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mercoledì 22 giugno 2011

La mia collega Marion

Oggi voglio parlarvi di una persona.
Si tratta della mia collega Marion, e voglio dirvi perchè per me conoscerla è stato importante. La mia collega Marion, entrata inzialmente nella mia vita di soppiatto, ha una caratteristica rara: sa capire le persone come poche altre riescono a fare. Così, in un inverno per me fiacco, dove le mie uniche preoccupazioni erano quelle di superare esami e nient'altro, è stata in grado di aprirmi gli occhi. Non mi trovavo di certo nell'apatia che due anni fa, al mio primo anno di università, con una vita gaia e degli amici che avevo scelto di lasciarmi alle spalle, mi aveva colpito e da cui, grazie a Lou* e ad una vecchia amica ormai persa, ero miracolosamente uscito.
Marion, con le sue opinioni e considerazioni su quanto mi stava accadendo, ha avuto un ruolo fondamentale. Ha aperto gli occhi ad un Aspirante Carrie Bradshaw fermamente convinto, dall'alto della sua vita gaia vissuta, di essere già arrivato e gli ha fatto capire quanto fosse importante andare oltre le apparenze. Mi ha insegnato che se c'è qualcosa che si vuole, è sufficiente darsi da fare per inseguirla, nonostante gli ostacoli. Mi ha mostrato come la vita, non sia procrastinare, ma rischiare. E' stata in grado di farmi ricredere sulle apparenze: non conta come si appare, ma far sì che dentro e fuori siano la stessa cosa. E poco importa se nella mediocre vita di provincia, dove la maggior parte delle persone vive secondo schemi rigidi per poi rintanarsi nell'universo virtuale per sfogare le proprie pressioni sessuali, ad esempio, qualcuno ti guarda storto per come sei, perchè quello che conta è come realmente ti senti internamente.
Mi ha regalato l'esperienza di Holly, che mi ha illuminato su una cosa che mai prima avevo realizzato: distinguersi è molto meglio che omologarsi. Avere un'esistenza condotta sulla base dei propri sogni, aspirazioni e sentimenti, allontanando tutto quello che è convenzionale e dettato da altri, è l'unico comandamento, nel mondo di Marion. Perchè, in fondo, come ha detto lei, non è di certo una maglietta troppo scollata o un paio di francesine dalla punta troppo arrotondata, a renderti gaio agli occhi degli altri.
La mia collega Marion mi ha aperto una prospettiva nuova. E mi ha fatto capire come il mio vecchio modo di vedere le cose fosse straordinariamente obsoleto. Perchè sì, pensavo di vivere indipendentemente, senza cercare l'approvazione di nessuno, eppure lei è riuscita ad aprirmi gli occhi, e a rendermi consapevole del fatto che in realtà ero ancora vittima dei ragionamenti altrui. Perchè quello che serve, in fondo, è proprio la consapevolezza di sè.
Così, quando durante una delle nostre domeniche di lavoro, mentre mi lamentavo per una vita troppo monotona, lei mi ha provocatoriamente suggerito di prendere e andare a Milano, ho capito che era quello che mi ci voleva, che non si può aspettare questo per tutta la vita, occorre andare a prendersela, la vita milanese. Da tutti questi episodi, sono riuscito a trarre qualcosa.
E se ora sono diventato più indipendente, non mi curo del fatto che al Moma nessuno si ricorda più di me, e nemmeno mi preoccupo di dover piacere necessariamente a qualcuno per non incappare nella tragica vita da single, lo devo anche alle altre due mie colleghe Gio e Alby, che, con i loro suggerimenti, mi hanno fatto capire come in fondo, essere diversi è un pregio.
Insomma, trovare il lavoro nel mio Maxi Discount di Scarpe, dove l'arte del sistemare scarpe e compiacere i responsabili sembra essere l'unica ragione di vita, Marion e le altre mi ha dato una chiave di lettura diversa della vita. Ed è per questo, che non smetterò mai di dirle grazie. In un modo o nell'altro, è stata in grado di far sì che io mi rimettessi in gioco. Con la mia vita, con gli altri, con me stesso. E a Milano ovviamente.

giovedì 5 maggio 2011

Rimediare a Querceto

Ci sono persone che, pur non frequentando per mesi, difficilmente escono dalla tua testa.
Il mio rapporto con Querceto, l'amico etero con cui trascorrevo le mie domeniche al Borgo, terminato ormai quando il mio terzo anno accademico stava iniziando era ormai praticamente al capolinea. O per lo meno, così sembrava.
C'erano stati mesi di silenzio, un paio di messaggi di Natale e Capodanno che lasciavano davvero a desiderare, ma anche un pensiero che, specialmente in questo periodo, continuava a tornare a lui ed al modo in cui l'avevo simpaticamente allontanato (cioè: sparendo prima di una vacanza prenotata senza un minimo di preavviso).
Deciso però a non lasciare un così grande errore alle spalle senza nemmeno aver cercato di risolverlo, optai per l'ennesimo tentativo di scuse. L'ultimo appello. L'ultimo messaggio.
Fu così che un giovedì sera composi una mail in cui scrivevo le motivazioni del mio allontanamento, il dispiacere per il modo in cui tutto era avvenuto, la speranza che lui, nonostante tutto, la smettesse di considerarmi, come mi aveva detto a settembre, "una grandissima delusione" e si ricordasse di me come colui con cui aveva condiviso bei momenti. Anch se ora era fidanzato, anche se ora non ci vedevamo più, anche se la mia vita voleva cambiare.
A distanza da una settimana non ricevetti risposta. E lì capì che probabilmente Querceto stava facendo passare a me, quello che io avevo fatto a lui mesi addietro: usare l'indifferenza.
Me lo meritavo. E non potevo farci più nulla. Ma poi mi resi conto che forse la soluzione migliore era prendere la cosa esattamente per come era: qualcosa che apparteneva al passato, e che quindi, come tale, andava rilegato all'estate 2010. Così, preso da un momento di rassegnazione, lo cancellai dai miei amici.
Quella stessa sera, Querceto mi scrisse un messaggio. Si trattava del suo primo segno consapevole nei miei confronti. Mi disse che, sebbene fosse dispiaciuto per quello che era successo, lui riteneva di aver superato il triste episodio e che, sicuramente, ci saremmo rivisti dato che avevamo ancora una vacanza in sospeso.
Si trattava di quel genere di incontri a cui sai che non andrai mai, ma che in un certo senso, ti rincuorano. Ora che sapevo che Querceto aveva apprezzato le mie scuse, potevo tornare tranquillo. Avevo sopperito ad uno degli innumerevoli sbagli degli ultimi anni. Complimenti a me.

martedì 3 maggio 2011

L'Inno all'Amore

Mentre io mi accingevo a programmare i miei prossimi mesi immerso negli esami, le vite dei miei amici proseguivano più spensierate che mai.
Nello specifico: Clementia si ritrovava con un esame di criminologia da preparare, Sam si divideva tra due fantomatici amori corrisposti e Xander aveva un appuntamento con un appena diciottenne scovato fresco fresco nella rete. Si trattava di un appuntamento organizzato così, all'ultimo, niente di programmato. Ma, come si dice comunemente, le cose improvvisate sono sempre le migliori. E con lui è stato così. Nemmeno 24 ore dopo ed il mio amico venticinquenne impostava su Facebook la sua relazione sentimentale, e la sera, mentre ci recavamo al Borgo, sganciò a me e a Vanish la bomba: aveva anche detto la fatidica parola. Quella parola che ad un primo appuntamento non andrebbe nemmeno pensata, figuriamoci detta: "Ti amo".
Ok, facciamo mente locale: due amici dell'universo gai. Entrambi apparentemente innamorati. L'uno, convinto fino a qualche settimana fa di andare a convivere con il suo "vero amore", oggi si ritrovava a mettere in discussione il suo sentimento ed a dividersi tra nuova e vecchia fiamma, l'altro in meno di 24 ore aveva iniziato e concluso la sua fase di innamoramento con uno che aveva visto una sola volta. Che stava succedendo?
La primavera causa un'esplosione d'ormoni pazzesca. Coppie per strada, i sensi si risvegliano, serve qualcuno su cui sfogare le proprie pulsioni represse. Ma bisogna davvero chiamarlo "amore"?
E' ormai risaputo che le persone ricorrono alla falsificazione emotiva pur di non affrontare la reale solitudine, ma bisogna per forza citare il fatidico "I love you"? Arrivai al Borgo con queste domande e là, venni prontamente confermato da decine di persone più o meno ubriache intente a baciarsi con perfetti sconosciuti di cui probabilmente il giorno successivo non avrebbero nemmeno ricordato il nome. E lì, in mezzo alla folla borgara, con Xander intento a scrivere la buonanotte al suo ragazzino, capì che probabilmente non erano loro ad essere in errore, ma io.
Il mondo gaio, ed io ne facevo parte, è notoriamente considerato l'ambiente volubile per eccellenza: l'interesse per il vestire, la musica Pop, la frivolezza negli atteggiamenti... probabilmente quello era lo stato d'animo migliore per affrontare l'ambiente. Potevo adeguarmi, oppure diventare la cosiddetta "pecora nera" e continuare per la mia strada. Senza compromessi, senza la costante necessità di trovare per forza qualcuno a cui piacere e a cui dire "ti amo". Insomma, senza cercare approvazioni.
Avevo altro a cui pensare ora, l'amore poteva attendere.

