venerdì 27 luglio 2012

Nicole va in campagna

Una persona matura e responsabile deve capire quando dire basta. Quindi sì, cara Nicole, se sei a giovedì e da venerdì hai visto tutte le sere un ragazzo diverso, allora forse dovresti capirlo che stai leggermente esagerando. In fondo, sei solo alla tua seconda settimana in provincia, e la provincia non è Milano. Gli etero sono molti meno e dovresti per lo meno spalmarli su tutta la tua permanenza in provincia in attesa che con l'inizio di settembre tu torni a Milano. Piuttosto sì, dovresti dedicarti a trovare un luogo in cui soddisfare i tuoi vecchi trombamici, ma il lavoro, l'ennesimo esame, la vita da temporanea da pendolare ti impediscono di cercare un letto provvisorio in cui attirare le prede milanesi che non vedi da mesi e che da tanto ti mancano.
Cerco di ripetermi queste cose mentre, in parrucca, tacchi, autoreggenti e un vestitino appena preso in via Torino, aspetto in macchina che il nuovo etero fidanzato di 23 anni si accosti e mi faccia salire. In fondo, mi rimprovero, questa sarà l'ultima sera e poi per un pò prenderò una pausa. Anche perchè non sono molto lontano da casa e potrei essere visto dagli Autorevoli Genitori freschi freschi di soggiorno in Puglia, non posso rischiare che Nicole mi rovini la reputazione, decisamente no. Sono tornata alla vecchia camporella, chi l'avrebe mai detto a 23 anni?
Arriva il nuovo ragazzo, fidanzato, alla prima esperienza, proprietario di una concessionaria di moto, più bello di come mi aspettavo, in una macchina nero pece, nuovissima, dal motore rombante. Potrei innamorarmene. 
Salgo in macchina e mi rendo conto che ha bisogno di sciogliersi un pò, visto che negli sms si era rivelato insicuro ma deciso a provare questa esperienza. Gli indico la stradina dispersa più tranquilla, parcheggiamo, ci baciamo. Iniziamo a spogliarci un pò, qualche preliminare, poi, nel momento clou, estrae un salviettone e propone di farlo fuori, stesi sulla sua salvietta in mezzo al campo. Mi mostro tranquillo, in fondo, bisogna provare tutto. Facciamo sesso e mi rendo conto che l'esperienza non conta un cazzo: puoi anche essere intimidito dal fatto che per te sia la prima volta, ma c'è poco da fare, se uno è bravo e bravo. Nicole ha sempre buon gusto, per fortuna.
Dopo circa 15 minuti di baci e movimenti di bacino, i canti delle cicale delle classiche sere d'estate viene interrotto dal rumore di biciclette: riconosco voci di ragazzini. Merda, mio fratello ha invitato amici a dormire stasera. Devo fare piano e sperare che non vedano la macchina parcheggiata, almeno finchè non saranno passati. Continuiamo. Poi, le luci di casa mia si accendono e intravedo la sagoma di mio padre che si affaccia sul balcone. Lì, proprio di fronte a lui, al buio, c'è suo figlio in parrucca che si sta facendo fottere nel bel mezzo del campo su un telo mare. Aiuto.
Non posso far fermare il ragazzo, sta per venire e Nicole è presa dalla sua passione, chissenefrega, con la vita che ha mio padre, mi tranquillizzo, non capirà nulla, già lo so, e concludiamo. 
Come da copione, al sesso segue la tradizionale canna offerta (ormai in 6 giorni era già la terza), ci rivestiamo e saliamo in macchina. Ma mentre percorriamo la strada che porta al parcheggio dove devo essere lasciato, ecco che incrociamo una macchina e, con la coda nell'occhio, vedo che è la stessa di mia madre che, quella stessa sera, era uscita per una riunione di lavoro. Merda merda merda. Cerco di coprirmi il viso più che posso, mentre il mio amico si accosta per lasciarle lo spazio necessario per passare nella via stretta stretta. O mio dio. Madre mi ha visto? Nicole è stata scoperta? Mentre mi sto risistemando a bordo della mia auto vedo già le parrucche, le autoreggenti e i tacchi di Nicky messi al rogo da mia mamma. Morirà? Non sarei mai dovuto tornare per un mese in provincia! Ora ne sto pagando le conseguenze!
Fortunatamente al mio rientro entrambi stanno dormendo. La mattina dopo sono assolutamente tranquilli e nessuno accenna a niente. Conoscendoli mi rendo conto che se non fanno domande allora significa che Nicole è riuscita a farla franca, e che può essere considerata ufficialmente una travestita di campagna. Non vedo l'ora che sia settembre, Nicole ha bisogno di respirare aria cittadina.

