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martedì 30 agosto 2011

Out of the Rabbit Hole

Esattamente un anno fa, Aspirante Carrie Bradshaw iniziava la sua avventura da commesso sovrappagato nel Maxi Discount di Scarpe e, nell'atto di firmare il suo primo contratto di lavoro mensile, non si rendeva conto che in realtà stava firmando per il suo cambiamento.
La prospettiva di guadagnare 750 euro al mese per un lavoro di due soli giorni alla settimana, da poter spendere negli innocui desideri da fanatico degli acquisti era sicuramente quello che più di tutti lo aveva spinto a mettersi in gioco lavorativamente. Non potevo però sapere che 12 mesi lì dentro mi avrebbero cambiato non poco. L'amicizia con Sam, irrimediabilmente naufragata dopo un periodo di incomprensioni e silenzi, l'incontro salvifico con Marion e Alby, i nuovi colleghi da conoscere...
Domenica pomeriggio, al termine del mio ultimo giorno là dentro, avevo il viso completamente segnato dalle lacrime che, per tutta la settimana, avevano reso memorabili gli ultimi giorni nella provincia e non solo. Niente più vetrine, niente più clienti maleducati, basta scarpe spaiate da riappaiare, fine degli sguardi di disprezzo per la mia componente gaia e, purtroppo, niente più incontri di pettegolezzi la domenica mattina con le mie colleghe sui sabati notte a base di alcool e sesso. Perchè se c'è qualcuno che in questi mesi mi ha dato una prospettiva nuova da cui vedere le cose ed affrontare quello che mi era capitato, come ho più volte detto qui, è soprattutto per merito di Marion. Agire in prima persona per ottenere quello che si vuole senza vivere illusoriamente nei sogni (vedi: andrare a Milano), sentire quello che si è per distinguersi da una massa che finge di essere quello che in realtà non è (leggi: vestiti e comportati come sei), approcciarsi alle relazioni in maniera nuova (leggi: vivere serenamente il mio rapporto con Marco il montanaro), essere curiosi per la vita e crearsela anzichè prendere mediocramente quello che arriva (leggi: fatti da te, non secondo quello che il mercato impone). Paradossalmente, credo di aver ricevuto molti più insegnamenti su come vivere la propria omosessualità da Marion e Alby, rispetto a quelli che io ho dato a loro. Alby, con le sue attenzioni da mamma, così interessata a quello che mi capitava nelle mie innumerevoli avventure con gli uomini, si è sempre rivelata un angelo custode accorta in tutto. Non potevo fare a meno di chiedermi: era così necessario andarsene?
Passai il weekend alienato a me stesso. Per la prima volta non capivo cosa stavo facendo; sarei stato in grado di riuscire a fare tutto quello che mi sarebbe capitato senza di loro, pronte a coprirmi le spalle e dai consigli saggi?
Sabato pomeriggio iniziai il trasloco nella casa nuova in compagnia dei miei genitori ed un attacco di panico mi colpì. Mi resi conto di avere in realtà una grandissima paura e improvvisamente mi chiesi cosa stavo facendo: non sapevo ancora in quale università sarei andato ad ottobre, se avrei fatto in tempo a laurearmi, come avrei concluso la tesi, come sarebbero state le mie coinquiline, chi avrei conosciuto..
Poi, dopo un pomeriggio di addii e pianti, domenica sera venne organizzata una cena di arrivederci a casa di Alby con qualche collega intimo e Marion, con cui mi intrattenni fino alle 5e30 del mattino. "Sii sempre te stesso e fai quello che ti fa stare bene" mi disse Marion, "non seguire schemi e vedrai che coinquisterai tutti come è successo negli ultimi mesi al lavoro".
Sapevo benissimo che ci saremmo rivisti e che non si trattava di un addio, ma sicuramente qualcosa sarebbe cambiato. Ma, novità, sentire quelle sue parole mi facero capire che ero ufficialmente pronto per il grande cambiamento. Ero uscito dalla Tana del Coniglio, facendomi forza dell'affetto che due semplici colleghe mi avevano trasmesso oltre che dell'appoggio di Lou*, Clementia e Xander. Stava iniziando una nuova fase che certamente mi avrebbe portato sacrificio, pianti e problemi, ma che mi avrebbe altresì reso una persona diversa. Migliore, peggiore.. chi poteva saperlo.
"Buona vita" mi disse Alby al momento del saluto. Stavo andando a vivere la vita che avevo sempre sognato. E fuori dalla Tana del Coniglio, niente sarebbe più stato come prima.

lunedì 9 maggio 2011

The winner is



Si dice che la vita sia fatta di sfide: un esame da superare, un colloquio da affrontare, un primo appuntamento a cui prendere parte. E se il tipo in questione, oltre a piacerti, è intelligente ed apparentemente affidabile, la sfida si fa ancora più ardua.
Ci si aggiunge poi l'amica apprensiva con cui ti puoi sfogare nei momenti di insicurezza, quella che sempre c'è stata, ti conosce, fa il tifo per te e ti da fiducia, l'amica che invece non fa altro che evidenziare, come se non bastasse, i tuoi difetti, il tuo non essere capace di vivere serenamente qualsiasi tipo di relazione con una persona che ti attrae e che poi, puntualmente critica qualsiasi tua parola al riguardo. "Non sei adatto", "non va bene", "sei troppo pesante", sono le parole che ti tocca sentir dire, ma tu, nel pieno della tua sfida con te stesso, in un settore che da tempo è rimasto inesplorato, non vuoi ascoltarle queste chiacchiere. Sai quello che fai. O per lo meno, credi.
Ci sono poi le tue colleghe, che come delle perfette aiutanti in ogni fiaba a lieto fine che si rispetti, aiutano e infondono il coraggio al protagonista, credono in lui, tifano per la buona riuscita della sua impresa e gli procurano persino gli strumenti (l'abito) per la grande resa dei conti. Il tutto per tutto. Oltre ad insegnarti, ovviamente, che il lieto fine, in fondo, esiste per tutti.
Ci sono poi gli altri, il resto del mondo, a cui vuoi nascondere tutto, perchè, almeno per questa volta, vuoi salvaguardare quello che sta succedendo, ma soprattutto te stesso.

Al momento cruciale della sfida dovresti essere carico, farti valere, combattere, impegnarti per ottenere quello che vuoi. Ma poi, quando ti guardi poco prima di entrare in campo e provi ad infonderti forza, improvvisamente ti accorgi di non essere adeguato. Di non volere più rivivere certe ansie, di non volerti più rimettere in gioco. Perchè di concorrenti attraenti e migliori di te c'è pieno il mondo, in fondo. La paura prende il sopravvento. Perchè sai, che non è vero quello che si dice, il lieto fine non vale poi per tutti. Specialmente se sei un ragazzo qualunque dalla un pò troppo spiccata componente gaia. Ed allora ti lasci sopraffare. Addio, goodbye, adieu. Non importa come, l'importante è uscire da questa faccenda il prima possibile. A qualunque costo. In qualunque modo. Perchè poi, tieni di più a te stesso ed alla tua serenità, che ad un'eventuale vittoria.
Ci sono persone che sono abituate a questo genere di sfide e sanno affrontarle a testa alta, con i piedi per terra, in modo critico. Io purtroppo vivo ancora nella mia campana di vetro ed ormai per uscirne è troppo tardi. E allora in queste sfide non c'è più nessun vincitore, ma solo qualcuno che, per qualche istante, ha pensato illusoriamente di poterlo diventare.

