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domenica 3 giugno 2012

Tornare sul mercato

Da circa un paio di settimane sono caduto in un buco di negatività fatto di sbalzi di umore, noia, imprecazioni e ansia per gli esami in arrivo. Reduce da uno stage durato 3 mesi, un ex(?) fidanzato in Brasile ed una vita sociale (oltre che accademica) da recuperare, trascorro le mie settimane evitando la vita con una coinquilina sempre più insopportabile e riassumendo i libri da studiare. Niente Nicole, niente feste fino a tarda notte, solo libri, musica e la compagnia di qualche amica fidata come Rosa e Marialaura.
Non posso fare a meno di chiedermi se è questo, quello che mi aspettavo ad agosto dell'anno scorso, quando ho scelto di venire qui, ma di fatto a 9 mesi dal mio arrivo nella city, mi ritrovo ancora al punto di partenza. Che fine ha fatto la mia positività? Dov'è quella sana incoscienza che tanto mi aveva caratterizzato in passato? Perchè tutto a un tratto snobbo le feste, le serate e non faccio altro che pensare al lavoro, agli esami e ad Andrea? Per non parlare di Nicole: sarebbe sopravvissuta a tutto questo? O dovrei accantonarla come mi consigliava mio cugino durante una delle nostre cene giapponesi?
Non ho la risposta a nessuna di queste domande, so solo che non voglio tornare in provincia, rivedere la mediocrità, eccetera.
Mercoledì pomeriggio esco con un ragazzo conosciuto da poco, frequenta l'UniCatt, sembra carino, e mi porta all'Arnold a prendere un caffè. Lì, di fronte ai nostri due frappè take away, mi rendo conto che nella nostra conversazione ho nominato Andrea quasi più volte di quanto abbia fatto io nell'arco di una settimana. Paolo, laureando in economia, è carino, maschile quanto basta, e mi invita ad una cena la sera stessa. Io, ancora non in grado di realizzare quanto sta accadendo, opto per il giorno seguente. La sera stessa cerco di fare mente locale sulla mia situazione sentimentale con Andrea: stiamo ancora insieme? Sono single? Basta sentirsi ogni tanto su Facebook o Skype per portare avanti una relazione? Beniamina mi suggerisce di buttarmi. Proprio come dice Lou*. Allora mi butto. In fondo, cosa ho da perdere?
Paolo viene a prendermi sotto casa e mi porta al giapponese, tanto per ricordare i tempi in cui con Filippo trascorrevo i miei sabati da pseudo-fidanzato prima che arrivasse Andrea a farmi sentire innamorato. Ordina una bottiglia di vino. Iniziativa, penso, questa è una cosa che di Paolo mi piace. Al termine della cena mi afferra la mano; da quanto non succede? Da quando mi vedevo con Andrea, penso. E lì, mentre in tram ci stiamo dirigendo al Chiringuito di Porta Venezia (tanto per tornare un pò tra gli ambienti gai), mi rendo conto che il contesto non è cambiato, le cose che sto facendo nemmeno, ma la persona con cui le sto vivendo sì. E non è carismatico o deciso come Andrea. E' intelligente, pacato, galante, ma il feeling che avevo con Andrea non c'è. Beviamo due drink in mezzo a tanta gente gaia e poi mi riaccompagna a casa a piedi. Mi bacia, e stiamo a parlare sotto casa mia fino alle 2e30 di notte.
Due giorni dopo, il sabato sera, invito Paolo a vedere un film da me, giusto per rivivere le sere in cui abbracciato a Filippo e Andrea me ne stavo a guardare programmi tv o altro sul mio pc. Al termine del film però succede una cosa strana: Paolo, si sbottona i jeans e mi fa appoggiare la mano sul suo pacco. Che avrà voluto dire? Mi è subito chiaro che quella sera Paolo non si sarebbe accontentato di un semplice film, così in maniera assolutamente annoiata, cerco di impegnarmi. Una ventina di minuti dopo, Paolo si rende conto che qualcosa non va e decide di parlarmi. Spiego che per me è strano, fare un pompino dopo quello che c'è stato con Andrea, e lui capisce. Mi rendo allora conto che ho una sorta di attrazione-repulsione verso di lui: lo desidero come mi capita di allontanarlo. Intorno alle 3 Paolo se ne va ed io rimango in piedi, in mezzo alla stanza, a piangere perchè mi manca ancora Andrea.
Non ce ne erano di storie, un consorte è un consorte, anche se ero tornato sul mercato. E per quanti Paolo avrei potuto incontrare, lui in quel momento rappresentava l'unica persona che volevo avere al mio fianco.

martedì 10 aprile 2012

Love is in the air (?)

Come tutte le storie d'amore che si rispettino, la relazione tra me e Andrea, il ragazzo raver con la predilezione per le canne e i baci gai in pubblico, procedeva a vele che più gonfie non si poteva. Il romanticismo raggiungeva livelli ad alto tasso di zucchero che diventavano rischiosi persino per uno non diabetico come me. Per non parlare poi, di quando decise di trascorrere con me l'intero weekend.
Non si trattava delle solite giornate di sesso e alcool, no. Andrea, diligentemente, prenotò una stanza in hotel, un tavolo per due al ristorante belga, mi regalò il dvd del suo film preferito. E lì non c'era molto che io potessi fare se non creare una sim apposta per chiamare solo il suo numero a zero euro e trascorrere al cellulare ore ed ore che invece avrei dovuto dedicare a pensare agli argomenti dei miei prossimi pezzi da scrivere. Aria d'amore aveva invaso la mia città.

Sabato pomeriggio, dopo una nottata con la mia compagna di corso Beniamina, mi preparo psicologicamente per la serata con Andrea che, a sorpresa, sta venendo a Milano in largo anticipo rispetto ai nostri accordi. "Devo darmi una mossa" è quello che riesco a dire mentre mi asciugo i capelli. "Sarei dovuto essere a Rogoredo da almeno 15 minuti!". In realtà non era colpa mia, ma delle pulizie obbligate che ero costretto a fare in nome del sacro vincolo della convivenza con altre ragazze. L'anno prossimo una stanza singola non me la toglie nessuno. Finisco i miei pensieri e corro in Duomo, dove Andrea mi viene incontro e mi saluta con un grosso bacio. "Andiamo in hotel a lasciare le borse?" mi dice, indicando la mia shopping bag strabordante di scarpe di ricambio e alcool. "Vorrei fare un giro in centro prima" rispondo. "In centro ci andiamo dopo, ho detto ai tizi dell'hotel che saremmo arrivati nel pomeriggio, sono già le 4!". Decido di non continuare e mi trascino sulla prima metro in arrivo, per poi camminare ed arrivare al nostro nuovo nido d'amore: un hotel cadente, dalla stanza piccola, a piano terra, per niente accogliente. Chi gli avesse regalato le due stelle dell'insegna, dev'essere stato molto ma molto ma molto clemente. 
Il tempo di posare i nostri fantomatici bagagli in camera e ci ritroviamo a baciarci e a scambiarci effusioni sul letto. Avrei dovuto immaginare che l'intento di Andrea era quello, e lì, sdraiato in un hotel dei bassifondi avvinghiato ad Andrea, con la musica raggae in sottofondo, non posso fare a meno di chiedermi se una Carrie Bradshaw, per il proprio Big, era mai arrivata a tanto. Non solo devo trascorrere la notte in quel postaccio silenzioso e stretto, ma mi tocca rinunciare al pomeriggio di sole per il centro. Mi sentivo soffocare.
Riesco a convincere Andrea a fare almeno un aperitivo in Colonne, la sera è calda e lui mi bacia di fronte ad ogni semaforo rosso, mentre aspettiamo di attraversare. Mi bacia di fronte alle Colonne, mi bacia quando, abbastanza su di giri, mi rendo conto che vorrei stare con lui sempre. Realizzo dunque che mi trovo in una situazione completamente diversa da quelle del mio passato: lui, così maschio e così attento a me ma allo stesso tempo testardo e capace di tenermi testa, non mi stufava mai. Mi porta al ristorante belga che aveva prenotato, un locale stupendo arredato sulla scia dei vecchi transatlantici dove, mano nella mano come le vere coppie, mangiamo e beviamo tra una chiacchiera e l'altra. Mi sento una vera Carrie Bradshaw, una carriera forse in fase di inizio, un ragazzo perfetto che non mi fa mancare niente, un ristorante particolare...
Arriva però il momento di parlare degli ex, lui il suo caro Alberto, che tanto ha amato ma che poi ha lasciato per mancanza di personalità, l'ha già dimenticato, ma io, che devo dire del carabiniere? Racconto a grandi linee la mia avventura, non senza sforzarmi di trattenere le lacrime che ogni volta che affronto l'argomento rischiano di inondarmi il viso, e lui liquida il triangolo io-carabiniere-Natasha con un "te la sei cercata". Cosa? Che razza di ragazzo sminuirebbe mai una relazione che io considero importante senza il minimo rispetto?
Finiamo il caffè, paghiamo, torniamo in strada. Lui cerca di abbracciarmi, di ridere, fare battute, io voglio solo alzare le mani. "Chiamiamo un taxi?" mi dice "No, c'è qui la fermata del 90, prendiamo quello che ci porta direttamente fino in hotel" "Io prendo il taxi, tu fa come vuoi" mi risponde, accortosi della mia improvvisa freddezza. Sembriamo due bambini, e la cosa peggiore è che quella sera l'abbiamo aspettata entrambi con molta frenesia. 
Decido quindi che è il momento di affrontare la cosa e lo fermo: "Senti, non ho idea di quale fosse il rapporto tra te e il tuo Alberto, ma quando io ho deciso di buttarmi nella faccenda del carabiniere, pur sapendo che era rischiosa, l'ho fatto perchè era quello che mi sentivo di fare. Mi sono beccato le mie conseguenze, ma non accetto che venga sminuito il tutto con un misero "te la sei cercata tu". Un minimo di tatto mi sembra indispensabile". Sono a corto di fiato, ho detto tutto, sono stato molto chiaro. "Vacci allora con il tuo carabiniere" urla lui, e se ne va, lasciandomi solo alla fermata del 90.
Aspetto che giri l'angolo, convinto del fatto che si tratti di una stupidata e che dopo qualche passo torni indietro, ma invece no, Andrea sparisce. Non so cosa fare, dove andare, se tornare a casa mia o almeno in hotel a prendere le mie cose. Poi, mi rendo conto che per un errore del mio passato stavo sputtanando il mio futuro, e allora decido di mettere da parte l'orgoglio e di chiamarlo al cellulare. Nemmeno il tempo di comporre il suo numero, e lui viene da me baciandomi, sotto gli occhi esterrefatti della donna di colore che aveva assistito a tutta la scena. Il 90 arriva e Andrea accetta di tornare in hotel a modo mio. 