domenica 8 luglio 2012

Tra due poli

"Un unico sentimento è fatto a volte di contrari"
(Marcel Prust)

Evidentemente Prust sapeva che un giorno avrei raggiunto questa conclusione, oltre che una rottura. 
Quando Aspirante Carrie Bradshaw a fine aprile salutò il suo consorte in partenza per il Brasile, aveva ripromesso al suo Cugino Gaio, durante una cena in Chinatown, che avrebbe fatto di tutto per non perderlo. Anche a costo di spendere 500 euro per un biglietto di andata e ritorno, Andrea non sarebbe caduto nel dimenticatoio, assolutamente no. E la nostra storia d'amore avrebbe superato persino l'Oceano Atlantico.
Poi, è bastato un inizio di mie riflessioni, che hanno portato inevitabilmente ad una fine. Di fronte all'ennesima domanda, dell'ennesima amica o collega, su come noi fossimo rimasti, non sapevo cosa rispondere. Una sera dunque, tra un esame e l'altro, iniziai a guardare le fotografie del suo compleanno, capitate su Facebook, che lo raffiguravano nel suo ristorante, con i suoi genitori, mentre brindava nella tavolata di dipendenti/conoscenti, le uniche persone con cui in questi mesi aveva stretto un minimo di relazione. E fu proprio lì, di fronte al loro sorriso, con le loro pelli abbronzate ed una tavola ricoperta di cibo, che mi chiesi se forse non stessimo seguendo due cose differenti. Che ci avrei mai potuto fare lì? Se lui in Brasile, con il suo ristorantino sulla spiaggia era felice, potevo dire di essere pronto a raggiungerlo? Io, che per tutti questi anni, avevo sognato un ufficio in città con il mio lavoro da giornalista di Vanity Fair, ora che mi stavo impegnando per raggiungerlo mi rendevo conto che era effettivamente quello che di meglio potevo augurarmi per il mio futuro. 
Cercai di evitare di pensare a questa nostra incompatibilità, ma poi, tornai in provincia per un paio di settimane. Due settimane lontano dal casino della convivenza con gente sempre più insopportabile, due settimane per preparare gli ultimi due esami estivi, due settimane per fare il pendolare tra Provincia e Milano. Messo piedi in casa, non potei fare a meno di ricordare tutti quei motivi che in quell'anno appena passato mi avevano tenuto lì: Andrea, Andrea, Andrea. Cosa stava succedendo? Davvero lui poteva essere considerato una delle cose migliori che mi erano capitate da 365 giorni a questa parte? E soprattutto: io, che non credevo nelle relazioni a distanza, potevo ritenermi in grado di vivere senza mai sapere quando ci saremmo rivisti? Inutile dire che Nicole in questi mesi si era data da fare, ma in fondo, aveva importanza? No, mi risposi. O forse sì?
Decisi allora di controllare nella sua casella di posta e di iscrivermi al suo social network di fiducia per scovare eventuali segnali di un suo eventuale tradimento. Nonostante un esame prossimo dovevo farmi i fatti suoi, ed ero sempre più deciso di capire quanta importanza potesse avere ancora una nostra relazione. Non trovai nulla di buono per le mie ricerche, ma, con il suo nuovo profilo, Nicole rimediò diversi appuntamenti.
Il giorno seguente, sfogata l'ennesima frustrazione su alcuni sms di Andrea, Nicole venne contattata da un ventenne della provincia particolarmente carino e voglioso. Con la scusa della casa libera dunque, lo invitò la sera stessa. Si trovò talmente bene che replicò la sera dopo, e dopo, e dopo ancora. In 6 giorni in provincia, Nicole vide Riccardo ben 4 volte, con tanto di nottata abbracciati nel sonno.
Era bellissimo: biondo, occhi azzurri, più piccolo di me sì, ma dal fisico sportivo di un tennista con il petto peloso come piaceva a Nicole. Dei modi maschili, dolci, mi copriva di attenzioni e, udite udite, cucinò anche per me. Passammo serate affiatati come non mi succedeva da tempo, mi scriveva sms tutti i giorni e proponeva attività da fare insieme: insieme ad Amsterdam (era un altro stupido fumatore di canne come Andrea), insieme a cercare funghi allucinogeni (il massimo del romanticismo), insieme a giocare a tennis (ti sembro forse uno che gioca a tennis?), ma, in tutto questo, di Andrea non mi interessava più nulla e volevo solo stare con Riccardo. Così, di fronte all'ennesimo litigio con lui, decisi di smettere di sentirlo per un po' e, alla sua ennesima scenata, smisi di rispondergli.
Il primo weekend in provincia l'avrei trascorso con Riccardo, cena da me, dvd, nottata assieme, poi, venni colpito dai sensi di colpa. Era giusto quello che stava succedendo? Anni di relazioni sbagliate non mi avevano insegnato proprio nulla? Se era vero che ero innamorato di Andrea, perchè mi comportavo come se fossi innamorato di Riccardo? 
Iniziarono ad arrivarmi sms e telefonate dal Brasile che ovviamente non ricevevano risposta, sabato sera Riccardo non venne ed io non facevo altro che mettermi sul terrazzo in cui le sere prima io e il ventenne cenavamo e ci baciavamo pensando a cosa sarebbe stato giusto fare. La bellezza e la passione da una parte, il sentimento e la sicurezza dall'altra, dovevo solo scegliere. In tutti questi mesi di lontananza i ragazzi con cui io ero stato non sarebbero stati sufficienti a dimostrare che la mia era solo una debolezza da lontananza, così decisi che era il caso di finirla, e di continuare ad evitarlo.
Per la prima volta dopo anni, quel sabato notte andai a dormire a mezzanotte: non volevo pensare a nulla, solo al mio ritorno a Milano e a quello che avrei dovuto fare per il lavoro lunedì mattina. 
Domenica sera Andrea, stanco dei miei silenzi e di mille telefonate senza risposta, decise che era il caso di lasciarsi e di Riccardo, per la prima volta da quando ci eravamo conosciuti, non ricevetti un segno, nè chiamata, nè sms. Non sapevo per cosa rimanere più male. se per un amore finito o per un ragazzino da cui ero preso che era sparito; di certo, Prust aveva ragione: un sentimento può essere fatto di suoi contrari.

