martedì 29 marzo 2011

Il Bracciale Lasciapassare

Sabato pomeriggio presi sul serio quanto avevo scritto nell'ultimo post ed organizzai una serata a Milano con Clementia e Xander.
Visto che la vita in provincia continuava a starmi sempre più stretta e non volevo fare brutti incontri con Natasha e Consorte, la soluzione era una sola: iniziare recuperare il giro milanese che con tanta fatica avevo cercato di costruire durante la scorsa estate, quando mi davo alla pazza gioia al Borgo e mi sentivo effettivamente parte di quell'atmosfera dinamica e mondana. O, se si preferisce, iniziare a porre le basi per il mio futuro fatto di lustrini e Cosmopolitan nella metropoli dove mi sarei presto trasferito.
La serata iniziò con la nota dolente (ed ormai abitudinaria) di Xander che, tanto per cambiare, si inventava scuse poco credibili pur di uscire con chi voleva. "Non te la prendere" pensai "il tuo ritorno nella Grande Città non va rovinato per una stupida scusa"; e così partì per il meraviglioso sabato sera con Clementia.
Cena dalla mia amica, due bicchieri di vera Vodka russa e succo d'arancia, qualche piccolo dubbio sui capi da indossare, e la pubblicazione del nostro Sabato Devastante ai Magazzini Generali come status Facebook. Andò a finire che un amico suo, nonchè agente di Vasco Rossi, nonchè personaggio di potere nell'ambiente mondano, lesse quanto stavamo per fare e telefonò alla mia compagna dandole il numero di Ariosto, proprietario della discoteca, a cui potevamo chiedere tutto quello che avremmo desiderato. Uomini inclusi.
Fu lì che io e la mia amica ci guardammo e capimmo di avere appena trovato la chiave che ci avrebbe aperto tutte le nostre future serate milanesi; avevamo scovato la Gallina Dalle Uova D'Oro, e la cosa migliore in tutto questo era che nessuno aveva dovuto portarselo a letto. Mica male, visto come stavano andando le cose ultimamente. E poi era l'occasione per conoscere qualcuno che contava.
Dopo un viaggio petulante eravamo cotti entrambi al punto giusto: la curiosità su quanto ci sarebbe successo ci stava divorando. Saremmo stati le guests star della serata. Una volta arrivati, ci accingemmo ad avvicinarci all'entrata, dove una piccola fila di persone stava già aspettando che il Body Guard desse il suo benestare per l'ingresso; Aspirante Carrie Bradshaw e Clementia potevano benissimo superarli tutti, tanto conoscevano il Padrone di tutto. Potevamo chiedere qualsiasi cosa, persino di entrare seduti su di un trono in puro stile Cleopatra. Ma in fondo noi due siamo persone modeste.
Eppure di Ariosto nessuna traccia. Aspettammo qualche minuto, e infine ci rassegnammo, ci mettemmo in coda, e pagammo le nostre entrate da persone normali. Dove erano finiti il glamour, l'ospitalità e la buona educazione che tanto ci erano stati promessi? Ariosto era forse venuto meno alla sua parola?
Non appena lasciammo i nostri cappotti al Guardaroba e ci fummo lievemente ripresi dallo smacco dell'aver fatto la fila, il cellulare di Clementia squillò e la nostra Chiave ci venne incontro poco più tardi consegnandoci il famigerato "Braccialetto per il Privè". I nostri occhi si illuminarono come quelli di due ragazzine che hanno appena ricevuto in dono una carta di credito ad uso illimitato; avevamo accesso a tutto il locale. Tornare ai Magazzini dopo quasi un anno di assenza (oltre la parentesi di Capodanno) e venire balzati subito nel Privè non era cosa da persone qualunque, bisognava essere speciali. Ed io e Clementia eravamo ben intenzionati a lasciare il segno.
Nemmeno il tempo di legarci i nostri Bracciali Lasciapassare al polso, che incappammo in una vecchia conoscenza che illuminò il volto di Clementia. Tom era lì, e per fortuna Querceto non sembrava essere presente. Qualche breve scambio di convenevoli e poi l'amara scoperta: proprio mentre eravamo in procinto di mostrare timidamente il nostro gioiello, ecco che Tom demolisce tutto mostrandoci il suo. Che cosa? Anche lui poteva avere accesso lì? Credevo fosse un'entrata esclusiva!
Decidemmo subito di fiondarci nella zona riservata ai Very Important Gay (o, per lo meno, a chi aspirava esserlo) e ci rendemmo subito conto che pullulava di gente comune: il tizio senza gusto nel vestire, la ragazza lesbica ubriacona, lo strafatto che non si regge in piedi, la checca che dimena il sedere nella speranza che qualcuno, tra la massa, la noti e se la porti a letto.
Passammo gran parte del tempo lì in compagnia di Tom, conoscemmo un paio di persone interessanti giusto per resistere dalla tentazione di bere drink (dovevo guidare) ed anche se non venimmo riconosciuti come la coppia più potente del locale fummo comunque soddisfatti.
Avevamo conosciuto qualcuno che contava, ora bisognava solo lavorarselo ed in poco tempo avremmo scalato la piramide sociale gaia di Milano. Io e Clementia eravamo solo all'inizio.