mercoledì 27 aprile 2011

Aggiornamenti recenti

Tante sono le cose che possono succedere quando per un'intera settimana non si aggiorna il proprio blog.
In ordine sparso, è successo che:
- dovessi frequentare le lezioni in UniBi;
- dovessi fare schemi su dei libri di minimo 230 pagine cad;
- dovessi lavorare (eccetto a Pasqua)
- dovessi festeggiare Pasqua in compagnia di parenti&co;
- dovessi farmi forza e coraggio per i 22 anni compiuti lunedì (ormai sto raggiungendo Carrie);
- dovessi godermi una festa a sorpresa organizzata da Xander, Vanish, Sam e Chicca in pizzeria con tanto di camicia Hollister in regalo;
- dovessi godermi la mia prima domenica al Borgo nel 2011;
- dovessi cambiare taglio di capelli ed imparare a destreggiarmi con la nuova acconciatura; secondo la regola: new haircut, new life (a Milano);
- dovessi annunciare ai miei Amati Genitori che a settembre mi trasferirò nella metropoli (per inciso: sono d'accordo);
- dovessi programmare il mio prossimo mese d'esami;
- dovessi aggiornare Lou* su quanto mi stava accadendo (venerdì);
- dovessi tornare a fare visita alla comunità lesbica della Bella Provincia (sabato) tanto per vedere se ancora si divertivano a fingersi maschi (è ancora così);
- dovessi venire a sapere che la mia collega Giò è in dolce attesa;

Questi sono gli impegni (o per lo meno, quelli che mi ricordo) che mi hanno impedito di aggiornare il mio Blog ormai allo sbando. Oggi ho realizzato che entro fine mese dovrò fare:
- un'etnografia su come i reality show influenzano il pubblico;
- schemi sui libri di antropologia dei media;
- leggere e studiare Primo Levi, George Orwell ed uno stupido manuale sulla narrativa per il parziale di Letteratura Italiana;
- inventarmi l'argomento per una tesina di Sociologia Della Comunicazione (che mai ho frequentato e che, per pura pietà, sono stato autorizzato a fare, sebbene non fossi frequentante);
Mi si prospetta un mese di fuoco, se qualcuno vuole fare cambio non opporrò resistenza.

sabato 2 aprile 2011

Il potere di un libro

Ci sono libri che quando li leggi ti cambiano il modo di vedere le cose. E lo stesso vale per gli amici.

Il senso di spaesamento dovuto a "dove andrò/cosa farò/chi diventerò" mi stava affliggendo ed ognuno dei miei amici cercava di aiutarmi come più poteva: Lou* riportandomi esempi di altri suoi amici gai ormai lanciati in ambienti professionali di tutto rispetto, Clementia continuava, ogni giorno trascorso a lezione in UniBi, a ripetere di avere fiducia in me, che l'avere una certa media ed essere in pari con gli esami nascondeva di certo qualcosa di buono e che avrebbe saputo portarmi lontano, e poi c'era Marion, che martellavo con gli ormai abituali sfoghi della domenica mattina al lavoro. Infine c'è il libro che mi è stato consigliato e prestato. L'ho terminato circa una settimana fa, ma di certo ha cambiato il modo di farmi vedere le cose. 

Se c'è una morale da trovare in questa mia storia pacchiana, è di credere in se stessi e, soprattutto, nei propri sogni. E' folle pensare che c'era una volta un ragazzino quindicenne che fuggì a New York a vivere la propria esistenza come donna. Alcuni l'avrebbero ritenuto impossibile, altri mi avrebbero condannato a bruciare all'inferno, ma comunque l'ho fatto e sono stata esaudita. Tesoro, dopo una simile prodezza non c'è nulla che io non possa fare! Per come la vedo io, i sogni di oggi sono la realtà di domani. E naturalmente io sogno sempre in Technicolor!                                      

Vi amo follemente,
Holly Woodlawn 
(tratto da "Coi tacchi alti nei bassifondi", Holly Woodlawn, ed. I tascabili BCDE)

Come tutti i finali che si rispettino, ti fa riflettere. E ti lascia anche qualcosa.
Ti fa capire che essere diversi non è un difetto ma un pregio, che a volte vivere significa rischiare e prescinde dall'approvazione altrui, che ognuno ha il diritto di essere ciò che è senza doversi crocifiggere per questo. Io ero un ragazzo (a volte confuso per ragazza, ahimè) dalla spiccata componente gaia, che rivaluta le persone (nel bene e nel male) incondizionatamente, che sa offrire contenuti nelle conversazioni e che, nonostante ad alcuni possa sembrare frivolo o stupido, dalla vita sa cosa vuole. Holly Woodlawn mi ha insegnato questo, ha di certo cambiato il modo di farmi vedere le cose.  
 

venerdì 25 marzo 2011

Soffocamento

D'accordo.
Sono le 5e24 del mattino, sono reduce da una serata all'Art con Sam e l'Adorata Cugina, e gli effetti dell'alcool ormai sembrano abbastanza assopiti. Perchè perdere tempo a scrivere anzichè buttarsi nel letto caldo ed accogliente? Semplice, perchè devo parlare. O meglio, scrivere.
Tanto per cambiare stasera ho rivisto lui, il Carabiniere, e questa volta in compagnia di Natasha. Mi sono ritrovato così lì, vicino al loro tavolo, vedendoli intenti a scambiarsi effusioni apparentemente sincere a pochi metri dall'appartamento in cui noi, più di un anno fa, ci scambiavamo più di qualche semplice effusione. Indossavo il mio trench nuovo di zecca, le mie francesine preferite, eppure l'agitazione era ancora come quella della prima volta. Avrei dovuto superare il tutto brillantemente, lo so, ormai l'anno e i mesi che sono passati dovrebbero avermi insegnato qualcosa. E invece sembrava di no. Per tutto questo tempo ho cercato di cancellare quello che c'era stato, i posti frequentati, i ricordi che riaffioravano, e stasera, percorrendo quelle strade in cui noi uscivamo e camminavamo, capì che potevo fare solo una cosa: convivere con quei ricordi.
Dovevo accettare che Natasha poteva essere più bella, intelligente, carismatica di me. D'altro canto potevo anche fuggire. Fuggire da fantasmi del passato, fuggire dalle insicurezze che mi stavano soffocando, fuggire dall'asfissiante provincia che tutto crea e tutto influenza, dagli sguardi della gente. Gusti di stile inclusi.
Desidero guardare avanti, desidero cambiare aria, desidero non dover più nascondermi quando vedo lui, desiderio poter uscire di casa vestito come realmente voglio, desidero realizzare quanto voglio ottenere, essere apprezzato, non dover vivere procrastinando, non far dipendere il mio umore dallo sguardo delle persone.
Natasha e il Carabiniere potevano fare quello che volevano, e così tutti gli altri gay/bisessuali attivi maschili non troppo carini sotto i 28 anni residenti nella Bella Provincia, io avevo bisogno di respirare. Volevo andare a Milano.


Probabilmente, come dice la canzone, i better days arriveranno anche per me Come Holly Woodlawn mi ha insegnato, serve avere la forza di inseguire quello in cui si crede; è ora di darsi da fare.



venerdì 18 marzo 2011

Come un programma televisivo ti influenza la giornata

Da quando Real Time è entrata in casa mia, gli equilibri sono cambiati.
Ho imparato a costruire nuovi oggetti con materiali di recupero assieme a Paint Your Life, mi sono appassionato alle gare in cucina tra completi estranei in Fuori Menù, ho appreso le regole fondamentali per fare bella figura con ospiti a cena grazie a Cortesie per gli Ospiti e sono stato portato a rivalutare l'importanza del mediatore immobiliare grazie a Paola Marella, la conduttrice glamour di Cerco/Vendo casa disperatamente.