giovedì 5 luglio 2012

Guerra in Network

Prefazione
Il giorno 01/lug/2012, alle ore 21.29, Camilla ha scritto:
Ciao Stefania e ACB,
Finalmente sono usciti i risultati quindi domani vado a registrare
Ci vediamo martedi
Camilla

Il giorno 02/lug/2012, alle ore 9.14, ACB scrive:
ah perchè ora ci si mette un'INTERA GIORNATA per registrare economia aziendale?!?!?!?
Mah, no comment!


Dramma
Quando Aspirante Carrie Bradshaw ha lasciato il suo mac da stagista per ritrovarne uno da collaboratore retribuito alla Network, non pensava che la sua successore potesse essere tale Camilla. Il motivo? Si presuppone che chiunque stia facendo uno stage cerchi una nuova esperienza lavorativa. Si presuppone anche che chiunque cerchi una nuova esperienza lavorativa desideri apprendere e imparare i segreti della professione, conoscerne le dinamiche, partecipare alle varie fasi della vita in agenzia. Di conseguenza si presuppone che questa persona si impegni e non faccia perdere tempo ai propri colleghi.
Camilla invece, sin dal suo colloquio (a cui io ero stato chiamato a partecipare in qualità di predecessore) ha dimostrato una prerogativa per nulla invidiabile: la svogliatezza. Su 5 giorni lavorativi la si trova in ufficio solo in 3 perchè il lunedì e il venerdì "lavora" come hostess o cameriera (per poi ritrovarla su FB taggata in Chinatown, aperitivi o ricevere inviti a suoi eventi). Ma non solo, nei 3 giorni in Network stacca puntualmente alle 17 per inspiegabili impegni lasciando allo junior account (ovvero me) il groppone di lavori interminabili che non è riuscita a portare a termine. 
Così, di fronte alla sua ennesima mail che riportava l'ennesima scusa idiota (piccolo promemoria: in questo preciso momento non si trova in ufficio perchè le hanno chiuso il braccio tra le porte della metro) ho reagito. Risultato? Eccolo:

Ciao Stefania,
Volevo inoltrarti la risposta di ACB alla precedente mail che ho mandato anche a te (l'avevo aggiunto in conoscenza), riguardante la registrazione di oggi,per la cronaca devo anche parlare con il professore e siccome la registrazione è al pomeriggio prendo il treno alle 12,dato che il regionale precedente è alle 625.
Siccome ti sarai accorta anche tu delle "frecciatine" che perdurano ormai da tempo, e della pressione con cui mi chiede di fare delle ricerche e della continuativa richiesta di sapere lo stadio di avanzamento delle stesse, mi chiedevo cosa posso fare con lui e ti chiedo di prendere provvedimenti al proposito.
Camilla 

Ah, dimenticavo, in copia a quest'ultima mail (spedita a mia insaputa immediatamente il 2 luglio) ha aggiunto anche la boss/ex direttrice di Cosmopolitan che giusto un paio di giorni fa si era complimentata con il sottoscritto per due articoli sapientemente scritti e buoni alla prima stesura. Che sperava di fare? Farmi sgridare? Non si è ancora resa conto che non siamo scemi?


Epilogo
Ovviamente il tutto si è concluso con una fragorosa risata nei piani alti. Sanno tutti benissimo che Camilla non sta facendo nulla (e questo è uno dei motivi per cui ora sto lavorando qui) e che le sue assenze entreranno negli annali. Resta comunque il fatto che un colpo basso ad Aspirante Carrie Bradshaw, dipinto come una nuova Miranda Pristley, che non fa altro che esercitare il suo potere coercitivo sui poveri stagisti neo arrivati (nonchè compagni di corso in Unicatt), avrà modo di vendicarsi adeguatamente con la sua antagonista. La guerra è appena iniziata, ed ho giusto un paio di ricerchine già pronte da farle realizzare non appena tornerà dal periodo di convalescenza per il braccio dolorante. L'ATM, ogni tanto, fa qualcosa di buono.

mercoledì 20 giugno 2012

4 telefonate che ti cambiano la giornata

*
1: pronto?
2: ciao Aspirante Carrie Bradshaw, che fai oggi?
1: ah, ciao Ale! No, mi ero giusto svegliato ora e stavo pensando a cosa fare oggi.
2: bene, te lo dico io cosa fare oggi, vieni qui in ufficio che ho delle cose da farti fare.
1: ah ok, tra mezz'ora sono lì.
2: ti aspetto, a dopo!
Fu così che Aspirante Carrie Bradshaw saltò una scopata programmata con il suo migliore trombamico, arrivò sudato in Network, firmò un contratto per un lavoro lì, venne incaricato di realizzare in completa libertà una presentazione di un marchio di abbigliamento commissionato da un cliente. Per la serie "fai tu".


*
1: pronto?
2: ciao Nicole, volevo dirti che sei una puttana.
1: chi sei scusa?
2: lo sai chi sono, sono Filippo, mi hai usato come hai fatto con tutti gli altri. Sei una troia, devi andare a cagare, #@[]éç§àùèò+òùè
Fu così che Aspirante Carrie Bradshaw capì che Filippo le aveva le palle, solo che le aveva tirate fuori al momento sbagliato.


*
1: pronto?
2: ciao Aspirante Carrie Bradshaw, come stai?
1: bene grazie, a cosa devo la tua chiamata, Adorata Cugina?
2: senti, sto cercando una stanza a Milano perchè l'anno prossimo ho intenzione di trasferirmi lì. Vorresti cercarla con me? Prenderemmo un trilocale (ovviamente bello, non mobili della nonna, ma rigorosamente IKEA), vicinissimo all'UnicCatt, budget alto, basta che sia bello  e con due stanze singole. Tu metti quello che riesci, il resto faccio io. Ci stai?
1: wow, certo! 
2: bene, ci vediamo dopo a pranzo per i dettagli!
1: a dopo!
Fu così che ricevetti una valida alternativa ad una provincia sempre più prossima, un nuovo budget, una nuova prospettiva. Via Plinio stava iniziando a diventare sempre più un convento, tra l'altro.