domenica 17 aprile 2011

Quando Xander è in vacanza

Quando Xander è in vacanza succede sempre qualcosa.
E dato che Xander è in vacanza specialmente in periodi tra la primavera e l'estate, le giornate sono sempre più lunghe e tutti abbiamo più tempo libero. E col tempo libero a disposizione ci si vede più spesso.
Quando Xander è in vacanza difficilmente tira buca.
L'entusiasmo e la spensieratezza ci portano a programmare cose nuove, cercare diversivi, uscire dalla routine. Le buche sono rarissime, si è talmente impegnati a pensare alla prossima uscita che è materialmente impossibile cercare di inventarsi qualche stupida scusa per saltare l'indomani.
Quando Xander è in vacanza tutto è imprevedibile.
Si può passare da una semplice uscita "per un drink" e poi ritrovarsi da tutt'altra parte in fila davanti a qualche discoteca milanese. Si può partire da "un pò di shopping" e finire 11 ore dopo, con un cinese sullo stomaco ed una passeggiata sul lago. Niente è lasciato al caso, lui ha tutto sotto controllo, oltre che un sacco di iniziativa.
Quando Xander è in vacanza è opportuno non avere impegni.
Qualsiasi ora della giornata può essere utilizzata per vedersi, fare gite, bere qualcosa, fare compere. Mancare a qualcuna di queste occasioni significa perdersi episodi fondamentali, basilari per comprendere lo svolgersi di quelli successivi.
Quando Xander è in vacanza niente sembra andare storto.
E' sufficiente una battuta, tutto si risolve. Domani è un'altra gita! O uscita! O serata! Sorridere è la parola d'ordine.
Quando Xander è in vacanza sembra essere più felice.
Non so se si tratta di un caso, o di coincidenza fortuite, ma in ferie il mio amico appare più sereno, non si isola, non si tira indietro in situazioni nuove, semplicemente sorride di più.

Ieri io ed il mio amico Xander, in ferie da circa una settimana, siamo usciti per quello che originariamente sarebbe dovuto essere "un giro di shopping". Dovevamo acquistare un paio di cose e siamo usciti dal centro commerciale con una spesa totale di più di 500 Euro (e tante tante borse stracolme d'acquisti). Io non potrò più utilizzare la mia carta di credito fino al prossimo 15 maggio, ma poco importa, ne è valsa la pena. Abbiamo riso, ci siamo ubriacati con un aperitivo, abbiamo attraversato la provincia per osservare come ci si da al prossimo sulla strada (in caso a qualcuno di noi in futuro potesse servire), abbiamo concluso il tutto con un gelato al Mcdonalds. Sono tornato a casa alle 2 in punto ed ero felice. Anche Xander lo sembrava, e nonostante i suoi dubbi su un passato che non sembra riuscire ad essere superato, penso che l'intera uscita abbia fatto bene ad entrambi.
Ecco, è proprio così che dovrebbe essere Xander, un pò pazzo, solare, intraprendente, felice per quello che ha, ma soprattutto per quello che è.
Quando Xander è in vacanza, io lo sento il vero Xander.

martedì 29 marzo 2011

Il Bracciale Lasciapassare

Sabato pomeriggio presi sul serio quanto avevo scritto nell'ultimo post ed organizzai una serata a Milano con Clementia e Xander.
Visto che la vita in provincia continuava a starmi sempre più stretta e non volevo fare brutti incontri con Natasha e Consorte, la soluzione era una sola: iniziare recuperare il giro milanese che con tanta fatica avevo cercato di costruire durante la scorsa estate, quando mi davo alla pazza gioia al Borgo e mi sentivo effettivamente parte di quell'atmosfera dinamica e mondana. O, se si preferisce, iniziare a porre le basi per il mio futuro fatto di lustrini e Cosmopolitan nella metropoli dove mi sarei presto trasferito.
La serata iniziò con la nota dolente (ed ormai abitudinaria) di Xander che, tanto per cambiare, si inventava scuse poco credibili pur di uscire con chi voleva. "Non te la prendere" pensai "il tuo ritorno nella Grande Città non va rovinato per una stupida scusa"; e così partì per il meraviglioso sabato sera con Clementia.
Cena dalla mia amica, due bicchieri di vera Vodka russa e succo d'arancia, qualche piccolo dubbio sui capi da indossare, e la pubblicazione del nostro Sabato Devastante ai Magazzini Generali come status Facebook. Andò a finire che un amico suo, nonchè agente di Vasco Rossi, nonchè personaggio di potere nell'ambiente mondano, lesse quanto stavamo per fare e telefonò alla mia compagna dandole il numero di Ariosto, proprietario della discoteca, a cui potevamo chiedere tutto quello che avremmo desiderato. Uomini inclusi.
Fu lì che io e la mia amica ci guardammo e capimmo di avere appena trovato la chiave che ci avrebbe aperto tutte le nostre future serate milanesi; avevamo scovato la Gallina Dalle Uova D'Oro, e la cosa migliore in tutto questo era che nessuno aveva dovuto portarselo a letto. Mica male, visto come stavano andando le cose ultimamente. E poi era l'occasione per conoscere qualcuno che contava.
Dopo un viaggio petulante eravamo cotti entrambi al punto giusto: la curiosità su quanto ci sarebbe successo ci stava divorando. Saremmo stati le guests star della serata. Una volta arrivati, ci accingemmo ad avvicinarci all'entrata, dove una piccola fila di persone stava già aspettando che il Body Guard desse il suo benestare per l'ingresso; Aspirante Carrie Bradshaw e Clementia potevano benissimo superarli tutti, tanto conoscevano il Padrone di tutto. Potevamo chiedere qualsiasi cosa, persino di entrare seduti su di un trono in puro stile Cleopatra. Ma in fondo noi due siamo persone modeste.
Eppure di Ariosto nessuna traccia. Aspettammo qualche minuto, e infine ci rassegnammo, ci mettemmo in coda, e pagammo le nostre entrate da persone normali. Dove erano finiti il glamour, l'ospitalità e la buona educazione che tanto ci erano stati promessi? Ariosto era forse venuto meno alla sua parola?
Non appena lasciammo i nostri cappotti al Guardaroba e ci fummo lievemente ripresi dallo smacco dell'aver fatto la fila, il cellulare di Clementia squillò e la nostra Chiave ci venne incontro poco più tardi consegnandoci il famigerato "Braccialetto per il Privè". I nostri occhi si illuminarono come quelli di due ragazzine che hanno appena ricevuto in dono una carta di credito ad uso illimitato; avevamo accesso a tutto il locale. Tornare ai Magazzini dopo quasi un anno di assenza (oltre la parentesi di Capodanno) e venire balzati subito nel Privè non era cosa da persone qualunque, bisognava essere speciali. Ed io e Clementia eravamo ben intenzionati a lasciare il segno.
Nemmeno il tempo di legarci i nostri Bracciali Lasciapassare al polso, che incappammo in una vecchia conoscenza che illuminò il volto di Clementia. Tom era lì, e per fortuna Querceto non sembrava essere presente. Qualche breve scambio di convenevoli e poi l'amara scoperta: proprio mentre eravamo in procinto di mostrare timidamente il nostro gioiello, ecco che Tom demolisce tutto mostrandoci il suo. Che cosa? Anche lui poteva avere accesso lì? Credevo fosse un'entrata esclusiva!
Decidemmo subito di fiondarci nella zona riservata ai Very Important Gay (o, per lo meno, a chi aspirava esserlo) e ci rendemmo subito conto che pullulava di gente comune: il tizio senza gusto nel vestire, la ragazza lesbica ubriacona, lo strafatto che non si regge in piedi, la checca che dimena il sedere nella speranza che qualcuno, tra la massa, la noti e se la porti a letto.
Passammo gran parte del tempo lì in compagnia di Tom, conoscemmo un paio di persone interessanti giusto per resistere dalla tentazione di bere drink (dovevo guidare) ed anche se non venimmo riconosciuti come la coppia più potente del locale fummo comunque soddisfatti.
Avevamo conosciuto qualcuno che contava, ora bisognava solo lavorarselo ed in poco tempo avremmo scalato la piramide sociale gaia di Milano. Io e Clementia eravamo solo all'inizio.