Ma il programma che più di tutti ha lasciato il segno nel mio quotidiano è, strano ma vero, nientepopodimenoche: Ma come ti vesti? Trama: un caso umano senza il minimo gusto nel vestire, viene preso per mano da Carla Gozzi ed Enzo Miccio e lentamente apprende l'ABC dell'abbigliamento. Occasioni d'uso, bei capi, chicche su cosa indossare e cosa non. Inutile dire che il risultato è sempre strabiliante.
E' bastata la prima puntata. Da quel lontano giorno, ogni volta che mi trovo di fronte all'armadio indeciso sul da scegliere, la mia coscienza vede comparire di fronte a me le facce severe di Enzo e Carla che aspettano di pronunciare la fatidica frase: "Ma come ti vesti?!".
Grazie a loro ho imparato che: le camicie nel guardaroba non devono mai mancare (una ragione per acquistarne tante altre in più), occorre lasciare spazio al colore (una ragione per acquistare qualche cardigan più colorato), uscire di casa senza alcun accessorio non solo è out, ma è anche penalmente perseguibile (più pashmine per me).
Insomma, come se già non facessi già sufficientemente caso a quello che indossavo per recarmi in UniBi, da qualche mese prepararmi per andare a lezione è diventato un lavoro certosino. D'altronde il programma si svolge a Milano, non sia mai che possa venir prelevato per qualche ritocco. Non sembra esserci il rischio, ma è sempre meglio esserne sicuri.



giovedì 10 marzo 2011

Fuga dalla mediocrità

Mentre anche il secondo semestre del terzo anno accademico era iniziato, io continuavo a dividermi tra lezioni da frequentare e lavoro.
E fu proprio al lavoro che Marion, la mia collega piena di risorse, diede una svolta al mio Limbo fatto di interrogativi sul mio futuro immediato, su cosa avrei fatto, su dove sarei andato, sulla fine che avrei fatto. Al termine della nostra ennesima conversazione in piena domenica mattina, tra scaffali di scarpe scontate al 50%, il nostro ciarlare di uomini, professioni ed ambizioni diede il suo frutto. Capì infatti una cosa: non volevo diventare una persona mediocre.
Per persona mediocre, ovviamente, si intende qualsiasi essere umano completamente superficiale, che vive trascinato dagli eventi e li subisce. Riceve passivamente valori assolutamente anonimi ed astratti come "famiglia", "lavoro", "amore" e cerca di farne un fine, uno scopo che prima si raggiunge e meglio è. Si tratta di un soggetto completamente acritico, che vive la quotidianità senza una vera e propria aspirazione spontanea ad autorealizzarsi, ma che si accontenta di quello che possiede. Una vittima della mentalità di provincia, dunque. Ma che si rivela, a quanto stavo vedendo, completamente vincente visto il numero di ragazzi provinciali e superficiali che erano fidanzati, avevano un lavoro e sembravano felici nonostante la loro completa ignoranza.
La cosa che per le settimane successive mi rimase nella mente e continuò ad ossessionarmi per tutto il mese degli esami, che mi spinse ad andare avanti e ad affrontare tutto lo stress che stavo accumulando era una sola: non voglio diventare mediocre.

Mi resi conto di essere a pieno rischio mediocrità quando, pensando al motivo che mi aveva spinto a frequentare l'UniBi, studiare cinese ed accontentarmi di un paio di corsi sui Media, non trovai una risposta soddisfacente. Era una sera d'estate di due anni fa, ero reduce da un esame di maturità parecchio deludente, volevo dimenticare un ragazzo, mi trovavo in crisi con i miei due migliori amici ed ero deciso a cercare un corso in Comunicazione a Milano senza dovermi necessariamente sottoporre ad un test d'ingresso a numero chiuso. Così, alle due di notte, senza nemmeno poi sapere a cosa sarei andato incontro, compilai la mia prenotazione e mi iscrissi in UniBi. Completamente a caso.
Eccola lì, la prova che cercavo: anche io ero a rischio mediocrità. Avevo compiuto una scelta così, passivamente, prendendo la prima cosa che mi era capitata. Ed ora, improvvisamente risvegliatomi da un sonno in cui ero ricaduto, trovandomi a visitare i siti internet di facoltà come lo IED, lo IULM o Università prestigiose, vidi diversi corsi su Media, Fashion PR, organizzazione d'eventi ed addetto stampa e capì di essermi perso tutto questo.
Avevo trascorso 3 anni preparando una lingua orientale completamente privo di interesse per questo corso, ed oggi maledicevo tutto il passato e la scelta che avevo compiuto di fronte ai siti delle lauree Magistrali in comunicazione a Milano, che richiedevano precisi studi già affrontati, conoscenze già acquisite su televisione e cinema che io non avevo, e test di ingresso in cui, se ti andava bene, il numero di posti massimo a disposizione era 50. Controindicazione della superficialità di due anni fa.
E' tutto un eterno ritorno. E qui al varco mi aspettava una nuova scelta che avrebbe testato la mia "nuova" mediocrità, questa volta con nuovi test d'ingresso ancora più difficili e tante nuove cose in palio. Per esempio, il mio futuro. 
Non sapevo se sarei arrivato dove volevo, ma almeno per il momento sapevo di non voler essere un qualunque provinciale mediocre. Era già un buon inizio.

sabato 5 marzo 2011

Exemplum Vitae

Eccomi! Che fine ho fatto?
No, non sono stato impegnato in qualcuna delle millemila sfilate milanesi che la Settimana Della Moda sforna a più non posso. Non ho avuto a che fare con qualche bel fusto etero, convertito con qualche modo subdolo. E nemmeno ne ho approfittato per una vacanza (meritata).
No, decisamente no.
Mi sono ammalato. Ho sostenuto esami. Ho prestato fede al mio programma accademico di 4 esami in 2 mesi. Ho lavorato.
Ma ho anche pianificato con Marion e Clementia il mio prossimo obiettivo. Se davvero volevo diventare Carrie Bradshaw e vivere nella Metropoli con un lavoro che facesse al caso mio, allora dovevo iniziare a fare programmi.
Ma come costruire il tutto? E da dove iniziare?
Secondo Marion il processo di crescita è semplice. Un lavoro che mi consentisse di mettere da parte un minimo di denaro lo avevo trovato. Ora dovevo pianificare il resto, il prossimo passo. Partendo dal presupposto che per diventare giornalisti/addetti stampa/organizzatori d'eventi autorevoli e sopravvivere a Milano bisogna lasciare il segno, Marion aveva pronto il suo consiglio: trovare la mia caratteristica. Qualcosa che mi contraddistinguesse dalla massa.
Fu così che, di fronte alla mia leggera perplessità, la mia cara collega mi diede uno strumento che si sarebbe dovuto rivelare exemplum vitae per i prossimi anni: la biografia di Holly Woodlawn, trans datata americana, appartenente alla cerchia di Andy Warhol, musa ispiratrice per Lou Red nella famosa "Take A Walk On The Wildside" e tanto altro ancora. Ok, nella sua biografia comparivano anche film, droga, prigione e prostituzione. Forse non avrei dovuto seguire tutto alla lettera, ma Holly, figura caratterizzata da eccessi e sfrenatezze di ogni tipo, rappresentava anche altro. Dimostrava a noi, ragazzi gai di provincia e dubbiosi sul proprio destino, che chiunque, armato di buona volontà e soprattutto di personalità, poteva arrivare dove volevano.
Per lei è stata dura, e probabilmente lo sarebbe stato anche per me, sebbene aspirassi a fare cose completamente diverse, ma la sua biografia, mi riempi di speranza. Non era ancora troppo tardi.