*
1: pronto?
2: ciao Aspirante Carrie Bradshaw, ti chiamo dal Maxi Discount di Scarpe
1: ah ciao, dimmi tutto! Mi trovi in un momento un po' così perché tra poco devo dare un esame..
2: volevo chiederti se ora avevi già un contratto di lavoro in corso...
1: sì, ho appena firmato un contratto in un'agenzia di comunicazione, perché?
2: ah peccato, perché c'era la possibilità di lavorare per due domeniche al mese al Maxi Discount di Scarpe dell'Altra Provincia e volevo sapere se eri interessato.
1: mi spiace, ma ora sto a Milano.
2: ci ho provato, ciao!
1: ciao!
Fu così che Aspirante Carrie Bradshaw rifiutò sì un'offerta di lavoro, ma allo stesso tempo si rese conto che tutto ti viene riconosciuto. Tra l'altro, pensandoci bene, ora ho l'Adorata Cugina che paga l'affitto. Ed una media brillante, visto che un 30 e lode era appena apparso sul mio libretto. 

domenica 3 giugno 2012

Tornare sul mercato

Da circa un paio di settimane sono caduto in un buco di negatività fatto di sbalzi di umore, noia, imprecazioni e ansia per gli esami in arrivo. Reduce da uno stage durato 3 mesi, un ex(?) fidanzato in Brasile ed una vita sociale (oltre che accademica) da recuperare, trascorro le mie settimane evitando la vita con una coinquilina sempre più insopportabile e riassumendo i libri da studiare. Niente Nicole, niente feste fino a tarda notte, solo libri, musica e la compagnia di qualche amica fidata come Rosa e Marialaura.
Non posso fare a meno di chiedermi se è questo, quello che mi aspettavo ad agosto dell'anno scorso, quando ho scelto di venire qui, ma di fatto a 9 mesi dal mio arrivo nella city, mi ritrovo ancora al punto di partenza. Che fine ha fatto la mia positività? Dov'è quella sana incoscienza che tanto mi aveva caratterizzato in passato? Perchè tutto a un tratto snobbo le feste, le serate e non faccio altro che pensare al lavoro, agli esami e ad Andrea? Per non parlare di Nicole: sarebbe sopravvissuta a tutto questo? O dovrei accantonarla come mi consigliava mio cugino durante una delle nostre cene giapponesi?
Non ho la risposta a nessuna di queste domande, so solo che non voglio tornare in provincia, rivedere la mediocrità, eccetera.
Mercoledì pomeriggio esco con un ragazzo conosciuto da poco, frequenta l'UniCatt, sembra carino, e mi porta all'Arnold a prendere un caffè. Lì, di fronte ai nostri due frappè take away, mi rendo conto che nella nostra conversazione ho nominato Andrea quasi più volte di quanto abbia fatto io nell'arco di una settimana. Paolo, laureando in economia, è carino, maschile quanto basta, e mi invita ad una cena la sera stessa. Io, ancora non in grado di realizzare quanto sta accadendo, opto per il giorno seguente. La sera stessa cerco di fare mente locale sulla mia situazione sentimentale con Andrea: stiamo ancora insieme? Sono single? Basta sentirsi ogni tanto su Facebook o Skype per portare avanti una relazione? Beniamina mi suggerisce di buttarmi. Proprio come dice Lou*. Allora mi butto. In fondo, cosa ho da perdere?
Paolo viene a prendermi sotto casa e mi porta al giapponese, tanto per ricordare i tempi in cui con Filippo trascorrevo i miei sabati da pseudo-fidanzato prima che arrivasse Andrea a farmi sentire innamorato. Ordina una bottiglia di vino. Iniziativa, penso, questa è una cosa che di Paolo mi piace. Al termine della cena mi afferra la mano; da quanto non succede? Da quando mi vedevo con Andrea, penso. E lì, mentre in tram ci stiamo dirigendo al Chiringuito di Porta Venezia (tanto per tornare un pò tra gli ambienti gai), mi rendo conto che il contesto non è cambiato, le cose che sto facendo nemmeno, ma la persona con cui le sto vivendo sì. E non è carismatico o deciso come Andrea. E' intelligente, pacato, galante, ma il feeling che avevo con Andrea non c'è. Beviamo due drink in mezzo a tanta gente gaia e poi mi riaccompagna a casa a piedi. Mi bacia, e stiamo a parlare sotto casa mia fino alle 2e30 di notte.
Due giorni dopo, il sabato sera, invito Paolo a vedere un film da me, giusto per rivivere le sere in cui abbracciato a Filippo e Andrea me ne stavo a guardare programmi tv o altro sul mio pc. Al termine del film però succede una cosa strana: Paolo, si sbottona i jeans e mi fa appoggiare la mano sul suo pacco. Che avrà voluto dire? Mi è subito chiaro che quella sera Paolo non si sarebbe accontentato di un semplice film, così in maniera assolutamente annoiata, cerco di impegnarmi. Una ventina di minuti dopo, Paolo si rende conto che qualcosa non va e decide di parlarmi. Spiego che per me è strano, fare un pompino dopo quello che c'è stato con Andrea, e lui capisce. Mi rendo allora conto che ho una sorta di attrazione-repulsione verso di lui: lo desidero come mi capita di allontanarlo. Intorno alle 3 Paolo se ne va ed io rimango in piedi, in mezzo alla stanza, a piangere perchè mi manca ancora Andrea.
Non ce ne erano di storie, un consorte è un consorte, anche se ero tornato sul mercato. E per quanti Paolo avrei potuto incontrare, lui in quel momento rappresentava l'unica persona che volevo avere al mio fianco.