Arriviamo a destinazione e l'hotel non sembra più così angustio, anzi, mettersi a letto ed abbracciarsi, baciarci e guardarci negli occhi di fronte ad un film in dvd che lui aveva portato, rendevano la situazione molto più intima. Ci addormentiamo che fuori inizia ad esserci luce. Io e Andrea eravamo tornati ad essere quelli di prima.
Lasciamo la stanza l'indomani mattina. Milano, alle 11 di domenica, è completamente deserta. Passeggiamo per porta Ticinese, andiamo a fare colazione al parco, lui si sdraia sulle mie gambe mentre prende il sole. Mai mi sono sentito così parte di una coppia, devo forse spaventarmi?
A pranzo decide di portarmi da Princi, il panificio tra i più conosciuti di Milano, dividiamo la torta, mi bacia, sfiora le mie mani. Non sono mai stato così bene. Attraversiamo via Torino ed approfittiamo della splendida giornata di sole per andare al castello e metterci a prendere il sole tra le centinaia di persone, famiglie, ragazzi e cani che si godono l'inizio della primavera. Io e Andrea ci accarezziamo e ci avvolgiamo come una coppia qualsiasi, come se l'omosessualità non sia mai stato un problema per nessuno. E in fondo un pò così è, perchè nessuno, in tutto questo weekend, ci ha mai detto nulla.
Verso sera Andrea deve tornare a casa, lo accompagno in stazione e mentre torno in corso Buenos Aires, guardando le persone sorridenti che rincasano dopo una bellissima domenica di fine marzo, posso dire per la prima volta di sentirmi anche io bene come loro. 
Passo dopo passo il mio Mr Big stava davvero prendendo forma.

mercoledì 7 marzo 2012

Angeli Custodi

Ok, niente panico, si tratta solo di un aperitivo Bio con dj set, posso inserirlo quando credo più opportuno. In fondo, si tratta di un evento sportivo, sicuramente questa attività è del tutto secondaria, metterlo il sabato o la domenica non ha importanza. Sì, penso lo metterò la domenica.
Fisso lo schermo del mio pc portatile, sono le 23e17 di venerdì sera, alle 23e30 devo essere al Mono, dove ho appuntamento con Rosa ed un paio di amiche, per brindare come anticipazione alla folle notte al Tunnel. Sono vestito di tutto punto, con le mie nuove francesine, jeans risvoltati, ciuffo ribelle, matita più che evidente, ed una brochure da mandare in stampa entro la mezzanotte. Devo finirla, mi ripeto. Devo ricordare quando è in programma l'aperitivo Bio nell'evento che sto seguendo. 10000 copie di un programma scritto da te che verranno lette da chiunque non sono come i post di questo blog. Devo farle bene, devo essere puntuale nella consegna, devo capire quando cavolo è fissato l'aperitivo. L'evento è di due giorni, quindi due opzioni: il sabato o la domenica.
Lo ficco la domenica alle 19, mi spruzzo il profumo, ultima laccata, esco.
Sfreccio al Mono alla velocità della luce e mi rendo conto che ricorda vagamente il Moma di provincia, meno sfranto, molto più popolato, ma la filosofia non cambia: bere in strada è sempre top. Saluto Rosa e le altre ragazze, brindo con un Margarita e ci dirigiamo verso il Tunnel. Serata electro, gente ubriaca oltre che strafatta, urla e spintoni per un sessantenne dalla fama internazionale che mette musica. Questo è il Tunnel.
All'uscita, decido, visto che si tratta di 10 minuti a piedi, di tornare a casa senza ricorrere al taxi. Se ne avvicina uno e mi offre un passaggio gratis. Faccio mente locale e mi torna in mente l'esperienza avuta la notte fuori dal Gattopardo, quando mi sono ritrovato a girare Milano con lo pseudo fratello di Conte, meglio rifiutare, e tornare a piedi.