mercoledì 23 febbraio 2011

My time is running out

Essere follower su Twitter di esponenti del mondo modaiolo durante la Settimana Della Moda milanese è un vero incubo.
Non perchè la bacheca ti si riempia di tweet con foto sfuocate sulle passerelle o interessanti dietro le quinte, ma perchè per uno che aspira ad andarci e non può nemmeno respirare l'atmosfera o la frenesia del momento è un vero dramma. Stamattina, riposato dopo una giornata sotto esame, l'amaro risveglio: tutti alla sfilata di Elena Mirò, io ancora a letto a pensare a come studiare entro lunedì i 3 libri di Geografia Culturale.
E se poi noti che tra tutti spicca il tale GiuseppeBagsAddict, un ventiduenne di origini siciliane che ha un blog interamente dedicato alle borse, che inspiegabilmente è presente nel backstage e fa foto a modelle&co come fossero sue amiche d'infanzia, allora ti chiedi: quanto è ingiusto il mondo?
Mentre io crollavo sotto il peso delle responsabilità accademiche, Twitter mi aveva sbattuto in faccia la dura realtà. Ovvero, a ventuno (quasi ventidue) anni, se tu fossi bravo e sveglio, a quest'ora potresti già essere al posto di GiuseppeBagsAddict, potresti essere un fashion-blogger, avere mille mila followers lettori, scrivere post sulle nuova collezione A/I di Francesco Scognamiglio, scattare foto dal mio Blackberry e scrivere articoli in modo di porre le basi in vista del mio futuro ruolo di giornalista fashionista.
Invece ero a casa mia, ancora assonnato, stressato per i 4 esami che avevo dato, ansioso per le nuove giornate che mi attendonovano, speranzoso di approdare il prima possibile nella Big City, incazzato con me stesso.
Ormai non era più tempo di fare piani o studiare nuove mosse per raggiungere l'obiettivo che volevo, bisognava agire.
"My time is running out", continuo a ripetermi, è ora di darsi da fare e smetterla di vivere aspettando l'occasione di una vita in metropoli con un lavoro da urlo. Quell'occasione andava creata, proprio come aveva fatto GiuseppeBagsAddict.

martedì 25 gennaio 2011

Ninas Pequenas

Novità nella famiglia di Aspirante Carrie Bradshaw!
Stasera, pronto per una serata da trascorrere in compagnia dell'Adorata Cugina in vena di confidenze ed aggiornamenti, ho fatto la conoscenza delle ultime due new entry, sebbene questa etichetta sia troppo riduttiva, in fondo.
Si tratta di due ragazze spagnole, venticinquenni in carriera, belle, alla moda, che sono riuscite a catturare l'attenzione dei miei due cugini (nonchè fratelli dell'Adorata Cugina), ormai scapoli d'oro per tutte quelle single sotto i 30 anni desiderose di un partner benestante, disposto ad offrire lunghi soggiorni a Cortina, cene tutte le sere in ristoranti esclusivi e weekend nelle discoteche più in della Bella Provincia (con tavolo e champagne, ovviamente).
Le candidate sembravano possedere a pieno i requisiti per entrare nella cerchia familiare; ma per quanto sarebbero durate?

Candidata numero 1: Vanessa, 25 anni, di Malaga (Spagna), modella. Per niente snob, di una bellezza quasi accecante anche per il più gaio dei gai, pur avendo qualche problema di lingua, mi ha saputo accompagnare per i negozi tra una battuta e l'altra. Comparsa su qualche pubblicità di Elle Magazine, la sua bellezza non passa di certo inosservata durante lo shopping: ragazzi e uomini catturati dal suo fascino, complimenti mentre cercava una camicia, commessi/modelli dell'Hollister pietrificati dalla sua vervè. Putroppo domani dovrà tornare a casa: a febbraio in Spagna la fashion-week è il periodo più intenso per una modella.

Candidata numero 2: Lisa, 25 anni, di Malaga (Spagna), personal shopper. E qui, ho avuto un mancamento. Sebbene fosse piuttosto schiva e decisamente meno solare di Vanessa, ha avuto modo di illustrarmi il suo lavoro, la sua formazione, la sua clientela. Così non potevo non approfittare della sua presenza per cogliere qualche perla fashion; una tra tutte: le donne con un decollette un pò troppo prosperoso devono assolutamente evitare vestiti senza spalline. Ma il suo punto clou l'ha raggiunto quando, chiedendogli cosa suggerirmi di cambiare del mio look, ha etichettato il mio abbligliamento come stiloso: vestiti e addirittura capelli erano decisamente adatti a me. In pratica ero stato promosso dalla manager di una cantante di Operazione Trionfo (reality spagnolo ndr) e PR per l'azienda di Miss e Mister Spagna. Sono lusingato. Tornerà a casa sabato; ho ancora qualche giorno per approfittare delle sue prestazioni.


Ci lasciammo con due promesse: una gita a Milano a marzo, dato che loro non avevano mai messo piede nella città modaiola italiana per eccellenza, e infine l'incontro con gli amici gai di Vanessa. "Molto guapi" dice lei, nonostante le abbia detto che non li cerchi troppo belli, dichiarazione che mi ha permesso di guadagnarmi così la sua stima. 
Due ragazze semplici insomma, che fanno proprio al caso dei miei due modesti cugini. Spero vivamente possano entrare a far parte della mia famiglia, saprei già come usufruirne.

venerdì 31 dicembre 2010

Goodbye 2010: motivi per chiudere con l'anno vecchio

Reduce da un Natale un pò avaro di regali, mi appresto a concludere in bellezza il 2010.
Stasera infatti verranno a casa mia per cena Sam, Xander e Timo, giusto per un veloce aperitivo in vista della meta per il brindisi: i Magazzini di Milano.
In questi giorni di assenza in realtà sono successe parecchie cose, ma prima tra tutte ho realizzato che il mio status di single sta diventando un vero e proprio argomento di discussione. Domenica sera, al Borgo, Timo si è gentilmente offerto per darmi un supporto psicologico e qualche spinta di incoraggiamento: "Massù Aspirante Carrie Bradshaw (ndr), vedrai che riuscirai a convertirne uno!" e ancora "Ti faccio conoscere qualcuno". Evidentemente Timo trascura il fatto che non conosce molta ambiente avvezza ai circoli gai nè tantomeno che le sue passate scopate con maschi prima di Sam, sono avvenute grazie alle chat.
Mercoledì sera invece, al compleanno di Xander, il tavolo, ridotto ormai a me, Sam, il festeggiato, Chicca, Vanish ed un'amica di Alessandro, si è divertito a palesare in tutti i modi e toni possibili il mio interesse verso quest'ultimo. Un mucchio di "Tu lo vuoi, ci devi uscire. Soprattutto ora che è single".
Giovedì al lavoro, parlando della mia vita mondana con qualche collega, non potè venire fuori la sacrosanta domanda: sei single? 