martedì 22 maggio 2012

Happy Ending

C'era volta una ragazza carina ma non troppo, una di quelle tipiche adolescenti assolutamente nella media, che frequentava le medie in una scuola media napoletana. La sua bellezza e il suo carattere passavano assolutamente inosservati agli occhi dei suoi compagni maschili, ma non perché fosse brutta. Semplicemente, loro avevano attenzione solo per quelle adolescenti più sicure, più lanciate verso il mondo delle relazioni, meno intimidite dall'altro sesso ma non necessariamente più carine.
E così, sebbene a questa ragazza avesse qualcosa di speciale come in fondo tutte quelle come lei, raramente poteva dire di avere la meglio sulla concorrenza. Perché sì, quella è un'età in cui la prospettiva di una vita single non alletta e allora meglio fidanzarsi, trovare il proprio principe azzurro, innamorarsene, prima che questo incontri qualcuna più bella (o brava) di lei. Da lì in poi si ritroverà a odiare il nome della concorrente, evitarla, mentre il nome di lui riempie le pagine del diario segreto che nasconde attentamente nella scrivania di casa.
Questa ragazza invece, saltò tutta la fase delle uscite romantiche e passò direttamente al diario. Perché il ragazzo che lei desiderava, non troppo alto, non troppo magro, ma sufficientemente intelligente per avere l'attenzione della concorrenza, proprio non riusciva a filarsela. Chi mai l'avrebbe notata?
Lei cresce, ha nuove storie, il suo cuore si spezza, ma là, in fondo, il ricordo di quel fidanzatino mancato delle scuole medie non accenna a sparire. Persiste, come un chiodo fisso, e probabilmente rimarrà la classica cotta adolescenziale destinata a morire com'era nata. Addio, adieau, goodbye.

E' così che un caldo venerdì sera di metà maggio, ritrovi in corso Sempione la ragazza salita a Milano per salutare la mia compagna Marialaura, affiancata nientepopodimeno che dalla sua cotta adolescenziale,che nel frattempo era cresciuta, era diventata più magra, era entrata in Bocconi, era diventata modello di Abercrombie, aveva appena ottenuto un contratto di lavoro a tempo indeterminato da Chanel. Lui, attraente anche nella sua semplice t-shirt bianca, aveva occhi solo per lei. Sembravano lontani i tempi in cui lei era invisibile ai suoi occhi. Quella sera lui vedeva solo lei. E così sarebbe stato per molti mesi, o forse anni, nonostante una distanza Milano Napoli non indifferente. Eccolo qui, il lieto fine.