Sabato sera. Io e la mia compagna Beniamina stiamo andando a casa di Ilaria e Marialaura a cena. Cerco di ignorare il fatto che il pierre Guido mi stia tampinando da due giorni sui programmi di questa sera. Già venerdì pomeriggio mi ha chiamato chiedendomi quali sarebbero state le mie intenzioni per il weekend ed ora mi trovo di fronte ad un bivio. Se le mie amiche optano per una serata nuova al Limelight, Guido, che di locali pettinati ne ha fin sopra i capelli, avrebbe preferito qualcosa di nuovo e di più alternativo. La domanda sorge spontanea: mantenere i programmi o adeguarli al mio nuovo colpo di fulmine? La risposta viene da sè a cena, quando Ilaria e Marialaura propongono di tornare all'Old Fashion. Il tempo di scrivere a Guido, che subito mi richiama per ufficializzare il tutto. Era inevitabile: Guido era più presente del prezzemolo nelle mie serate.
Arriviamo al locale che la folla è già accalcata, mi vedrà mai? Mi chiedo, dopo una bottiglia di vino bevuta alla meglio in tram. Il mio ciuffo fa il tutto: Giudo mi fede e mi fa superare la fila promettendomi di passare non appena chiude la lista a salutarmi. 15 minuti dopo e mi ritrovo lì, con lui, a parlare dell'assente Beniamina e degli apprezzamenti che il suo capo ha fatto sulla mia estroversione, tanto da propormi un impiego lì. "Il mio responsabile credo voglia proporti di fare l'animatore ai tavoli" dice nel frastuono della musica. Mi sento lusingato, ma preferirei animare lui, anzichè i clienti e sorrido in modo imbarazzato. Inizia così una serie di scene imbarazzanti: lui che mi regala drink, lui che mi invita al tavolo, io che non voglio abbandonare le mie amiche, io che non so che fare per non apparire il classico approfittatore. Usciamo a fumare e parliamo della sua ex fidanzata, che l'ha mollato 3 mesi fa quando, dopo 2 anni, è partita per studiare in America e ha deciso di piantarlo dopo 2 mesi. Lui ancora dice di soffrirne, io spero di riprenda con Beniamina. O con me.
Guardandolo, ascoltandolo, parlandoci, mi rendo conto che Guido non ha proprio nulla a che fare con Querceto: non cerca ragazze da limonare in discoteca, odia le persone frivole, vuole relazioni serie, odia i locali troppo impegnativi. Un ragazzo vero o finzione?
Mi presenta diverse persone, ma poi mi rendo conto che forse è anche il caso di raggiungere le mie amiche, lo lascio con la promessa di raggiungerlo al tavolo. L'ho in pugno, continuo a ripetermi, è mio, mi darà un passaggio, mi bacerà, lavorerò ballando e sculettando tra i tavoli dell'Old Fashion. In fondo, tutte le persone importanti hanno iniziato così.
Mezz'ora dopo mi arriva un messaggio su Whatsapp. Era Carlo. "Scusa ma sto tornando a casa, ero solo da mezz'ora e non ti ho più trovato, ci rifacciamo martedì al Bobino. Scusami". Sono senza parole. Niente Guido, niente bacio, niente passaggio! Guardo i drink gratis, ormai completamente sprecati senza di lui in giro: che senso avrebbero avuto? Continuiamo a messaggiare fino a che anche Marialaura decide che è ora di tornare a casa.
Cammino fino al pullman, dopo che ho salutato le mie amiche napoletane, e non posso fare a meno di chiedermi per quale motivo una persona così gentile, sensibile e simpatica potesse essere effettivamente sola. E' etero? E' gay? E perché insiste tanto nell'andare in posti nuovi con tutti i locali dove lavora? E ancora: era possibile che uno famoso e conosciuto come lui potesse stare per mezz'ora solo in una discoteca? Intanto il telefono suona: è Filippo, ma decido di non rispondere, visto che chiama tutte le sere ormai.
Non so cosa pensare, ma di certo mi rendo conto che devo diventare il mezzo per aiutare Guido a godersi meglio i suoi sabati sera. Il suo angelo custode.
Domenica pomeriggio ci sentiamo e mi invita con lui, una sua amica e il suo fidanzato per un giro di shopping. Io, imbarazzato, decido di uscire più tardi.
Poco dopo, all'aperitivo con Beniamina e Natascia, ci raggiunge per un saluto veloce e scopro che sabato, alle 2e30 aveva scritto un messaggio a Beniamina sul fatto che mettere la camicia per lei, data la sua assenza all'Old, era stato un vero spreco. Arriva il momento di chiedersi dove siano i propri angeli custodi, in questi casi. Poi, mentre torno a casa passeggiando per via Torino, Lou* e Clementia mi telefonano per conoscere gli  ultimi aggiornamenti. Forse, penso, anche io ho i miei angeli.

domenica 4 marzo 2012

Passerella, omologazione, Blackberry

Quando la Settima della Moda sbarca a Milano il popolo fashionista apre gli occhi, esce dal letargo ed inizia a farsi un giro per la città.
Lo sapevo bene io che, spolverate le mie francesine nuove di ogni tipo e colore, ormai non perdevo occasione per rendere ogni sera a Milano una vera avventura glamour. Se ormai avevo fissato a martedì il giorno di aperitivo al Bobino con Giulio, avevo comunque una serie di inviti a feste presentate come esclusive e a sfilate più o meno note, ma soprattutto avevo in programma festeggiamenti al Plastic che mi avrebbero consentito di andare in avanscoperta e cercare informazioni con cui arricchire i miei racconti a Giulio, che ormai mi considerava un abituale del luogo.
Al terzo giorno di Fashion Week però non potevo ritenermi soddisfatto delle mie conquiste: nonostante mi fossi diligentemente segnato il calendario delle sfilate divise per giorno ed ora, non avevo ancora preso parte ad una. Dovevo darmi una mossa, assolutamente. 
Arrivò in mio aiuto Santa Maura, mia collega nell'ufficio dove lavoravo, che grazie a conoscenze varie con giornaliste più o meno importanti, mi garantì un pomeriggio di Fashion Week alla sfilata di Costume National.
Il tempo di chiedere il permesso alla mia professoressa/responsabile, e già mi trovavo al Castello Cairoli dietro alle quinte della sfilata. Parrucchieri, truccatori, vip, volti noti, addetti ai lavori... ovunque si respirava aria di fama. Presi posto vicino alla passerella ed iniziai a cercare il mio idolo: la giornalista Silvia Paoli. Arrivarono Emma Marrone, Jo Squillo e tante altre piccole celebrita, ma di lei (che, tra l'altro non ci rendeva il lavoro per nulla facile dato il suo aspetto fisico completamente anonimo) nessuna traccia. Vedendo passare ragazzini più o meno ben vestiti, donne degli alti strati sociali e giornalisti vari, mi resi conto di una cosa: non sempre la griffe dà il tocco in più a chi la indossa. E' lo stile che fa la differenza. Mi strinsi perciò nel mio blazer, annodai le mie francesine borchiate, strinsi la mia clutch e ammirai la sfilata. Andammo poi dietro le quinte a sorseggiare champagne, salutare persone non meglio conosciute per poi correre in ufficio e terminare l'articolo sulla nascita della dieta mediterranea.
Santa Maura aveva realizzato uno dei miei desideri: assistere ad una sfilata. Ma non solo: venni letteralmente invaso da inviti: Bottega Veneta l'indomani mattina alle 9e30, Malìparmi alle 12e30, uno stilista emergente il lunedì alle 17... Insomma, era proprio vero: una volta immerso nel mondo glamour, uscirne è davvero impossibile.

Alle 19 dello stesso giorno, iniziai a prepararmi per la serata delle serate. Quella della resa dei conti, che stavo pianificando sin dall'arrivo a Milano: quella al Plastic. Se da una parte avevo bisogno di informazioni che rendessero più credibile la mia vita immaginaria a Guido, dall'altra avevo bisogno di sfoggiare i miei leggings Versace, maglietta paiettata, accessori stravaganti tutti presi per l'occasione. A tale proposito ci pensarono Vanish e Chicca a salire a Milano per darmi una mano, il tempo di sistemarci e corremmo a Lelephant per un drink veloce. Arrivammo al Plastic e la coda si era già formata. L'aria di fama e glamour che avevo respirato sin dalla sfilata non accennava a sparire. Riuscimmo ad entrare fortunatamente solo dopo 5 minuti ed una volta posati i cappotti, mi resi conto di quanto quel posto fosse curioso. Musica ricercata, ambiente piccolo ed esclusivo, clientela varia... Bevevo il mio drink chiedendomi cosa potesse avere di speciale quel posto: perchè Giulio e molti altri etero che scopavano Nicole erano attratti così tanto da quell'ambiente assolutamente alternativo? Mi resi conto che andarci poteva rappresentare uno status symbol, proprio come me, che avevo messo "entrare al Plastic" nella lista delle cose da fare per essere un milanese cool, anche gli altri speravano di sentirsi a loro modo parte di una cerchia ristretta di persone: quelle che si distinguevano dalla massa informe. Bevvi parecchio alcool, conobbi gente, guadagnai l'invito per una presentazione di una linea di vestiti per il lunedì.. mi sentivo un vero milanese, ma poi, quando si trattò di entrare nel privè per cercare Chicca, scomparsa improvvisamente con un ragazzo pelato, fui costretto ad affrontare l'ennesima umiliante selezione. Un ragazzo in kilt, dietro ad una porta, spiava dall'oblò la gente in fila e diceva al buttafuori quale fare entrare. Ad un certo punto iniziai davvero a chiedermi: perchè tutto questo? Per quale motivo ridicolizzarsi ed aspettare che un tizio sconosciuto mi indichi e mi dica "tu puoi entrare"? Non sarebbe dovuto essere il posto dove tutti erano liberi di essere chi volevano? Il buttafuori mi aprì la porta ed interruppe le mie domande. Ero dentro il privè del Plastic. Mi resi conto che era esattamente come il resto del locale: inutile, sopravvalutato, omologato. Le persone che erano dentro a ballare in modo sfegatato e che credevano di distinguersi dalla massa informe in realtà si stavano uniformando ad un nuovo stile: quello alternativo, con sue regole rigide, sue esigenze, sue leggi. A che scopo tutto questo?
A fine serata Vanessa e Chicca preferirono fermarsi a parlare con tre ragazzi offensivi ed io, saturo di ipocrisia alternativa, tornai a casa soddisfatto della serata. Ero a Milano, avevo visto le sue principali attrattive glamour e potevo ritenermi soddisfatto di me. Stavo raggiungendo gli obiettivi prefissati.
Arrivato a casa mi accorsi di aver perduto il cellulare. Volevo morire. Il giorno dopo compari un Blackberry. Ora ero davvero un milanese figo, fashionista, omologato.