Ok, sono single. E' forse un male? Evidentemente il fatto di aver deciso di avere criterio e di smettere di frequentare certe tipologie di ragazzi non stava giovando nè alla mia libido, nè, a quanto pareva, alla mia immagine da Aspirante Carrie Bradshaw. Eppure, soprattutto con l'anno ormai in fase di chiusura, mi resi conto che forse, col tempo che stava passando, lentamente stavo passando in quella fase dove tutti coloro a cui potevi piacere sono andati, la concorrenza aumenta, e tu inizi a sviluppare tutta una serie di prerogative che fanno di te un ragazzo ingestibile. Non ero fatto per la vita mondana. L'ultima domenica al Borgo mi aveva messo fatto notare come fossi rimasto indietro di mesi dalle dinamiche milanesi. Specialmente quelle modaiole.
Eh no, non va bene. Ero destinato a barcamenarmi tra la Provincia e il Capoluogo, in costante oscillazione tra un esame e l'altro, intento a cercare di farmi una posizione da vera Carrie.
Uscendo dal lavoro incappai nel Carabiniere. Era con Natasha, in un negozio di abbigliamento a provare chissà quale capo firmato da sfoggiare con tutti i suoi amanti nascosti. Alla sola vista mi gelò il sangue e fuggì verso la macchina sperando che nessuno mi avesse notato.
Ecco, ora ero pronto a mettere la parola fine al 2010 ed al passato che ancora continuava ad essere presente: stasera bisognava festeggiare.


Ragion per cui auguro anche ai miei fedeli lettori un buon 2011. Ed ecco un link che so potrebbe fare al caso vostro(ed è la parte del film che personalmente preferisco): AUGURI!

lunedì 27 dicembre 2010

Il regalo dell'Adorata Cugina

Con l'arrivo del Natale le occasioni di incontri tra familiari e conoscenti stretti si fanno sempre più fitte. Così come le cene, le abbuffate ed i chili in più, d'altronde.
Io iniziai il mio personale processo di ingrasso venerdì sera, alla tradizionale Cena della Vigilia a cui partecipavo assieme ai miei Generosissimi Genitori, all'Adorata Cugina, al suo ricchissimo padre (nonchè mio zio), alla sua paziente madre (nonchè mia zia), ai suoi due fratelli tronisti (nonchè i miei eccentrici cugini) ed altra parentela varia. Sembrerà strano ma la presenza dell'Adorata Cugina è l'unica cosa che mi spinge ad andare a questi incontri noiosi, eppure quest'anno lo spirito fu tutt'altro che questo. Mentre ero seduto a tavola con lei vicina, in un attimo di profonda euforia a causa dei bicchieri di vino che il cameriere continuava a versarci nel calice, disse: "Dovresti vedere il tuo regalo, è troppo fashion. So che è giustissimo per te".
Oddio. Oddio. Oddio. L'Adorata Cugina mi avrebbe fatto un regalo? D'accordo, avrei dovuto aspettarmelo dato che ormai sono anni che ce li facciamo, ma da quando, circa due anni fa, le avevo proposto di evitare il tradizionale scambio di regali di compleanno (che, tra l'altro, festeggiamo a 2 giorni di distanza l'uno dall'altro), credevo che avesse afferrato: per questo Natale niente spese inutili. 
E invece eccola lì, la bomba, il regalo inaspettato che ora doveva essere per forza contraccambiato. Dove avrei trovato un regalo entro il 26 dicembre (giorno dello scambio) se ormai tutti i negozi erano chiusi ed io non avevo nulla in più da poterle dare? Ok, mi dissi, niente panico, scrivi a Sam e Clementia che sicuramente sapranno consigliarti qualcosa. Ma l'unica cosa che riuscì a cavare dalle loro teste fu solo qualcosa di reperibile all'Autogrill, risaputamente aperta tutti i giorni dell'altro.
Brindai l'arrivo del Natale passando in rassegna tutte le mie magliette che avevo nell'armadio, tutte le paia di scarpe che ancora non avevo indossato, tutte le cianfrusaglie che avevo in giro e di cui potevo fare a meno. Niente. 
Il giorno seguente, 25 dicembre, iniziai a maturare due ipotesi: o fuggivo e non mi facevo trovare in casa l'indomani per il pranzo, oppure avrei potuto correre in qualche centro commerciale o qualsiasi punto vendita aperto eccezionalmente la mattina di Santo Stefano. Andai a dormire reduce da una serata allo Stand Up fiducioso: domani mattina mi sarei catapultato in uno dei 4 centri commerciali vicini a me. Uno di loro sarà stato pur aperto, pensai stupidamente. La sveglia alle 10e30, dopo 5 ore di sonno disturbato dal pensiero del regalo da trovare, mi riportò alla dura realtà: tutti i 4 centri commerciali erano chiusi, dovevo arrangiarmi da me. Iniziai ad imprecare la logica dello scambio, cioè quella che ogni volta costringe chi riceve un regalo a doverne fare uno a sua volta. Eppure questo faceva parte del clima natalizio di quei giorni. Soprattutto se l'Adorata Cugina qualche anno fa, per il mio diciottesimo compleanno, mi aveva regalato un Ipod da 2GB e non aveva ricevuto alcun oggetto in cambio.
Deciso a non replicare quella triste scena, cercai un segno divino, finchè alla bellezza delle 12.00, a pochi minuti dall'arrivo degli ospiti, i miei occhi caddero sul coupon degli abbonamenti di riviste e la mia mente iniziò ad elaborare un piano efficace. Un abbonamento non rilascia niente di materiale, avrei potuto dirle che le avevo regalato uno di quei giornaletti femminili mensili da 17 euro, scrivere un biglietto d'auguri in cui avrei esposto in maniera fedele il mio pensiero, ficcare tutto in una scatoletta colorata riempita di paglietta, e tutto si sarebbe risolto nel migliore dei modi.
Fui così preso dall'eccitazione e dalla soddisfazione del mio piano, che decisi di rimandarne a dopo pranzo la messa in pratica; anche perchè, probabilmente, per qualche strano segno cosmico, anche lei si sarebbe potuta dimenticare di portarmi il suo.
Alla fine del secondo, l'Adorata Cugina si alzò e mi portò il regalo. Oddio. "Niente panico, Aspirante Carrie Bradshaw" mi dissi, "ora fingi di dover andare in camera a prendere il tuo, accertati che non ti segua e prepara il tutto nel modo più veloce possibile. Non sarà difficile, voglio dire, è solo un biglietto". Mi fiondai subito un camera alla ricerca di un'idea: una scatoletta, un pò di paglia colorata, un cartoncino in tinta, una buona frase che riassumesse il concetto del mio regalo. Ci misi 20 minuti ed infine ci appiccicai sopra uno stupido fiocchetto rosso, proprio come il biglietto. Cercai di mostrarmi il più disinvolto possibile: non poteva andare peggio della volta dell'Ipod, pensai. E infatti sembrò apprezzare: abbozzai alla scusa che non sapesse dell'apertura di Banana Republic, di Laduree e delle novità modaiole, come pretesto per abbonarsi a "Glamour, la rivista femminile più letta dalle donne" e mantenersi così al passo con i tempi.
Anche se non avevo ancora compilato la lettera d'abbonamento, anche se non avevo pagato, anche se ancora ufficialmente non figurava tra le abbonate Glamour.
Un diversivo dalla routine degli interminabili pranzi tra parenti, direte voi, invece no: è andata a finire che sono stato stressato tanto quanto gli altri giorni dell'anno. Che l'anno prossimo, se mai ancora deciderà di donarmi qualcosa, mi avvisi almeno prima che l'ultimo negozio utile chiuda.

PS: il "regalo fashion" che tanto era stato preannunciato si è rivelata essere una cravatta molto carina al 100% di lana, acquistata in un negozio tremendamente costoso della mia città. A righe viola, blue e grigie. Carina, finalmente anche io avrò qualcosa di griffato, anche se non so quanto la indosserò.

venerdì 24 dicembre 2010

It's Christmas Time!

E come si dice: here we are.