venerdì 25 marzo 2011

Soffocamento

D'accordo.
Sono le 5e24 del mattino, sono reduce da una serata all'Art con Sam e l'Adorata Cugina, e gli effetti dell'alcool ormai sembrano abbastanza assopiti. Perchè perdere tempo a scrivere anzichè buttarsi nel letto caldo ed accogliente? Semplice, perchè devo parlare. O meglio, scrivere.
Tanto per cambiare stasera ho rivisto lui, il Carabiniere, e questa volta in compagnia di Natasha. Mi sono ritrovato così lì, vicino al loro tavolo, vedendoli intenti a scambiarsi effusioni apparentemente sincere a pochi metri dall'appartamento in cui noi, più di un anno fa, ci scambiavamo più di qualche semplice effusione. Indossavo il mio trench nuovo di zecca, le mie francesine preferite, eppure l'agitazione era ancora come quella della prima volta. Avrei dovuto superare il tutto brillantemente, lo so, ormai l'anno e i mesi che sono passati dovrebbero avermi insegnato qualcosa. E invece sembrava di no. Per tutto questo tempo ho cercato di cancellare quello che c'era stato, i posti frequentati, i ricordi che riaffioravano, e stasera, percorrendo quelle strade in cui noi uscivamo e camminavamo, capì che potevo fare solo una cosa: convivere con quei ricordi.
Dovevo accettare che Natasha poteva essere più bella, intelligente, carismatica di me. D'altro canto potevo anche fuggire. Fuggire da fantasmi del passato, fuggire dalle insicurezze che mi stavano soffocando, fuggire dall'asfissiante provincia che tutto crea e tutto influenza, dagli sguardi della gente. Gusti di stile inclusi.
Desidero guardare avanti, desidero cambiare aria, desidero non dover più nascondermi quando vedo lui, desiderio poter uscire di casa vestito come realmente voglio, desidero realizzare quanto voglio ottenere, essere apprezzato, non dover vivere procrastinando, non far dipendere il mio umore dallo sguardo delle persone.
Natasha e il Carabiniere potevano fare quello che volevano, e così tutti gli altri gay/bisessuali attivi maschili non troppo carini sotto i 28 anni residenti nella Bella Provincia, io avevo bisogno di respirare. Volevo andare a Milano.


Probabilmente, come dice la canzone, i better days arriveranno anche per me Come Holly Woodlawn mi ha insegnato, serve avere la forza di inseguire quello in cui si crede; è ora di darsi da fare.



domenica 20 marzo 2011

Una ricerca antropologica: i fattori del successo delle trans

Da buono studente di antropologia, ho voluto testare il mio lato etnografico e provare ad indagare il comportamento del genere umano in precisi contesti e in determinate culture.
E dato che sono Aspirante Carrie Bradshaw, il settore di studio per la mia ricerca sarebbe stato il sesso. Nella ricerca dell'argomento fui guidato da diversi segnali che hanno dato una direzione al tutto: non solo stavo leggendo l'autobiografia di una transessuale (Holly Woodlawn ndr), ma ciò che mi convinse fu una domanda posta da qualunque donna mi parlasse con la consapevolezza dei miei gusti gai e completamente estranea al mondo variegato dei nuovi sessi. Ovvero: quali sono i fattori che spingono un eterosessuale, di qualsiasi età o regione italiana, ad andare con un Trans?
I libri di antropologia dicono sempre che per condurre una ricerca etnografica occorre sempre individuare prima il campione di soggetti. Semplice: maschi al di sotto dei 30 anni, dotati di un Pc, frequentatori di Chat e dotati di Msn. E carini ovviamente. D'altronde, nonostante si trattava di studio, nulla toglieva che si poteva unire anche il dilettevole.
Iniziai innocentemente, ponendomi allo stesso modo con i soggetti intervistati, rispondendo a pieno al luogo comune della loro disinvoltura sessuale e senza cercare alcun minimo impegno. Prima però dovevo trovare un nome. Quale pseudonimo trovare per questo ipotetica trans? Serviva un nome sensuale, che contenesse suoni insoliti, Nicole sembrava la scelta giusta. Nicole sarebbe stata una ragazza di Milano di 22 anni, mora, ancora non completamente operata, studentessa di Scienze Politiche, a cui piaceva lavorare di bocca. Ecco fatto, potevo indagare. 