giovedì 23 febbraio 2012

Proprio come Querceto

Martedì mattina, ore 9e43.
Arrivo in ufficio con il mio (solito) ritardo di 13 minuti ben propenso ad affrontare una nuova giornata da stagista, il caldo mi rallegra e Guido, che sto sentendo da domenica mattina, scrive cose sulla mia amica Beniamina e fissa serate infrasettimanali in giro per Milano. Meglio di così non può proprio andare.
Nemmeno il tempo di terminare il mio thè che Alessandra, la socia cattiva della mia professoressa, mi chiama nel suo ufficio. "La proposta di gioco sui ragazzi di Amici che hai fatto è piaciuta all'agenzia che si occupa della pagina Facebook di Fanta. Ora butta giù due righe in cui spieghi com'è che le mandiamo a Maria (De Filippi ndr)". Come? Due righe per Maria De Filippi? Che mi posso inventare?
Cerco di ignorare il fatto che di giochi online non ne so nulla, che parole inglesi sui games non le conosco, che non sono nemmeno in grado di proporre un gioco ad un'agenzia, figuriamoci a Maria De Filippi. Poi mi faccio coraggio, e mi esce una facciata di regole e formalità che viene mandata subito via mail. Aiuto.
La giornata scorre veloce, senza che io mi possa rendere conto del fatto che Guido risponde subito ai messaggi di posta di Facebook (rendendo le nostre conversazioni ancora più angoscianti, visto che non ho la forza mentale di cercare argomenti in comune con lui). Lo stage è stage, Maria è Maria, Guido può anche aspettare.
Al termine della giornata Natascia mi telefona: "Ciao Aspirante Carrie Bradshaw, io e Rosa stiamo andando al Bobino per un aperitivo, vieni?" "Non saprei" rispondo io, che sto pegnendo il pc, sono stanco morto e esco dall'ufficio "Dai, c'è anche Guido ed abbiamo prenotato il tavolo, non puoi mancare!" "Ah, volentieri dai, un tavolo non si rifiuta mai. Poi il martedì sera vanno tutti al Bobino!". Fine della telefonata. Guido mi aspetta, devo assolutamente correre a casa a cambiarmi. E poi, pensandoci bene, il Bobino è tornato così di moda che mancare non si può, visto la Fashion Week in fase di inizio.
Alle 21, con un'ora di ritardo rispetto al previsto, arrivo saltellando sulle mie francesine borchiate al Bobino, decisamente seccato per la scarsa efficienza dei mezzi milanesi, ormai sempre più propensi a creare disagi a noi ragazzi a piedi.
Entro nel locale e trovo Natascia con un ragazzo conosciuto sabato, mentre Rosa si intrattiene con il suo amico di sesso salito a Milano da poco, di Guido ancora nessuna traccia. Ci facciamo strada cercando il nostro tavolo che nel frattempo sembra scomparso e maledico l'intero Bobino perchè la prenotazione è necessaria se ci si vuole sedere per un aperitivo. Troviamo dopo qualche ricerca un ottimo tavolo con tanto di divanetti, il tempo di iniziare a brindare con il mio Margarita ed ecco che compare Guido, più etero che mai. Si siede con noi 5; guardandolo bene mi rendo conto che fa un sacco di tenerezza: un ragazzo dell'UniCatt, pr, carino, che viene da solo al Bobino avvisandomi persino di essere in ritardo. Ho gli occhi a cuore.
Natascia e Rosa mi prendono da parte chiedendomi se tra me e lui ci sia qualcosa: pregherei di sì, ma la mia idea è solo una: vuole approfondire la conoscenza con Beniamina ed io sono solo un tramite, proprio come Querceto con Lou* ai tempi. Ci raggiunge un suo amico calciatore dell'Inter, molto carino, molto socievole, molto open mind. Ridiamo e scherziamo come se ci conoscessimo da tempo, finchè la musica non si alza ed esco a fumare con Guido e il suo amico. Gli argomenti di cui si parla sono solo 2: cuori spezzati (il mio ancora intatto, il suo occupato da Beniamina ma infranto una sola volta) e serate in discoteca (che lui odia, perchè non intende conoscere tizie ubriache, che ballano e prive di personalità, ma solo con sostanza). Se non gli piacesse Beniamina, direi che fosse gaio. "Allora, che dici se venerdì prossimo andassimo al Plastic? Potrei vestirmi così?", e lì capii per quale motivo fosse poi così interessato a girare con me. Mi considerava il suo passaporto per il Plastic: discoteca particolarmente selettiva dove per entrare un amico gaio che si veste in modo eccentrico come me (per gli etero normali, in realtà essere eccentrici è altro) garantisce l'accesso. Io ero la sua chiave. "Devi dirmi come devo vestirmi e qual è la serata giusta, io non sono mai andato". Decido allora di essere un abituè del posto e inizio la mia scenetta intitolata "Io, colonna portante del Plastic": amici in ogni dove, entrata assicurata, serata ideale... Mentre lui mi ascoltava rapito da quel locale così piccolo ma in fondo così esclusivo.
Beviamo un altro drink, dove lui mi spiega che Beniamina gli piace molto e che è difficile che una ragazza gli piaccia così tanto e poi, raggiunta Natascia e salutati gli altri, me ne torno a casa con una chitarra gonfiabile in mano. Questo è Milano, non sai mai cosa ti porti a casa.
Mentre aspetto il tram e cerco di pensare che mancano solo 4 ore e mezza alla mia sveglia, rifletto sul fatto che gli anni e gli amici etero saranno pure passati, ma che l'effetto è sempre quello: io non riesco a tenermi a debita distanza da loro e mi faccio trasportare dall'euforia del momento. Quella sera capii due cose, Guido mi voleva per due motivi: Beniamina e il Plastic.
Proprio come Querceto, ricadevo nello stesso errore e non stavo facendo nulla per uscirne. D?altronde avevo cose più importanti a cui pensare: uno stage, un gioco per Maria ed una Fashion Week in fase di inizio.

giovedì 16 febbraio 2012

L'eccezione Filippo

Quando arriva il weekend che precede San Valentino tutta la città sembra essere caduta in un vortice d'amore.
Innamorati in metropolitana, innamorati in ufficio (a distanza, per la serie: lui in California lei a Milano), innamorati in casa, innamorati nei negozi. Evidentemente quando si tratta della festa degli innamorati rimanere un non innamorato significa rimanere fuori dal gregge: cosa assolutamente da evitare.
Riflettevo sulle improbabili coppie che anche quest'anno avrebbero dimostrato il loro amore con doni e baci falsi come quelli di Giuda, oltre che a tutti quei ragazzi impegnati che in questi mesi avevano scopato con Nicole. Chissà se la propria ragazza avrebbe apprezzato come regalo di San Valentino quello di regalare per una notte il proprio partner ad una travestita? 