sabato 12 marzo 2011

Proprio come una volta

Ci sono discussioni che in alcune amicizie lasciano il segno.
Dalla discussione d'agosto con Lou*, circa il suo fidanzato troppo assente, i suoi modi assenti ed il tatto assente con cui mi ero permesso di dirle che si stava lasciando bellamente fregare dal succitato tipo, le cose non erano più state le stesse.
Avevamo tentato di chiarire a fine agosto, invano; poi il distacco, lento e silenzioso proprio come avviene tra persone che non vogliono farsi troppo male e che non intendono compromettere un'amicizia finora stata più unica che rara. Qualche messaggio durante tutto l'inverno, freddo e breve come le giornate di dicembre; qualche battuta scherzosa verso gennaio. Ma ancora il ghiaccio non sembrava volersi sciogliere.
Era questione di tempo, pensai io. Difficilmente un rapporto così speciale con una ex compagna di liceo, poi diventata amica, poi diventata stretta confidente poteva rovinarsi per la prima litigata. 
Perchè è vero, nonostante ci conoscessimo da 7 anni io e Lou* non avevamo mai discusso o bisticciato. Ci eravamo sempre trovati concordi in tutto, nessun segreto, nessuna invidia, nessuna pugnalata alle spalle. Tutto era limpido. E come sempre quando si tratta di prime incomprensioni, per quanto ci si voglia bene raramente si riesce a rimanere in equilibrio.
Poi all'improvviso la svolta: qualche settimana fa, un Aspirante Carrie Bradshaw ormai sicuro di averle affrontate tutte, incappa, durante il suo primo sabato sera dell'anno con Sam, in una vecchia conoscenza. Panico, certezze che crollano, confusione con conseguente ricerca di appigli emotivi, porti nella tempesta. Decisi così di scrivere un messaggio a Lou* e tutto si sbloccò. Il ghiaccio si sciolse. La freddezza dei mesi trascorsi si era trasformata in calore umano, tanto da far sì che lei l'indomani pomeriggio mi telefonò nella mia pausa dal lavoro.
Bastarono pochi minuti per tranquillizzarmi. Lei, che in passato mi aveva dato molta più forza di mille persone messe assieme, nonostante il silenzio dell'ultimo periodo mi stava tirando su.
Anche se ancora si stava frequentando con il suo ragazzo, anche se tutto si era fermato, anche se entrambi eravamo due persone orgogliose.
Stasera, 7 mesi dopo il nostro ultimo incontro, io e Lou* siamo andati a cena, abbiamo parlato, recuperato il tempo perso, raccontato le rispettive novità. Proprio come una volta.
C'era voluto il Carabiniere per capirlo. Se una persona ti vuole bene, basta poco per superare certe discussioni. Come dice Carrie, a volte la distanza è necessaria per un riavvicinamento; con Lou* era stato così.

lunedì 7 febbraio 2011

Li Xuemei compagno di vita (accademica)

La mia settimana e poco più di assenza dal blog ha una sola colpa: l'UniBi.
Deciso ormai a dare gli ultimi esami rimanenti all'ambita Laurea, mi stavo indaffarando a superare il (pen)ultimo degli esami più temibili, ovvero Cinese II.
Per un'intera settimana ero infatti rimasto in ostaggio di Li Xuemei, autore del mio libro di Cinese, e trascorrevo con lui giorno e notte; il tempo necessario ad imparare i vocaboli sufficienti per prendere un taxi o ordinare una camera, ad apprendere le regole grammaticali utili per usare i tempi verbali corretti per raccontare esperienze personali e, infine, a fare esercizi che si sarebbero rivelati fondamentali per superare la famigerata prova scritta.
Eppure più passavano i giorni e più mi rendevo conto di quanto odiassi quella lingua: dover dare un esame di un corso che mai avevi frequentato, che nemmeno ti piaceva e soprattutto che aveva alle spalle tutta una serie di bocciature in soli 4 appelli, era una cosa in grado di destare preoccupazione anche ad uno in genere razionale come me.
Quella settimana uscì di casa solo per recarmi al lavoro e venerdì mattina, in UniBi con l'appoggio di Clementia, affrontai il mio demone accademico.
La sera, in attesa del risultato che mi avrebbe portato, se positivo, a dover sostenere una prova orale il lunedì immediatamente successivo, decisi, su invito dei miei amici, di tornare a vedere anime con cui instaurare un rapporto che fosse diverso da quello che stavo intrattenedendo con Li Xuemei. Anche se ormai la nostra relazione era prossima alla rottura, avevo il dovere di divertirmi.
Giusto per rimanere in tema, andai con Xander e Vanish a mangiare sushi e ci aggiornammo sulle ultime novità. Vanish, in crisi lavorativa, stava accettando l'aiuto dell'ex fidanzato di Xander, il quale, invece, si stava trovando a fare i conti con un'astinenza che durava da circa 3 mesi e che continuava a pesargli sempre più.
La verità era che Xander non aveva più visto molti uomini da quando anch'esso aveva adottato criteri come il "non andare a letto con gente più che 45enne" o "selezionare i paesi di provenienza dei suoi papabili compagni di scopate". Per uno abituato a trascorrere una vita sessuale senza limiti di età e soprattutto di nazionalità, questo era un duro colpo, ragion per cui bisognava uscire e divertirsi. Al termine della cena, accennato ogni minimo aggiornamento, decidemmo di andare al Moma, dove ci aspettava un'amica di Vanish. Lì, io e Xander (piuttosto ubriaco) ebbimo modo di assistere alla cruda realtà. Xander, stava notando come fossero diffusi i baci occasionali tra lesbiche amiche (si dice, a causa dell'alcool, si dice), io, di fronte ad un passivo più o meno mio coetaneo, mentre mi crogiolavo nell'attesa dei risultati del mio test, avevo spiattellata in faccia la mia priorità: non, come tanti miei coetanei gai, darsi da fare per baciarsi più tipi in una sera, ubriacarsi e ficcare la lingua in bocca al primo che ci provava, bensì superare uno stupido esame di lingua straniera. Due priorità differenti, due tipologie di persone diverse, ma anche due cervelli, a quanto sembrava, differenti. Qualcuno l'avrebbe mai notato? Sembrava di no.
Non sarebbero stati 3 mesi di astinenza e la bocciatura di un esame a fermarci, io e Xander eravamo più forti.
Quella notte tornai a casa alle 3 e 30 e dormì poco o niente. Il mattino seguente mi svegliai alle 7 e 45 con un'ansia che mi stava divorando, paragonabile solo a quella che si prova quando sai che il tuo ex ragazzo è nei dintorni e tu sei vestita in modo poco attraente. Avevo superato la temibilissima prova scritta? Oppure il mio programma per laurearmi in tempo doveva svanire?
Trascorsi una mattina attaccato al pc ed a mezzogiorno scoprì di essere stato promosso con 22. Non era un buon voto come altri che avevo l'abitudine di raccimolare, ma per questa volta, trattandosi di Cinese II, andava più che bene.
Preoccuparsi per limonare un tipo è grave, non dormire perchè si aspetta l'esito di una prova scritta lo è altrettanto. 

sabato 29 gennaio 2011

Il compleanno di Sam

Giusto ieri, il mio caro amico Sam ha compiuto non-dico-quanti (ventidue) anni.
Nonostante per Aspirante Carrie Bradshaw questo non fosse un periodo propriamente opportuno per darsi ai festeggiamenti e all'organizzazione del piano per un ottimo regalo, non ho potuto ignorare l'atmosfera del compleanno.
Ragion per cui mi sono messo a:

- girovagare tra i negozi in cerca di un capo che gli potesse garbare. Alla fine ho preso ancora una cosa che piaceva a me ed approvata a pieni voti dalla mia shopping assistent Lisa;
- ascoltare il mio istinto dell'ultimo minuto e ridurmi a correre per il centro commerciale prima dell'inizio del mio orario di lavoro per acquistare un pensierino adatto alle sue esigenze (i cinturini dell'HipHop: è vero, dovrei averli io, ma il mio orologio è andato perduto qualche mese fa, al Borgo, e lui ne ha ricevuto uno a Natale);
- nella lettura di un dialogo in cinese e l'altro cercare di spremere i miei pochi neuroni ancora attivi in modo da preparare una sorpresa dignitosa e metterla in pratica: l'idea consisteva in raccogliere frasi da parte di ciascuno degli invitati riferiti al festeggiato, il quale doveva ricondurre il tutto al legittimo proprietario. Questo mi ha portato a trascorrere l'intera giornata connettendomi ora per ora a Facebook per cercare di contattare coloro che avrebbero dovuto recapitarmi le dichiarazioni (a 2 alla fine l'ho dovuta inventare ancora io);
- ridursi a prepararsi in 50 minuti (un sacrilegio, per me) per la serata a causa motivi collegati al punto 3;