Mi furono sufficienti un paio di sere, qualche ora al pc, qualche frase provocatoria, ed i risultati vennero da sè. La ricerca mi portò dunque a rispondere che i motivi che portavano un eterosessuale maschio under 30 a fare sesso con un Trans erano:


  1. la ricerca di nuove sfide: coloro modestamente troppo belli e, cito, "che con le ragazze hanno un buonissimo successo", possono essere stanchi di lanciarsi in nuove tecniche di seduzione con chi cade ormai scontatamente ai loro piedi e mettersi alla prova. Meglio le Trans, hanno un'agenda talmente fitta di impegni, che riuscire a convincerle ad un incontro con loro diventa un gioco ad alto contenuto erotico.
  2. la libido in eccesso: si tratta di soggetti che fanno sesso almeno 5 volte alla settimana, a volte anche più manche in 24 ore. Non importa se si tratta di donne vere o mezzi uomini, una scopata con un trans cosa vuoi che sia in confronto alle altre 4 volte con ragazze nell'arco della settimana?
  3. la repressione del proprio lato gaio: individui single o fidanzati, non importa, che amano farsi scopare e viceversa proprio come a loro piace, senza che nessuno sappia nulla. Massima riservatezza, il copione che stanno recitando non può permettersi di venire rivelato, anche se amano qualcosa che la loro donna non possiede.
  4. la curiosità e il fascino, figli del luogo comune: fattore fortemente influenzato da stereotipi del tipo: le Trans sono bellissime, hanno seni enormi, succhiano bene. Inevitabile che con delle aspettative così alte, i maschi eterosessuali non si autoconvincano che scoparle non è solo un piacere, ma anche un dovere morale per legittimare la propria mascolinità.
  5. volersi svuotare anyway: in cerca di una bocca? Stanco della solita Federica La Mano Amica? Buttati sul primo buco con seno che ti trovi a disposizione! Consegna garantita entro massimo 6 ore.
  6. il seno, nuovo strumento per esercitare il proprio potere: l'unica parte del corpo che differenzia gay da Trans è proprio il fattore che in molti casi spinge i soggetti a scegliere i secondi anzichè i primi. Anche se i secondi sono mezzi uomini più volgari e rozzi di qualsiasi ragazzino gaio fine ed elegante come il sottoscritto. La regola è: omosessuali NO, mezzi uomini con tette Sì. Mi sembra giusto.

Eccolo qui. Il risultato della mia indagine pornografica condotta alla buona.

Potrebbe diventare uno scritto scientifico, ma ancora necessità di una revisione accademica. 
Un'ultima annotazione: Nicole/Aspirante Carrie Bradshaw nel corso del lavoro si è letteralmente mangiato le mani nel vedere quanti tipi carini si aprono a questo tipi di incontri. Tanto da giungere ad una conclusione: se tra un anno non avrò convertito più alcun uomo, prenderò un appuntamento per il cambiamento di sesso o anche solo per farmi crescere il seno. A mali estremi, estremi rimedi.

venerdì 18 marzo 2011

Come un programma televisivo ti influenza la giornata

Da quando Real Time è entrata in casa mia, gli equilibri sono cambiati.
Ho imparato a costruire nuovi oggetti con materiali di recupero assieme a Paint Your Life, mi sono appassionato alle gare in cucina tra completi estranei in Fuori Menù, ho appreso le regole fondamentali per fare bella figura con ospiti a cena grazie a Cortesie per gli Ospiti e sono stato portato a rivalutare l'importanza del mediatore immobiliare grazie a Paola Marella, la conduttrice glamour di Cerco/Vendo casa disperatamente.

