mostrare loro l'appartamento di un loro famigliare che aveva avuto la fortuna (ed il denaro) sufficiente per poter vivere nella metropoli facendo il giornalista. Se poi a tutto questo aggiungevamo il fatto che il cugino Mauro avesse pure un fidanzato, allora mi resi conto che qualcosa di buono da quella gita ci potevo guadagnare; d'altronde, pensai, una volta che si è a Milano qualsiasi cosa si faccia è puramente accessorio.
Prendemmo il treno alla bellezza delle 7e52 (orario a me sconosciuto persino per andare in Università) ed un'ora dopo mi trovavo con Mauro a passeggiare per piazza Duomo ad ascoltare gli aspetti più interessanti della vita di un giornalista, che però vennero delusi non appena venni a sapere che si occupava di Politica. E questo non era certamente l'argomento su cui ero più afferrato.
Poco dopo invece passammo alle piccole perle da Milanese Esperto: locali più interessanti, rassegne cinematografiche dedicate a film omosessuali, discoteche più gaie e, dulcis in fundo, mi invitò al Pride, che guarda caso, si teneva quello stesso pomeriggio alle 4 del pomeriggio. Fortunatamente in quelle ore avrei avuto un incontro con Clementia e riuscì a bidonare elegantemente l'invito.
Poco più tardi, scambiati inviti per future feste ed i reciproci contatti Facebook, approfittai della compagnia di Clementia per discutere sulla vita a Milano: a quanto pare era sufficiente un appartamento ad affitto bloccato, un lavoro dignitoso che consentisse di arrivare a fine mese ed una cerchia di amici per poter sopravvivere nella metropoli lombarda. Ma era davvero sufficiente tutto questo? Oppure i vestiti glamour, i locali alla moda e la possibilità di una vita da Carrie (oltre che da giornalista) prescindevano dalla città in cui si viveva? E se davvero era così: stavo aspirando invano a qualcosa di utopico?
Mi guardai attorno: i milanesi non avevano niente di speciale, in fondo. Vestivano in alcuni casi eccentricamente, in altri sconclusionatamente, sembravano cinici, eternamente stressati, ben lontani dagli ideali che Aspirante Carrie Bradshaw aveva accuratamente coltivato. Eppure, sebbene anche Clementia si stesse applicando per elencare tutti gli aspetti negativi del trascorrere la propria vita a Milano, niente mi stava facendo cambiare idea. Probabilmente non sarei mai stato un milanese doc, che frequentava locali cool ed aveva compagnie glamour come Carrie Bradsdshaw, ma di certo valeva la pena tentare.
A Milano, la mia New York personale, prima o poi ci sarei andato. E quello sarebbe stato il momento in cui Aspirante Carrie Bradshaw avrebbe potuto dare il suo vero giudizio a tutto quello che da sempre aveva sognato. Lavoro da giornalista escluso, ovviamente.

sabato 29 maggio 2010

Il momento giusto

Mentre il mio weekend in perfetto stile milanese stava iniziando, non potei fare a meno di riflettere sulla settimana che invece stava giungendo al termine.
Sebbene fossi stato preso dalla preparazione di un esame con cui riconfermare la mia media accademica, in un modo o nell'altro trovavo sempre il modo di sentire Tom e Querceto mentre i momenti solo con Sam si facevano sempre più rari. Se a ciò poi si aggiungevano due pomeriggi di shopping in cui non avevo trovato nient'altro che potesse soddisfarmi (eccetto un nuovo paio di jeans) allora lo stress si accumulava sempre più. Ma fu proprio durante uno di questi pomeriggi di shopping che un'incognita iniziò ad entrarmi in testa.
Govedì pomeriggio, mentre mi aggiravo con Clementia in Duomo, Sam mi scrisse un sms in cui mi raccontava di aver detto la Fatidica Parola a Timone, il quale, una settimana prima, l'aveva pronunciata a sua volta. Niente di strano forse, ma subito iniziai a chiedermi quale potesse essere il momento giusto in una relazione in cui dire "ti amo" fosse esplicitabile. Nel loro caso si trattava di poco più di un mese, ma in altri la conoscenza sfiorava a malapena le 3 settimane. Si poteva davvero parlare di Amore in così poco tempo? Oppure si stava correndo troppo?
Cercai di fare mente locale di tutte le coppie che avevo conosciuto, in cui il "ti amo" era stato esplicitato per la prima volta dopo 4 mesi o più di frequentazione: non me ne venne in mente nessuna. Rimasi esterrefatto; ma soprattutto iniziai a pensare che quella parola potesse essere quasi un espediente un pò più furbo con cui la metà più infatuata della coppia cerca di legare maggiormente a sè il partner. Un 'etichetta con cui attestare la certezza della propria attrazione. Non che si tratti di un meccanismo subdolo o conscio, ma qualcosa mi diceva che in molti casi era così.
Vero è che non è possibile stabilire con precisione un momento universalmente valido per dire "ti amo" e che tutti hanno i loro ritmi, ma il fatto che in molti casi le parti della coppia si siano trovati concordi nell'affermare il proprio amore nello stesso arco di tempo (con al massimo qualche settimana di differenza) non poteva essere una casualità. Evidentemente l'esposizione di uno, comportava di conseguenza l'innamoramento anche dell'altro.
Insomma: tanti "ti amo" ma poco vero Amore? Chi può dirlo; l'unica cosa certa è che dire "ti amo" è facile, il difficile è quello che viene dopo.

giovedì 22 aprile 2010

Stupido è...

Secondo uno studio scientifico, chi tradisce è poco intelligente. E’ stato osservato come chi tende a tradire il partner abbia in realtà un quoziente intellettivo al di sotto della media. Niente di nuovo sotto il sole, direte voi, eppure questa notizia mi ha fatto riflettere. E questo non solo perché per ben due mesi avevo frequentato un tizio fidanzato da più di un anno, ma anche perché io stesso avevo baciato un altro ragazzo proprio il giorno in cui, lo stesso tizio, mi aveva perdonato per dei miei scatti di gelosia. Se a ciò poi aggiungiamo che una buona parte dei tipi che mi ero fatto avevano in realtà una ragazza o un ragazzo a casa ad attenderli, allora potevo giustamente dire di essere circondato da persone stupide.
Ma era davvero così? Possibile che chi tradisse fosse davvero tanto stupido? Avevo sempre creduto che chi fosse poligamo, oltre ad essere un grande stronzo, possedesse anche una qualità oggi ormai indispensabile per vivere: la furbizia. Se c’era una cosa che avevo capito nella mia breve ma intensa vita da amante era che tradire comportava qualche piccolo e trascurabile senso di colpa all’inizio, ma poi a lungo andare portasse i suoi benefici: possibilità di cambiare partner, fare sesso quando si ha voglia senza correre il rischio di litigare, niente paranoie… Per non parlare poi di quanti al giorno d’oggi fossero tendenti alla poligamia; in un epoca in cui tradire è diventata una moda ed ormai portare corna è quasi un’abitudine quanto prendere il caffè la mattina, è ancora possibile rimanere fedeli?