Oggi è la Vigilia di Natale. Un giorno senza neve, senza sorprese, eppure con tanti tanti doni. Approfitterò infatti delle ultime ore rimaste a disposizione per le corse dell'ultimo minuto (ormai sono anni che funziona così).

Elenco delle cose da acquistare:
-Regalo a Clementia
-Regalo a Xander
-Regalo a Sam
-Pensiero a parenti vari
-Regalo all'Autorevole Madre -> NO
-Regalo al Parziale Padre -> (vedi sopra)
-Regalo al Fratello Viziato -> (vedi sopra)
-Regalo per me 1
-Regalo per me 2
-Regalo per me 3
-Regalo per me4
-Regalo per me 5


Fattore consumistico a parte, sono reduce da una fantastica cena in compagnia di Xander, Vanish, Chicca e Sam iniziata alle 22e45 e terminata alle 2 e qualcosa di notte. Martini e Campari, pizza, vino ed affogato al cioccolato hanno allietato i nostri discorsi più o meno intimi. E se serve l'atmosfera natalizia per ritrovarsi tutti assieme dopo mesi di mancate uscite o impegni improrogabili, allora forse dovrebbe essere festa un pò più spesso durante l'anno. Questo è il potere del Natale, benchè sia caratterizzato da una componente profondamente ipocrita, riesce comunque ad avvicinare le persone. In attesa che i festeggiamenti abbiano inizio, vi lascio con un video musicale ambientato nella città del mio cuore, Milano.
Merry Christmas!





venerdì 17 dicembre 2010

Spirito Natalizio

Dato l'unico esame in programma a dicembre, inganno l'attesa del risultato con la corsa ai regali.
Ho poco più di una settimana per poter soddisfare il mio spirito natalizio e fare tutto quello che finora non ho potuto concludere per mancanza di tempo. Riflettendo bene però, quest'anno gioco in posizione di vantaggio, rispetto allo scorso. E questo per due motivi: grazie al lavoro ho a disposizione un budget decisamente più ampio e soprattutto ho maturato una buona inventiva in fatto di originalità.
Inoltre, se proprio vogliamo essere ottimisti, i litigi e le discussioni dei 365 giorni scorsi, hanno ridotto drasticamente la già sufficientemente corta lista di destinatari. Che tradotto significa: solo 3 o 4 regali da acquistare.
Ma poco importa, posso risolvere l'intoppo "+ denaro, - destinatari di regali" aggiungendo anche il sottoscritto nella lista, una o anche più volte. In questo modo non correrò il rischio di incappare in regali inutili, inadatti ad un Aspirante Carrie Bradshaw ma soprattutto di donare qualcosa che in fondo piace più a me che al beneficiario.
Il motto del mio Natale 2010 sarà dunque: meno stress e più regali per me. Sa un pò di slogan politico, ma non si sa mai che possa rivelarsi un buon inizio per intraprendere la carriera da parlamentare. 

sabato 11 dicembre 2010

Aspirante Carrie Bradshaw abbonato fashionista



Ci sono giornate che non possono non essere ricordate.
Perchè hai incontrato il ragazzo dei tuoi sogni, perchè hai superato brillantemente un esame, perchè hai finalmente ritrovato la persona che avevi allontanato... 
Per me oggi è una di queste: ho ricevuto il mio primo numero da abbonato Vogue! Approfittando di un'incredibile offerta, qualche mese fa ho deciso, insieme alla mia Autorevole Madre, di sottoscrivere un anno di numeri alla rivista più fashion (e cara) di tutte.
Fin dal momento che avevo imbucato la lettera con la conferma della mia volontà di diventarne un accanito lettore aspettavo segnali da parte di Franca Sozzani o chi-per-lei ed oggi, appena ho avvistato sul tavolo della mia cucina il viso di Gisele Bundchen, la gioia è esplosa a più non posso. Quasi più di quando acquisto un paio di scarpe che mi piacciono ed a cui faccio il filo da mesi.
Ora, la rivista su cui Carrie Bradshaw scriveva nella serie televisiva penserà bene di tenermi aggiornato sulle ultime tendenze in fatto di moda, design ed arte per 12 lunghi mesi e probabilmente anche di più. Sempre assieme al mio amato Vanity Fair, ovviamente. E, come se non bastasse, si prevede già una nuova dipendenza oltre che un passo in meno per diventare a tutti gli effetti come Carrie Bradshaw, anch'essa sua fedele abbonata.
Queste sono le giornate da ricordare. Questa è la giornata in cui Aspirante Carrie Bradshaw è diventato a tutti gli effetti un abbonato fashionista. Remember it!

martedì 16 novembre 2010

Controindicazioni

Da circa poco più di un mese Aspirante Carrie Bradshaw si muove come un equilibrista che al circo si ritrova a camminare su un filo all'altezza di 3 metri: cerca di non cadere per mantenere l'equilibrio, ma le continue oscillazioni lo rendono particolarmente goffo.
Io, con amici da vedere, un lavoro da mantenere, ed 8 esami rimasti da dare entro settembre 2011, stavo invece facendo i conti con il mio barcamenarmi tra un impegno e l'altro senza lasciare insoddisfatto nessuno, ma a quanto pare, anche questo tipo di sforzo ha le sue controindicazioni.
Sabato pomeriggio. Aspirante Carrie Bradshaw ha diverse opzioni per il suo sabato sera: andare a ballare al Trip, una serata tranquilla al Moma a base di drink leggeri, tornare per l'ennesima volta allo Stand Up oppure seguire la strada del devasto e recarmi con Clementia a Milano per una serata memorabile. Unica certezza era la compagnia di Xander, Vanish e, probabilmente di Sam, che ancora doveva decidere se vedersi o no con Timone. Dopo diverse telefonate l'ipotesi più gettonata sembrava questa: preserata al Moma, a base di Cosmopolitan o di qualsiasi altro cocktail mi potesse far dimenticare la quantità di pagine da studiare, e nottata di danze e drink allo Stand Up, cioè quello che ci voleva dopo un'intera settimana di ansie, corse e schemi accademici. Eppure alle 19, Xander mi diede la lieta novella: lui e Vanish preferivano rimanere in compagnia delle loro amiche lesbiche ed estendevano l'invito anche a me. Potevo scegliere, o trascorrevo l'intera serata con ragazze che parlavano di altre ragazze che si erano limonate la sera precedente e di cui a me non interessava nulla, oppure rendevo onore al sabato sera ed allo studente modello che c'era in me e rimanevo a casa a schematizzare l'ultimo capitolo del libro in vista di un esame del 15 dicembre. E la seconda opzione fu quella che ebbe il sopravvento, complice anche un caminetto scoppiettante che mi avrebbe tenuto al caldo. Augurai tanto alcool e divertimento a Xander e scrissi un sms a Sam, dicendogli che avrebbe potuto godere della compagnia del suo amato Timone, giusto per trascorrere l'ennesima serata romantica in due anzichè tre.
Pensavo che il mio caro amico mi ringraziasse, eppure ricevetti un sms in cui venivo accusato di averli voluti "tagliar fuori" (cit.) dai miei programmi mondani e con l'impegno di un chiarimento tra me e Sam, il quale sosteneva che il suo caro amico Aspirante Carrie Bradshaw iniziava a risentire del tempo che lui dedicava al suo fidanzato. Rimasi scioccato.