Improvvisamente mi squilla il telefono. E' il poliziotto, Filippo, che subito mi riporta alla realtà. Dopo 3 settimane in Sardegna per un corso di aggiornamento su come si impugna un fucile e si spara in aereoporto, era tornato la sera prima nella Bella Provincia ed ora è disponibile per una nuova nottata in compagnia di Nicole. In realtà non mi sarei dovuto sorprendere: erano 3 settimane che tutte le sere mi telefonava, e il giorno precedente al suo arrivo, mentre ubriaco andavo con Vanish e Chicca alla Casa Della Musica, mi aveva persino detto di essere già atterrato. Che disastro, l'alcool.
"Ci vediamo?" mi dice lui "Vengo fino a Milano senza problemi, va bene per le 9e30?", rispondo di sì, che va bene e poi mi viene in mente che volendo ci si potrebbe vedere anche per cena. Lui approva. Filippo è proprio un ragazzo d'oro.
Arriva alle 20 e 30 e sale da me. Siamo in camera e per la prima volta da quando ci conosciamo ci stiamo baciando anche se non indosso una parrucca. Forse, penso tra me, qualcosa è cambiato. Ci baciamo per una buona ora, gli sono mancato, dice lui, e tutto sembra essersi trasformato in uno di quei film romantici dove da una notte di sesso nasce l'amore. Alle 21e30 però mi rendo conto che forse è anche ora di staccarsi e di andare al giapponese per cenare. L'esperimento dunque ha inizio: sono in grado io, Aspirante Carrie Bradshaw, ad uscire a cena con un etero senza sentirmi imbarazzato per via dei miei spiccati modo gai? Sì, dice Eugenia, in fondo siamo a Milano. Io, che invece so come il mio io milanese si rapporta a queste cose, non lo so. Mentre passeggiamo per corso Buenos Aires però mi rendo conto che in fondo non ci sia nulla in me che potrebbe non andare: tutto va tranquillamente, continuiamo a parlare come abbiamo sempre fatto nelle telefonate serali che lui mi faceva dalla Sardegna. Ma la cosa strana era che non mi preoccupavo di nulla, solo di trovare del cibo commestibile. Arriviamo al ristorante e con estrema sorpresa mi accorgo che Filippo è anche un ragazzo di 24 anni di polso, sceglie il tavolo, mi accende la sigaretta, chiede il conto, lo paga. Si tratta di un ragazzo anche straordinariamente sincero: non si spiega perchè sia l'unico ragazzo per cui lui riesce a comportarsi così, io ovviamente non ne voglio parlare, ma la cosa strana è che riusciamo a parlare di tutto. Intorno a mezzanotte ci dirigiamo verso casa ancora incredulo per aver trascorso una serata con un ragazzo lontano da Motel, bassifondi e uscite notturne. 
Eravamo io, Filippo, un sabato sera qualunque che precedeva San Valentino, un ristorante cinese, Milano. Meglio di così non poteva andare. Ci buttiamo sul mio letto infreddoliti, lui mi scalda, mi bacia, ci stringiamo e facciamo sesso nel caldo delle mie coperte, mentre fuori il gelo investiva la città.
Lui protettivo, lui maschio, lui che ha rinunciato ad uscire con una ragazza per venire da me.
Io imbarazzato, io soddisfatto della serata, io senza dubbi, io sereno.
Anche se non era ancora San Valentino, anche se non eravamo innamorati, anche se non ci stavamo promettendo nulla. Io ero l'eccezione per Filippo, lui era l'eccezione per me.

domenica 8 gennaio 2012

Avventura all'Indipendent Style

Si arriva ad un punto della propria carriera universitaria in cui, vuoi per scelta, vuoi perchè il piano di studi lo richiede, che ci si debba dar da fare per cercare uno stage.
Che tradotto in termini da universitario depresso e pessimista significa "manodopera a basso costo", per un Aspirante Carrie Bradshaw come me invece, ottimista e desideroso di esperienza vuol dire "gavetta, gavetta, gavetta" e un gradino in meno a diventare qualcuno professionalmente.
Ancora indeciso sul da farsi, avevo iniziato a mandare il curriculum in giro per il web in risposta a qualunque annuncio cercasse pr, organizzatori d'eventi o giornalisti di qualche rivista sul costume ma, non ricevendo risposte immediate, avevo archiviato il tutto come una sconfitta.
E' successo poi che, durante il mio Seminario di Ufficio Stampa, la professoressa lanciasse un Contest: "Dovete creare la campagna pubblicitaria per il libro di Maya Fox. Vi dividerete in 12 gruppi e il progetto migliore verrà presentato alla Mondadori senza dimenticare che chi si saprà distinguere avrà la possibilità di seguire uno stage nella mia Agenzia di Comunicazione". Non appena aveva finito, ero pronto a prendere il tutto come l'ennesima prova dell'UniCatt per favorire una competitività già fin troppo alta tra i suoi studenti del corso di Comunicazione e a snobbare il tutto, finchè leggendo la quarta di copertina del libro da lei scritto, venni a sapere che la nostra docente che per intere ore avevo simpaticamente sottovalutato era stata nientepopodimeno che direttrice di Cosmopolitan e Io Donna, tra tutti. Bisognava darsi da fare.
Chiamate al rapporto Eugenia, Ilaria e Eleonora tentammo il possibile e, alla fine, il nostro gruppo vinse a sorpresa su tutti gli altri. Avevamo un progetto da presentare alla Mondadori. Oltre che la possibilità di fare uno stage presso al sua agenzia.

Un normale pomeriggio di inizio gennaio mi squilla il telefono. Numero privato. Rispondo. "Parlo con Aspirante Carrie Bradshaw (ndr)?" "Sì" "Ciao, sono del blablabla ho ricevuto il tuo curriculum per lo stage, volevo sapere cosa studiavi e se eri disponibile per seguirlo" "Studio organizzazione di eventi, certo che sono disponibile, mi interessa un sacco lavorare nel settore della comunicazione" "Ah bene, sappi però che è uno stage completamente free e che non verrai pagato" "Non è un problema di soldi per me, più che altro quando inizierebbe?" "Il prima possibile" "Ah, io avrei gli esami a gennaio" "Allora magari potremmo iniziare a febbraio, che ne dici di venire domani mattina a colloquio da me così vediamo se ci piacciamo?". E mi lascia l'indirizzo. Ok, chi diavolo mi ha chiamato? Tento di digitare l'indirizzo su Google, ma nulla sembra fare al caso mio. Guardo nelle mail inviate e mi balzano all'occhio due annunci a cui avevo risposto dei quali uno esigeva una persona che sapesse parlare fluentemente il cinese. Oh mio Dio, l'avevo inviato proprio a quell'agenzia? Niente panico, tanto ho già uno stage assicurato con la mia professoressa nonchè ex direttrice di Cosmopolitan. Si tratta solo di fare un colloquio per sport, così, giusto per fare un pò di esperienza.
Il mattino seguente mi reco con il mio curriculum stampato su carta verso la metropolitana. Indossavo il mio trench nuovo per l'occasione, le mie francesine nere casual e la maglia scollata regalata da Marion per la laurea. Perchè, anche se non conta per niente questo colloquio, in realtà devono capire che io ho stile. Sarò di certo la persona meglio vestita di tutto l'agenzia di comunicazione, e brillerò di luce propria. Seguo le indicazioni ed arrivo in piena periferia, la nebbia mi avvolge danneggando i miei capelli appena laccati. Merda, io torno indietro. Poi ripenso ai 2 euro spesi per stampare il curriculum e alla sveglia alle 9 del mattino: no, mi dico, andrò a quel colloquio anche se sono in ritardo di 10 minuti. In fondo ho già uno stage assicurato, questo è puro sport.
Arrivo all'edificio indicato, guardo la targetta: "Indipendent Style". Merda, mi dico, è lo stage nella redazione di una rivista di moda! E non mi sono preparato nessun discorso! E soprattutto: non indosso i miei capi preferiti! Mi faccio coraggio ed entro in una ex fabbrica completamente bianca ed avvolta dalla musica di Beyoncè alta come non mai. Una discoteca avrebbe saputo far molto meno. L'arredamento Ikea prevedeva anche delle segretarie in tacchi sedute a scrivere al pc, un uomo effemminato in smocking, una modella in pieno casting e la copertina dell'ultimo numero della rivista con in copertina Antonella Elia. Niente paura, mi dico, sono anche in ritardo ma ho comunque il mio trench e la mia maxi bag preferiti. Questo è il posto che fa per me. Inizio a dimenticare lo stage della mia professoressa, il concorso alla Mondadori, le lodi ricevute.. Qui voglio lavorare.
Cerco di sistemarmi alla meglio e vengo ricevuto dalla direttrice al massimo della sua austerità. "Sai vero cos'è l'Indipendent Style?" "Certo che sì" rispondo, fingendomi sicuro di me.
Il colloquio finisce dopo 10 minuti, al termine dei quali sono molto soddisfatto di me. Specialmente quando vedo entrare la candidata successiva: in stivaletti bassi e completamente anonima.
Esco dalla redazione ed iniziano i dubbi: dove andare? La segretaria della mia professoressa mi telefona giusto in tempo per dirmi che ha la documentazione da farmi firmare. Ora sono davvero diviso tra uno stage vinto con tutte le mie forze, ed un'avventura all'Indipendent Style.