Nonostante questo, la festa è stata un successo. 
Il party prevedeva una nottata all'Art, discoteca trasgressiva e friendly da poco riaperta, con un tavolo in fucsia choc regalato da Timo e in una posizione decisamente strategica per mettersi in mostra a tutti quanti gli etero convertibili presenti in discoteca. Alcool a volontà (che non ho potuto toccare perchè guidavo), ragazzi carini a fiumi.
Il sabato mattina la sveglia mi ha riportato alla dura realtà: meno 5 giorni all'esame più temibile nella mia storia da laureando, ovvero Cinese II, dietro solo per preoccupazione a Cinese III. Se voglio passarlo almeno con un 18 mi ci vorrà lo stesso impegno che investo nello shopping, nei fare i regali e nell'organizzare sorprese. Incrociamo le dita.

mercoledì 12 gennaio 2011

Un Weekend da dimenticare

Ci sono weekend che lasciano il segno, e quello appena trascorso era uno di quelli.
Sabato pomeriggio Xander mi aveva telefonato con una notizia curiosa: Alessandro, il ragazzo che avevo visto due sole volte ma di cui già tutti i miei conoscenti avevano sentito parlare (non per mia scelta, ovviamente), si sarebbe aggregato a noi per la serata. Il mio amico, che non si faceva scappare certe occasioni, specialmente se si trattava di bei ragazzi, organizzò così una serata a 3 al Moma ed allo Stand Up.
Quella sera, stranamente, non avevo voglia di uscire. Ero così preoccupato per l'esito degli esami che sarebbero usciti da lì ad un paio di giorni, che l'unico desiderio era quello di aver preso almeno un 27, giusto per non abbassare la mia media accademica, ragion per cui uscì più per non dare forfait che per l'entusiasmo di una serata con Alessandro.
Al Moma però, dopo un Cosmopolitan, notai come Xander fosse interessato alla presenza dell'ospite: in sua attesa aveva guardato continuamente il cellulare speranzoso di un suo sms, era preoccupato per una possibile sua buca, si chiedeva se forse era il caso di chiamarlo... insomma: sicuri che ero io quello cotto di lui?
Saltò fuori che Alessandro era a qualche tavolo poco più in là di noi, in compagnia di una sua amica, e mi bastarono poche parole per capire il motivo della sua presenza: mollato dal suo ex, si era ritrovato con il bisogno di conoscere nuovi papabili fidanzati. Io ed il mio amico, che giravamo in locali gai da tempo, facevamo dunque al caso suo.
Ecco spiegato il motivo della serata.
Arrivai allo Stand Up insonnolito, abbastanza presente a me stesso e acido solo come quando sono in compagnia di un tizio che mi garba. E parecchio, anche. Eppure, nel corso della nottata, cercavo di evitare l'ospite in ogni modo. Ero talmente seccato del fatto che mentre era con noi si guardasse in giro con gli occhi da falco, che capì di non dovermi aspettare nulla da lui; ragion per cui ogni occasione era buona per stare fuori a fumare con la sua amica Ely. Chi ero io? Possibile che per una volta non potevo piacere a qualcuno che consideravo carino e interessante? Insomma, che ci facevo lì? 
Mentre ero alla fine del mio drink ed all'inizio della mia terza sigaretta, incappai in Marco, il ragazzo che la scorsa estate avevo frequentato per un paio di settimane prima di capire, con criterio, che non faceva al caso mio. Per un istante mi chiesi se forse non valeva la pena baciarlo: era gentile, intelligente, affidabile... Ma poi il mio lato ancora razionale mi fermò: così facendo sarei ricaduto nella mediocrità che da tempo stavo cercando di evitare. E mi sarei solo accontentato, o meglio, consolato, perchè Alessandro intanto stava cercando di conoscere altri papabili più carini del sottoscritto.
Quel sabato tornai a casa più pensieroso di prima: la delusione per essere stato completamente ignorato da Alessandro era palese, se poi la concorrenza era sempre più evidente, allora potevo ufficialmente ritirarmi dalla movida gaia. Lasciai Xander con questo dilemma, ma il mattino seguente mi alzai più spento che mai di fronte alle 8 ore di lavoro che mi aspettavano.
Cercai di prendere il tutto con filosofia: che vuoi che siano 8 ore? Passano in un batter d'occhio, specialmente in compagnia di Giò e Marion, voleranno!
Eppure non riuscivo a togliermi dalla testa il dilemma della sera precedente: ero davvero così lontano dal poter essere un fidanzato adeguato? Mentre sistemavo scarpe, vidi coppie su coppie e iniziai a capire che mai sarei potuto essere impegnato in una relazione: il mio carattere particolare, le mie esigenze, il mio lato gaio, i miei criteri... E poi, come se non bastasse, Clementia mi scrisse un sms in cui diceva che erano stati pubblicati i risultati dell'esame ed io avevo preso 26. Un punto in meno di quello che aspiravo.
Crollai. Non solo non potevo avere una vita sentimentale normale, ma non riuscivo nemmeno a perseguire i miei obiettivi accademici, quello su cui stavo investendo più di tutto. Mi sfogai con Marion, che forse qualcosa del lato gaio della mia vita aveva anche capito. E lì, tra due scaffali di scarpe sportive a metà prezzo, la mia collega mi diede l'abbraccio e la consolazione che mi serviva.
Un abbraccio che voleva dire: non sei solo, non sei un fallito, non devi cercare l'approvazione di nessuno.
Avrò anche avuto 21 anni di vita gaia alle spalle, ma ogni tanto ricordare certe cose non fa male.
Quella sera corsi subito a casa e stranamente mi misi subito a letto dopo una doccia calda. Un weekend da dimenticare. Un weekend che ha lasciato il segno.

mercoledì 5 gennaio 2011

Vizi Alcolici

Nonostante l'anno nuovo, Aspirante Carrie Bradshaw non aveva perso certi vizi.
La sera di Capodanno infatti, giusto per festeggiare, avevo invitato Xander, Sam e Timo a casa mia per un aperitivo/cena che avrebbe fatto da apripista alla favolosa nottata di danze ed alcool ai Magazzini, dove si sarebbe tenuto un party ad hoc per salutare il nuovo anno in cui la parola chiave era: alcool a volontà. Con un semplice ingresso potevi usufruire dell'interno bar. Mica male, per iniziare l'alcool col piede giusto; anche se barcollante.
L'aperitivo/cena volle però che ci furono parecchi bicchieri di Martini e Campari per me e arrivai a Milano già parecchio incosciente. Il mio io insanamente ubriaco che mi portò a chiedere a Sam di scrivere un sms a Querceto con scritto "Vaffanculo". Ovviamente non con il mio cellulare. Ma poco importava, mi giustificai, era tutta colpa dell'alcool! E ripetei questa frase anche quando l'sms venne clamorosamente ricollegato a me, suo autore primo, dal diretto interessato. Leggi: che bambinate!
Ai Magazzini non mi premurai del mio stato di salute, così, dopo un sms di auguri a Lou* (giusto per rimanere in tema di pazzie), ne ricevetti uno di Querceto in cui mi venivano fatti tanti auguri e bla bla. Ok, che stava facendo? Non sarebbe dovuto essere irritato per il mio gentilissimo "Vaffanculo"? E poi: perchè non mi aveva più risposto ai messaggi che erano a loro volta risposte ai suoi auguri di Natale?
Tutto sembrò oscuro. E mi bevvi un altro drink.
Complice l'alcool, complice l'atmosfera, complice i miei vizi egocentrici, mi ritrovai poco dopo in bagno, al telefono con Clementia, in lacrime perchè avevo nostalgia delle nostre serate mondane; non solo mie e sue. E lì, davanti allo specchio, con la matita sbavata, il fiocco della mia cravatta disfato e Xander che mi guardava con apprensione, capì che bere troppo non faceva per me. 
Giusto per rinfrescarmi la bocca dalle lacrime, continuai con l'alcool finchè, alle 7e30, di ritorno da Milano, risposi all'sms di auguri di Querceto auspicando una revisione delle sue posizioni a me ancora incomprensibili.
Evidentemente non avevo perso il mio vizio alcolico: cacciarmi nei guai inviando sms ad ex amici giusto per sentire percorrere lungo la schiena un brivido di euforia. La verità era che dovevo smetterla di usare i drink come pretesto per compiere certe uscite patetiche, il passato andava lasciato dov'era, almeno per una sera. All'alba del 2011 dunque, realizzai che non c'era momento migliore per lasciare alle spalle il passato. Se poi sarebbe tornato ad essere presente, l'avrei scoperto nell'anno nuovo.