Rimano completamente senza parole di fronte al racconto della storia tra Lorenza e Nicola. Chissà quante abbiamo dovuto rassegnarci all'indifferenza di quello che per noi era il bullo della scuola, quello che i nostri genitori ci hanno sempre detto di non frequentare, ma che in fondo nei nostri sogni più ideali sarebbe stato il nostro principe azzurro, iniziatore della lunga lista di futuri ex ragazzi. Pochissime però, possono dire di essere così fortunate da far ricredere quel ragazzo tanto bello e a cui tanto abbiamo corso dietro, e di essersi prese la rivincita: il proprio lieto fine. Cerco di trattenere l'invidia per Lorenza, così intelligente, ma allo stesso tempo bella, che non ha bisogno di strafare pur di avere l'attenzione del suo ragazzo, nemmeno quando poco dopo prendiamo un taxi e andiamo alla Vogue Ambition, giusto per ributtarsi nella vita gaia e dimenticare le continue liti tra me e Andrea dall'altra parte dell'oceano. Entrando mi rendo conto di come quell'ambiente non mi mancasse per niente: ragazzi più o meno effemminati, dal gusto discutibile, intenti a lanciarsi occhiate di compiacimento pur di ottenere la lingua di qualcuno, almeno per quella sera. Trascorro buona parte della serata con Marialaura e Lorenza, facciamo foto, saliamo sul palco e non perdo occasione di notare come nonostante gli anni, le dinamiche nell'ambiente gaio non cambino poi molto. Mai avrei pensato che mi sarei ritrovato a ballare tra un modello Abercrombie e la sua ragazza con alle spalle travestite eccentriche. Quel venerdì sera andò così.
Tornando a casa non potei fare a meno di pensare se anche io e Andrea avremmo potuto avere il nostro lieto fine. Avremmo superato anche questa? La distanza ci avrebbe fatto litigare ancora per molto? O avremmo trovato il nostro ritmo? Camminare da solo la notte mi fece tornare in mente tutte le sere in cui lui era lì, a tenermi compagnia, contando il cammino che ci separava dal mio letto. Quella sera, invece, tentavo con la mente di capire quanto ci sarebbe voluto per riavvicinare lui a me.
Andai a dormire malinconico, nutrendo la speranza che tutti, come Lorenza e Nicola, prima o poi avremmo avuto il nostro lieto fine, poi, Marialaura, che tanto stava capendo quello che stavo passando, mi mandò un messaggio in cui mi dava la forza di sperare. Evidentemente, lieto fine o non, avere qualcuno che ti supporta in qualunque caso è la cosa più preziosa.

mercoledì 9 maggio 2012

Brazilian Life

Anche se la relazione con Andrea proseguiva senza troppi intoppi, l'amore doveva fare però i conti con una scadenza, la sua partenza per il Brasile. Che non si trattava di un semplice viaggio di piacere, ma di una partenza vera e propria.
Eravamo entrambi a conoscenza di questo piccolo particolare. Sin dal giorno in cui, quando ci siamo conosciuti, lui mi disse che stava vendendo tutto perché aveva deciso di comprare con i suoi genitori un ristorante oltreoceano. Macchina venduta, casa venduta, cani nel trasportino, il viaggio era imminente. Più volte ci siamo chiesti se ne valesse la pena, viversi così per poi lasciarsi, ma entrambi eravamo profondamente convinti che l'uno o l'altro potesse cambiare idea e decidere di mandare all'aria tutto e rimanere, o lasciare l'UniCatt, Milano e compagnia varia per spostarsi in una casa sulla spiaggia a fare il cameriere al suo ristorante. Più volte avevo provato ad immaginare la mia vita da Aspirante Carrie Bradshaw oltreoceano: niente più freddo, sole e caldo tutto l'anno, spiaggia a portata di mano, niente più problemi su come o cosa scrivere, addio feste glamour fatte solo di gente con la puzza sotto il naso... forse, e dico forse, mi ci sarei potuto abituare.
Passò poi l'ennesimo weekend, in provincia, dove mi portò nel bar del suo amico per farmi bere Martini con l'oro versato nel bicchiere. Arrivò poi il giorno in cui, appena uscito dall'ufficio, mi fece andare in Colonne per regalarmi una fede. 
Ok, forse il Brasile non sarà così male, pensai.

Approfittai allora delle ore libere in ufficio per guardare su Facebook le foto di un mio vecchio amico gaio. Mattia, fino allo scorso anno vagava da festa a festa, così come da uomo nero a uomo nero, finché non si è fidanzato ufficialmente con un thailandese e l'ha seguito in Thailandia. Il suo profilo pullulava di foto di loro due in spiaggia, in capanna, tra il verde, ancora in spiaggia, a mollo nell'acqua, in un'altra capanna, a mangiare l'aragosta, il tramonto sul mare... ok, tutto romantico, pensai, ma dov'era l'asfalto? Dov'erano i negozi? Davvero potevo essere fatto per la Brazilian Life? 