Ma il programma che più di tutti ha lasciato il segno nel mio quotidiano è, strano ma vero, nientepopodimenoche: Ma come ti vesti? Trama: un caso umano senza il minimo gusto nel vestire, viene preso per mano da Carla Gozzi ed Enzo Miccio e lentamente apprende l'ABC dell'abbigliamento. Occasioni d'uso, bei capi, chicche su cosa indossare e cosa non. Inutile dire che il risultato è sempre strabiliante.
E' bastata la prima puntata. Da quel lontano giorno, ogni volta che mi trovo di fronte all'armadio indeciso sul da scegliere, la mia coscienza vede comparire di fronte a me le facce severe di Enzo e Carla che aspettano di pronunciare la fatidica frase: "Ma come ti vesti?!".
Grazie a loro ho imparato che: le camicie nel guardaroba non devono mai mancare (una ragione per acquistarne tante altre in più), occorre lasciare spazio al colore (una ragione per acquistare qualche cardigan più colorato), uscire di casa senza alcun accessorio non solo è out, ma è anche penalmente perseguibile (più pashmine per me).
Insomma, come se già non facessi già sufficientemente caso a quello che indossavo per recarmi in UniBi, da qualche mese prepararmi per andare a lezione è diventato un lavoro certosino. D'altronde il programma si svolge a Milano, non sia mai che possa venir prelevato per qualche ritocco. Non sembra esserci il rischio, ma è sempre meglio esserne sicuri.



martedì 15 marzo 2011

L'imprevisto fashionista

La mia cara collega Marion, nel mio piano di fuga per la metropoli oltre che per diventare una persona migliore, ha posto una regola fondamentale in fatto di stile: sapersi contraddistinguere dalla massa.
E questo non significa non seguire la moda, sia chiaro, bensì rielaborare secondo un proprio punto di vista quanto viene considerato IN per quella stagione o anche saper fronteggiare gli imprevisti. Proprio come stamattina, ovvero quando il fato mi ha messo alla prova.
Martedì mattina. Aspirante Carrie Bradshaw si appresta ad incontrare Clementia per andare a lezione, a cui poi seguiranno pranzo e uno shopping veloce in Duomo. Chiodo in pelle marrone, i miei terzi jeans preferiti, debitamente inseriti nelle mie All Star marroni alte, pashmina in fantasia scozzese azzurra. Mi sentivo come Carrie Bradshaw in procinto di iniziare una giornata perfetta, ma si sa, i sogni hanno vita breve, e all'improvviso la mia fantastica borsa in "pelle" marrone, adibita a tracolla universitaria da mesi, si rompe. Niente più possibilità di portarla sulla spalla, una pioggia che cadeva sempre più fitta, dei libri pesantissimi da portare in giro tutto il giorno. Panico. Che fare?
Rebecca Bloomwood in questi casi sposa la filosofia dello sfrenato ottimismo e risolve al meglio ogni imprevisto, anche io, pensai, se volevo vivere all'insegna dello stile e come le mie idole, dovevo trovare una soluzione.
Fu così che arrivai da Clementia con la mia ex tracolla trasformata in una magnifica hand bag, una sorta di maxi pochette che dava un tocco in più a qualsiasi studente universitario desideroso di lanciare innovazione e buon gusto. Persino Carrie Bradshaw si sarebbe complimentata con me.
Fu così che il pomeriggio mi aggirai in Duomo con la pioggia e la mia hand bag sotto spalla, o a mano. Due modi per portare un unico accessorio. Potevo lanciare una nuova tendenza, e sicuramente se fosse stata la settimana della moda, qualcuno l'avrebbe preso come spunto per un futuro catwalk. Io non me ne sarei preso il merito dopotutto.
Ho debuttato in Duomo come si deve, ho fatto fronte agli ostacoli in modo eccelso, e, giusto per trovare qualcosa che mi contraddistinguesse, ho acquistato anche questa camicia:


Ditemi voi se non è lasciare il segno questo.