martedì 14 dicembre 2010

I Am The Gang

Da circa qualche sabato Aspirante Carrie Bradshaw brancolava nel buio in quanto uscite e nottate in discoteca.
Con Sam ormai dedito alla vita di coppia, e dopo una nottata allo Stand Up con Xander in cui ero incappato in un amichevole Marco, avevo intenzione di trascorrere il weekend tranquillamente, studiando a casa ed evitando di mettere piede nel freddo tipico di dicembre.
Eppure il pomeriggio ricevetti l'invito da Vanish per andare a fare baldoria in compagnia sua, di Xander e della mia adorata Chicca, la mia amica recentemente tornata da un anno sabbatico trascorso in Australia alle prese con lavori improbabili ed incontri singolari. E dato che da più di un anno ormai non facevo serate con quest'ultima decisi di accettare.
Arrivai all'appuntamento con mezz'ora di ritardo. Evidentemente mettersi in tiro per uscire il sabato sera non mi veniva più così facile dopo parecchi sabati casalinghi o allo Stand Up, ma mi resi poi conto che valeva davvero la pena sfruttare i vestiti dell'armadio che ancora non avevo inaugurato. Anche perchè non potevo mostrarmi inadeguato alla mia prima serata con la mia amica che ormai aveva acquisito il termine di paragone australiano in fatto di abbigliamento. Ma soprattutto: avevo il sentore che quella sera avrei rivisto una vecchia conoscenza, tale Alessandro, che da quel lontano settembre al Borgo, avevo solo intravisto su Facebook.
Andammo tutti al We Are The Gang, un locale poco distante da Milano ma che sembrava avere la stessa prerogativa del Toilet: non era arredato come l'interno di un WC, ma aveva una clientela parecchio interessante. Si trattava di ragazzi alternativi, un pò fighetti, con un gusto per la musica che si scostava parecchio dagli attuali canoni commerciali (vedi: Lady Gaga&co) e prediligeva uno stile British. Per un attimo, appena entrato, mi parve di essere finito in un tipico locale da video musicale londinese, gente stilosa, intenta a ballare, bere, fumare, ed in pochi minuti mi sfilarono davanti ben 7 capi che all'H&M e Zara avevo etichettato come "eccentrici". Lì c'era chi osava.
Non importava se erano gay, bisex o etero. Era come se fossi caduto indietro di 20 anni. Un pò come Carrie Bradshaw, giovane, nello Studio 54 di New York, dove ogni sera stili e generi diversi si mischiavano in un'unica pista.
Venni ispirato dal clima, dalle mie sigarette, dal cocktail, da Chicca e dalla musica, ballai e iniziai a notare come tutto senza etichette, sguardi o preoccupazioni fosse meglio. Lì, accanto a me, c'erano persone che volevano solo divertirsi. Ed il pensiero di Alessandro fu solo un lontano ricordo.
Il DJ mise una delle mie canzoni preferite "Dancing with myself" e niente mi sembrò poter andare meglio; ero in un posto fantastico, c'erano Xander, Vanish e Chicca con me, avevo notato parecchi ragazzi carini (e non pienamente etero) e poco importava se il giorno seguente sarei dovuto andare al lavoro. Dovevo godermela.
E lì, in mezzo alla pista, Xander mi fece un segno. Eccolo lì, Alessandro, in tutto il suo splendore.
Ballava con la sua amica, la stessa che avevo conosciuto al Borgo a settembre, e subito, per la sorpresa, corsi a nascondermi. Era stato già sufficientemente ridicolo conoscerlo la sera in cui mi ero ubriacato a più non posso. Non potevo farmi vedere nei suoi locali. Punto.
Ma poco più tardi una mano mi afferrò il braccio, e me lo ritrovai faccia a faccia. Uscimmo a fumare, e decisi così di mettere in piedi la mia solita rappresentazione con chi invece mi interessava: Aspirante Carrie Bradshaw in "No, tu non mi piaci e voglio fare l'acido con te, gnè". Rimanemmo a parlare per una buona mezz'ora, Xander tentò di mandare all'aria la mia recita, conobbi una sua nuova amica, e poi, dopo mille provocazioni verso di lui, se ne andò a casa.
Continuai la mia serata. Alle 3e30, ovvero il coprifuoco da me prestabilito per le notti in discoteca da quando vado a lavorare, la musica finì e ce ne tornammo tutti a casa con tante foto sulla coscienza.
Fui fiero della mia performance; anche se ero in un posto dove tutti facevano di tutto per essere loro stessi, io avevo finto di non avere il benchè minimo interesse per un ragazzo. 
Questo era il We Are The Gang per me. Di certo devo ritornarci.

mercoledì 8 dicembre 2010

Meglio tardi che mai

Diventare Carrie Bradshaw significa molte cose.
1. Provare a farsi una carriera lavorativa giornalistica: ed io la stavo tentando con il mio percorso accademico ormai, si spera, vicino all'ambita Laurea in Comunicazione.
2. Provare a metter da parte un sostanzioso gruzzolo in vista del tuo futuro appartamento a Milano: ed io lo stavo facendo con il mio lavoro da commesso del giovedì e della domenica, sperando di riuscire a cavarmela almeno per i primi mesi. 
3. Cercare di farsi un guardaroba adatto ad un look il più possibile di buon gusto ed allo stesso tempo originale: cosa che mi veniva abbastanza semplice dato la marea di cose che ultimamente stavo acquistando a più non posso. Tuttavia sul risultato non sono così presuntuoso da pronunciarmi. I miei vestiti mi piacciono così. O almeno una buona parte di essi.
4. Incappare in conflitti interiori circa il punto 2, cioè risparmiare per il tuo futuro, ed il punto 3, cioè finire vittima del ragionamento "Ormai lavoro, posso permettermi tutte le cose che voglio" basato a sua volta sulla convinzione/giustificazione che anche "Carrie Bradshaw in fondo farebbe così".

Eppure qualcosa ad Aspirante Carrie Bradshaw mancava.
Sabato sera, prima della mia nottata di alcool e follia allo Stand Up con Xander, fissai la mia attenzione sul collage di foto che avevo realizzato ancora a giugno e notai come le cose in pochi mesi erano cambiate. Comparivano infatti Lou*, l'amica preziosa che dal litigio di inizio agosto aveva preso le distanze dal sottoscritto, e Querceto, che dall'ultima volta che l'avevo visto al Borgo, ubriaco come una spugna immersa nella Vodka, non avevo più sentito. 
Se davvero fossi stato Carrie Bradshaw questi litigi non sarebbero mai avvenuti, avrei trovato un modo gentile o comunque educato per far presente che le cose non andavano più, che bisognava rivedere qualche particolare, che i problemi si potevano superare. Per Lou* avevo fatto la mia mossa, parecchie volte le avevo scritto nei mesi addietro ricevendo sempre le solite risposte distaccate che non riflettevano più la persona che avevo avuto a fianco negli anni, ma per Querceto no. E lì, decisi di ascoltare la voce in me che da settimane mi diceva di scrivergli, almeno per ringraziarlo dell'ultima volta che mi aveva offerto il suo aiuto mentre io, ubriaco, alternavo in un chiarimento improbabile verità imbarazzanti a provocazioni stupide vittima dei drink del Borgo. Nel frattempo si era fidanzato, aveva trovato probabilmente nuovi amici gai con cui trascorrere le sue serate in compagnia di Tom, aveva forse rivalutato la Romana e condannato me, ma se non volevo ricadere nello stesso errore della scorsa estate, ovvero scappare, dovevo farmi avanti. Decisi dunque, non avendo più il suo numero di cellulare, di scrivergli qualcosa attraverso la chat di Facebook, così, per dimostrare che poi quel rapporto di amicizia che in passato c'era stato, in fondo per me contava pure qualcosa. Ecco quello che gli scrissi:

nico!
ci sei?
(dopo qualche minuto ndr) vabbè
ad ogni modo, volevo solo ringraziarti per avermi assistito l'ultima domenica che ci siamo visti al borgo e scusarmi se per caso ti ho creato disagi o robe simili,ma non credo di aver mai bevuto come quella volta
quindi:grazie
per il resto spero che ti vada tutto alla grande!
ci si vedrà in giro immagino
buona serata

Non ricevetti risposta. Era online, il suo stato risultava attivo e nemmeno i giorni seguenti ricevetti un suo segno di vita. 
Evidentemente avevo avuto quello che mi spettava, e di certo non lo potevo biasimare dato che ero stato io il primo a sparire ed a non rispondere ai suoi messaggi senza alcun preavviso, ma in qualche modo avevo fatto il mio passo. Non sarà stato quel grande evento, eppure mi sentivo meno in colpa.
D'altronde, anche Carrie Bradshaw l'avrebbe fatto. Meglio tardi che mai.

lunedì 29 novembre 2010

Clementia e l'Etero-Gay

Oggi la mia amica Clementia mi ha raccontato ogni minimo dettaglio del suo weekend.
Eravamo in UniBi, presi a studiare (come sempre ultimamente) uno dei noiosi libri dagli argomenti inutili per chi, come me, aspira a diventare un giornalista di tendenze e società, e lei ha iniziato a elencare con ordine ogni minimo dettaglio del suo sabato notte. A dire il vero, sono due le cose che Clementia non fa da tanto tempo:
- una serata devastante in discoteca (ormai rare per via del mio lavoro la domenica mattina);
- del buon sesso con un ragazzo che non sia un tappetino (per inciso, gli ultimi 2 erano degli zerbini privi del minimo senso di autonomia e risalgono a quasi un anno fa);
Sabato notte, arrivò a farne una e mezza.