lunedì 2 gennaio 2012

Respirare lo scintillio

Se per caso voi, pochi lettori fedeli rimasti, vi state chiedendo se sono finito in qualche bassifondo squartato a pezzi dopo l'ennesima conversione sessuale vi sbagliate. Sono ancora tra voi.
Diciamo però che, con il Natale (tra i peggiori trascorsi), il Capodanno (tra i migliori trascorsi) e le vacanze sono stato ben preso a vivermi la metropoli (e gli etero che ne fanno parte) come non mai.
Mi sono infatti dedicato allo shopping, sebbene in maniera meno maniacale rispetto agli anni scorsi, per via del denaro che anzichè entrare nelle mie tasche continuava ad uscire. E mi sono applicato: perchè diavolo spendere denaro facendo regali che con molta probabilità non verranno mai utilizzati e ricevere doni inutili quando hai un fantastico paio di scarpe che vuoi ma che sai che nessuno arriverà mai a regalarti? Bisogna ottimizzare le proprie disponibilità, ho pensato. Così, per il primo anno, ho pensato di smetterla con la folle corsa al regalo per gli altri e di concentrarmi invece sui regali a me stesso. Fu così che, in ordine sparso, arrivai a casa con: un blazer marrone, un blazer beige, due magliette, una pochette. Ovvero: 5 regali che nessuno mi avrebbe mai fatto. Ci ho decisamente guadagnato.

A proposito di regali, respirare lo scintillio natalizio è stato parecchio semplice: le uscite con la mia compagna Rosa alla ricerca del cappotto perfetto, con Lou*, una cena all'indiano con il mio cugino gaio ed una festa all'UniMi con Chicca, mi hanno consentito di respirare l'atmosfera natalizia che tanto tiene in compagnia durante questo periodo. Le luci, le vetrine luminose, i pacchetti regalo, i caffè con panna di Arnolds... ero nella città giusta al momento giusto.
Mi rendo conto di essere nel posto giusto anche quando Camilla, la nuova ragazza di mio cugino, mi invita ad accompagnarla in via Montenapoleone alla ricerca della borsa giusta da farsi regalare per il compleanno (festeggiato a luglio). Prima di questa gita ci eravamo visti 3 volte: la prima, all'anniversario di matrimonio dei miei nonni, dove l'ho profondamente odiata, una seconda, schiacciato in macchina mentre mi elencava agenzie di moda a cui inoltrare curriculum per lo stage, ed una terza, quando mi ha invitato a prendere parte agli scatti per il suo book in compagnia di uno stylist milanese dal quale ho imparato diversi trucchi. Viste le conoscenze e l'esperienza sul set, è abbastanza chiaro come un'antipatia possa trasformarsi in una simpatia che va incoronata con un giro per negozi giusti.
Passiamo, nell'ordine, a respirare lo scintillio in: Chanel (dove incappo casualmente in una conversazione con Ezio Greggio), MiuMiu (dove incappo casualmente in un paio di francesine divine), Moschino (dove incappo casualmente in una vetrina natalizia sopraffina) e infine Stella Mc Cartney (dove incappo in una borsa tremendamente bella). All in, si direbbe in altre circostanze. Sono nel mio mondo: ed improvvisamente capisco perchè per Carrie spendere metà del suo affitto in scarpe era una cosa normale, tutto ti richiama a gran voce. E cercare di non ascoltare e pressochè impossibile.
Il giorno successivo accompagno mio cugino ad acquistare la borsa che molto implicitamente Camilla aveva scelto. Nella sua lista c'erano per importanza:

1.Moschino
2.Chanel
3.MiuMiu
4.Stella McCartney

Da bravo profeta quale sono porto mio cugino e soprattutto la sua carta di credito da Moschino ma, ahimè, non appena arrivati, l'amara sorpresa: è finita. Decide così di ordinarne una che arriverà non si sa quando e poi, per non rimanere a mani vuote nel momento del saluto con Camilla (che ormai sogna di vedere il suo boyfriend con finalmente il suo terzo regalo di compleanno in mano dopo un viaggio in Usa ed un sito internet dedicatole), mi rivolge la fatidica domanda: quale altra borsa voleva? Decido allora di temporeggiare e di stilare la mia classifica personale. Stella Mc Cartney! Detto fatto. In men che non si dica stringevo tra le mani il pacchetto contenente il regalo per Camilla che, ci attendeva per un aperitivo in Rinascente. Proprio con vista Duomo dunque, Camilla apre a sorpresa il suo pacco regalo, maledicendo il giorno in cui mi ha fatto mettere piede da Stella Mc Cartney almeno fino a quando non ha scoperto che una Moschino era stata ordinata per l'occasione.
Tutto è bene quel che finisce bene.

Brindiamo al Natale a suon di Cosmopolitan senza renderci conto che sono le 20 e che alle 20e30 io e mio cugino abbiamo la cena natalizia tradizionale ad attenderci in provincia. Sfrecciamo fino alla macchina, salutiamo Camilla e salutiamo lo scintillio natalizio milanese.
Ciao scintillio, se l'anno prossimo vivrò ancora a Milano spero di ritrovarti tale e quale come ti ho lasciato quest'anno!

martedì 29 novembre 2011

Il Fattore C

La mia compagna Marialaura, in cerca di una valida alternativa ad una grigia domenica pomeriggio in casa, ha pensato bene di coinvolgermi in uno degli innumerevoli eventi che animano il popolo fashionista milanese.
Poichè a lei piace buttarsi a capofitto in qualsiasi esperienza riguardi la moda, è stata in grado attraverso il sito di Vogue.it di iscriversi con il sottoscritto alla Vogue Experience, una mostra di covers in onore ai 5 anni di direzione de L'Uomo Vogue da parte di Franca Sozzani. Mancare sarebbe stato un delitto.

Aggregatasi anche la mia compagna Natascia, ci rechiamo in ritardo all'appuntamento al Sotheby dove ci accolgono modelli in smocking e cordiali modelle pronte alla fatidica domanda "Siete in lista?". Porgiamo educatamente i nostri inviti, ottenuti dopo secondi di angosce quando, durante una lezione in UniCatt, Marialaura ha scoperto dal suo Iphone che erano disponibili. Superiamo l'ingresso e ci ritroviamo in una sala rotonda alle cui pareti c'era la storia del mensile di moda italiano più elitario del momento (e sul quale poche settimane prima avevo scritto una tesi): L'Uomo Vogue. Analizziamo ciascuna fotografia noncuranti della fotografa che ci immortala diverse volte, scrutiamo gli altri personaggi stilosi che si aggirano per lo spazio finchè l'occhio non mi cade là. Eccola là, in mezzo alla decina di persone spunta lei, Franca Sozzani, vera autorità in fatto di moda nonchè direttrice di Vogue Italia oltre che de L'Uomo Vogue. "Niente panico" mi ripeto, "questa è l'occasione che aspettavamo. Dobbiamo andare a parlare con Franca!". Ci facciamo strada tra le poche persone e aspettiamo educatamente che l'ennesimo fashion blogger si complimenti con lei e le chiede delucidazioni e consigli sul suo futuro da stylist, poi si gira verso di noi. Prego che non si renda conto che il mio chiodo in finta pelle salta fuori dal magazzino di Bershka e che probabilmente per lei sarei out, finchè Marialaura si fa avanti. "Mi rendo conto che in molti oggi gliel'avranno già detto ma noi siamo suoi ammiratori" "Avanti", mi dico io, "Aspirante Carrie Bradshaw, questo è il momento di dirle che tu hai scritto una tesi di antropologia su Vogue, coraggio, è la tua chance di fare bella figura, se vuoi diventare effettivamente Carrie Bradshaw". Decido allora di farmi coraggio e di prendere parte alla conversazione "Ci chiedavamo, visto che vogliamo diventare giornalisti del settore, se avesse qualche consiglio da darci al riguardo" dico timidamente, anche se dentro di me potrei morire. Inizia una lunga tiritera al termine della quale io e la mia compagna usciamo sconfitti: Vogue offre un sacco di modi per poter scrivere e collaborare con la rivista, si tratta solo di darsi da fare e tentare; perchè noi due non ne eravamo a conoscenza? Anzi, IO non ne ero a conoscenza, visto che Marialaura sembra essere già a conoscenza di alcune iniziative. Che amarezza, nemmeno riesco a seguire ciò che mi piace, devo darmi una regolata. Non può però finire così e decido di parlare con una giornalista che si aggira per la stanza in cerca di consigli. Dopo venti lunghi minuti Marialaura riesce a strappare il numero di telefono di un giornalista, io solo l'informazione che a gennaio aprirà un bando per stagisti in redazione al quale ogni anno centinaia e centinaia di Aspiranti Carrie Bradshaw tentano di prendere parte. Voglio morire. "Serve il fattore C" dice la giornalista "quello serve sempre ovviamente".
Fortunatamente mi squilla il telefono. Un tizio ventenne è sotto casa mia e vuole fare sesso. "Sono a 5 minuti a piedi da casa", mi dico, "prendo il book con le cover autografato dalla Sozzani, saluto tutte e scappo". Fanculo il fattore C, ora è il momento del fattore Sex. Usciamo così dalla mostra seguiti dal mio morale a pezzi e da un Fattore C che tarda a farsi vivo. Sarei mai riuscito a diventare un buon giornalista? Oppure sarei diventato uno dei tanti che si sarebbero scontrati con l'insuccesso perchè incapaci a trovare il loro Fattore C? Non è il momento di rispondere alle domande, un tipo di vent'anni mi aspetta. Saluto velocemente Natascia e Marialaura e sfreccio sotto casa mia; il ragazzino compare in tutta la sua eterosessualità: rasato, in scarpe da ginnastica griffate, sigaretta in bocca. Salgo in macchina e facciamo sesso. E' la mia prima volta con qualcuno più piccolo di me, ma in fondo dopo aver visto Franca Sozzani tutto è possibile, mi dico.
Alla fine però ecco la sorpresa: "Ti va di fumare una canna con me?" "Oddio dico, io non ho erba" Tranquillo, faccio io, io ne fumo almeno 5 al giorno" e tira fuori il suo pacchetto di erba. Eccolo lì,il fattore C, questa volta con C come canna. Mi sentivo come se stessi al liceo: sesso in macchina e canna post sesso. Divino.
Mi lascia sotto casa e faccio giusto in tempo a notare che dedicandomi a lui sono stato costretto a saltare il mio aperitivo con Rosa. Questo è Milano.
Alla fine della giornata, rientrando in casa, mi rendo conto che avrei avuto percorrere ancora molta strada. Di certo c'era solo una cosa: avevo bisogno del mio fattore C.