sabato 12 marzo 2011

Proprio come una volta

Ci sono discussioni che in alcune amicizie lasciano il segno.
Dalla discussione d'agosto con Lou*, circa il suo fidanzato troppo assente, i suoi modi assenti ed il tatto assente con cui mi ero permesso di dirle che si stava lasciando bellamente fregare dal succitato tipo, le cose non erano più state le stesse.
Avevamo tentato di chiarire a fine agosto, invano; poi il distacco, lento e silenzioso proprio come avviene tra persone che non vogliono farsi troppo male e che non intendono compromettere un'amicizia finora stata più unica che rara. Qualche messaggio durante tutto l'inverno, freddo e breve come le giornate di dicembre; qualche battuta scherzosa verso gennaio. Ma ancora il ghiaccio non sembrava volersi sciogliere.
Era questione di tempo, pensai io. Difficilmente un rapporto così speciale con una ex compagna di liceo, poi diventata amica, poi diventata stretta confidente poteva rovinarsi per la prima litigata. 
Perchè è vero, nonostante ci conoscessimo da 7 anni io e Lou* non avevamo mai discusso o bisticciato. Ci eravamo sempre trovati concordi in tutto, nessun segreto, nessuna invidia, nessuna pugnalata alle spalle. Tutto era limpido. E come sempre quando si tratta di prime incomprensioni, per quanto ci si voglia bene raramente si riesce a rimanere in equilibrio.
Poi all'improvviso la svolta: qualche settimana fa, un Aspirante Carrie Bradshaw ormai sicuro di averle affrontate tutte, incappa, durante il suo primo sabato sera dell'anno con Sam, in una vecchia conoscenza. Panico, certezze che crollano, confusione con conseguente ricerca di appigli emotivi, porti nella tempesta. Decisi così di scrivere un messaggio a Lou* e tutto si sbloccò. Il ghiaccio si sciolse. La freddezza dei mesi trascorsi si era trasformata in calore umano, tanto da far sì che lei l'indomani pomeriggio mi telefonò nella mia pausa dal lavoro.
Bastarono pochi minuti per tranquillizzarmi. Lei, che in passato mi aveva dato molta più forza di mille persone messe assieme, nonostante il silenzio dell'ultimo periodo mi stava tirando su.
Anche se ancora si stava frequentando con il suo ragazzo, anche se tutto si era fermato, anche se entrambi eravamo due persone orgogliose.
Stasera, 7 mesi dopo il nostro ultimo incontro, io e Lou* siamo andati a cena, abbiamo parlato, recuperato il tempo perso, raccontato le rispettive novità. Proprio come una volta.
C'era voluto il Carabiniere per capirlo. Se una persona ti vuole bene, basta poco per superare certe discussioni. Come dice Carrie, a volte la distanza è necessaria per un riavvicinamento; con Lou* era stato così.

giovedì 10 marzo 2011

Fuga dalla mediocrità

Mentre anche il secondo semestre del terzo anno accademico era iniziato, io continuavo a dividermi tra lezioni da frequentare e lavoro.
E fu proprio al lavoro che Marion, la mia collega piena di risorse, diede una svolta al mio Limbo fatto di interrogativi sul mio futuro immediato, su cosa avrei fatto, su dove sarei andato, sulla fine che avrei fatto. Al termine della nostra ennesima conversazione in piena domenica mattina, tra scaffali di scarpe scontate al 50%, il nostro ciarlare di uomini, professioni ed ambizioni diede il suo frutto. Capì infatti una cosa: non volevo diventare una persona mediocre.
Per persona mediocre, ovviamente, si intende qualsiasi essere umano completamente superficiale, che vive trascinato dagli eventi e li subisce. Riceve passivamente valori assolutamente anonimi ed astratti come "famiglia", "lavoro", "amore" e cerca di farne un fine, uno scopo che prima si raggiunge e meglio è. Si tratta di un soggetto completamente acritico, che vive la quotidianità senza una vera e propria aspirazione spontanea ad autorealizzarsi, ma che si accontenta di quello che possiede. Una vittima della mentalità di provincia, dunque. Ma che si rivela, a quanto stavo vedendo, completamente vincente visto il numero di ragazzi provinciali e superficiali che erano fidanzati, avevano un lavoro e sembravano felici nonostante la loro completa ignoranza.
La cosa che per le settimane successive mi rimase nella mente e continuò ad ossessionarmi per tutto il mese degli esami, che mi spinse ad andare avanti e ad affrontare tutto lo stress che stavo accumulando era una sola: non voglio diventare mediocre.