Rassegnata per l'ennesimo spostamento che Aspirante Carrie Bradshaw era stato costretto a siglare dopo la promessa di un sabato sera ai Magazzini, Clementia aveva a disposizione un gemello/coinquilino che, deciso a non buttare via i suoi migliori anni e la possibilità di nuove conoscenze, aveva già in programma una serata in discoteca in compagnia di un suo vecchio amico, tale Luke, particolarmente carino, di Trento, e già apprezzato in passato da parecchie ragazze. La mia amica non poteva comportarsi da asociale e trascorrere un nuovo sabato nel suo appartamento milanese: accettò l'invito e si aggregò all'allegra coppia. Ma quello non fu l'unica cosa che accettò. Accettò un drink che poi, nel corso delle ore successive, le venne offerto a più non posso da nuovi improbabili amici conosciuti al momento e anch'essi ubriachi. E poi un altro. E poi ancora un altro. E infine un altro ancora. 
Risultato fu una ragazza un pò troppo barcollante che alle 4/4e30 del mattino torna a casa insonnolita per via dell'alcool e che, non si sa perchè, è costretta ad ospitare nel suo letto anche il "malcapitato" Luke. Ovviamente Clementia mi riportò di non aver fatto assolutamente nulla durante la notte, non sarebbe stato nelle sue corde, ma almeno anche metà del punto 2 l'aveva fatto: era riuscita dormire nello stesso letto di un ragazzo carino e per niente tappetino, sebbene lui non avrebbe disdegnato anche una conoscenza un pò più approfondita. Eppure il punto era proprio questo: a Clementia era balneato per la mente l'idea che Luke potesse essere gay. Il motivo? Un cd in macchina con le canzoni di Tiziano Ferro (ormai icona gay), il concludere ogni sms al suo gemello con un "TVB", offendersi perchè il suo gemello non si faceva vivo, un pigiama con i cuori. "Possibile che fosse gay?" si chiedeva la malcapitata, eppure aveva avuto parecchie ex fidanzate molto più che belle!

Evidentemente la mia amica ignorava una cosa; negli ultimi tempi a Milano e non solo, si stanno affermando due specie di ragazzi: i gay-etero, e gli etero-gay. L'etero-gay era quella tipologia di uomini eterosessuali che, per via di una eccessiva esposizione a lampade, shopping e Uomini&Donne, aveva raffinato il loro modo di fare tanto da confondersi con il lato gaio della società. Un gay-etero, invece, non era altro che un ragazzo dai gusti omosessuali, ma con le movenze, i gusti e l'abbigliamento di un eterosessuale (un esempio: Timone). Se nel primo caso si trattava di una categoria palesemente in crescita e Luke ne poteva far benissimo parte, nel secondo invece no. Purtroppo, per noi ragazzi con uno spiccato senso gaio passivo, tra i numerosi problemi a cui dobbiamo far fronte c'è anche quello della mancanza di "papabili" corteggiatori attivi e maschili che siano decenti fisicamente, single e soprattutto sotto i 30 anni. Come se il resto non fosse già sufficientemente complicato.
Clementia è solo una delle centinaia di ragazze etero che, reduci da un weekend mondano, si trovano a fare i conti con questi nuovi uomini al passo con i tempi, noi ragazzi gai, invece, ci abbiamo a che fare sin dal primo giorno in cui abbiamo scoperto che gli attivi sono decisamente molto meno dei passivi.

venerdì 19 novembre 2010

Aspirante Carrie Bradshaw e la guerra dei turni

Il giorno in cui Aspirante Carrie Bradshaw ha messo piede per la prima volta nel "suo" negozio ed ha provato a fare il commesso, probabilmente ignorava di essere finito in un mondo parallelo di un qualche universo/paradosso.
Quella che poteva essere una semplice occupazione dove servire clienti, sistemare scarpe, tenere decente il negozio ed avere sempre il sorriso sulle labbra era la cosa più importante, con il passare dei giorni stava mostrando il suo lato losco: sporche spie, segreti imponunciabili risalenti ad epoche storiche Avanti Cristo, smacchi inammissibili e tutti i colleghi, anche le persone più insospettabili, avevano qualcosa da nascondere. Pare infatti che tra tutti i dipendenti (eccetto qualche rara eccezione) ci sia l'impellente bisogno di dimostrare di essere i più. Più bravi, più belli, più professionali, più affidabili. E anche più stupidi. 
Per rendere le cose più semplici, vi basterà sapere che nel mio Gigantesco Negozio Di Scarpe si distinguono due turni: il turno A (quello con cui ho lavorato durante la mia fase full-time, per intenderci), di cui facevano parte Sam, la mia Frivola Responsabile, Betty, Debby, Lex e Gongolo (quest'ultimo entrato a far parte del gruppo solo da poco poichè prima apparteneva al turno B), ed il turno B, formato da il mio Freddo Responsabile (marito della Frivola Responsabile), le 3 Oche Giulive del negozio, Dave e Verona.
Ecco, sono sufficienti questi pochi personaggi (che, tra l'altro mai si vedono nel corso delle settimane se non per i fatidici 10 minuti di cambio turno) per far sì che scoppi una Guerra Fredda da far impallidire persino quella tra USA e URSS. Provocazioni, sparizioni dagli armadietti, pettegolezzi, spostamenti di seriate di scarpe senza alcun preavviso, strane macchie colorate tra gli oggetti personali... ed un unico effetto: coloro Part-Time si ritrovano a subirne le conseguenze.
Perchè infatti c'è anche un piccolo gruppo di lavoratori Part-Time che tutte le domeniche ed un giorno la settimana si sorbisce il clima di astio tra le due compagini; si tratta di me, la mia carissima collega Giò, Marion (con le quali trascorro ormai le mie domeniche spettegolando e commentando la vita), Damian e l'ultima arrivata Alba.
A noi tocca trascorrere le giornate di lavoro, alternativamente, ora con un turno, ora con l'altro e  cercare di essere il più imparziali possibile.
Purtroppo però la mia amicizia con Sam è stato un motivo più che sufficiente (ma non l'unico) per farmi dare della "spia" dal Turno B e farmi apparire fin dall'inizio appetibile dalle 3 Oche Giulive che, come da copione, si sfogano sul sottoscritto convinte che nella vita "l'arte del sistemare scarpe" sia sintomo di un animo virtuoso o chissà cosa. Oca Giuliva 1, la trentenne zitella Boss del terzetto, in apparenza cortese ed onesta lavoratrice, evita di rivolgerti parola anche se ci stai lavorando per ore e preferisce lanciare battute a Dave, per poi spettegolare con le sue due colleghe pennute snobbandoti a più non posso. Oca Giuliva 2, è invece una trentenne isterica, che passa la vita a taccheggiare scarpe, lamentarsi, chiacchierare con le sue inseparabili amiche dei suoi spasimanti improbabili ed evitare di salutarti quando le pare a piace. Infine Oca Giuliva 3, ventenne ma non per questo meno zabetta, si occupa della cassa e si diverte, oltre che osservare divertita i poveri commessi sofferenti e in difficoltà sotto le scatole che stanno trasportando, a riempire di incarichi inutili, guarda caso, chi le sta più antipatico. Come una vera regina esperta dell'arte del commesso.