Arrivò l'ultimo giorno di stage e con esso anche le lacrime. In soli 3 mesi avevo imparato a scrivere bene un articolo (forse), ad avere contatti con clienti, a rispondere alle letterine degli Amici del Mulino, ad inventare giochi per Amici o linee di abbigliamento, approfondire le questioni di diritti musicali con la Siae, seguire uno webinar in diretta... Così, mentre salutavo tutti uno ad uno, non potevo fare a meno di chiedermi se tutto quello mi sarebbe mancato. Non ebbi il tempo di darmi una risposta che entrambe le boss mi chiamarono nel loro ufficio per farmi la fatidica proposta: l'una una spintarella ovunque io volessi (guarda caso, proprio la ex direttrice di Cosmopolitan), l'altra un nuovo contratto di 3 mesi pagati. Avrei avuto giorni per pensarci, ma in quel momento, abbandonate le lusinghe, pensavo solo al fatto che avrei avuto altri 4 giorni da passare con Andrea, e che il mio compleanno era imminente. 

Il giorno del mio compleanno Andrea aveva affittato l'ennsimo appartamento a 5 stelle sui Navigli, comprato alcol a volontà e accettato di venire a mangiare al ristorante cinese nonostante l'idea non gli fosse particolarmente congeniale. La sera poi, dopo un pomeriggio per la città e qualche ora abbracciati a letto, era il momento dei festeggiamenti tranquilli e riservati in pieno stile Aspirante Carrie Bradshaw. Andammo così con Lou*, Clementia e qualche altro invitato al Patchuli dove, con soli 8 euro, avevi la possibilità di cenare, bere, assistere allo spettacolo di Drag Queens, mettere alla prova il tuo ragazzo agli ambienti gai. Andrea si comportò bene in effetti, riuscii a farsi apprezzare da Clementia (in genere ipercritica) tanto da far sì che lei stessa gli chiedesse di non partire più. Ne avevo passate tante con Lou* e Clementia, ma sapere che erano lì con me a festeggiare il mio compleanno con tanto di ragazzo a fianco rendeva il momento ancora più speciale.

Passò l'ultima notte e con lei arrivò anche l'ultimo pranzo. Per l'occasione Andrea decise di portarmi al California Backery giusto per viziare ancora un pò il suo consorte (me). E fu proprio alla fine del pranzo, quando credevo di essere sufficientemente maturo da sopportare il distacco senza alcuna lacrima, che crollai. Iniziai a piangere, piansi per ore, piansi ovunque, anche quando alle 5e30, percorremmo per l'ultima volta assieme via Torino. Mi vennero in mente tutti i momenti in cui c'era, le classiche serate primaverili dove bastava un aperitivo, qualche bacio e si tornava a casa a guardare un film. Volevo tornare all'inizio, rivivere la nostra relazione dal primo all'ultimo secondo, perché ogni giorno, dopo il lavoro, ed ogni sera, fino alle 3, Andrea era lì, pronto a chiamarmi, tenermi compagnia, farmi ridere. Sarei stato ancora in grado di tornare a condurre la mia vita solitaria? Improvvisamente l'idea delle feste, degli aperitivi, delle serate in discoteca non mi interessavano più, io volevo solo continuare ad essere protetto da Andrea. Con la sua disinvoltura mi aveva insegnato a credere in una relazione da vivere alla luce del sole, dove i gay non erano altro che persone innamorate. Arrivammo in stazione e versai altre lacrime, lui non piangeva, ma gli occhi lucidi tradivano quella sicurezza che cercava di darmi: a fine gennaio, quando sarebbe tornato per sbrigare delle commissioni, ci saremmo rivisti.
Sparì sul binario lasciandomi con una borsa di alcolici, l'altra di regali della sera precedente ed un cuore spezzato. Cercai di non piangere fino all'arrivo da Beniamina, ma non ce la feci. 
Il giorno seguente, ancora in lacrime, preparai le borse e presi il treno. Non mi importava più delle possibilità di stage, di Milano, di Nicole, delle feste a cui mi avevano invitato, volevo solo stare da solo. Avevo bisogno di tornare a casa.