Mi resi conto di essere a pieno rischio mediocrità quando, pensando al motivo che mi aveva spinto a frequentare l'UniBi, studiare cinese ed accontentarmi di un paio di corsi sui Media, non trovai una risposta soddisfacente. Era una sera d'estate di due anni fa, ero reduce da un esame di maturità parecchio deludente, volevo dimenticare un ragazzo, mi trovavo in crisi con i miei due migliori amici ed ero deciso a cercare un corso in Comunicazione a Milano senza dovermi necessariamente sottoporre ad un test d'ingresso a numero chiuso. Così, alle due di notte, senza nemmeno poi sapere a cosa sarei andato incontro, compilai la mia prenotazione e mi iscrissi in UniBi. Completamente a caso.
Eccola lì, la prova che cercavo: anche io ero a rischio mediocrità. Avevo compiuto una scelta così, passivamente, prendendo la prima cosa che mi era capitata. Ed ora, improvvisamente risvegliatomi da un sonno in cui ero ricaduto, trovandomi a visitare i siti internet di facoltà come lo IED, lo IULM o Università prestigiose, vidi diversi corsi su Media, Fashion PR, organizzazione d'eventi ed addetto stampa e capì di essermi perso tutto questo.
Avevo trascorso 3 anni preparando una lingua orientale completamente privo di interesse per questo corso, ed oggi maledicevo tutto il passato e la scelta che avevo compiuto di fronte ai siti delle lauree Magistrali in comunicazione a Milano, che richiedevano precisi studi già affrontati, conoscenze già acquisite su televisione e cinema che io non avevo, e test di ingresso in cui, se ti andava bene, il numero di posti massimo a disposizione era 50. Controindicazione della superficialità di due anni fa.
E' tutto un eterno ritorno. E qui al varco mi aspettava una nuova scelta che avrebbe testato la mia "nuova" mediocrità, questa volta con nuovi test d'ingresso ancora più difficili e tante nuove cose in palio. Per esempio, il mio futuro. 
Non sapevo se sarei arrivato dove volevo, ma almeno per il momento sapevo di non voler essere un qualunque provinciale mediocre. Era già un buon inizio.

sabato 5 marzo 2011

Exemplum Vitae

Eccomi! Che fine ho fatto?
No, non sono stato impegnato in qualcuna delle millemila sfilate milanesi che la Settimana Della Moda sforna a più non posso. Non ho avuto a che fare con qualche bel fusto etero, convertito con qualche modo subdolo. E nemmeno ne ho approfittato per una vacanza (meritata).
No, decisamente no.
Mi sono ammalato. Ho sostenuto esami. Ho prestato fede al mio programma accademico di 4 esami in 2 mesi. Ho lavorato.
Ma ho anche pianificato con Marion e Clementia il mio prossimo obiettivo. Se davvero volevo diventare Carrie Bradshaw e vivere nella Metropoli con un lavoro che facesse al caso mio, allora dovevo iniziare a fare programmi.
Ma come costruire il tutto? E da dove iniziare?
Secondo Marion il processo di crescita è semplice. Un lavoro che mi consentisse di mettere da parte un minimo di denaro lo avevo trovato. Ora dovevo pianificare il resto, il prossimo passo. Partendo dal presupposto che per diventare giornalisti/addetti stampa/organizzatori d'eventi autorevoli e sopravvivere a Milano bisogna lasciare il segno, Marion aveva pronto il suo consiglio: trovare la mia caratteristica. Qualcosa che mi contraddistinguesse dalla massa.
Fu così che, di fronte alla mia leggera perplessità, la mia cara collega mi diede uno strumento che si sarebbe dovuto rivelare exemplum vitae per i prossimi anni: la biografia di Holly Woodlawn, trans datata americana, appartenente alla cerchia di Andy Warhol, musa ispiratrice per Lou Red nella famosa "Take A Walk On The Wildside" e tanto altro ancora. Ok, nella sua biografia comparivano anche film, droga, prigione e prostituzione. Forse non avrei dovuto seguire tutto alla lettera, ma Holly, figura caratterizzata da eccessi e sfrenatezze di ogni tipo, rappresentava anche altro. Dimostrava a noi, ragazzi gai di provincia e dubbiosi sul proprio destino, che chiunque, armato di buona volontà e soprattutto di personalità, poteva arrivare dove volevano.
Per lei è stata dura, e probabilmente lo sarebbe stato anche per me, sebbene aspirassi a fare cose completamente diverse, ma la sua biografia, mi riempi di speranza. Non era ancora troppo tardi.