Il quadretto sarebbe già sufficientemente assurdo, ma poi un mese fa è arrivata la Distinta Responsabile, rimasta assente per qualche anno dal lavoro perchè in dolce attesa. Non ha perso tempo a mettere in riga i nuovi arrivati, trovare ogni compito adatto a far sgobbare tutti i dipendenti, prendere in simpatia le 3 Oche Giulive con cui ogni tanto si fa anche una bella spettegolata e scontrarsi con la mia Frivola Responsabile. E quando le due donne-boss convivono nello stesso turno, se ne vedono delle belle: una che cerca di far valere il proprio ruolo (ma solo con chi le fa comodo), l'altra che abbraccia invece, per i suoi compagni di turno, la filosofia del "lascio fare a te, se c'è qualcosa che non va te la vedi tu con mio marito".
Oca Giuliva 3 mi ha appena inviato una richiesta d'amicizia su Facebook, probabilmente per poter trovare qualche argomento in più di cui parlare con le altre zabette, che non penso accetterò.
Ecco, questo è il bel teatrino a cui mi tocca partecipare. Ne avrei altre da raccontarvi, ma stasera sono buono e vi risparmio.
E dato che il tutto sembra andare peggiorando, credo che continuerò per la mia strada: assieme a Sam, Giò e Marion assisterò divertito al gruppetto di trentenni o poco meno che si scannano come degli studenti alla scuola elementare. Che vinca il migliore dunque. Io tifo per la mia Frivola Responsabile.

martedì 16 novembre 2010

Controindicazioni

Da circa poco più di un mese Aspirante Carrie Bradshaw si muove come un equilibrista che al circo si ritrova a camminare su un filo all'altezza di 3 metri: cerca di non cadere per mantenere l'equilibrio, ma le continue oscillazioni lo rendono particolarmente goffo.
Io, con amici da vedere, un lavoro da mantenere, ed 8 esami rimasti da dare entro settembre 2011, stavo invece facendo i conti con il mio barcamenarmi tra un impegno e l'altro senza lasciare insoddisfatto nessuno, ma a quanto pare, anche questo tipo di sforzo ha le sue controindicazioni.
Sabato pomeriggio. Aspirante Carrie Bradshaw ha diverse opzioni per il suo sabato sera: andare a ballare al Trip, una serata tranquilla al Moma a base di drink leggeri, tornare per l'ennesima volta allo Stand Up oppure seguire la strada del devasto e recarmi con Clementia a Milano per una serata memorabile. Unica certezza era la compagnia di Xander, Vanish e, probabilmente di Sam, che ancora doveva decidere se vedersi o no con Timone. Dopo diverse telefonate l'ipotesi più gettonata sembrava questa: preserata al Moma, a base di Cosmopolitan o di qualsiasi altro cocktail mi potesse far dimenticare la quantità di pagine da studiare, e nottata di danze e drink allo Stand Up, cioè quello che ci voleva dopo un'intera settimana di ansie, corse e schemi accademici. Eppure alle 19, Xander mi diede la lieta novella: lui e Vanish preferivano rimanere in compagnia delle loro amiche lesbiche ed estendevano l'invito anche a me. Potevo scegliere, o trascorrevo l'intera serata con ragazze che parlavano di altre ragazze che si erano limonate la sera precedente e di cui a me non interessava nulla, oppure rendevo onore al sabato sera ed allo studente modello che c'era in me e rimanevo a casa a schematizzare l'ultimo capitolo del libro in vista di un esame del 15 dicembre. E la seconda opzione fu quella che ebbe il sopravvento, complice anche un caminetto scoppiettante che mi avrebbe tenuto al caldo. Augurai tanto alcool e divertimento a Xander e scrissi un sms a Sam, dicendogli che avrebbe potuto godere della compagnia del suo amato Timone, giusto per trascorrere l'ennesima serata romantica in due anzichè tre.
Pensavo che il mio caro amico mi ringraziasse, eppure ricevetti un sms in cui venivo accusato di averli voluti "tagliar fuori" (cit.) dai miei programmi mondani e con l'impegno di un chiarimento tra me e Sam, il quale sosteneva che il suo caro amico Aspirante Carrie Bradshaw iniziava a risentire del tempo che lui dedicava al suo fidanzato. Rimasi scioccato.

Poco più tardi, rimasto a casa ed ancora amareggiato per l'abbandono di Xander ma soprattutto per l'sms di Sam, non potei fare a meno di pensare alle controindicazioni che il mio nuovo stile di vita mi stava portando ed a quelle che, di conseguenza, venivano innescate in tutte le persone che mi circondavano: rinunciare a serate in discoteca in nome del Sacro Vincolo Dello Studio, programmi mondani limitati per via del lavoro, serate infrasettimanali in casa, amici che attribuivano le mie assenze a risentimenti verso il proprio ragazzo, discussioni circa le nuove preoccupazioni, l'omissione di certi episodi clamorosi (vedi l'incontro con il Carabiniere)... E lì, a mezzanotte, seduto di fronte al camino acceso e con la testa china su fogli ed appunti, non potevo fare a meno di chiedermi: il mio cambiamento era davvero dovuto al mio impegno? Oppure ero solo io, che mi nascondevo dietro a frenesia e diligenza, e non aveva il coraggio di vedere che in realtà le cose stavano cambiando e che tutti, prima o poi, hanno dei problemi da affrontare?
Per tutto il giorno seguente, durante le 8 ore di lavoro, e per il lunedì che trascorsi in UniBi con Clementia, rimasi convinto che questo era il prezzo da pagare per una vita impegnata come quella che volevo: stava a chi mi era vicino, capire me, i miei compiti, le mie esigenze e che per il momento avevo altro a cui pensare.
Ma poi Clementia prese la palla al balzo e mi fece ragionare. Si trattava del mio migliore amico, di colui che quando mi chiudevo nei bagni del Borgo in lacrime perchè avevo visto certe persone mi era vicino, di colui che da circa un anno e mezzo mi stava dando più di quanto io avessi dato a lui... gli impegni non c'entravano. Si trattava di me e lui. Punto.
Rientrando da Milano, mentre ero in treno, incappai in un ragazzo gay, dai modi tanto assurdi quanto comuni in tutte quelle persone che io e Sam avevamo osservato deridendo durante le nostre uscite. Ed improvvisamente sentii il bisogno di scrivergli.
Questa era la controindicazione per un pomeriggio con Clementia e una buona amicizia: non importa chi ha ragione o torto o a chi tocchi scrivere per primo, a volte bisogna anche andare oltre.

martedì 2 novembre 2010

Aspirante Carrie Bradshaw va al Toilet

Da tempo Sam sostiene che Aspirante Carrie Bradshaw abbia perso un pò della sua vena mondana e si stia, tanto per usare un neologismo, "impoltronendo". Questo, sia chiaro, solo dopo un paio di weekend trascorsi senza mettere piede nè allo Stand Up, nè al Borgo, nè in qualsiasi altro locale gaio che non fosse il Moma.
In realtà la spiegazione era semplice: stanco di fare i salti mortali per poter essere a letto in un ora sufficiente per recuperare le ore di sonno adatte a sostenere le 9 ore arzille della domenica, avevo pensato di appendere le mie inglesine al chiodo e di darmi alla vita casalinga. Complice ormai un tempo sempre più imprevedibile e le scarse opzioni disponibili nella mia Meravigliosa Provincia, perseveravo nel mio letargo volontario.
Ma poi ci pensò la mia amica Vanish a tirarmene fuori quando mi disse di avere trovato, a Milano chiaramente, il posto adatto a me: aperto il venerdì sera, pieno zeppo di etero convertibili e clientela giovane oltre che particolarmente dotata di buon gusto. Faceva proprio al caso mio. In breve tempo organizzammo  dunque assieme a Xander, Sam e un paio di amiche una serata al Toilet, un locale che già dal nome prometteva scintille. All'interno infatti tutto era arredato esattamente come la stanza da cui la discoteca prendeva il nome: carta igienica a più non posso, dei WC al posto degli sgabelli... 
Arrivammo al Toilet un freddo venerdì sera, ed il mio stato d'animo fremeva come non mai; dopo tanto tempo avrei avuto la mia nottata in metropoli, da vera Carrie Bradshaw, in compagnia dei miei amici e, come se non fosse abbastanza, senza dovermi preoccupare per le ore di sonno a disposizione. Entrai con Xander e Sam nel locale e subito ci rendemmo conto di aver decisamente abbracciato aspettative sbagliate: era piccolo, lo stile di alcuni clienti sfiorava l'Etero Sciatto e pullulava o di ragazzi etero o di ragazze lesbiche.
Nel corso della serata ebbi però modo di cambiare idea; grazie a un drink più forte che mai ero pronto a conquistare Milano ed il Toilet, ci voleva giusto un goccetto in più!
Così, seduto sul mio WC nell'area fumatori, decisi di bere contemporaneamente i 3 drink che io e i miei amici avevamo a disposizione, e proprio in quel momento il flash della macchina fotografica del "fotografo ufficiale del Toilet" mi immortalò. Eccolo lì, il mio debutto: seduto su una tavoletta del cesso con in bocca 3 cannucce. Non esattamente la posa per una Carrie Bradshaw.
Poco più tardi, ancora trumatizzato per il colpo basso, incappai in una vecchia conoscenza del Borgo, un tizio americano di cui non ricordavo nemmeno il nome, che, guarda caso, aveva scambiato qualche bacio con il mio vecchio amico Tom. Bastò poco perchè mi presentò un suo nuovo amico, tale Lex, ventitreenne di Milano, studente allo IED con alle spalle un articolo su Vogue. 
"Tlin-Tlin-Tlin" fecero le mie orecchie! Ecco una conoscenza da non lasciarsi scappare. Iniziò così una conversazione con Lex che durò per più di un'ora: mi parlò delle prossime tendenze, di come si trasforma il mercato della moda nel tempo, di un drink che mi avrebbe offerto ma nel frattempo ne approfittò per continuare ad avvicinarsi in modo strano. E se inizialmente potevo pensare che fosse solo un suo modo per parlare più chiaramente a portata d'orecchio, al mio ennesimo tentativo di ritrarmi capì che forse non si sarebbe accontentato di una semplice chiacchiera. Uscimmo a fumare e lì, come ogni gran ragazzo fa, mi offrì una sigaretta perchè, proprio come lui disse, "un cavaliere serve sempre". Cercai di rivalutarlo: era carino, intelligente, altruista e soprattutto avrebbe potuto farmi conoscere nuovi agganci per la mia futura carriera ma la parte ancora sana di me capì che non ne sarei mai stato in grado.
Per qualche strano motivo non ero più in grado di baciare qualcuno per il semplice gusto di farlo; e dopo aver scambiato i soliti contatti Facebook ci salutammo.
Il congedo con Lex corrispose con la chiusura del Toilet: tornai da Xander e Sam, convinti che tra me e lui ci fossero state fuoco e fiamme, ma li delusi. Poco più tardi, sulla via del ritorno ci fermammo in Autogrill, ormai tappa necessaria, e lì, alle 5 e 30 del mattino avvenne qualcosa di inaspettato: facemmo conoscenza con due tipi strani dagli intenti ambigui che ci seguirono per ben 2 Autogrill alla ricerca di chissà cosa.
In realtà Xander lo sapeva benissimo ed optò per una piccola gita in bagno speranzoso che almeno uno dei due tizi lo seguisse per una "conoscenza più approfondita". Fortunatamente, sebbene il tizio fosse carino, non successe nulla ed alla bellezza delle 7 rincasai.
Se solo un venerdì sera al Toilet aveva fatto succedere tutte queste cose, forse valeva la pena fare qualche serata in più: avrei conosciuto nuove persone che contano (come Lex), avrei assistito agli abbordaggi in Autogrill da parte di gente strana (vedi i due tizi), avrei visto Vanish alle prese con le conseguenze delle sue sbornie, avrei potuto ridere con Xander e Sam di certa gente strana, avrei visto locali nuovi ed interessanti.
E infine, avrei avuto tante foto imbarazzanti da vedere pubblicate il giorno dopo sul sito del locale, ma Carrie Bradshaw, nella sua gioventù, sono sicuro che abbia fatto anche quello. 