domenica 23 ottobre 2011

Al Gattopardo

Programma della settimana:
Lunedì: cena con Carlotta
Martedì: aperitivo con la classe
Mercoledì: serata ai Magazzini Generali con Rosa
Giovedì: Gattopardo con Ilaria
Venerdì: aperitivo in Colonne con Carlotta

D'accordo. Non è quello che volevo? Una vita impegnata, a Milano, studente in UniCatt e in fase di laurea in UniBi? Sì, in fondo dovrei essere felice. Chi se ne importa se hai una tesi che devi consegnare entro la fine della settimana e non hai ancora ricevuto le correzioni dalla tua relatrice. Il giorno è sempre occupato per via delle lezioni? Niente panico, mi ripeto, qualche momento per scrivere la tesi lo troverò.

Arrivato a giovedì sera, mi ritrovo con Ilaria, la mia compagna di classe napoletana, avvolto nel mio trench e diretto verso il Gattopardo, una chiesa sconsacrata dove a detta di Ilaria c'era tanta bella gente e baristi generosi in quanto a drink. Potevo forse evitare di andarci? No. Voglio dire: si tratta di una chiesa sconsacrata, si tratta di un'amica single da poco e bisognosa di svago. Ma si tratta anche di bere gratis! Mancare sarebbe un vero peccato, paragonabile a quello di Eva che ha addentato la mela offertale dal serpente.
Superiamo la coda che si è formata fuori dalla chiesa ed entriamo nel bello della serata. Si tratta di una clientela in camicia e giacca, imprenditori più o meno giovani che si scatenano sull'altare di un luogo ormai non più sacro per fortuna.
La fortuna di essere in un locale dove la gente giovane scarseggia ti consente di poter spiccare sulla concorrenza e, come se questo non fosse sufficiente per il tuo ego, per ricevere drink gratis dai baristi assetati di gioventù. Al terzo Margarita alla mela (da notare, ne ho pagato solo uno) io ed Ilaria stiamo mettendo in scena il nostro spettacolo blasfemo danzando come due ubriachi. La musica era avvolgente. Assieme avremmo sicuramente conquistato qualche vecchio nei paraggi e saremmo diventate due persone ricche. Una mano mi picchia sulla spalla. Mi giro. Luca, il figo del corso. Che cazzo di fa qui?
"Avevate parlato tanto del posto che non ho potuto farci un salto" ci dice mentre fumo la mia sigaretta. Ubriaco come sono mi ritrovo nella fase in cui qualsiasi tuo gesto può sembrare eloquente e gridargli palesemente "Voglio convertirti" quindi decido di alzare i tacchi e di andare con Ilaria a bere l'ennesimo drink. Veniamo abbordati da due quarantenni che con Iphone in mano ci mostrano la loro barca a vela ormeggiata a Porto Rotondo quando Ilaria vede il proprietario del Gattopardo e si precipita a salutarlo. D'accordo, questa è una conoscenza perfetta per iniziare a farsi un nome. Devo giocare bene le mie carte. 
Vengo presentato e ci viene subito chiesto "Cosa volete da bere?". Oh mio Dio, ero finito nella rosa del potere e non lo sapevo! Mi affretto ad ordinare un Gin Lemon e subito mi avvicino a parlare con un truccatore a suo dire molto famoso. Ovviamente da ubriachi non si è mai pienamente coscienti di quello che si dice nè tantomeno di quello che si sente, ma quando vedi la tua amica Ilaria che si bacia il barista che per tutta settimana aveva detto di schifare, allora capisci che lei non ce la fa più.
Abbandono la conversazione sotto gli occhi divertiti dei vecchi ricconi, compiaciuti di aver ridotto alla confusione l'ennesima ragazza carina dallo stomaco vuoto e mi dirigo verso di lei ondeggiando. E' ufficiale, siamo ufficialmente ubriachi. Il barista ci accompagna a casa di Ilaria. Nemmeno il tempo di sognare il suo letto che mi rendo conto che forse me ne devo tornare a casa a piedi, visto il loro feeling alcolico.
Li lascio alla porta di casa intenti nel loro ennesimo bacio e mi dirigo verso casa. Barcollo e mi sento male, non capisco dove sono. D'accordo, niente panico, mi ripeto, sono ubriaco in una via di Milano che non conosco, so di essere vicino al Cimitero Monumentale, sicuramente Corso Buenos Aires non sarà lontano da qui. Percorro qualche via e finisco in mezzo ai trans che battono sul marciapiede. Ok, ora mi vedo davvero male.
Mi avvicino per chiedere indicazioni: "Scusate ragazze" urlo mentre attraverso la strada saltellando solo come Carrie Bradshaw sui tacchi farebbe "Mi sapreste dire dov'è il centro?". Le tre transessuali sul marciapiede si voltano lanciandomi uno sguardo di stupore finchè una di loro, la più giovane, mi suggerisce di seguire Corso Sempione. Bene, sono in Corso Sempione. Guardiamo il lato positivo, mi dico, almeno so dove sono. Faccio ancora qualche passo quando una macchina mi si affianca ed un uomo riccio sulla trentina, dopo aver abbassato il finestrino, mi offre un passaggio. Ok, posso scegliere: o continuo a barcollare senza meta con la mia maxi borsa di Zara, o accetto il passaggio da questo uomo così altruista. La seconda non sembra male, in fondo fa freddo, ed io non ho propio intenzione di ammalarmi alla mia terza settimana di lezione.
L'uomo altruista si rivela essere il proprietario di una profumeria della zona e dopo aver superato la Stazione Centrale mi ficca la lingua in bocca. Non è esattamente il mio tipo, penso, ma è stato così gentile ad offrirmi il passaggio, che un pò di gioco di mano posso anche concederglielo. Alla bellezza delle 6 e 30 del mattino, alla terza sega, io ero nauseato del suo arnese. Basta, volevo andare a casa.
Ci dirigiamo verso il centro quando lui vuole fare colazione. "Scendi pure tu, io ti aspetto in macchina" gli dico. Ops, sono solo sulla sua macchina in compagnia di tante borse piene di profumi; se gliene mancasse uno non se ne accorgerebbe. In fondo, io gli ho fatto ben 2 seghe, me lo merito. Per non parlare del fatto che gli ho tenuto compagnia. Oh sì, questo boccettino di Ralph Lauren è un regalo giusto. E così dicendo me lo ficco nella mia maxi borsa di Zara.
Il tempo che lui sale in macchina e mi confida di essere fratello di un nonsoquale giocatore della Juventus. Oh mio Dio, troppa gente importante per una sola sera. Mi faccio lasciare alla prima fermata di metropolitana che troviamo e lo saluto sperando che non si renda conto della mia piccola perquisizione nel baule posteriore. Arrivo a casa alle 7 del mattino e mi butto nel letto dopo aver fatto tappa dal fornaio per prendere una brioches fresca.
Sì, devo proprio ammetterlo: io amo Milano.

mercoledì 14 settembre 2011

Yes, weekend (?)