Poco più tardi, rimasto a casa ed ancora amareggiato per l'abbandono di Xander ma soprattutto per l'sms di Sam, non potei fare a meno di pensare alle controindicazioni che il mio nuovo stile di vita mi stava portando ed a quelle che, di conseguenza, venivano innescate in tutte le persone che mi circondavano: rinunciare a serate in discoteca in nome del Sacro Vincolo Dello Studio, programmi mondani limitati per via del lavoro, serate infrasettimanali in casa, amici che attribuivano le mie assenze a risentimenti verso il proprio ragazzo, discussioni circa le nuove preoccupazioni, l'omissione di certi episodi clamorosi (vedi l'incontro con il Carabiniere)... E lì, a mezzanotte, seduto di fronte al camino acceso e con la testa china su fogli ed appunti, non potevo fare a meno di chiedermi: il mio cambiamento era davvero dovuto al mio impegno? Oppure ero solo io, che mi nascondevo dietro a frenesia e diligenza, e non aveva il coraggio di vedere che in realtà le cose stavano cambiando e che tutti, prima o poi, hanno dei problemi da affrontare?
Per tutto il giorno seguente, durante le 8 ore di lavoro, e per il lunedì che trascorsi in UniBi con Clementia, rimasi convinto che questo era il prezzo da pagare per una vita impegnata come quella che volevo: stava a chi mi era vicino, capire me, i miei compiti, le mie esigenze e che per il momento avevo altro a cui pensare.
Ma poi Clementia prese la palla al balzo e mi fece ragionare. Si trattava del mio migliore amico, di colui che quando mi chiudevo nei bagni del Borgo in lacrime perchè avevo visto certe persone mi era vicino, di colui che da circa un anno e mezzo mi stava dando più di quanto io avessi dato a lui... gli impegni non c'entravano. Si trattava di me e lui. Punto.
Rientrando da Milano, mentre ero in treno, incappai in un ragazzo gay, dai modi tanto assurdi quanto comuni in tutte quelle persone che io e Sam avevamo osservato deridendo durante le nostre uscite. Ed improvvisamente sentii il bisogno di scrivergli.
Questa era la controindicazione per un pomeriggio con Clementia e una buona amicizia: non importa chi ha ragione o torto o a chi tocchi scrivere per primo, a volte bisogna anche andare oltre.

venerdì 5 novembre 2010

Quando diligenza fa rima con Provvidenza

Tanto per rimanere fedele alla mia militanza del "Busy it's better", oggi sarei dovuto andare in UniBi pur non avendo lezione fino alle 16e30. Ovviamente, qualsiasi universitario diligente come me sa che non è necessario avere una lezione da seguire per recarsi alla sua università, ma è sufficiente dover preparare schemi/studiare/fare esercizi per trascorrere una giornata scolorita come questa in piena attività.
Ed è per questo motivo che puntai la sveglia alle 8e25. Il programma era semplice (almeno nella teoria): svegliarsi, prepararsi, lavarsi, andare in stazione giusto in tempo per prendere il treno delle 9e15, arrivare a Milano alle 10 circa, trovare del cibo per la giornata, trovare un luogo adatto allo studio, studiare e aspettare l'inizio della lezione delle 16e30.
Invece al suonare della sveglia continuai bellamente a dormire, ignaro del fatto che nel frattempo i minuti stavano passando. Aprì gli occhi e guardai l'orologio: le 9e35! Ovvero: meno 15 minuti per prendere l'ultimo treno disponibile per Milano fino alle 13e20. Non ci provai nemmeno a fare qualcosa che mi consentisse di tentare l'impossibile così, ancora nel bel caldo del mio letto e dato che salire nel pomeriggio per solo 2 ore di lezione sarebbe stata una grandissima perdita di tempo, pianificai la mia inattesa giornata libera: mattinata sui libri, pranzo, primo pomeriggio sui libri, tardo pomeriggio al centro commerciale con l'Adorata Cugina in cerca di un cappotto marrone, nuovo colore dell'inverno 2010.
Eppure anche questi piani furono destinati ad essere cambiati. Arrivato alla decima pagina di schemi, la mia Frivola Responsabile mi chiamò chiedendomi se, per caso, quello stesso pomeriggio mi sarei potuto presentare al lavoro, data l'epidemia che lentamente stava colpendo uno ad uno i miei colleghi. Non avrei fatto 8 ore fortunatamente, ma 6 ore e mezza con il mio Autorevole Capo ed il turno di colleghi antipatici non furono sufficienti a farmi dire "no". 
Evidentemente Aspirante Carrie Bradshaw non avrebbe avuto nè la sua giornata di riposo nè quella di shopping. Tuttavia presi la chiamata come un segno Provvidenziale: non potevo non essere diligente.

martedì 26 ottobre 2010

Single è bello

Sono ormai parecchie settimane che Aspirante Carrie Bradshaw non parla di uomini. Un pò troppo forse, per uno che aspira a diventare come la sua beniamina, e cioè antropologo del sesso.
La verità è semplice: se cerco di sforzarmi di ricordare chi fosse l'ultima persona con la quale ho avuto un appuntamento mi tocca tornare con la mente all'inizio di agosto. A Matteo per la precisione. Nel frattempo poco o nulla era cambiato; un lavoro, lezioni accademiche iniziate, qualche vestito in più... Eppure sembrava fosse passata un'eternità. Evidentemente stavo trascurando una cosa, e cioè che, se in tutto questo tempo il mio sex appeal non aveva dato frutti, qualcosa di sbagliato in me c'era. Tuttavia la cosa non mi interessava. O forse sì?
Per mesi avevo cercato di convincermi che il motto tanto abbracciato da Carrie e le ragazze, "Single è bello", fosse decisamente veritiero. C'era qualcosa di meglio dell'essere single? Niente programmi prefissati, niente sms da inviare a certe ore come fossero un impegno quotidiano, nessuna gelosia e soprattutto la possibilità di aprirti a nuove, fruttuose conoscenze. Ma poi c'erano gli amici fidanzati.
Xander, raggiunta la quota 5 mesi con Joe, mi aveva confidato, da ubriaco naturalmente, che purtroppo la differenza d'età con il suo partner "poco" più che trentenne iniziava a farsi sentire; stili di vita differenti, il fascino della carne giovane ed il tradimento borgaro di qualche mese fa facevano vacillare il mio amico. Eppure qualcosa mi faceva pensare. Possibile che fosse così difficile riconoscere che Joe non faceva al caso suo e che forse si stava solo accontentando? La risposta me la diede lui stesso; quando mi confessò, sempre ubriaco, di non voler tornare single per il timore di poter rimanere solo.
Eccola lì, la confessione che cercavo, chiara come non mai.