martedì 12 ottobre 2010

Busy it's better

La prospettiva di una vita professionale impegnata e di una milanese mondana mi hanno ispirato ad una nuova militanza: "Busy is better".
Ossia, giusto per abituarsi fin da subito ai ritmi frenetici della metropoli, smettere (o quasi) di lamentarsi dei difetti derivanti dal tentativo di conciliare il tronimio vita lavorativa-vita accademica-vita mondana e concentrarsi sugli aspetti positivi di una vita impegnata che tanto mi facevano sentire realizzato. Fare i salti mortali per cercare di essere puntuali al lavoro, trovare il modo di uscire con gli amici dopo le 8 ore trascorse a sistemare scarpe e pianificare ogni singolo minuto di una serata in modo di dormire almeno 6 ore in vista della lezione universitaria della mattina seguente non era più fonte di stress, ma di divertimento.
Da poco più di una settimana stavo cercando di tenermi sempre più indaffarato; destreggiandomi tra l'inizio dei corsi, i calcoli degli esami prima della laurea, giornate da commesso e serate in discoteca avevo trovato il modo di sentire che stavo realmente facendo qualcosa per me ed il mio futuro. Tutto questo movimento avrebbe dato i suoi frutti.
Così, dopo l'ennesimo sabato sera trascorso in discoteca con Sam ed un particolare venerdì sera assieme all'Adorata Cugina, mi ritrovai con una domenica parecchio delirante: 4 ore e 30 minuti di sonno (il minimo sindacabile da una certa età in su), 9 ore in un centro commerciale subendo clienti ed ordini di ogni tipo, 10 minuti nel camerino del negozio di Vanish per cambiarmi d'abito (il minimo sindacabile per me) ed un'ora di aperitivo a cui avrebbe seguito una serata in compagnia di Xander e Vanish al Sushi Wok, un ristorante cinese/giapponese, in cui tutto il cibo era a buffet.
Vissi la mia serata serenamente, felice di essere riuscito a conciliare tutto, con in programma un incontro in Università il mattino seguente, sazio di Machi ma anche raffreddato ed infreddolito.
Il giorno dopo ero pronto per la mia gita in UniCat con l'Adorata Cugina, dove, tanto per programmare anche la mia carriera da laureato, mi sarei informato sulla laurea specialistica ed un pomeriggio di studio e lezione con Clementia. Arrivai al lunedì sera a pezzi e rabbrividito non per l'eccitazione; ma per il freddo.
Evidentemente questo momento aveva dato i suoi frutti, il mio fisico non era più in grado di reggere certi ritmi nè tanto meno le nottate di vestiti leggeri e balli allo Stand Up, così oggi mi sono preso un giorno di riposo dove ho comunque studiato per l'esame di Cinese II di gennaio.
Morale della storia: va bene essere busy, ma anche un pò di relax non fa male a nessuno. Sia che si tratti di un giornalista, sia di un commesso. 

mercoledì 29 settembre 2010

Una gita da Abercrombie



Ci sono errori che difficilmente possono essere perdonati con grande facilità: ritardi nelle consegne di compiti in classe, occhiate interessate ad un ragazzo occupato, mancata precedenza in strada, spifferare una confidenza scottante...
Per Aspirante Carrie Bradshaw invece potevano far parte dei cosiddetti "errori imperdonabili" il fatto di non essersi ancora recato a curiosare nel negozio più cool del momento. Il negozio che, quasi un anno fa (il 29 ottobre per l'esattezza), ha portato un tocco internazionale a Milano ed è stato accolto con grande interesse dai più giovani fashion addict (e non solo); di chi sto parlando? Ma dell'Abercrombie and Fitch, ovviamente.
Un fortunato brand americano, che ha invaso anche Londra, il cui punto di forza, oltre ai capi, è il personale costituito interamente di modelli e modelle. Tanto per unire l'utile al dilettevole insomma.
E fu proprio oggi, girando per i negozi di via Vittorio Emanuele, che decisi di approfittare di un pomeriggio di shopping milanese e della compagnia della cara Clementia per far tappa dove ancora non ero riuscito a mettere piede.
Quando visiti (e per Abercrombie si tratta proprio di visitare) un luogo di cui hai tanto sentito parlare da stampa, media e conoscenze varie ed il sabato pomeriggio ha sempre all'entrata una fila di clienti in attesa  paragonabile solo a quella dei saldi, hai sempre qualche carica di aspettativa positiva: troverò qualcosa di interessante? Diventerà uno dei miei punti d'acquisto preferiti? Potrò finalmente respirare quell'essenza americana tanto esaltata? E così via.
Appena entrammo ci trovammo di fronte a 4 ragazzi aitanti e bellissimi, qualcuno italiano, qualcuno inglese, sempre sorridenti e cortesi, sul cui sfondo si apriva in maniera scenografica l'interno del locale. Una via di mezzo tra il boscaiolo ed il ricercato. Atmosfera soffusa, musica alta, scaffali in legno, qualche pietra per dare quel tocco di selvaggio... difficile, per me, sapere dove stessi andando. Specialmente se l'ambiente pullula di commessi che facilmente ti fanno perdere la concentrazione ed il cui compito è essenzialmente quello di blaterare a vanvera: "Hi, how are you?" senza aspettarsi una risposta.
E se poi, mentre sei in cerca di una camicia scozzese che faccia al caso tuo, noti che la merce è disposta in maniera minuziosa e si ripete sempre in maniera identica in ogni angolo del negozio, allora capisci che forse si tratta di qualcosa di sopravvalutato. Come d'altronde lo sono tutte le griffes. Rappresentano uno status simbol con cui tutti, in un modo o nell'altro, vogliono avere a che fare. Realizzai dunque che Abercrombie and Fitch non poteva essere considerato uno store, il cui scopo era quello di offrire merce al cliente, ma una sorta di attrazione in cui più importante era offrire un'esperienza. Un'esperienza da raccontare a conoscenti, amici e parenti, tanto per iniziare una conversazione il giorno dopo dicendo, "Sai, sono stata da Abercrombie e ho visto dei commessi che sono la fine del mondo".
Purtroppo non sarebbe stato il negozio per me: troppo dispersivo e buio per uno che quando vede un capo interessante va in fibrillazione e perde il controllo di sè, poca scelta nei capi, prezzi fuori dalla mia portata ed infine, chiamatemi pure antipatico, commessi troppo belli dotati di charme. E so bene che l'effetto che mi fanno è ben diverso di quello che spinge centinaia di ragazzine a fare tappa lì.
Insomma, una gita ve la consiglio, magari può fare al caso vostro. Io, sebbene aspiri a diventare Carrie Bradshaw ed a vivere tra le griffes, mi trovo più a mio agio nella semplicità dell'H&M.