Anche per Aspirante Carrie Bradshaw è arrivato il primo weekend a Milano. Se vi aspettavate party esclusivi, fiumi di champagne e star sistem allora vi sbagliavate di grosso perchè, il primo fine settimana nella metropoli si è rivelato un emerito disastro.
Venerdi sera. Xander, Vanish e le amiche lesbiche mi invitano alla serata lesbica delle Saini. Partono per mezzanotte e, siccome ho casa libera, decido di approfittare dell'occasione per invitare un bel ragazzo che da tempo voleva passare a farmi visita. Ho però i minuti contati e, siccome lo tengo per le palle, decido di fargli concludere il tutto ad un'ora che mi consentisse di prepararmi al meglio per il mio debutto in suolo metropolitano. A mezzanotte esco di casa, Xander e Vanish non sono ancora partiti, ma io decido di provare comunque l'ebbrezza di un viaggio in discoteca con i mezzi pubblici così, senza nemmeno consultare gli orari. Va così a finire che mi ritrovo in Piazzale Susa senza un distributore di sigarette disponibile, una linea 38 che terminava le corse a mezzanotte e mezza, poca gente in giro, la periferia deserta. Attendo circa un'ora, sperando che i miei amici non siano così maledettamente in ritardo, poi mi rendo conto che ormai sono talmente sudato e stanco che è decisamente meglio rimanere a casa.
Poco importa, mi dico, mi rifarò.
Domenica sera non posso mancare al classico Borgo dove una cara vecchia conoscenza, ormai fidanzata, si sarebbe fatta viva. Un motivo in più per non assentarsi. Tento di nuovo la sorte con i mezzi pubblici ben consapevole che sì, Carrie Bradshaw non si sarebbe mai presentata ad un evento in tal modo ma che agli inizi anche lei non si poteva permettere un taxi. Nonostante un piccolo problema sulla linea rossa approdo in piena periferia (Porto di Mare) e mi accingo a raggiungere la discoteca. Arrivato là mi rendo però conto di una cosa: è sufficiente lavorare la domenica per un intero anno e sei automaticamente fuori dai giri. Facce nuove, gente nuova, concorrenza nuova... il mondo gaio sembra in fibrillazione ed io non ne faccio più parte. Facendomi strada tra la gente incappo però in vecchie amicizie con cui passare la mia serata non troppo esaltante, nonostante mi fossi bevuto a stomaco vuoto mezza bottiglia di Martini prima di uscire di casa. Poi, una volta tirata chiusura (3.00), l'amara sorpresa: "Merda, ed ora come torno a casa?". Metropolitane che chiudono a mezzanotte, taxi troppo cari per le mie carte di credito, io che non ho più le palle di chiedere un passaggio a sconosciuti. "Gambe in spalla, Aspirante Carrie Bradshaw, ti tocca tornare a piedi". Attraverso Piazzale Corvetto con il timore che qualcuno mi sbuchi alle spalle reclamando le francesine nuove che indossavo o, peggio ancora, la mia pochette contenente i pochi spicci per il cibo della settimana; arrivo a Porta Vittoria con i piedi doloranti per via delle mie scarpe nuove e inizio a maledire la città e la mia sfacciataggine perduta. Poi, alle 4.00, vedo all'orizzonte un pullman e scopro che va esattamente verso casa mia. Alle 4 e 30 rientro sudato, con vesciche ai piedi e maledettamente sano.
D'accordo, un weekend come questo nemmeno nella Bella Provincia sarebbe stato possibile, ma, pensandoci bene, iniziare direttamente dall'alto sarebbe stato troppo noioso. Questo sarà ricordato come il fine settimana più basso avvenuto in città, il primo, quello che si toppa perchè bisogna ingranare ancora un pò. Di certo c'è una cosa infatti: peggio di così in futuro mai potrà andare.

giovedì 8 settembre 2011

Entrare nel mood

Ad esattamente una settimana dal mio arrivo a Milano, rendersi conto di averci messo troppo entusiasmo nell'immaginarsi la propria vita milanese non è sempre cosa facile. L'idea di una vita a base di cocktail, buone conoscenze, shopping e party sembrava infatti  ancora lontana, per chi si è appena immerso nel flusso di traffico, gente e negozi ed ha un giro gaio ancora da riprendere.
Come entrare nel pieno mood milanese? Questa era la domanda che continuavo a pormi, perchè, anche se hai una tesi da scrivere e quindi dovresti uscire di casa il meno possibile, sei comunque nella metropoli e farsi un nome è la priorità più assoluta. Provai sin dalla prima sera e per qualcuno dei pomeriggi successivi a darmi agli etero curiosi. Con una camera nelle immediate vicinanze di Corso Buenos Aires non invitare nuova gente passionale sembrava un reato, tuttavia, di fronte all'ennesimo rischio di essere scoperto dalla compagna di stanza (che sa benissimo della mia vita sessuale nomade ma non che invito espressamente individui nella stessa camera) mi resi conto che no, farsi fottere in meno di 20 minuti non era la soluzione per essere milanesi cool, ma solo perditempo.
Martedì pomeriggio mi vidi con il mio saggio cugino milanese, ormai esperto di tutte le zone più gaie della città, per un momento di spesa all'Esselunga di Porta Venezia dove Martina Colombari, in shorts e sneackers, in compagnia del suo filippino tuttofare, ci teneva compagnia tra una spesa e l'altra. "Si tratta di un supermercato molto frequentato" mi dice il cugino "è come il Borgo, non sto scherzando. Ho anche litigato con Malgioglio per una caciotta una volta". Bene, quello era sicuramente il posto dove riassortire la dispensa, utilizzare l'innovativa tecnica del lettore prezzi portatile poi mi rendeva all'avanguardia, ma ancora mancava qualcosa che mi rendesse effettivamente tale.
Arrivò poi la volta delle commissioni in giro per la città, una corsa a Piazza V Giornate (ormai sempre più simile a Times Square in versione medioevo) facendo lo slalom tra un taxi e l'altro con la tua nuova borsa in pelle di bufalo dovrebbe farti sentire parte di lei, la tua nuova anima gemella. Ma niente, nemmeno di fronte alle innumerevoli francesine esposte nei piccoli negozietti glamour di via Piave non mi è servito ad entrare nel mood.
Per non parlare della coinquilina che, ho scoperto, è proprietaria di una discoteca gay pugliese, sta progettando qualche serata gaia in zona e conosce molti più locali gai di te oltre che i nomi delle drag queen più richieste del momento. E quando ti rendi conto che lei conosce anche il chiosco gay di Porta Venezia quando io non sapevo nemmeno esistesse se non dopo che il cugino mi ha lanciato un invito a raggiungerlo per un drink, allora realizzi che in fondo tu di quella città e soprattutto di quello che accade nella comunità omosessuale non sai proprio nulla. Ma che puoi sempre rifarti.
Se, infine, il ragazzo montanaro che hai lasciato in provincia inizia a chiamarti "amore" proprio quando programmi il tuo non ritorno a casa per qualche weekend, allora capisci il motivo del tuo momentaneo spaesamento. Ma, in seguito a qualche titubanza o crisi che ti porterebbe a lasciare subito il tuo appartamento per tornare nella Bella Provincia, capisci che questo è il tuo sogno e che non esistono relazione o lacrime che possono rischiare di compromettertelo. D'altronde sono almeno stato ammesso nel corso di organizzazione di eventi in UniCatt, un buon passo per entrare nel vero mood dello studente milanese dalla vita mondana e paiettata.