Per quanto molti oggi infatti continuino a fingere indifferenza (e in qualche caso addirittura ammirazione) per chi non è impegnato in una relazione stabile, in realtà nasconde, dietro la tipica ipocrisia di circostanza, una gigantesca pietà per le suddette persone. Se arrivi a 21 anni e non sei ancora stato impegnato in una relazione per più di un mese al giorno d'oggi hai qualcosa che non va. E poco importa se in tutti questi 21 anni tu hai deciso di avere criterio, rifiutare gli incontri in chat e riservare la tua prima volta per "qualcuno di carino"(non importante, semplicemente carino). Sempre single sei rimasto; e di conseguenza, come in un ragionamento logico che non ammette errori, hai qualcosa che non va e che va assolutamente rivisto prima che tu possa correre il rischio di rimanere zitello a vita. Un vero smacco.
Sguardi di finta comprensione, frasi del calibro "vedrai che quello giusto arriverà", appuntamenti combinati e l'ostentazione del "vero" amore da parte di innamorati che girovagano mano nella mano con il proprio partner sono solo piccoli esempi di quello che in realtà le persone pensano di noi singles.
Ma in fondo, pensandoci bene, anche noi giovani zitelli qualcosa nascondiamo. Cerchiamo di barricarci dietro il motto "Single è bello", sapendo che in fondo, sebbene qualche lato della nostra vita sia effettivamente appetibile, continueremo sempre a sentire la mancanza di qualcuno.
Si tratta dunque di un gioco di finzione: gli impegnati in relazioni solo apparentemente perfette cercano ora di infondere coraggio ora di ammirare noi ancora sul mercato, e noi, consapevoli di quanto in fondo qualcuno accanto a noi ci manchi sul serio, continuiamo a predicare come un disco incantato la nostra filosofia.
Questo è quello che tutti noi siamo impegnati a fare. Fingere. Per quale motivo non si sa.
Aspirante Carrie Bradshaw è single, è vero, e probabilmente lo rimarrà ancora per molto. Non perchè "Single è bello", ma solo perchè ormai non è più sufficientemente attraente per far colpo su qualcuno di carino e soprattutto perchè in tutti questi mesi ha capito che la felicità che tanto cerchiamo nel nostro prossimo partner è forse più importante trovarla prima da sè.
Forse solo in quel momento potremo urlare con convinzione "Single è bello". Esattamente nello stesso modo in cui oggi le coppie apparentemente innamorate dichiarano a tutto volume "Amore eterno"; con l'unica differenza che potremo dire di averlo fatto in modo più sincero. E in questi tempi, per noi zitelli, avere qualche certezza non è poco.

lunedì 18 ottobre 2010

Aspirante Rebecca Bloomwood


In questi giorni sto leggendo un romanzo.
Non si tratta più di "Tutto quello che so della vita l'ho imparato da Sex And The City" (ormai terminato da qualche settimana), ma di un'altra perla della letteratura "disimpegnata" che tanto va di moda oggi.
Se si considerano elementi fissi ed ormai collaudati come una protagonista single sulla trentina, una città cosmopolita come Londra, un lavoro da giornalista ed una sfrenata passione per lo shopping, il rimando a personaggi del calibro di Carrie Bradshaw è chiaro, ma in questo caso sto parlando di una sua lontana sosia dal nome Rebecca Bloomwood, protagonista di "I love shopping", romanzo a cui si è ispirato anche l'omonimo film.
La trama è semplice, ma per chi non la sapesse ecco un breve sunto: Rebecca Bloomwood, appunto, ha una sfrenata dipendenza dallo shopping, la tendenza ad acquistare vestiti, accessori, mobili e cianfrusaglie solo per il gusto di farlo. Una vera e propria malattia che la porta a sforare più volte il limite della sua carta di credito ed a calcolare minuziosamente l'ammontare delle sue spese che, puntualmente, vengono abbondantemente superate.
Di fronte ad un personaggio così comune per noi, vittime dello shopping, non possiamo che riconoscerci. Carrie Bradshaw spendeva fino ad un quarto del suo stipendio per un completo di Dior, Rebecca appare invece più modesta e sembra "accontentarsi" di oggetti dai prezzi più abbordabili che non per questo si rivelano essere un buon modo per risparmiare sul proprio stipendio. Così anche io, come la seconda, abbraccio la filosofia del "meglio tanti e poco costosi" in luogo del "poco ma buono".
Inutile dire quanto il romanzo mi stia appassionando, ma ciò che noto è che, oltre ad essere stranamente affine al suo modo di pensare (vedi: rinunciare al pranzo per una maglietta vista alla Pull And Bear o simili), leggere di Rebecca che compra, mi porta inevitabilmente a subire il fascino dello shopping. Anche io quindi, sento la necessità di appagare la mia fame di vestiti. E non perdendo tempo, ho già una lista pronta ad essere spuntata:

1. il libro "Il diario di Carrie": prezzo 16 Euro
2. un cardigan adorabile addocchiato venerdì alla Pull And Bear di via Torino: prezzo 19,90 euro
3. l'orologio Swatch: prezzo 38 euro
4. una stagione completa di Sex And The City in offerta fino al 1 novembre (WOW): prezzo 19e90 euro
5. una tracolla della Gola o di Fred Perry utile per sostituire occasionalmente quella della Vespa: prezzo tra i 39 ed i 75 euro
6. una giacca da abbinare alle mie nuove Clarks (ancora da inaugurare): prezzo ???
7. abbonamento al mio Solarium di fiducia: prezzo tra i 25 e i 50 euro

Questa è la lista che quel libro mi ha ispirato a stilare arrivato a pagina 103 su quasi 300. Il primo stipendio l'ho ricevuto solo venerdì scorso. Non resta che sperare che la Rebecca Bloomwood che c'è in me possegga un buon autocontrollo. Ma soprattutto che faccia capolino il meno possibile, per il bene mio e delle mie finanze. Amen.

mercoledì 13 ottobre 2010

Fashioniste droghe televisive



Carrie Bradshaw odia la televisione. Eccetto i rari casi di tempo libero che ha a disposizione.
Aspirante Carrie Bradshaw, tradendo il suo modello di vita, invece non si può certo dire che la odi in certe occasioni. Da circa un paio di mesi infatti, cioè da quando, un noioso pomeriggio infrasettimanale stavo bazzicando da un canale all'altro, avevo scoperto un nuovo programma tv in onda su Cielo. Un reality americano condotto dalla super top model Heidi Klum intitolato Project Runway in cui, 15 designers, gareggiavano in svariate prove modaiole con l'obiettivo di vincere l'ambito premio di diventare uno stilista affermato, presentare la propria collezione alla settimana della moda di New York ed avviare la propria linea con 100.000 $, oltre che fama e gloria. Trasmissione che nel corso degli anni ha ottenuto talmente tanto successo da arrivare ad oggi all'ottava stagione (in corso) ed a tante altre edizioni (come quella australiana o filippina).
Sebbene si trattasse di un reality e Carrie Bradshaw li odiasse, era comunque un talent sulla moda, e di certo la mia beniamina avrebbe approvato.
Da quel lontano pomeriggio ebbi modo di assistere a 3 stagioni: la prima, dove la mia concorrente preferita si classificò 3, una seconda, dove la mia preferita vinse, ed una terza, dove le mie stiliste preferite arrivarono seconda e terza.
Nel primo caso fui abbastanza soddisfatto, nel secondo esultai di gioia, nel terzo rimasi sconcertato. Ieri pomeriggio, rimasto a casa appositamente per assistere alla finale (e studiare, ovviamente) assistetti sofferente alla proclamazione (inaspettata, a mio parere) del vincitore: un ex tossicodipendente di 36 anni, tale Jeffrey Sibilla, padre di un figlio, simpatico e dallo stile originale. Peccato però che a mio parere meritassero di vincere ben altre concorrenti.
Mi aiutò a riprendermi dallo shock l'idea che oggi sarebbe iniziata una quarta stagione: nuovi concorrenti, nuovi look, un nuovo vincitore...
Se casualmente tra quale settimana qualcuno non mi vedrà alla lezione pomeridiana in UniBi o dovessi sparire dal Blog per parecchio, qualcuno mi mandi a cercare in soggiorno: potrei essere incollato alla tv assuefatto dalla mia nuova droga fashionista.

(in alto: il cast della 3 stagione; sotto: il trailer della 2 stagione e le foto dei finalisti della 3 con alcuni degli abiti portati in finale alla settimana della moda)





SPOILER: se vi state chiedendo chi abbia vinto la seconda stagione vi rispondo subito: si tratta di Chloe, la donna cinese alta un metro e una pera. Il vincitore tra i 4 della foto invece è lo stilista dell'abito a righe, Jeffrey appunto. Se invece vi chiedete dove potete assistere alla 4 stagione: dal lunedì al venerdì ore 16e30 su Cielo.